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I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 7 soggetti, indagati per i delitti di associazione a delinquere di stampo mafioso e per diversi episodi di reati contro la Pubblica Amministrazione.

Il provvedimento cautelare, emesso dal G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura messinese, interviene nella fase delle indagini preliminari ed è basato su imputazioni provvisorie, che dovranno comunque trovare riscontro in dibattimento e nei successivi gradi di giudizio, nel rispetto, pertanto, della presunzione di innocenza che l’art. 27 della Costituzione garantisce ai cittadini fino a sentenza definitiva.

Le indagini della Guardia di Finanza hanno riguardato l’infiltrazione mafiosa ed il condizionamento delle amministrazioni comunali dei Comuni di Moio Alcantara e Malvagna, centri della fascia ionica della provincia peloritana, ad opera di Cosa Nostra siciliana.

In particolare, le complesse investigazioni, svolte su delega della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Messina dagli specialisti del Gruppo di Investigazione sulla Criminalità Organizzata delle Fiamme Gialle di Messina, hanno consentito di far luce sull’operatività criminale di una cellula decisionale e operativa mafiosa del tutto autonoma rispetto alle articolazioni di Cosa Nostra catanese che, in passato, gestivano gli affari mafiosi anche nel territorio della valle dell’Alcantara.

Tale struttura criminale, secondo ipotesi accusa e che ha trovato una prima valutazione confermativa da parte del competente GIP del Tribunale peloritano, salvo il successivo vaglio di merito, è risultata in grado di ingerirsi, condizionandole, nelle dinamiche elettorali – politiche dei due comuni, oltre che nella relativa gestione dell’attività amministrativa, attraverso l’infiltrazione di soggetti alla stessa struttura criminale direttamente e/o indirettamente riconducibili.

In altre parole, non il classico gruppo criminale che fa della violenza la cifra del suo modo di agire, bensì qualcosa di diverso, di molto meno visibile ma non per questo meno pericoloso, comunque forte di una ormai riconosciuta forza criminale: una “cellula criminale autonoma che, avvalendosi della legittimazione mafiosa derivante dalla contiguità al famigerato clan dei Cintorino, la cui fama criminale, anche per la efferata violenza di numerosi omicidi commessi alla fine degli anni ’90, promana senza alcuna necessità di ulteriori e specifici atti di violenza e minaccia, è riuscita ad imporsi all’interno del tessuto sociale delle due piccole realtà comunali”.

Le indagini, secondo le valutazioni del Giudice, documentano uno spaccato assolutamente significativo del nuovo modo di “fare mafia”: “un gruppo che, per il suo modus operandi, rappresenta l’evoluzione del modello tradizionale di associazione mafiosa che sfrutta la fama criminale ormai consolidata e che non abbisogna di manifestazioni esteriori di violenza, per intessere relazioni con la politica, le istituzioni, le attività economiche, al fine di imporre il proprio silente condizionamento”.

Uno dei principali indagati, anche da detenuto, disponeva affinché i suoi sodali prendessero contatti con le ditte appaltatrici di lavori assegnati dai due enti locali di Moio e Malvagna, anche garantendo sostegno ai candidati elettorali in occasione del rinnovo dei rispettivi consigli comunali.

Concretamente, le disposizioni da lui dettate venivano tradotte in azione operativa dal padre e, soprattutto, dalla sorella, quest’ultima Vicesindaco in carica del Comune di Moio Alcantara, entrambi oggi destinatari della custodia cautelare in carcere.

In tal senso, il gruppo indagato faceva pervenire al Sindaco di Moio inequivoche sollecitazioni, cui peraltro aderiva, affinché interessasse gli amministratori comunali di altre distinti enti locali a bloccare, o sbloccare, indebitamente, procedure esecutive a vantaggio della famiglia: comportamenti ritenuti sintomatici di una “patente subordinazione del sindaco”.

Dello stesso tenore, peraltro, la disponibilità offerta alla cellula indagata dal già Assessore ai lavori pubblici del Comune di Malvagna il quale, nell’interesse della medesima struttura criminale, si adoperava per l’assegnazione di appalti di lavori a ditte vicine, anche mediante il compimento di reati di corruzione e altri reati contro la pubblica amministrazione.

La corruzione, secondo ipotesi d’indagine e fermo restando il generale principio di non colpevolezza sino a sentenza passata in giudicato, è risultata il collante dell’operatività generale del contesto oggetto d’indagine; più in particolare:

– il Sindaco di Moio, oggi destinatario della misura della custodia cautelare in carcere, unitamente al responsabile dell’Area Servizi Territoriali e Ambiente del Comune di Moio, oggi in quiescenza, accettavano utilità consistenti in somme di denaro o relative promesse; il medesimo Sindaco, inoltre, favoriva vendite di materiale edile da parte di una società in cui vantava cointeressenze, per compiere specifici atti contrari ai doveri d’ufficio, così turbando la procedura di gara relativa al recupero del tessuto urbano locale, a favore di un imprenditore di Santa Teresa Riva (ME), oggi posto ai domiciliari;

– analogamente, il già Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Malvagna (sino all’ottobre 2020), oggi associato in carcere, abusando della sua qualità e dei suoi poteri, induceva il rappresentante di una ditta edile di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), aggiudicataria di lavori pubblici a Malvagna, a rifornirsi di materiale edile da una ditta di Randazzo (CT), il tutto con lo scopo di agevolare l’associazione mafiosa oggetto d’indagine. Per tale interessamento, peraltro, il titolare della ditta edile catanese – parimenti destinatario di custodia cautelare in carcere – corrispondeva all’amministratore pubblico una dazione corruttiva.

Le indagini dei Finanzieri di Messina, oltre a basarsi su attività tipiche di polizia giudiziaria, quali intercettazioni, rilevamenti, pedinamenti, perquisizioni e sequestri, si sono altresì avvalse del contributo fornito da un importante collaboratore di giustizia che, a valle del suo arresto nella nota operazione “Isola Bella”, che ha documentato interessi mafiosi nel settore turistico, chiariva ai magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Messina le dinamiche criminali insistenti nella fascia ionica della provincia peloritana.

Per quanto di odierno interesse, le indagini hanno chiarito quali fossero le modalità di ingerenza nella gestione degli appalti pubblici locali in affidamento diretto, ovvero come il tutto avvenisse attraverso l’imposizione di ditte gradite, per il tramite di amministratori locali compiacenti che, a loro volta, quando non direttamente destinatari di provviste corruttive, ottenevano in cambio sostegno elettorale, così come illustravano le modalità di drenare provviste finanziarie attraverso il sistema delle sovrafatturazioni nei lavori pubblici.

 

Scontro da Fratelli d’Italia e Lega sulla Sicilia e la ricandidatura del presidente della Regione, Nello Musumeci, dopo il vertice tra i leader del centrodestra ad Arcore. Il contenzioso tra i due partiti arriva in modo epistolare. Una guerra a colpi di comunicati che vi proponiamo:

“È sicuramente positivo essersi incontrati – scrive FdI in una nota diffusa a conclusione dell’incontro – ma l’unità della coalizione non basta declamarla. Occorre costruirla nei fatti.
Su 26 città capoluogo sono solo 5, ma purtroppo importanti, le città in cui il centrodestra andrà diviso al primo turno ma restano ancora diversi nodi aperti. A partire dalla non ancora ufficializzata ricandidatura del presidente uscente Nello Musumeci in Sicilia, su cui la personale dichiarata disponibilità di Silvio Berlusconi si è fermata di fronte alla richiesta di Matteo Salvini di ritardare l’annuncio del candidato”.

Alla nota di FdI replica, sempre con un comunicato, il coordinatore siciliano della Lega-Prima l’Italia Nino Minardo: “La Lega sulla Sicilia – si nella nella nota – non ritarda nulla, anzi a Palermo per prima ha ritirato il suo ottimo candidato sindaco pur di avere una squadra unita. I dubbi su Musumeci non sono di Salvini o della Lega, ma semmai della netta maggioranza dei siciliani stando ad esempio all’ultimo sondaggio pubblico di Swg, che lo vede purtroppo terz’ultimo per gradimento in tutta Italia”.

(ANSA).

I dipendenti della Regione manifesteranno mercoledì 25 maggio a Palermo e a Catania dalle ore 9:30 in poi innanzi alle due sedi della Presidenza della Regione. I sindacati di categoria, a fronte del mancato raffreddamento della vertenza, spiegano: “Il governo regionale, nonostante si fosse più volte impegnato, non ha stanziato le risorse necessarie alla riqualificazione e riclassificazione di tutto il personale, vanificando, di fatto, anni di battaglie sindacali e tavoli contrattuali e, cosa ancora più grave, vorrebbe arrivare alla sottoscrizione di un contratto di lavoro fatto di lacrime e sangue in cambio di una scodella di brodaglia. Grazie all’opposizione di Siad-Csa-Cisal, Cobas-Codir e Sadirs, che rappresentano oltre il 60% dei lavoratori, l’Aran ha ufficialmente sospeso le trattative sul rinnovo del contratto dei regionali. Non accettiamo alcun compromesso, il governo stanzi le risorse per la riqualificazione del personale. Il 25 maggio saremo anche noi in piazza, a Palermo e a Catania, per dire no all’ennesima presa in giro ai danni dei dipendenti”.

Non sono d’accordo con i toni di questo coretto perbenista, e a tratti stucchevole, che se la prende con i pregiudicati per mafia, rei – dopo aver scontato interamente e dignitosamente la loro pena – d’aver ancora voglia di parlar di politica. Totò Cuffaro e Marcello Dell’Utri non sono stati condannati all’esilio, alla gogna civile o all’obbligo perpetuo del silenzio ma alla galera. L’hanno scontata e – pena accessoria – non potranno più né votare né essere eletti. Ma conservano il pieno diritto (come osserva il professor Fiandaca) di dire quello che pensano.
Meno comodo è prendersela con chi è andato a cercarli, a richiederne benedizioni e raccomandazioni elettorali: ed infatti sui questuanti eccellenti tacciono tutti, compresi i columnist della nobile stampa antimafiosa.
Una decina di giorni fa c’è stato un incontro all’hotel delle Palme. Il presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci è andato in udienza da Marcello Dell’Utri, che lo ha benevolmente accolto; Musumeci ha chiesto un’intercessione con Berlusconi per la propria ricandidatura e il suddetto Dell’Utri gliel’ha concessa passandogli al telefono il Cavaliere. A causa di questo siparietto palermitano, la pubblica riprovazione s’è rovesciata solo su Dell’Utri mentre il Musumeci, furbo e muto, ha provato a farla franca.
Io la penso esattamente all’opposto, e pazienza per gli irriducibili del moralismo antimafioso che la prenderanno male: ovvero, per me Dell’Utri può parlare con chi vuole, è un suo diritto. Il Presidente della Regione Siciliana, lui no, non può parlare con chi vuole: soprattutto se il suo interlocutore è un condannato in via definitiva per mafia. Avergli chiesto un’intercessione, un favore, un’apertura di credito politico su Roma ne fa, subito, un presidente dimezzato, un candidato compromesso, un uomo di parte. E della parte sbagliata.
Sono d’accordo anche con il giudice Morvillo. Musumeci si tenga lontano, il 23 maggio e il 19 luglio, da chi ricorda i nostri morti. Se frequenti i condannati per mafia non hai titolo per frequentare il ricordo delle vittime di mafia. Provare a fare l’una e l’altra cosa è solo una bestemmia. Delle peggiori”.

Antonino Salerno, 65 anni, è morto al cimitero dei Rotoli a Palermo. L’uomo si è recato nel camposanto per la tumulazione della sorella. Poco dopo, diretto a visitare la tomba del padre e della madre, è stato preda di un malore e si è accasciato a terra. Operai del cimitero e altri visitatori hanno telefonato ai soccorsi. I sanitari del 118, subito sul posto, dopo alcuni tentativi di rianimarlo hanno constatato la morte. Il medico legale dopo l’ispezione ha confermato le cause naturali del decesso. La salma è stata restituita ai familiari.

A Palermo è stata celebrata, nei Giardini di Palazzo Orléans, sede della Presidenza della Regione, la Festa dell’Autonomia regionale in occasione del 76esimo anniversario della Statuto siciliano, ovvero un accordo in cui sono stati riconosciuti alla Sicilia i princìpi di autonomia richiesti dalla Consulta regionale, in cui sono state rappresentate le categorie, i partiti e i ceti produttivi dell’Isola. Lo Statuto speciale, che è antecedente anche alla Costituzione della Repubblica che lo ha recepito con una legge, rappresenta la carta fondamentale della Regione e, quale fonte di rango costituzionale, disciplina l’organizzazione e le funzioni regionali.

La città di Corleone è stata teatro di un bruttissimo incidente stradale surante la notte che ha visto la morte di due giovanissimi ragazzi di 16 e 18 anni, e di altrettanti feriti. I quattro viaggiavano a bordo di una Fiat Punto e stavano facendo ritorno dopo aver trascorso una serata insieme ad altri amici. Ad uin certo punto la macchina sulla quale viaggiavano è uscita fuori strada ed è precipitata in un burrone causando la morte dei due giovani e il ferimento di altri due. L’auto stava percorrendo la strada statale 18 a Corleone, in provincia di Palermo, quando si è consumato il tragico sinistro.

A morire, purtroppo Rosario Leto di 16 anni e Giulia Sorrentino di 18. I feriti, di 17 e 19 anni, sono ricoverati incodice rosso presso l’ospedale Bianchi. Sono gravi ma non sarebbero in pericolo di vita.

Secondo una prima ricostruzione del sinistro, alla guida della vettura sarebbe stato Rosario Leto di 16 anni, il quale avrebbe preso l’auto di nascosto dal padre. Ovviamente il giovane era senza patente di guida.

Intanto il sindaco di Corleone, Nicolò Nicolosi, subito dopo avere appreso la tragica notizia ha così commentato: La nostra comunità è in lacrime per il tragico incidente stradale che ha strappato alla vita due giovani corleonesi nel fiore degli anni. L’amministrazione comunale esprime il proprio cordoglio e si stringe, in questo momento di grande dolore, alle famiglie dei due giovani”.

Nicolosi per il giorno dei funerali ha proclamato il lutto cittadino e l’esposizione delle bandiere a mezz’asta.

Lo dichiara il sindaco di Corleone Nicolò Nicolosi che interpretando il comune sentimento della cittadinanza, in segno di rispetto e di partecipazione al dolore delle famiglie, ha proclamato per il giorno dei funerali, il lutto cittadino e l’esposizione delle bandiere del Comune a mezz’asta. 

 

 

 

Abbiamo approvato dopo giorni e giorni di full immersion dovuti ai ritardi del governo Musumeci l’ultima finanziaria di questa legislatura, che finalmente volge al termine. Soddisfazione per alcuni risultati che in sede parlamentare sono riuscito a concretizzare per la provincia di Agrigento mentre delusione, se pur nella battaglia parlamentare, per non avere trovato la sponda del governo Musumeci al fine di risolvere talune problematiche che per negligenza e incapacità dello stesso governo regionale sono rimaste ferme al palo da inizio legislatura.
Sono le parole dell’onorevole di “Prima l’Italia” Presidente della commissione speciale di indagine e monitoraggio delle leggi e vice presidente della commissione salute Carmelo Pullara.
Rimane la soddisfazione, commenta Pullara- grazie al mio infaticabile ed incessante lavoro per il territorio, di avere aver portato alcuni risultati importanti per la provincia di Agrigento. Ho fatto approvare la costituzione della fondazione Rosa Balistreri presso il comune di nascita, Licata, con un’apposita dotazione finanziaria; ho fatto stanziare fondi per i collegamenti marittimi a cui potranno accedere, in tutta la regione,  per le prescrizioni previste dalla norma, solamente i comuni di Licata e Sciacca (fondi utilizzabili per esempio per istituire la tratta per Malta); ho fatto finanziare  tre interventi importanti di manutenzione straordinaria e messa in sicurezza: Nel Comune di Siculiana – Contrada Cantamatino SP 17, nel Comune di Cammarata strada comunale “Bocca di Capra” e nel Comune di Licata “via Martiri della Libertà ” strada di collegamento con la S.S. n° 115.
Inoltre, e non ultimo per importanza, insieme ad altri colleghi, siamo riusciti a destinare dei fondi triennali per la Biobanca del Mediterraneo che opera in seno all’Istituto Zooprofilattico e a regolamentare, per rispondere alla emergenze segnalate dal tribunale dei minori, nei casi di necessità, il ricovero di minori vittime di abuso.
Mentre poteva essere l’ultima occasione di questo governo regionale di potere mettere la parola fine su alcuni problemi che attanagliano da anni alcune categorie di lavoratori siciliani che nonostante i 5 anni di governo continuano ad essere irrisolti.
I nodi a cui mi riferisco,  – spiega Pullara – dei quali mi sono occupato prima come deputato e poi come Presidente della commissione speciale di indagine e monitoraggio delle leggi, sono la stabilizzazione degli Asu, i servizi aggiuntivi per gli studenti disabili,  tra i quali l’igienico personale, ma la lista sarebbe ancora più lunga.
Almeno si è riusciti per i lavoratori stagionali Esa ad ottenere un aumento delle giornate lavorative.
Sono temi per i quali insieme ad altri colleghi siamo intervenuti nelle precedenti finanziarie con emendamenti su emendamenti e poi nella commissione che presiedo dove abbiamo costato, nostro malgrado, la non applicazione delle norme a loro riferite.
E’ una finanziaria che delude sotto molti aspetti: i lavoratori Asu che continuano ad essere illusi da 25 anni, le famiglie dei bambini disabili che all’inizio di ogni anno scolastico non posso andare a scuola come tutti gli altri bambini perché i servizi dedicati a loro non sono garantiti, i lavoratori impegnati nei servizi aggiuntivi che per anni hanno fatto questo lavoro con professionalità e dedizione.
E’ giusto –  conclude Pullara – che con questa ultima finanziaria cali mestamente il sipario sul governo Musumeci per guardare e sperare che il prossimo governo che ci sarà abbia più coscienza e cognizione  di lavorare non per l’io ma per il noi”.

È stata iscritta nel registro degli indagati la ginecologa di Caterina Todaro, giovane donna palermitana 38enne morta insieme alla bimba che portava in grembo.

La ginecologa, M. M., 41 anni lavora nel reparto di Ginecologia e Ostetricia dell’ospedale “Buccheri – La Ferla” di Palermo.

Nello stesso ospedaleSi tratta della stessa struttura ospedaliera dove la 38enne incinta di 8 mesi a inizio maggio era stata trasportata e fatta partorire nel tentativo di salvare almeno la vita della piccola. La donna è indagata per omicidio colposo e interruzione di gravidanza.

Oggi al Policlinico, Antonella Argo, medico legale ha eseguito le autopsie sui due corpi. In base agli accertamenti, il decesso sarebbe avvenuto per “arresto cardiocircolatorio in paziente con shock emorragico, tamponamento cardiaco da fissurazione aortica“, mentre la bambina è spirata per “insufficienza utero-placentare“.

Al momento si sa – dicono gli avvocati dello Studio3A Valore Spa che assiste il marito di Caterina Lorenzo Meschisi – che alle 12,33 Caterina Todaro era ancora viva, a quell’ora ha inviato un WhatsApp alla cognata: il marito, rientrato a casa per il pranzo, l’ha trovata riversa a terra nel corridoio del bagno appena mezzora dopo, alle 13,08 ha chiamato il 118 spiegando che sua moglie era in stato interessante con gravidanza quasi a termine“.

La prima delle tre ambulanze che sarebbero sopraggiunte, però, era senza medico e rianimatore e nella sala parto del Buccheri, dove è stato eseguito l’inutile taglio cesareo la trentottenne è arrivata, con massaggio cardiaco in corso solo alle 14,43“. La partoriente è stata dichiarata deceduta alle 15,14. Nella giornata di lunedì saranno celebrati i funerali di madre e figlia.

E’ stato scarcerato il calciatore Fabrizio Miccoli, detenuto a seguito della condanna definitiva a 3 anni e 3 mesi di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso. E’ stato accolto dal tribunale di Sorveglianza di Venezia il ricorso del legale del calciatore a cui è stato accordato l’affidamento in prova. L’ex bomber del Palermo rientra nel Salento a dedicarsi alla sua scuola di calcio, rispettando le prescrizioni del giudice come il divieto assoluto di frequentare pregiudicati. Miccoli avrebbe chiesto al figlio di Nino Lauricella, noto esponente della criminalità organizzata palermitana, la restituzione di somme di denaro ad un imprenditore per conto di un suo amico già fisioterapista del Palermo.