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Che dal 2015 Agrigento, in particolare San Leone, sia tornata ad essere tra le mete più gettonate della movida dopo un lungo periodo di morte civile, è evidente a tutti. Potrebbe essere solo un fatto più che positivo l’essere preferiti ad altre località, se non fosse che, purtroppo, ci sono  ragazzi indisciplinati, che arrivano anche dell’hinterland, che non hanno rispetto né per le aree pubbliche né per i residenti.  “Questa settimana – dichiara il sindaco di Agrigento, Lillo Firetto – avevo rivolto un appello al senso di responsabilità, a mantenere il decoro e a non fare schiamazzi notturni. Purtroppo mi sono pervenute segnalazioni da tanti concittadini  ed esercenti da tutto il litorale: si sono verificati puntualmente spettacoli indecenti di schiamazzi notturni e quel che si è offerto alla vista dopo la movida è stata la vergognosa esposizione di bottiglie abbandonate e di rifiuti abbandonati di ogni genere. Siamo costretti a intervenire per  fissare nuove regole sulla  vendita di bevande in bottiglia e il consumo nella pubblica via – conclude il Sindaco. – Purtroppo gli appelli alla responsabilità, com’ è fin troppo evidente, hanno effetto lento”.

La Procura della Repubblica di Agrigento ha avviato una indagine per accertare eventuali responsabilità nella morte di una neonata, spirata ieri durante il trasferimento in ambulanza dall’ospedale di Canicattì a quello di Agrigento, dove c’è il reparto Utin. Disposta l’autopsia sul corpicino della piccola. La piccola era venuta al mondo, giovedì scorso, con un parto cesareo praticato all’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì. Subito dopo sarebbe stato disposto il trasferimento della neonata verso l’Utin (la Terapia intensiva neonatale) dell’ospedale del capoluogo. La piccola è stata caricata su un’autoambulanza che, in emergenza, avrebbe dovuto raggiungere contrada Consolida ad Agrigento. Ma durante il tragitto, il cuoricino della neonata s’è fermato. Le indagini dovranno chiarire cosa sia accaduto.

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, la pubblico ministero, Emiliana Busto, ha chiesto alla Corte d’Assise la condanna a 25 anni di carcere a carico di Anisoara Lupescu, la donna originaria della Romania imputata, col marito Vasile Lupascu, 44 anni, e il figlio Vladut Vasile Lupascu, 19 anni, già condannati in primo grado col rito abbreviato a 30 anni di carcere ciascuno, di avere concorso nell’omicidio di Pinau Constantin, 37 anni, loro connazionale romeno, massacrato a colpi di zappa e di bastone in un agguato l’8 luglio del 2018 a Naro. Il movente sarebbe da ricercare in dissidi tra le due famiglie. La sentenza è attesa la prossima settimana.

Nel 2016, l’impresa G.B, capogruppo aggiudicataria della gara d’appalto esperita nel maggio del 1991 dal Comune di Castrofilippo per i lavori di costruzione della strada comunale “Cuba”, si era rivolta al Tribunale di Agrigento per ottenere dall’Amministrazione Comunale il pagamento delle maggiori somme dovute per dei lavori suppletivi eseguiti dalla propria impresa durante l’esecuzione dell’appalto.
Durante la realizzazione delle opere, infatti, era stata riscontrata la necessità di eseguire nuovi lavori non previsti nell’originario progetto con relativa variazione dei prezzi concordata, in un primo tempo, fra l’impresa appaltatrice e la direzione dei lavori, salvo poi esser sostituita da un nuovo atto di sottomissione e concordamento di nuovi prezzi a seguito delle decurtazioni di prezzo attuate dal Genio Civile di Agrigento con il parere di competenza espresso sulla Perizia di Variante e Suppletiva; atto che veniva pertanto sottoscritto con riserva dall’impresa appaltatrice proprio con riguardo alla riduzione dei nuovi prezzi conseguente al citato parere del Genio Civile.
Nel 1993, i lavori venivano ultimati entro il termine utile contrattuale e, nel 2008, veniva eseguito il collaudo dei lavori sottoscritto, sempre con riserva, dall’impresa appaltatrice.
Alla luce di ciò, nel 2016, otto anni dopo il collaudo e ventiquattro dopo la conclusione dei lavori, la medesima impresa decideva di agire in giudizio al fine di vedere riconosciuto il proprio diritto al pagamento dei nuovi prezzi in luogo di quelli ridotti oggetto della riserva, nonché l’accertamento dell’inadempimento del Comune di Castrofilippo rispetto agli obblighi contrattualmente assunti ed a quelli imposti per legge, ivi incluso anche il ritardo nella collaudazione delle opere ed il ritardo nel pagamento della rata di saldo.
Si costituiva in giudizio il Comune di Castrofilippo chiamando in causa gli allora direttori dei lavori appaltati – Arch. Rosario Serravillo e Ing. Vincenzo Di Rosa – ritenuti responsabili della pretesa creditoria azionata dall’impresa G.B. per aver sottoscritto il primo verbale di concordamento dei nuovi prezzi poi decurtati in adempimento della rettifica apportata dal Genio Civile, e dai quali il Comune convenuto pretendeva, mediante chiamata di terzo in giudizio, di essere tenuto indenne in caso di positivo accoglimento delle richieste dell’impresa appaltatrice.
Comparivano pertanto in giudizio, l’Arch. Rosario Serravillo, difeso dall’Avv. Assunta Di Matteo e l’Ing. Vincenzo Di Rosa, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, eccependo tra l’altro la prescrizione, oltre che l’infondatezza, di ogni azione e/o pretesa riconducibile al proprio operato nell’espletamento dell’incarico adempiuto con la dovuta diligenza e nel pieno rispetto della normativa all’epoca vigente.
L’Avv. Rubino, precisava, inoltre, come lo stesso direttore dei lavori avesse abbandonato il proprio incarico di direttore dei lavori dall’ottobre 1992 per recesso irrevocabile, né successivamente avesse mai ricevuto alcuna contestazione da parte del Comune di Castrofilippo sul suo operato, né alcuna richiesta di risarcimento in merito all’incarico espletato per l’appalto in questione era mai allo stesso pervenuta né da parte dell’Amministrazione né da qualunque altro soggetto.
Il Tribunale di Agrigento ha condannato il Comune di Castrofilippo al pagamento delle somme richieste dall’impresa appaltatrice e, in accoglimento delle difese spiegate dai legali dell’Arch. Serravillo e dell’Ing. Di Rosa – gli Avv.ti Assunta Di Matteo e Girolamo Rubino – ha rigettato la “domanda di manleva” spiegata dal Comune nei confronti dei terzi chiamati, riconoscendo l’assenza di negligenza da parte della Direzione dei Lavori.
Con la medesima pronuncia, il Tribunale di Agrigento ha inoltre condannato l’Amministrazione comunale al rimborso delle spese processuali anche in favore di questi ultimi.
Pertanto, in attesa della definizione del giudizio di appello instaurato dal Comune di Castrofilippo avverso la superiore sentenza resa dal Tribunale di Agrigento, l’Amministrazione Comunale dovrà comunque provvedere alla refusione delle spese del giudizio di primo grado, atteso il rigetto della richiesta di sospensione degli effetti della sentenza impugnata – e quindi la piena esecutività della stessa – con riferimento al pagamento delle spese di lite in favore dell’Arch. Serravillo e dell’Ing. Di Rosa.

Giungeranno tra poco a Porto Empedocle i 49 tunisini soccorsi ieri, da Guardia costiera e Guardia di finanza, davanti Lampedusa. I migranti, per decisione del ministero dell’Interno, subito dopo lo sbarco dal traghetto “Sansovino” verranno imbarcati sulla nave-quarantena “Moby Zazà” che si posizionerà (salvo maltempo)in rada dinanzi Porto Empedocle.

Era da alcuni giorni che la nave non accoglieva migranti, per garantire l’ordine pubblico, dopo che un tunisino si lanciò in mare dal sesto ponte dell’imbarcazione, morendo annegato nel tentativo di fuggire. La Zazà sarà monitorata dalle motovedette della Capitaneria di Porto.

La drammatica emergenza che ha investito il paese ha posto come priorità nel nostro nuovo modo di vivere la tutela della salute, nella maniera di gestire ed organizzare il lavoro.

La tutela della salute degli studenti e del personale della scuola implica che la riapertura delle istituzioni scolastiche a settembre deve avvenire assicurando a tutti le indispensabili condizioni di sicurezza. In riferimento alla complessità e all’estrema importanza delle problematiche legate appunto alla sicurezza, alla riqualificazione dell’edilizia scolastica, dell’organizzazione della didattica, dell’organizzazione del lavoro e sulla rivisitazione degli aspetti normativi e contrattuali ricadenti sul rapporto di lavoro del personale, non c’è un’idea comune da parte dei responsabili delle politiche della scuola.  Bisogna evidenziare in tal senso la confusione da parte del Governo su come e quando far ripartire la scuola. Questo stato di indeterminatezza e di incertezza si ripercuote inevitabilmente sugli studenti, sulle famiglie e sugli operatori scolastici che rappresentano uno stato di isolamento e di disorientamento per quello che ci attende.

Le OO.SS unitariamente, nell’incontro del 4 giugno scorso alla presenza del Presidente del Consiglio dei Ministri i Sindacati hanno ribadito la necessità di definire urgentemente delle linee guida nazionali, che devono tenere conto della tipicità di un ambiente di lavoro come quello della scuola che non è assimilabile ad un semplice ufficio pubblico, per la tipologia del lavoro e per la propria specificità così come si è fatto nelle settimane scorse con i protocolli di sicurezza, puntuali e dettagliati per tutti i luoghi di lavoro. La scuola pubblica della provincia di Agrigento coinvolge circa 61.000 alunni e circa 8700 operatori scolastici tra personale docente, ATA e dirigenti scolastici. Inoltre l’operatività dei plessi e delle sedi scolastiche determina un rilevante impatto in termini di movimento di persone, mezzi di trasporto, servizi e contatti sociali.

La scuola italiana si è trovata ad affrontare una sfida senza precedenti, quella di attuare il diritto all’istruzione , attraverso la modalità di didattica a distanza, che è stata un a didattica di natura emergenziale. E’ stato uno sforzo collettivo enorme fatto con generosità, intelligenza, professionalità e senso del dovere: dobbiamo esprimere tanta gratitudine  a tutti coloro che lo hanno prodotto: insegnanti, studenti, famiglie, personale ATA, dirigenti scolastici.

La DaD ha permesso, a scuole chiuse, di mantenere attivo il rapporto educativo con gli alunni, seppur con molti limiti ed in troppi casi, per carenza di strumentazione, ha accentuato squilibri e disuguaglianze, amplificando il fenomeno dell’abbandono scolastico e della dispersione scolastica, a danno delle fasce sociali più deboli e delle aree territoriali con maggiori criticità. Per questo auspichiamo che la DaD, se sarà necessario confermarla per motivi di sicurezza, sia residuale e fortemente integrata con la Didattica in Presenza.

A settembre vedremo rinascere un modello di scuola forzatamente diversa.

Dentro l’emergenza si potevano , si possono trovare ancora le  opportunità per cambiare una scuola invecchiata. Queste opportunità noi come sindacato in maniera unitaria le abbiamo ribadite con forza nel merito e nel metodo.

Difatti come OO. SS. abbiamo sollecitato continuamente l’Esecutivo intanto, sulla necessità di aprire un confronto approfondito e serio improntato all’ elaborazione di  un piano strategico per la ripartenza delle scuole che preveda le adeguate risorse in termini di personale e di strumenti e anche attraverso l’elaborazione di  documenti di analisi e proposte che hanno voluto costituire un costruttivo contributo al dibattito politico e sociale. Ma gli annunci e i proclami fatti dagli esponenti del governo non risultano essere contestualizzati agli aspetti reali in cui si trova la scuola pubblica italiana e rispetto a questo scenario, dobbiamo constatare che la scuola non è una priorità del Governo. La cosa certa è che gli edifici scolastici sono fatiscenti e per la maggior parte mancano dei requisiti della messa in sicurezza, le aule sono inadeguate,, il personale scolastico è insufficiente e malpagato, la tecnologia obsoleta. A questo si aggiunge la richiesta della sorveglianza sanitaria prevista dal DPCM del 18 maggio 2020 per tutto il personale scolastico che se da un lato vuole tutelare la sicurezza e l’incolumità dei lavoratori dall’altro però non chiarisce le conseguenze degli esiti degli accertamenti sanitari disposti dal medico competente destando tanta preoccupazione agli operatori della scuola.

L’emergenza sanitaria  che ha investito il Paese ha reso ancor più chiaro come una struttura fondamentale della convivenza civile e sociale, qual è la scuola pubblica, deve essere sostenuta  con forti politiche di investimento finalizzate ad assicurare misure di sicurezza attraverso l’ottimizzazione/implementazione degli spazi, dotazioni organiche adeguate, che siano opportunità di riqualificazione della scuola italiana.

Per ripartire nel modo giusto, occorre che al 1° settembre ogni scuola possa disporre in modo definito e stabile delle necessarie risorse sia di organico per tutti i profili professionali: docenti, personale ATA, dirigenti e sia per quanto riguarda l’edilizia scolastica.

– Risorse umane: occorre potenziare l’organico dei docenti non creando ancora di più precariato ma con un piano straordinario di assunzioni, come emergenziale è la situazione sanitaria, ma occorre anche potenziare l’organico ATA a partire da quello dei collaboratori scolastici ridotto al lumicino dopo i tagli succedutosi nel corso degli anni. Oggi non sono in grado nemmeno di assicurare la corretta pulizia quotidiana dei locali scolastici figuriamoci se dovranno procedere giornalmente alla sanificazione e alla sicurezza degli alunni. Occorre istituire in organico, e non come una tantum come è successo quest’anno e fino a giugno, la figura professionale  degli assistenti tecnici in tutti gli istituti comprensivi perché, proprio a causa dell’epidemia, sono diventate figure essenziali di supporto alla didattica, agli insegnanti e alla scuola in generale.

FINANZIAMENTI PER LA MESSA IN SICUREZZA DEGLI EDIFICI SCOLASTICI

Il Consiglio dei Ministri a seguito del D.L. 1/2020-L. 12/2020 ha ribadito che saranno i comuni ( per le scuole dell’infanzia, primaria e superiore di primo grado) e le provincie o ex (per le scuole secondarie di secondo grado) a provvedere alla messa in sicurezza degli edifici scolastici adeguandoli anche in funzione della crisi sanitaria dettata dal virus. Quindi dovranno provvedere affinchè  nelle aule vi sia il reale distanziamento sociale degli studenti e del personale: occorrono più aule. Rammentiamo che in questa provincia vi sono istituti superiori allocati in palazzi in affitto e/o ex conventi adibiti a scuole dell’infanzia o primaria. Come si muoveranno gli Enti locali, quali priorità metteranno in atto?. Ricordiamo che questa opportunità potrebbe anche risollevare l’atavica mancanza di  occupazione e che ora occorre maggiore vigilanza sull’impegno di spesa urgente che bisogna affrontare.

Altro aspetto di notevole rilevanza è rappresentato dal trasporto degli studenti. In tal senso è doveroso evidenziare che tantissimi alunni delle scuole superiori di secondo grado sono pendolari perché non tutti i comuni hanno scuole superiori e/o indirizzo qualificanti (come alberghieri, sanitari, agrari, licei musicali, ecc) Ci chiediamo con quali mezzi le ditte assicureranno il trasporto degli alunni visto che dovranno mantenere la distanza sociale anche in questi. Pertanto si rende necessario  intervenire presso le ditte di autotrasporti oggi chiedendo almeno il raddoppio delle corse considerato il sovraffollamento dei mezzi di trasporto a cui abbiamo assistito fino a prima che iniziasse la pandemia e che non si può più permettere viste le misure anticontagio. Per le motivazioni sopra enunciate l’8 giugno 2020 si è scelto di proclamare lo sciopero. Fare uno sciopero non è mai una scelta semplice per tanti motivi, ma arrivati a questo punto era necessario dare un segnale di forte contrasto al governo rispetto alle politiche scolastiche. Lo sciopero è stato indetto soprattutto  per le famiglie, gli studenti oltre che ovviamente per il personale della scuola.

L’esigenza di far ripartire la scuola con tutte le condizioni di sicurezza deve essere obiettivo comune di ognuno noi: studenti, famiglie, insegnanti, personale ata, dirigenti scolastici, soggetti istituzionali di tutti i livelli, associazioni. Salvaguardare e proteggere un diritto di cittadinanza sociale quale quello dell’istruzione, significa proteggere il futuro delle nuove generazioni. Ci sembra inutile ribadire che tutte queste contraddizioni se non riceveranno adeguate risposte ed in tempi celeri avremo un’inizio scolastico nel caos con evidenti ripercussioni sui primi cittadini chiamati ad adempiere agli aspetti sopra descritti. Certi, della Vostra sensibilità e di un pronto intervento per la vostra competenza anticipando la piena disponibilità anche ad un confronto con l’occasione si saluta cordialmente.

Nell’ambito del potenziamento dei servizi di vigilanza stradale per il contrasto alle violazioni ai limiti di velocità, tra le principali cause di incidenti stradali, la Sezione di Agrigento ha ripreso negli ultimi giorni, dopo la sospensione conseguente alla diffusione del contagio da covid-19 in Italia, specifici servizi in merito lungo la ss640, utilizzando il nuovo Telelaser TRUCAM, di ultima generazione, dotato di videocamera, in grado di generare brevi video, come prova a supporto delle infrazioni accertate.

In occasione dei servizi effettuati sono state accertate ben 12 contravvenzioni elevate ai sensi dell’art. 142 cds, per superamento dei limiti di velocità, con 10 veicoli sanzionati per superamento dei predetti limiti di oltre 40 kmh, e 3 veicoli sanzionati per superamento di oltre 80 kmh, con una velocità accertata massima di ben 201 kmh.

In totale sono stati decurtati 82 punti-patente, con 10 sanzioni che prevedono il ritiro della patente di guida.

Nel corso del fine settimana sono state elevate, altresì, 4 contravvenzioni per superamento dei limiti di velocità presso la postazione fissa in prossimità della Rotonda degli Scrittori, con una velocità massima rilevata di 82 kmh.

Soddisfazione è stata espressa dall’Amministrazione Comunale per la ripresa del mercato del venerdì in piazzale Ugo La Malfa. Stamane, fin dalle ore 6, Polizia Municipale, volontari, Croce Rossa, Protezione Civile comunale e provinciale, erano già sui luoghi per coordinare le attività mercatali e per la gestione ordinata degli ingressi con misurazione della temperatura. Operatori di Protezione Civile hanno anche distribuito le mascherine alle persone che ne erano sprovviste. Le bancarelle sono state installate tra corridoi ampi e ordinati, che hanno consentito il regolare flusso degli acquirenti. Grande collaborazione da parte di tutti i mercatisti che hanno rispettato le distanze e si sono muniti di gel disinfettante per le mani da mettere a disposizione del pubblico. Da segnare l’importante attività di controllo anti abusivismo commerciale operata dai Vigili Urbani che ha consentito il regolare svolgimento del mercato.

“In una fase di gravissima congiuntura negativa, sanitaria e soprattutto economica, un’Amministrazione comunale dovrebbe impegnarsi al fine di assecondare e sostenere le istanze dei cittadini, prevedendo non un provvedimento di differimento dei tributi locali, evidentemente effimero e non utile alla comunità, bensì, se non proprio l’annullamento, quanto meno una riduzione degli stessi tributi”.
Così afferma il candidato sindaco di Agrigento, Marco Zambuto, all’indomani dell’annuncio da parte del sindaco di Agrigento, Lillo Firetto, di avere trasmesso al Consiglio comunale la delibera del differimento dei tributi locali.
Zambuto aggiunge: “A fronte delle cospicue iniziative di trasferimento fondi da parte del governo nazionale agli Enti locali, seppur ancora in parte non concretizzate, l’Amministrazione comunale di Agrigento dovrebbe prevedere delle sostanziali agevolazioni fiscali per i cittadini e, soprattutto, per i commercianti della città, letteralmente asfissiati dalla crisi economica e dal lockdown appena superato. Rinviare il pagamento significa solo prolungarne l’agonia, e lavarsi pilatescamente le mani”.

Ad Agrigento, in piazza della Madonna della Catena, nella frazione di Villaseta, i poliziotti della Stradale hanno sorpreso un giovane alla guida di una moto privo di casco, di assicurazione e anche della patente perché mai conseguita. Lui, di 18 anni, si è scatenato in escandescenze, ha appiccato il fuoco ad un fazzolettino di carta, ha minacciato di incendiare la moto aprendo il serbatoio della benzina, e poi ha aggredito i poliziotti. E’ stato ristretto ai domiciliari. All’Autorità giudiziaria risponderà di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate. Due poliziotti sono ricorsi alle cure ospedaliere con 7 giorni di prognosi ciascuno.