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Dopo una difficile ed impegnativa riunione della Direzione Regionale del Sinalp Sicilia, all’unanimità è stata approvata la linea d’intervento promossa dal Segretario Nazionale del Comparto Scuola e Formazione, Dr. Gaetano Giordano.
Si prende atto del totale immobilismo messo in campo della Politica Siciliana nel voler realmente risolvere l’ormai incancrenita questione dei lavoratori della Formazione Professionale e degli Sportelli multifunzionali.
Più volte il SINALP ha denunciato il totale scollamento tra il mondo politico, i lavoratori e la società Siciliana.
Assistiamo ad una deriva di totale sfacelo del sistema economico e sociale siciliano e di contro nessuna vera proposta che possa invertire la rotta dando inizio alla ripresa della nostra regione.

Durante la Direzione Regionale il Dr. Giordano ha evidenziato tutto il percorso storico che ha portato alla distruzione del comparto, ha analizzato tutti i pallidi ed eterei tentativi proposti e messi in campo dai vari Assessori succedutisi nel tempo evidenziandone la mancanza di vere e proprie soluzioni capaci di far riprendere la rotta al mondo della formazione.
Si è voluto colpire un sistema marcio, a causa principalmente della politica che lo ha usato sostanzialmente per fini elettoralistici, ma il solo e vero risultato è stato la messa al bando di ben 1800 lavoratori che dall’oggi al domani si sono ritrovati disoccupati, senza alcun reddito, senza alcuna speranza e prospettiva e con la certezza che sono stati usati dalla politica come l’unico e solo capro espiatorio di un comparto diventato ingombrante e scottante politicamente e penalmente.
Questi lavoratori sono stati maltrattati, umiliati, denigrati, sono stati derubati della dignità di uomini e come gli agnelli condotti al macello hanno percorso il “cammino verso il Golgota” per il loro annientamento anche fisico, visto che parecchi di loro, pur di non perdere l’ultimo barlume di dignità e rispetto per se stessi e le loro famiglie, hanno messo in atto l’extrema ratio, il suicidio, gridando al mondo indifferente la loro disperazione.
Consapevoli di tutto quanto illustrato la Direzione Regionale ha approvato la linea di intervento proposta dal Segretario Nazionale del comparto Scuola e Formazione Dr. Gaetano Giordano nella speranza che possa scuotere l’apatia, la noncuranza e la totale indifferenza di fatto mostrata dai nostri politici che rimangono fermi solo a semplici proclami senza alcuna vera e concreta soluzione.
Il Sinalp Sicilia è pronto ad un vero confronto con l’attuale Governo per una soluzione reale che ridia dignità a 1800 lavoratori.

LA GIUNTA DELLA CIA SICILIA INCONTRA L’ASSESSORE REGIONALE ALL’AGRICOLTURA BANDIERA. CASTAGNA: “VIA LIBERA A UN TAVOLO TECNICO PER SUPERARE LE ANOMALIE DELLE PRATICHE BLOCCATE E PER LA RIVISITAZIONE DEL PSR

“L’apertura di un tavolo tecnico di confronto e condivisione con i rappresentanti delle organizzazioni agricole, dell’assessorato regionale all’Agricoltura e di Agea per dare risposte ai problemi che sono tecnicamente da risolvere”. Questa è la proposta lanciata, ieri, nel corso dell’incontro tra la Giunta di Cia Sicilia con l’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera e il dirigente generale del dipartimento regionale per l’Agricoltura Carmelo Frittitta.
“Accogliamo positivamente l’impegno dell’assessore regionale all’Agricoltura per sbloccare i pagamenti Agea che riguardano la misura 13 automatizzata (indennità compensativa annualità 2017) – dichiara Rosa Giovanna Castagna presidente regionale di Cia Sicilia – e auspichiamo che ci sia la stessa solerzia per le altre misure che sono ancora bloccate”. “Inoltre – continua Castagna – registriamo il pressing continuo dell’assessore su Agea per ottenere più risultati che vede le organizzazioni agricole al suo fianco. Il nuovo Psr, attraverso un tavolo di concertazione, sarà rimodulato allo scopo di spostare delle risorse sulle misure più prettamente agricole. Il tavolo tecnico – conclude Castagna – sarà aperto per superare, con il contributo delle organizzazioni agricole, le anomalie delle pratiche bloccate”.

 

 

 

 

Le associazioni degli studenti dell’Universita degli Studi di Palermo scrivono alla II Commissione Bilancio all’ARS, che si riunirà stamattina, per chiedere di stralciare la proposta di emendamento alla prossima finanziaria con la quale viene sancito un taglio di oltre un milione di euro per gli enti regionali per il diritto allo studio e per i consorzi universitari.

 “E’ mortificante assistere ad un tale depotenziamento dei fondi da destinare al Diritto allo Studio e ai Consorzi Universitari. La Regione Sicilia non può permettersi, ancora una volta, di voltare le spalle ai suoi Studenti. In qualità di Rappresentanti degli Studenti in Senato Accademico e al Consiglio di Amministrazione presso l’Università degli Studi di Palermo abbiamo deciso di inoltrare una richiesta a tutti i componenti della II Commissione Ars – Bilanci-chiedendo di votare contro gli emendamenti, di cui si discuterà durante la seduta prevista per questa mattina, i quali prevedono, nello specifico, tagli equivalenti a:

a)1,8 milioni di euro al capitolo di bilancio relativo agli Enti Regionali per il Diritto allo Studio Universitario;

b)572mila euro al capitolo di bilancio relativo ai Consorzi Universitari che gestiscono i poli decentrati degli Atenei.

E’ impensabile che si continui ad investire in altri settori dimenticandosi di avviare una seria mole di investimenti nell’ambito della formazione, ad oggi, tra i più carenti dell’intero comparto regionale. Chiedo pertanto all’Assessore all’Istruzione alla Formazione Professionale, proveniente dal mondo accademico e conoscitore quindi delle problematiche avvertite dall’intera popolazione studentesca , come i tagli previsti nella nuova legge finanziaria possano migliorare lo stato di salute dei Consorzi Universitari e degli Ersu. Per anni i Consorzi Universitari hanno rivestito un ruolo di primaria importanza sia per gli studenti che per il territorio permettendo così a diversi ragazzi di poter frequentare i corsi senza gravare sul bilancio familiare e rappresentando per l’intero panorama provinciale, una seria opportunità di rilancio oltre che di innovazione.

Non riusciamo a comprendere il perchè il Governo Regionale decida di disinvestire nel futuro nella nostra regione, nelle sue giovani menti, correndo il rischio di rendere meno attrattive le nostre Università a discapito di altri atenei siti in Regioni molto più virtuose della nostra, vista l’assenza di una adeguata rete di trasporti(che andrebbe implementata) e di sicure garanzie sull’erogazione delle borse di studio per gli studenti meritevoli e privi di mezzi. Il nuovo metodo di riparto del Fondo Integrativo Statale attuato del Miur vede finalmente cambiare il trend per quanto riguarda il finanziamento degli enti per il diritto allo studio soprattutto del sud lasciando intravedere la possibilità di cancellare l’abominio della figura dello studente idoneo non beneficiario. Tagliare i fondi da destinare agli Ersu proprio adesso sarebbe dunque un errore.

Non ci rassegneremo mai all’idea di un sistema in cui si trovino tempo e risorse per tutto eccetto che per gli studenti E’ bene che gli organi di governance rivedano le proprie scelte votando contro gli emendamenti e pensino piuttosto a come rilanciare questa Regione, intervendo nell’ambito del Diritto allo Studio, al più presto, con l’elaborazione di una nuova legge capace finalmente di mettere in primo piano le esigenze e le priorità di tutti gli studenti.”


Almeno una ventina, ma potrebbero essere di più secondo quanto apprende l’ANSA a Palazzo dei Normanni, sono le ‘colf’ assunte dai deputati nei gruppi parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana. Ma non si tratta certo di persone prese per fare le pulizie negli uffici del Parlamento più antico d’Europa, bensì di personale inquadrato come “portaborse”, ai quali gli onorevoli hanno fatto firmare contratti da collaboratore domestico.
    Un’escamotage usato dai parlamentari per pagare meno oneri previdenziali, che non è sfuggito alla Corte dei conti che ha già ascoltato in adunanza pubblica i capigruppo dell’Ars senza però entrare nel merito della tipologia contrattuale applicata ai 162 collaboratori, tra cui i cosiddetti D6 assunti dai deputati grazie a una norma, contenuta nella legge di recepimento del decreto Monti sulla spending review approvata quattro anni fa, scattata all’inizio di questa legislatura.
   

Finalmente il rappresentante di un Governo Siciliano, L’On. Gaetano Armao, ha avuto il coraggio di anteporre “i superiori interessi dei siciliani”, di Milazziana memoria, all’arroganza predatoria del Governo Nazionale.

La Sicilia è creditrice di 600 milioni di euro nei confronti dell’Italia in base ad una norma approvata dallo stesso governo nazionale.
Ma dopo aver preteso “sudore e sangue” dai siciliani, adesso lo Stato italiano ha “dimenticato” di rispettare una sua stessa legge che prevede la restituzione di una parte delle accise sui prodotti petroliferi siciliani.
Il Sinalp Sicilia condivide pienamente l’azione intrapresa dal Governo Musumeci attraverso il suo Assessore al Bilancio On. Armao nel pretendere il rispetto delle norme.
Non è tollerabile che l’Italia impone alla Sicilia, che da sola produce oltre un milione di greggio tra le estrazioni sulla terra e sul mare, la colonizzazione delle multinazionali petrolifere con 12 permessi di estrazione e ricerca ai quali vanno aggiunti altre 18 richieste di permessi di prospezione in attesa di autorizzazione, dei quali due sul mare, e non ci viene riconosciuto alcun ritorno economico.
Non è tollerabile che la Sicilia subisca l’invasione delle multinazionali petrolifere con il consequenziale inquinamento ambientale e le imposte vadano tutte allo Stato Nazionale.
I giacimenti di petrolio più importanti in Italia si trovano in Sicilia e nel suo immediato offshore, in particolare quello di Ragusa e quello di Gela sono i più grandi giacimenti in assoluto e sono perfettamente in linea con i grandi giacimenti del Golfo Persico, oltre a questi vi sono altri giacimenti sia nella parte orientale dell’isola che in quella occidentale.
La produzione di Greggio Siciliano nel Canale di Sicilia è gestito da ENI ed Edison con 6 piattaforme e 35 pozzi attivi, oltre alle richieste in attesa di approvazione, scippate alla Sicilia, delle multinazionali Northern Petroleum, Audax Energy e Transunion Italia.
Nella terraferma invece attualmente esistono 113 pozzi petroliferi, tutti in mano sempre a multinazionali che non lasciano nemmeno un centesimo nelle casse siciliane.
L’Italia non contenta di ciò, nel pieno della sua arroganza predatoria, con un Decreto Ministeriale del MISE pubblicato in Gazzetta ad Aprile 2017 concede alle multinazionali petrolifere la deroga al divieto di nuovi pozzi e nuove piattaforme entro le 12 miglia non tenendo conto o per meglio dire calpestando la volontà evidenziata dai cittadini italiani e siciliani con il referendum “antitrivelle” di Aprile 2016.
Ricordiamo ai siciliani che la Carta Costituzionale Siciliana prevede, all’art.36 ed all’art.37, la piena e totale autonomia fiscale della Sicilia rispetto all’Italia.
Invitiamo il Presidente On. Musumeci e l’Assessore On. Armao a denunciare la mancata attuazione della nostra autonomia fiscale che è stata fortemente voluta dai nostri padri anche attraverso una guerra civile. Non è accettabile che ancora oggi nel 2018 lo Stato italiano non vuole dare esecuzione piena al nostro Statuto.
La Sicilia contribuisce al fisco nazionale italiano con un prelievo fiscale totale, tra cittadini ed aziende, superiore a 67 miliardi di euro.
Di questa somma, se si rispettassero gli artt. 36 e 37 della nostra Carta Costituzionale, quasi il 100% rimarrebbe in Sicilia invece lo Stato predatore italiano ci restituisce solo il 40% che corrisponde a circa 26 miliardi, insufficienti per poter gestire ed organizzare il territorio regionale visto che tutti i costi che nelle altre regioni sono a carico dello stato nazionale, in Sicilia, nel rispetto dello Statuto autonomista, sono a carico della Regione Siciliana. 

“Le dichiarazioni rilasciate da S.E il Prefetto di Agrigento, in merito alla decisione ridurre le misure di protezione per la famiglia Cutrò, non hanno nulla di “tranquillizante” e non fugano certo i dubbi sui rischi che corre il Testimone di giustizia. Lo dico con tutto il rispetto dovuto alla Istituzione.

Le “approfondite valutazioni” che avrebbero portato alla “revisione in un’altra ottica dei meccanismi di protezione” probabilmente saranno state effettuate prima delle intercettazioni dell’ operazione “Montagna”, dalle quali appare evidente che presunti ambienti mafiosi del territorio guardano proprio al momento nel quale lo Stato abbandonerà l’odiato Cutrò.

“Omnia cum tempore”.

Revocare la scorta ai familiari di Cutrò significa infliggere, allo stesso, sofferenza morale, angoscia e sensi di colpa per una evidente sovraesposizione dei propri congiunti che diventano un obiettivo facile da colpire. Cutrò, infatti, a difesa della propria famiglia ha deciso di non utilizzare la scorta e muoversi da solo: “se devono farmela pagare colpiscano me e non la mia famiglia”. Di fatto, quindi, sia Ignazio Cutrò che la sua famiglia, al momento, circolano senza alcuna scorta.

“Ecce Homo”, quindi. Lo abbiamo consegnato. Noi tutti. Chi con le azioni, chi con i silenzi.

“Vediamo se effettivamente la nostra scelta, come io ritengo, è nella direzione giusta” dice S.E. il Prefetto di Agrigento ai giornalisti. Una frase che ha fatto tremare i polsi alla famiglia Cutrò. E se invece la scelta dovesse andare nella direzione sbagliata, quale sarebbe la conseguenza? Ognuno di noi provi ad immaginarla.

E’ questo il trattamento che merita, dallo Stato, un uomo che ha denunciato in modo chiaro e netto la presenza mafiosa nel proprio territorio, che ha saputo offrire alla giustizia un contributo concreto ed avuto il coraggio di rompere il muro di omertà, in un contesto locale ad alto rischio con una presenza mafiosa che mai aveva subito l’onta della denuncia? Un uomo che ha deciso, nonostante i gravi rischi, di rimanere nel proprio territorio dimostrando così che la scelta di legalità non arretra e, al contrario, si radica in quegli stessi territori dominati dalla presenza mafiosa, facendo così in modo che siano piuttosto gli stessi boss mafiosi a sentirsi estranei al loro contesto abituale affaristico, politico e familistico.

Ignazio Cutrò è stato anche una guida per l’associazione “Testimoni di giustizia” ed insieme ad altri coraggiosi testimoni si è fatto carico di capire i limiti legislativi della normativa vigente ed ha sollecitato, anche energicamente, le istituzioni ad intervenire con un programma di riforme adeguato per superarne i limiti.

Tutelare adeguatamente Cutrò significa tutelare con forza il nostro territorio e la libertà di fare imprese in provincia di Agrigento e in tutta la Sicilia. Liberi dai soprusi mafiosi.
Invito, quindi, tutti i parlamentari regionali e nazionali dell’agrigentino ad esercitare una forte “moral suasion” affinchè quella della famiglia Cutrò e di tutti coloro che, come me, lo stanno sostenendo non rimanga una “vox clamantis in deserto” e le Istituzioni competenti, invece, adottino urgentemente i provvedimenti necessari a garantire la sicurezza e la serenità ad una famiglia coraggiosa, per bene e da sempre leale con lo Stato”.

Su proposta del comandante della Polizia Municipale, il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, ha emanato oggi una ordinanza per il contrasto del fenomeno della prostituzione e a sostegno delle vittime di violenza o di grave sfruttamento. L’ordinanza ha efficacia dal 16 aprile al 31 agosto. Il provvedimenti vieta “l’abbigliamento indecoroso o indecente in relazione al luogo, ovvero nel mostrare nudità, ingenerando la convinzione di esercitare la prostituzione”; di richiedere informazioni e concordare prestazioni sessuali a pagamento; di eseguire manovre pericolose o di intralcio alla circolazione stradale.
    L’ordinanza individua alcune aree dove hanno validità i divieti, tra queste viale Regione Siciliana (tratto Calatafimi – Basile), via Ernesto Basile, via Lincoln, Foro Italico, via Roma, via Crispi, via Daita e via La Lumia, parco della Favorita.

Niente termovalorizzatori e differenziata a regime nel 2023, quando si prevede di raggiungere il 65% di raccolta. E’ la scelta di fondo contenuta nel piano rifiuti della Regione, redatto dal nuovo assessore Alberto Pierobon e approvato la scorsa settimana dalla giunta presieduta da Nello Musumeci. Il Piano, l’atto che mancava per sbloccare i 170 milioni di fondi comunitari fermi a Bruxelles, prevede anche la revisione delle tariffe per il conferimento in discarica con l’obiettivo di giungere a una riduzione della Tari. La prima verifica sul fronte della differenziata è per il 2019 quando la raccolta dovrà raggiungere il 35%, 20 punti percentuali in più rispetto a oggi. Pianificato l’aumento di impianti di compostaggio (attualmente sono 8 quelli in funzione, su 18 esistenti) e una discarica pubblica per ogni provincia: 4 delle 10 per ora in funzione esauriranno la loro capienza entro l’anno. Previsto infine, nel caso dovesse servire, il trasporto fuori dalla Sicilia al massimo di 60mila tonnellate al mese.
   

In Sicilia si corre ai ripari contro l’emergenza morbillo. Secondo il piano varato dall’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza, a tutti coloro che entreranno in contatto con un caso di morbillo sarà offerta tempestivamente, in forma gratuita, la vaccinazione contro il virus, ma anche contro altre pericolose infezioni esantematiche come rosolia, parotite e varicella. La possibilità di assumere il vaccino in forma gratuita sarà estesa a tutta la popolazione regionale. Nel caso di donne in gravidanza o di gravidanza programmata, la vaccinazione è richiesta e sarà offerta sempre senza alcun costo. Il piano è stato già trasmesso ai direttori dell’Aziende sanitarie, che dovranno recepirlo entro 5 giorni con un piano di attuazione. Medici e infermieri sono obbligati a segnalare subito casi sospetti di malattia infettiva, al fine di bloccare o attenuare gli effetti della malattia entro le 72 ore dal contagio. I medici dovranno inoltre valutare, caso per caso, l’opportunità di somministrare il primo vaccino al neonato anticipatamente, già a partire dal sesto-nono mese di età. L’assessore Razza commenta: “Si tratta di importanti misure che riteniamo efficaci per fronteggiare al meglio quella che abbiamo già definito la coda di un’epidemia, iniziata l’anno scorso, ma che ha avuto purtroppo tragici effetti nella nostra isola. Si tratta di una vera e propria terapia d’urto per debellare in Sicilia il pericolo di contagio. Per ottenere un risultato ottimale sarà importante la collaborazione dei cittadini ai quali chiedo di non trascurare l’opportunità di vaccinarsi, da oggi in molti casi gratuitamente e con una maggiore disponibilità di personale nei centri vaccinali che incrementeranno i loro orari di apertura”.