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A Lampedusa 14 tunisini, appena sbarcati, sono stati rintracciati sulla terraferma, nei pressi dell’isola dei Conigli. Tra di loro vi è anche una donna. I migranti sono stati condotti al molo Favarolo per i primi controlli sanitari, e poi trasferiti nell’hotspot in contrada Imbriacola, sgomberato al mattino di oggi. I 79 tunisini presenti, infatti, sono stati imbarcati sul traghetto di linea con destinazione Porto Empedocle.

Rimane il solito problema; a quanto pare di questi sbarchi autonomi (esclusi quelli che vengono soccorsi) ce ne saranno tanti altri nelle prossime ore. La situazione a Lampedusa si è fatta incandescente.

Nella notte, il simbolo dell’accoglienza delle Pelagie, la famosissima Porta d”Europa, è stata incartata, imballata e chiusa. Un segno di protesta come dire che adesso quella porta deve rimanere chiusa.

La situazione è al tracollo.

 

Il boss ergastolano Pietro Puglisi, genero dello storico capomafia deceduto, Giuseppe Pulvirenti, conosciuto come ‘U Malpassotu’, prima di essere posto al 41 bis, avrebbe impartito ordini dal carcere per gestione del clan a Belpasso, una volta Malupasso, così come è stata denominata un’operazione condotta oggi dai Carabinieri, e che si è estesa anche ad altri Comuni etnei. I militari del Comando provinciale di Catania, su delega della Procura Distrettuale etnea, hanno eseguito su tutto il territorio nazionale un’ordinanza di custodia cautelare emessa a carico di 20 persone. I reati ipotizzati, a vario titolo, sono associazione mafiosa, estorsione, ricettazione, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti. L’organizzazione colpita dall’operazione è legata a Cosa Nostra catanese rappresentata dalla cosca Santapaola-Ercolano e sarebbe stata diretta dalla ‘famiglia’ di Pietro Puglisi.

Si avvia a conclusione, dopo quasi un ventennio, la messa in sicurezza del cimitero comunale di Sant’Angelo Muxaro, nell’Agrigentino. Dopo le verifiche post gara, l’Ufficio contro il dissesto idrogeologico, guidato dal presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, ha infatti ufficialmente assegnato i lavori di consolidamento anche del versante nord-est del costone roccioso che sovrasta loculi e tombe gentilizie.
A eseguirli sarà l’associazione temporanea di imprese Cesi-DinamicGeo srl di Trento. Risalgono agli inizi del Duemila i primi crolli che, oltre a certificare l’allarmante fragilità dei pendii rocciosi, costrinsero l’amministrazione cittadina a emettere un’ordinanza di chiusura per diversi mesi. Adesso potrà finalmente essere assicurata, così come chiesto a gran voce in questi anni dai cittadini, una piena fruibilità dell’intera area cimiteriale.
L’intervento della Struttura commissariale diretta da Maurizio Croce, che ha stanziato tre milioni e mezzo di euro, consentirà infatti di togliere i sigilli a quelle zone rimaste interdette al pubblico per motivi di sicurezza.

Sono sbarcati ieri sera a Porto Empedocle sulla nave Sansovino provenienti da Lampedusa 95 migranti tunisini, tra cui 3 minori. Dopo i controlli dei carabinieri e polizia sono stati accompagnati sulla Moby Zazà che nel frattempo li aspettava dentro il porto empedoclino. I nuovi sbarcati, che purtroppo non saranno gli ultimi, adesso trascorreranno la quarantena di 14 giorni anti Covid 19 a bordo della Moby Zazà dove certamente non soffriranno le pene dell’inferno.  Rimane semmai da capire dove verranno sistemati dopo avere effettuato la quarantena. d

Nelle ultime settimane il numero degli sbarchi ha avuto un aumento costante che ha messo in allarme Capitaneria, Guardia Costiera e la Polizia e la Finanza.

 

 

La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo aveva chiesto la confisca dei beni e la sorveglianza speciale perché ritenuto socialmente pericoloso.

La sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Agrigento, presieduta dalla giudice Wilma Angela Mazzara ha rigettato la richiesta.

Si tratta di Angelo Alaimo, 63 anni di Castrofilippo, dapprima coinvolto e poi assolto nell’operazione denominata “Family” che vide, all’epoca dei fatti, anche l’arresto dell’allora sindaco del Comune agrigentino.

E’ stato accertato che la condizione patrimoniale dell’Alaimo fosse in congruenza con le sua attività lavorative svolte che sono state controllate anche nel periodo antecedente all’operazione “Family”.

La Provincia di Agrigento annuncia che da oggi è nuovamente fruibile la strada provinciale numero 22 Stazione Campofranco– Cozzo Disi – Casteltermini, chiusa al traffico dal febbraio del 2017 dal km 1+050 al km 2+430 a seguito del distacco da un costone sulla carreggiata di un grosso masso di circa 30 metri cubi e di materiale roccioso. Al mattino di oggi, nel corso di una cerimonia ufficiale, la strada provinciale 22 è stata restituita alla collettività a termine dei lavori finanziati dalla Regione per circa 800mila euro. Presenti, fra gli altri, sono stati il Commissario straordinario del Comune di Casteltermini Giuseppe Garofalo, il direttore dei lavori Michelangelo Di Carlo, il geologo Roberto Bonfiglio, il Responsabile unico del procedimento Gerlando Spirio, il geometra Giuseppe Mattaliano, il vice comandante della Polizia provinciale Salvatore Lombardo e il dirigente del settore Infrastrutture della Provincia di Agrigento Ignazio Gennaro.

Sarebbero positivi al coronavirus quattro sanitari in servizio a Licata, all’ospedale “San Giacomo d’Altopasso”. Si tratta di un medico e di tre infermieri. L’esito del primo tampone è risultato positivo. Precauzionalmente però sarà eseguito un secondo tampone per avere certezza ed evitare quanto accaduto all’ospedale di Agrigento dove il secondo tampone ha smentito la positività di altri quattro sanitari rilevata dal primo tampone.

È stato fatto uno straordinario il ritrovamento di una colonia di “fratino” nel territorio di Ribera (AG).

Il fratino è un minuscolo trampoliere che arriva dall’Africa, inserito tra le specie da tutelare dalla Direttiva UE “Uccelli”, ed è l’emblema dello stato di conservazione delle nostre spiagge e anche simbolo dello stretto legame tra le abitudini dell’uomo e i delicati equilibri della biodiversità.

Se una spiaggia è in cattivo stato di conservazione, inquinata e degradata, oppure livellata dalle ruspe, difficilmente sarà visitata da questo splendido piccolo trampoliere. Al contrario, la presenza di un nido di fratino è sempre un ottimo segnale dello stato di salute di un ambiente marino e di una spiaggia correttamente tutelata e conservata.

In Italia si registrano ogni anno dalle 1500 alle 1800 coppie nidificanti, ma dal 1993 al 2010 la popolazione svernante è diminuita del 50%, per questo il WWF ha istituito una apposita “Rete fratino” che ne tutela l’incolumità.

Ma andiamo ai fatti e vediamo cos’è accaduto.

Una coppia di escursionisti agrigentini trova un piccolo batuffolo di tenerezza, in forma di uccellino apparentemente disperso, in una spiaggia di Ribera dove si confonde tra i sassi.

È un attimo. L’istinto di salvare un pulcino da una fine crudele spinge i due ragazzi a trattenerlo per cercare aiuto presso le strutture pubbliche, ma è domenica ed è difficile trovare aiuto.

Per fortuna incontrano quattro ragazze del posto, Valentina Lupo, Francesca Tavormina, Maria Carmela e Tiziana Bacino, che prontamente telefonano al presidente del WWF Sicilia Area Mediterranea, Giuseppe Mazzotta, che abita proprio a Ribera.

Ci si accorda per il da farsi e prontamente il piccolo pullo (non sa volare) viene portato al presidente Mazzotta, che nel frattempo si era informato per capire poter agire consapevolmente.

Ad una attenta osservazione si constata che il piccolo è in buone condizioni di salute, pertanto consultato l’operatore del Centro Recupero Fauna Selvatica Dino Valenti, l’Ispettore Superiore in congedo del Corpo Forestale Franco Messana, il responsabile della rete fratino locale WWF Gino Galia e quello nazionale Luigi Agresti, si conviene di riportare immediatamente sul luogo del ritrovamento l’animale.

Mazzotta chiama l’amico Giuseppe Scorsone, volontario WWF e vicepresidente dell’associazione Misilcassim, e si reca nella zona dove il fratino è stato prelevato, mettendosi a cercare la mamma dell’uccellino.

Si ha un cenno di risposta ai richiami incessanti che il piccolo ha ripetuto per tutto il tempo in cui è stato trattenuto da noi umani, così i due volontari hanno liberato il piccolo fratino, che vispamente si è messo a saltellare verso un canneto, dove ad attenderlo ci sarà stata la famigliola, che ci piace immaginare riunita e cinguettante.

Auguri natura. Auguri bellezza. Auguri alle persone che danno una mano alla natura, alla tutela della biodiversità, al mondo, al pianeta.

E Valentina ci ha scritto “La sensazione che si prova a rispettare e ad amare la natura è davvero unica e speciale”.

Ad Agrigento, il 22 maggio del 2019, al palazzo di giustizia, la giudice per le udienze preliminari del Tribunale, Alessandra Vella, a conclusione del giudizio abbreviato, ha inflitto 8 anni di reclusione per tentato omicidio a carico di James Burgio, 28 anni, di Porto Empedocle, arrestato il 23 luglio del 2018 dalla Squadra Mobile perché ritenuto responsabile di avere sparato la sera del 21 luglio contro un pescatore, Angelo Marino, 30 anni, al porto di Porto Empedocle, e di avere rivolto la pistola, che però si è inceppata, contro Riccardo Volpe, 28 anni, di Realmonte, cugino di Angelo Marino.

Burgio è stato condannato per il primo episodio, ed è stato invece assolto per il secondo, “perchè il fatto non sussiste”. Ebbene, adesso la Corte d’Appello di Palermo ha riformato la sentenza di primo grado, ha derubricato il reato di tentato omicidio in lesioni, e ha ridotto a 4 anni di reclusione la condanna a carico di Burgio,

Nella provincia di Enna la Guardia di Finanza ha denunciato 36 imprenditori che si sarebbero dichiarati indigenti mentre, in realtà, avrebbero percepito contributi dall’Unione Europea previsti dalla Politica agricola comunitaria (la cosiddetta Pac) per decine di migliaia di euro, ottenendo indebitamente il reddito di cittadinanza che in alcuni casi ha superato i 1.200 euro. In particolare le Fiamme gialle di Nicosia hanno condotto un’operazione denominata “Inside” che ha controllato a setaccio 7.600 beneficiari di contributi dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (l’Agea). Sono state avviate le operazioni per la revoca del beneficio e il recupero, affidato all’Inps, di circa 200mila euro percepiti indebitamente.