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A fronte delle interpretazioni estensive o riduttive delle ordinanze ministeriali o del presidente della Regione Sicilia, il Prefetto di Agrigento, Dario Caputo, rivolge un accorato appello alla popolazione agrigentina a non attenuare minimamente le misure a contenimento e impedimento della diffusione del contagio da coronavirus. Caputo sottolinea: “Sarebbe disastroso, quanto irreversibile, attenuare adesso, in previsione del picco del contagio in Sicilia prospettato a metà aprile, le rigide misure osservate con tanto sacrificio da alcune settimane. Una condotta diversa da quella mantenuta finora renderebbe inutili tutti gli sforzi compiuti, esponendoci a rischi gravissimi. Rivolgo pertanto un appello agli agrigentini a ridurre al minimo essenziale gli spostamenti fuori casa attenendosi con senso di responsabilità alle prescrizioni governative. Come testimoniato da quanto purtroppo accade in altre Regioni d’Italia, è una questione di vita o di morte”.

L’aggiornamento dei casi coronavirus in Sicilia. Approda all’Assemblea Regionale il Piano sanitario contro l’emergenza. I posti covid e terapia intensiva nelle nove province.


I casi di coronavirus in Sicilia sono 1718. Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 16.836.
Sono risultati positivi 1.718, e attualmente sono ancora contagiate 1.544 persone. Sono ricoverati 568 pazienti, di cui 72 in terapia intensiva, poi 976 sono in isolamento domiciliare, 86 guariti e 88 deceduti.

Ecco la divisione dei casi di contagio nelle province siciliane:
Agrigento 93 (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto)
Caltanissetta 67 (18, 4, 5)
Catania 456 (153, 21, 33)
Enna 212 (123, 1, 11)
Messina 288 (125, 12, 19)
Palermo 245 (79, 22, 9)
Ragusa 39 (8, 3, 2)
Siracusa 71 (37, 21, 6)
Trapani 73 (25, 0, 2).

Il picco del contagio da coronavirus in Sicilia è previsto intorno al 15 aprile e le due scadenze cruciali che caratterizzano lo schieramento delle armate difensive in Sicilia sono il 10 e il 20 aprile. Dunque, è concluso e definitivo il Piano sanitario della Regione per l’emergenza covid 19, ed è appena approdato all’Assemblea Regionale Siciliana, in Commissione Sanità. Il Piano, firmato dall’assessore Razza e dal dirigente Mario La Rocca, comprende a sua volta i Piani di ciascuna delle nove Aziende sanitarie provinciali dell’Isola per guerreggiare contro il virus importato dalla Cina.
In generale la Regione ha preventivato, tra il 10 e il 20 aprile, 2800 posti letto di degenza covid e 605 in terapia intensiva.
In particolare nelle province:
Agrigento 55 posti covid e 24 terapie intensive. E tra 10 e 20 aprile sono da attivare altri 119 posti per degenti covid.
Caltanissetta 40 posti covid e 36 terapie intensive.
E tra 10 e 20 aprile sono da attivare altri 115 posti covid.
Catania 163 posti covid, e 141 terapie intensive. E tra 10 e 20 aprile sono da attivare 529 posti covid.
Enna 44 posti covid e 22 terapie intensive. E tra 10 e 20 aprile sono da attivare altri 106 posti covid.
Messina 148 posti covid e 76 terapie intensive. Sono da attivare tra 10 e 20 aprile altri 298 posti covid. Palermo 191 posti covid attivati, e 493 da attivare nelle prossime tre settimane. E poi 43 terapie intensive attivate, e da attivarne altre 119 entro la settimana dopo Pasqua.
Ragusa 90 posti covid, e 80 da attivarne entro il 20 aprile. E poi 10 terapie intensive attive e altre 30 attese nelle prossime tre settimane.
Siracusa 62 posti covid e da attivarne altri 132. E poi 8 terapie intensive, e da attivarne altre 22.
Trapani 145 posti covid attivi. E poi 14 terapie intensive, e se ne aggiungeranno entro il 20 aprile altre 21.
Alla dotazione dei posti letto si sommano i posti reperiti negli alberghi e nelle Ipab che servono per i guariti (senza più sintomi) che non hanno ancora due tamponi negativi.

A ngelo Ruoppolo (Teleacras)

Ieri, personale del Commissariato di P.S. di Palma di Montechiaro, traeva in arresto un cittadino rumeno di 45 anni, pluripregiudicato, residente in Palma di Montechiaro in esecuzione di un provvedimento di ripristino dell’ordine di carcerazione emesso dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Agrigento, poiché colpevole del reato di ricettazione in concorso. Dopo le formalità di rito l’arrestato veniva condotto alla Casa Circondariale di Agrigento.

ATTIVITA’ POLIZIA DI PREVENZIONE:

 Nell’ ambito dell’attività di “Controllo del Territorio in Provincia”, sono stati conseguiti i seguenti risultati:

 

  • Persone identificate 264
  • Persone controllate al C.E.D. 250
  • Veicoli controllati 171
  • Contravvenzioni C.d.S. 025
  • Posti di controllo 030
  • Documenti ritirati 000
  • Veicoli sequestrati 000
  • Controllo persone sottoposte a misure 102

 

Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato alle ore 17 di oggi (mercoledì 1 aprile), in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 16.836. Di questi sono risultati positivi 1.718 (+71 rispetto a ieri), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 1.544 persone (+52).

Sono ricoverati 568 pazienti (-7 rispetto a ieri), di cui 72 in terapia intensiva (0), mentre 976 (+59) sono in isolamento domiciliare, 86 guariti (+12) e 88 deceduti (+7).

Così si è espresso il presidente della Regione Nello Musumeci in relazione alla possibilità espressa dal Governo Centrale di poter fare passeggiate con i bambini nei pressi delle proprie abitazioni e per un tempo limitato.

“Se ci sono casi di bambini affetti da particolari patologie, – ha continuato il presidente Musumeci – questa possibilità sarà consentita ma solo con la certificazione medica che attesti queste gravi patologie. Se passa l’idea che il peggio è passato, è la rovina, si vanifica tutto, si innesca un picco incontenibile. E’ una guerra e nelle guerre le libertà personali subiscono pesanti sacrifici per il bene di tutti”.

“Occorre essere rigorosi – ha concluso il presidente della Regione -; ho l’impressione che ci sia una sorta di relax, come se fosse tutto finito: non è così. In Sicilia e al sud il picco deve ancora arrivare e sarebbe un peccato vanificare lo sforzo che cinque milioni di siciliani hanno fatto nelle settimane passate. Dobbiamo stare guardinghi, almeno fino al 20 aprile”.

Il vice ministro agli Interni e capo politico del Movimento 5 Stelle, Vito Crimi, ha precisato meglio i dettagli della circolare del ministero dell’Interno del 31 marzo sugli spostamenti nei pressi della propria abitazione. Vito Crimi al mattino di oggi ha spiegato: “Le regole sugli spostamenti non cambiano. La circolare del ministero dell’Interno del 31 marzo si è limitata a chiarire alcuni aspetti interpretativi sulla base di richieste pervenute al Viminale. In particolare, è stato specificato che la possibilità di uscire con i figli minori è consentita a un solo genitore per camminare purché questo avvenga in prossimità della propria abitazione e in occasione di spostamenti motivati da situazioni di necessità o di salute’. Non c’è alcun allentamento dei controlli, e la circolare del Viminale si riferisce ai bambini molto piccoli, ovvero quelli per cui uscire è una necessità, non certo ad un 15enne. Sì anche alle passeggiate sempre nei pressi della propria abitazione di anziani e disabili accompagnati da una sola persona che ne cura l’assistenza. Anche questo tipo di uscita però – come si legge nella circolare firmata dal capo di gabinetto Matteo Piantedosi – è riconducibile sempre a motivazioni di necessità o salute. In questo momento non dobbiamo parlare di tempi di riapertura ma di stare a casa: c’e’ qualche miglioramento dell’evoluzione dell’epidemia ma per riaprire dobbiamo vedere la luce. Per adesso non se ne parla”.
Ad ogni modo, così come confermano dal numero verde 800 45 87 87 della Protezione Civile regionale, in Sicilia le regole non cambiano perché è tuttora vigente e prevale l’ordinanza del presidente della Regione, Nello Musumeci, che consente gli spostamenti nei pressi della propria abitazione solo per il passeggio del cane, che vieta camminate e attività motoria all’aperto, e che tra l’altro, come si ricorderà, chiude i supermercati di domenica quando invece un’ordinanza nazionale li mantiene aperti. Per modificare l’attuale assetto dovrebbe intervenire una nuova ordinanza di Musumeci. Non bisogna dunque escludere eventuali prossimi aggiornamenti.
Anche in Friuli Venezia Giulia, altra Regione che, come la Sicilia, è a Statuto speciale, la circolare del ministero dell’Interno non si applica. Il prefetto di Trieste, Valerio Valenti, ha precisato: “In Friuli Venezia Giulia prevale l’ordinanza più restrittiva del presidente della Regione Fedriga che vieta camminate e attività motoria all’aperto”.

Contro l’attivazione di un reparto covid al terzo piano dell’ospedale “San Giovanni di Dio” di Agrigento è stata avviata una raccolta di firme sulla popolare piattaforma utilizzata per le petizioni “change.org”. Una tra i promotori della raccolta delle firme, Mirella Gulisano, spiega: “L’apertura di un reparto covid dentro l’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento è una scelta scellerata, e consente il diffondersi del virus così come è accaduto a Bergamo, Lodi e Codogno, tutti ospedali monoblocco. Gli ospedali che hanno gestito meglio questa emergenza sono state le strutture dotate di padiglioni separati. E’ necessario per evitare il diffondersi del contagio tenere questi pazienti in altre strutture dedicate solo a loro. Facciamo tesoro degli errori, sicuramente non voluti, ed evitiamo altri disastri. Ricordiamoci di Bergamo e Cremona”.
Nel frattempo la Regione ha confermato il piano e l’assessore Razza, in occasione di un incontro in video conferenza con gli addetti ai lavori nell’Agrigentino, ha ribadito che vi saranno dei percorsi separati, solo per i pazienti covid. E l’Azienda sanitaria provinciale ha anche presentato una certificazione della ditta che si occupa degli impianti di climatizzazione garantendo che l’aerazione del reparto sarà indipendente.

L’assessore regionale alla Sanità Ruggero Razza di concerto con i vertici dell’Asp (erano tutte presenti le Istituzioni?) di Agrigento hanno deciso in fretta ed in furia di stravolgere e trasformare, sostanzialmente, l’ospedale di Agrigento San Giovanni di Dio in un punto Covid 19.

Forti di un certificato della ditta specializzata in “areazione” che assicura il perfetto funzionamento del sistema di climatizzazione, il reparto (che ormai non è più un reparto ma è, di fatto una intera struttura) Covid 19 è pronto per essere avviato. Ultimi dettagli, ultimi ritocchi e vai.

Che succede adesso?

Tanti sono gli interrogativi che dovranno essere posti, quasi a prevenire (vista l’esperienza) situazioni che potranno presentarsi da un momento all’altro.

Come saranno gestite le urgenze chirurgiche e traumatologiche ad Agrigento, in considerazione che le sale operatorie, al San Giovanni di Dio, sono chiuse?

Saranno trasferite a Licata? Con quali conseguenze? Tutti i pazienti con patologie gravi come saranno gestiti?

Tutti i percorsi dei pazienti COVID positivi con pluripatologie hanno un itinerario già stabilito oppure entrano e seguono un percorso assolutamente blindato?

Non sarebbe stato meglio identificare una struttura COVID, avulsa dal nostro nosocomio, tenuto conto dell’importanza vitale della nostra struttura ospedaliera?

E’ troppo tardi per tornare indietro?

Proprio in queste ore si è levato un coro di proteste e sdegno da parte di tutti i sindaci del Distretto Socio Sanitario D3 di Canicattì i quali lamentano non solo le disfunzioni legate all’ospedale Barone Lombardo ma anche di “scongiurare l’allestimento all’interno dell’ospedale “Barone Lombardo” di un reparto per l’isolamento dei pazienti positivi (o sospetti positivi) al Covid_19, in quanto è materialmente impossibile – nelle condizioni date – allestire un percorso specifico che non metta a repentaglio la salute del personale ospedaliero e dei pazienti e/o comunque non li esponga al pericolo d’infezione”.

Per l’ospedale di Agrigento i vertici sanitari aziendali, di fronte a un bivio, hanno scelto probabilmente la strada più complessa e più intricata, stracolma di interrogativi, alcuni dei quali li abbiamo posti prima.

E’ desiderio non solo nostro ma di tutta una intera popolazione avere risposte convincenti a queste e ad altre domande che inevitabilmente sorgeranno giorno dopo giorno in modo sempre più pregnante?

N.B. Intanto, nella giornata di ieri, nonostante le innumerevoli rassicurazioni da parte di tutti i preposti, questo foglio A4 che vedete nella foto è apparso in uno degli ascensori (funzionanti) dell’ospedale San Giovanni di Dio.

Non crediamo proprio che lo abbia affisso un barbone di passaggio…

Questi i casi di coronavirus riscontrati nelle varie province dell’Isola, aggiornati alle ore 17 di oggi (martedì 31 marzo), così come segnalati dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale.

Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:

Agrigento, 91 (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto);

Caltanissetta, 62 (18, 4, 4);

Catania, 453 (150, 16, 29);

Enna, 191 (120, 1, 11);

Messina, 283 (128, 10, 18);

Palermo, 236 (87, 17, 9);

Ragusa, 38 (10, 3, 2);

Siracusa, 66 (36, 21, 6);

Trapani, 72 (26, 0, 1).

 

Il Consigliere comunale dell’Art. 1 Avv. Angela Galvano afferma: “Con il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 28 marzo, nelle prossime ore, arriveranno sui conti dei Comuni le somme stanziate a titolo di sostegno per tali Enti, che permetteranno di andare incontro a tutte quelle famiglie che stanno vivendo una situazione economica difficile a causa dell’emergenza covid – 19. Pensiamo a coloro che ancor prima di questa circostanza versavano in condizioni economiche critiche, ma anche ai precari, agli stagionali, a coloro che normalmente riuscivano ad arrivare a fine mese grazie al cd. “lavoro sommerso” e che oggi si ritrovano senza alcuna entrata. Queste somme sono, dunque, destinate alle famiglie ed ai cittadini più fragili affinché a tutti sia garantito l’accesso ai beni alimentari e per scongiurare che il bisogno di “molti” possa sfociare in una preoccupante ed incontrollabile “rabbia sociale”.

La Galvano continua: “Tali misure economiche urgenti previste dal decreto rappresentano un evidente primo passo concreto ed immediato per non lasciare nessuno da solo, per riconoscere a tutti dignità sociale, per dare una boccata di ossigeno alle vecchie e nuove povertà”.

E conclude: “Considerato che saranno il Sindaco ed i Servizi Sociali a gestire direttamente queste somme, individuando chi ne ha diritto e le modalità di intervento, in qualità di consigliere comunale e nell’interesse di tutti i cittadini attenzionerò e vigilerò affinchè tutto avvenga con le massima celerità, coerenza e trasparenza”.