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Sono dovuti intervenire i poliziotti della Questura di Agrigento per sedare una furibonda lite scoppiata tra due ex coniugi agrigentini (lui 40 anni, lei 34) in pieno centro storico e più precisamente in via Atenea.

Alla base del litigio sarebbe stata la volontà di vedere la figlia da parte del primo, e quindi, del diritto di visita e il diniego della madre perché impaurita del fatto che la propria figlia corresse il rischio di essere contagiata del coronavirus.

A chiamare le Forze dell’Ordine è stato il padre della bambina vedendosi privato del proprio diritto di visita che, a sua detta agli agenti, non vedeva da un mese. I poliziotti, comunque, sono riusciti a riportare la calma.

Anche il giorno prima, sempre per lo stesso motivo, erano intervenuti i Carabinieri. Il risultato però è stato sempre lo stesso.

La mamma è terrorizzata dal fatto che la figlia possa contrarre il virus.

QUESTA LA LETTERA

Mi chiamo Francesca Liberto e sono la figlia dei Sigg.ri Liberto Carmelo classe 1933 e Di Lucia Giuseppa classe 1936, entrambi di Ribera (Ag), e ritengo doveroso rappresentare una gravissima situazione che ha riguardato i miei cari genitori.

Sin dal 19 marzo 2020, in seguito al risultato positivo al Covid-19 del tampone effettuato su mio padre il giorno prima presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Ribera, dove era stato portato a causa delle precarie condizioni di salute in data 17 marzo, e tristemente noto alle cronache come il primo deceduto con coronavirus a Ribera, dopo aver contratto il virus presso il Nosocomio di Sciacca dove era stato ricoverato dal 28 febbraio 2020 al 7 marzo presso il reparto di Medicina Generale, (ma di questo si parlerà in altra sede), noi familiari siamo stati posti in quarantena e costantemente in contatto con il medico di famiglia e con il Dott. Giuseppe Tortorici, del Servizio Igiene Pubblica del Comune di Ribera.

Nei giorni del 21 e 22 e soprattutto dal 23 marzo mia madre ha avuto la febbre altissima (oltre 38,5 e con punte fino a 39,5) con tremori, brividi, astenia e difficoltà varie, mentre i farmaci prescritti (tachipirina) avevano un effetto molto blando.

Giorno 24 marzo ho comunicato al medico di famiglia ed al Dott. Tortorici che mia madre stava peggiorando, che la febbre era sempre molto alta e soprattutto aveva forti brividi che la scuotevano tutta e versava in uno stato di ingravescente malessere.

Su consiglio di entrambi i medici provvedevo pertanto di prima mattina a contattare il 118 essendo ormai chiaro che si trattava di infezione da Covid-19, ma l’operatore del 118 (pure in malo modo) mi diceva che bisognava “parlare” al medico di famiglia e quest’ultimo, sempre più allarmato perché consapevole per la situazione di impasse, mi invitava a ricontattare il Dott. Tortorici, perché anche lui si trovava in quarantena precauzionale dopo aver visitato a casa mio padre.

Contattavo quindi il Dott, Tortorici, il quale si attivava per richiedere con urgenza il necessario ricovero e di lì a poco in effetti arrivava l’ambulanza del 118, che verso le ore 10,00 prelevava mia madre per portarla prima presso il Nosocomio di Sciacca al fine di stabilizzarla e, conseguentemente, presso l’Ospedale di Marsala, per il successivo ricovero nel reparto dedicato ai pazienti Covid-19.

Sennonché verso le ore 11:30 ricevevo una telefonata direttamente da mia madre, con la quale la stessa mi comunicava che l’ambulanza la stava riportando a casa senza alcun tipo di cura, presidio o cautela medico-sanitaria.

Poco dopo venivo contattata del Dott. Tortorici il quale mi rappresentava che al pre-triage di Sciacca, ove mia madre era stata portata, le avevano soltanto controllato i parametri (temperatura e saturazione dell’ossigeno nel sangue) e che sulla base di essi era stato deciso di non ricoverarla in quanto l’Ospedale di Marsala aveva rifiutato il ricovero in assenza di un tampone faringeo positivo.

Gravissima risulta la circostanza che il medico di turno che aveva presa in carico mia mamma al pre-triage non aveva ritenuto necessario effettuare il tampone previsto in questi casi, né effettuare alcuna radiografia al torace né, per quanto a mia conoscenza, fare analizzare il sangue prelevato dal medico dell’ambulanza, il quale è stato l’unico ad avvicinarsi alla paziente nel tempo in cui la stessa è rimasta a bordo dell’ambulanza, senza nemmeno essere portata all’interno del Nosocomio saccense.

Incredibilmente quindi, contravvenendo ai protocolli sanitari, agli obblighi di legge, alle disposizioni emanate dagli Organi sanitari e financo al buon senso, mia madre veniva riportata presso la propria abitazione senza alcun presidio medico o sostegno terapeutico, per modo che la febbre continuava a salire, fino a toccare i 39,1 e oltre.

Il successivo 25 marzo la temperatura corporea era sempre molto alta, mia madre era sempre più in affanno, presentando tremori e forti brividi e addirittura nella notte fra il 25 e 26 marzo la febbre toccava la preoccupate punta di 39,7.

Benché a partire da tale momento e grazie alla mia assistenza continua ed all’antibiotico che di concerto il medico di famiglia ed il Dott. Tortorici avevano deciso di somministrare, anche a causa della discesa della saturazione al di sotto del range normale (che è di 90%), la situazione è andata leggermente migliorando.

Giorno 26 marzo finalmente veniva effettuato il tampone faringeo domiciliare, contestualmente a quello della sottoscritta che risultava negativo, come comunicatomi telefonicamente il lunedì successivo.

Contrariamente al risultato del tampone di mia madre, del quale ancora a tutt’oggi non sappiamo nulla ed in relazione al quale mi premuravo di inviare una richiesta a mezzo pec, in ultimo al Direttore Sanitario F.F. dell’ASP di Agrigento Dr. Alessandro Mazzara, per richiederne esiti e copia dei risultati, dal che deriva una inaccettabile incertezza in ordine alla fine della quarantena di mia madre, oltre che del conseguente mio rientro (in sicurezza) in seno alla mia famiglia, composta oltre che da me e mio marito, anche da due figli minori.

Oltre ad essere incredibile quanto capitato a mia madre, per non parlare di quanto successo a mio padre che si era recato presso l’Ospedale di Sciacca per essere curato e ne è uscito infetto e compromesso (dopo un primo tampone eseguito il 6 marzo con risultato negativo) tanto che poi spirava presso l’Ospedale di Enna privo della presenza e del conforto dei suoi cari, risulta inaccettabile che coloro che risultano preposti alla cura e alla tutela della salute dei cittadini abbiano posto in essere gravi condotte sicuramente illecite ed irresponsabili, sotto diversi e graduati profili e del tutto inadeguate sotto l’aspetto gestionale, medico e umano.

Per questi motivi ritengo doveroso far sapere come, il Sistema Sanitario locale opera, e cosa viene omesso nei Presidi sanitari ove regna un silenzio assordante e per certi versi reticente da parte dei responsabili della Sanità pubblica, quasi che il non parlarne esorcizzi l’esistenza di un grave problema di inadeguatezza di uomini, strutture e presidi, pur essendo consapevole che la maggior parte degli addetti sia all’altezza dei propri compiti e, come in ogni guerra, che oltre agli eroi vi sono i pavidi, gli incapaci e gli inadatti.

È chiaro che sono addolorata in primo luogo per la perdita del mio caro padre e per la situazione che la mia famiglia ha vissuto e continua a vivere, così come sono preoccupata per le condizioni di salute di mia madre, tuttavia sono parimenti angosciata per quello che malauguratamente potrebbe succedere se la situazione sanitaria precipitasse nel pericolo di una espansione dell’epidemia nei confronti della collettività, degli anziani come dei più giovani, con le strutture e taluni preposti che ci ritroviamo.

Ecco perché mi riservo di tutelare le ragioni e i diritti di mia madre e di mio padre avanti alle sedi competenti, sia per evitare che in futuro possa capitare ad altri quanto successo a noi, sia per fare ascrivere le correlative responsabilità agli gnorri o incapaci di turno.
Ribera, 6 aprile 2020
Francesca Liberto

Lo scorso 25 marzo l’Azienda Ospedaliera di Agrigento, attraverso un avviso, aveva chiesto la disponibilità anche alle strutture alberghiere di mettere eventualmente a disposizione i propri locali da destinare ai soggetti in quarantena.

A tale avviso ha risposto l’Hotel Akrabello del Villaggio Mosè, il quale, a partire dai prossimi giorni, metterà a disposizione la struttura che dovrà ospitare i soggetti appena dimessi dall’ospedale, anche positivi ma non in condizioni gravi, e che quindi non necessitano di trascorrere il tempo della quarantena in ospedale.

I Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Palermo, con il supporto del personale della Compagnia di Alcamo, nell’ambito dei servizi finalizzati ad accertare il rispetto delle norme sul contrasto alla diffusione del contagio da “Covid-19”, a conclusione di ispezione igienico sanitaria eseguita presso una ditta che fornisce servizi alle imprese, sita in Alcamo, hanno proceduto al sequestro amministrativo di 100 mascherine protettive.

Dai controlli effettuati dai militari operanti, i citati dispositivi di protezione individuale non sono risultati conformi alle vigenti norme in quanto privi delle indicazioni obbligatorie ed accompagnati da un certificato di conformità, rilasciato da organismo notificato europeo, in favore di un produttore diverso da quello che li ha realizzati. Nello stesso tempo, il legale rappresentante dell’azienda non si è premurato di attivare le procedure di deroga previste dalle norme emergenziali attualmente in vigore, che prevedono l’invio di una autocertificazione all’Istituto Superiore di Sanità per dichiarare il rispetto dei requisiti dei manufatti con il successivo invio della documentazione per la validazione.

Il legale responsabile della ditta è stato segnalato alla Camera di Commercio, in quanto Autorità Amministrativa competente, e dovrà corrispondere al pagamento di una sanzione amministrativa per complessive ventotto mila euro, oltre a provvedere al ritiro dal mercato di 14.900 mascherine già commercializzate, facenti parte della medesima fornitura di quelle sottoposte a sequestro.

Questi i casi di coronavirus riscontrati nelle varie province dell’Isola, aggiornati a poco fa.
Questa la divisione degli attuali positivi nelle varie province:
Agrigento, 104     5 casi in più rispetto a ieri  (0 ricoverati, 2 guariti e 1 deceduto);
Caltanissetta, 91 (23, 4, 7);
Catania, 525 (153, 23, 46);
Enna, 270 (170, 1, 13);
Messina, 314 (138, 15, 24);
Palermo, 258 (73, 29, 12);
Ragusa, 41 (7, 4, 3);
Siracusa, 77 (44, 25, 7);
Trapani, 94 (24, 1, 3).

“ Ringrazio la Direzione Provinciale di Poste Italiane che con grande senso di responsabilità, nonostante le difficoltà del momento, ha ascoltato le mie richieste riguardanti la riapertura degli uffici postali di VILLASETA  e MONTAPERTO ”

Lo stesso Consigliere esponente del Gruppo Uniti per la Città, afferma  “ Seppur l’apertura degli uffici sia drasticamente ridotta (molto probabilmente 2 giorni la succursale di  Villaseta MERCOLEDI’ E VENERDI’ – 1 giorno la succursale di Montaperto solo IL VENERDI’ ) è comunque una risposta concreta ed utile alle esigenza di tanti cittadini soprattutto appartenenti alle fasce deboli come i  pensionati e i  disabili .”

 Vullo Continua “ Sono soddisfatto che Poste Italiane abbia ascoltato il mio appello ma nello stesso tempo occorre garantire la sicurezza e il corretto svolgimento delle attività di servizio postale, che alla luce della lunga chiusura sarà prevedibile un flusso maggiore di utenti, magari attraverso la presenza delle forze di polizia locale  che garantirebbero le opportune distanze di sicurezza, venendo incontro e dando manforte,  allo svolgimento in serenità dell’attività degli sportellisti di poste italiane, il tutto al fine di evitare occasioni di contagio “

Invito pertanto il Sindaco a Valutare la possibilità di coordinare le forze di polizia locale o chiedendo l’ausilio delle forze dell’ordine durante le ore di apertura degli uffici garantendo la giusta sicurezza e un servizio più possibile sereno per tutti”.

A dichiararlo il consigliere comunale Marco Vullo.

“Se ne è andato silenzioso e mite cosi come aveva vissuto. Giovanni Messina è stato un animatore e uomo di sport . Lo sport come strumento pedagogico . Lo sport come funzione di crescita civile. Ero andato a trovarlo per Natale nella sua casa di San Michele nel nostro centro storico.  Provato dalla malattia ma attaccato alla vita . La citta perde un suo figlio buono. Ciao Giovanni!”..

Coronavirus: l’aggiornamento in Sicilia, 1.774 attuali positivi e 104 guariti++
Questo il quadro riepilogativo della situazione nell’Isola, aggiornato alle ore 17 di oggi (domenica 5 aprile), in merito all’emergenza Coronavirus, così come comunicato dalla Regione Siciliana all’Unità di crisi nazionale. Dall’inizio dei controlli, i tamponi effettuati sono stati 21.904 (+2.008 rispetto a ieri).
Di questi sono risultati positivi 1.994 (+62), mentre, attualmente, sono ancora contagiate 1.774 persone (+48, rispetto a ieri).
Sono ricoverati 632 pazienti (+5), di cui 76 in terapia intensiva (+2), mentre 1.142 (+43) sono in isolamento domiciliare104 guariti (+9) e 116 deceduti (+5).

Risulta alla scrivente O. S. che gli operatori di PL si trovano in una situazione di forte disagio.

Questa O. S. ha più volte evidenziato l’emergenza che vede impegnati i suddetti lavoratori nello svolgimento delle funzioni di controllo e di contenimento dell’emergenza COVID 19, e che gli stessi spesso operano senza la dovuta garanzia e tutela della salute e sicurezza, pur essendo ogni giorno impegnati sul campo.

La Circolare del Ministero della Salute del 24.03.2020, ribadisce che le forze dell’ordine, tra le quali viene espressamente indicata la presenza degli operatori di PL, devono utilizzare DPI, adeguati alla tipologia di intervento effettuato in questa grave emergenza.

Risulta che le autovetture di servizio non siano state mai sanificazione.

Secondo la Funzione Pubblica CGIL va pianificata con massima attenzione, da parte delle istituzioni preposte a livello territoriale e locale, la procedura affinché si dia una puntuale attivazione a quanto stabilito dalla suindicata circolare.

Si ribadisce, altresì che gli operatori di PL di Agrigento “svolgono le stesse funzioni delle altre forze dell’ordine e tale circostanza deve essere considerata nell’ambito di valutazione del rischio e devono essere applicate analoghe misure di prevenzione e protezione.

Nonostante ciò non si riesce a dare opportuna e necessaria sicurezza e serenità al personale chiamato a svolgere servizi essenziali ed indifferibili, in quanto sono scarse ed alle volte inesistenti le forniture dei richiamati dispositivi.

Inoltre la maggior parte degli operatori di P. L. hanno un contratto part-time per cui è stato chiesto l’adeguamento orario.

In questa situazione ci si aspetterebbe che il dirigente di settore si impegnasse a mettere in atto tutte le procedure per assicurare da un lato la fornitura dei migliori strumenti di sicurezza DPI e continua sanificazione degli ambienti di lavoro e delle autovetture di servizio e dall’altro la richiesta all’Amministrazione di procedere alla trasformazione dei contratti di lavoro, come più volte richiesto dalla scrivente, allo scopo di affrontare con più efficacia l’emergenza sanitaria in atto.

A questo proposito bisogna precisare che il Decreto sicurezza prevede una deroga alle assunzioni nella Pubblica amministrazione rivolta al potenziamento degli organici della polizia locale.

Invece in questa drammatica situazione di parziale deroga alle regole contrattuali questi lavoratori, si vedono recapitare via mail la direttiva n. 22081 del 03.04.2020 , nella quale si dispone che da lunedì p.v. la presenza dei suddetti lavoratori sarà tenuta attraverso l’utilizzo del sistema del badge e non più attraverso una verifica manuale.

Questa scelta, operata senza confronto sindacale, viene considerata dalla scrivente O. S., come sopra evidenziato, non urgente e, soprattutto, si verificherebbe un ulteriore assembramento per la presenza dei lavoratori che devono entrare e quelli che devono smontare dal servizio, sconsigliata in questo momento di distanziamento sociale, non tiene conto della peculiare funzione della Polizia Locale soprattutto in un momento così delicato ed emergenziale, che pone questi lavoratori in situazioni di notevole pericolo.

Di certo crediamo che si sia effettuata l ennesima azione mortificante, nei riguardi degli operatori della PL, già abbastanza penalizzati e più volte esclusi, dalla possibilità di percepire il dovuto trattamento accessorio.