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Un mese fa era morto il fratello, Mario, già assessore al Comune di Agrigento.

Oggi Agrigento perde un altro figlio onesto, leale e perbene: Lillo Baldacchino, bancario in pensione.

A Lillo il coronavirus non ha dato scampo. E’ morto questa notte nel centro Covid 19 di Partinico diretto dal palmese Salvatore Di Rosa.

La moglie, anche essa ricoverata a Partinico, sta lottando tra la vita e la morte. I coniugi Baldacchino erano rientrati da una vacanza in Portogallo ed avevano scoperto di essere stati contagiati.

Lillo ha lottato fino alla fine. Ad un certo punto le sue condizioni erano sensibilmente migliorate. Poi il crollo, la rianimazione, la morte.

“Non possiamo accettare che per l’ennesima volta la politica venga meno agli impegni presi: i 5 mila lavoratori del bacino Asu vanno stabilizzati con un apposito emendamento alla Finanziaria regionale, facendoli uscire da un precariato mortificante che dura da oltre 20 anni.
Non accetteremo una marcia indietro”. Lo dicono Clara Crocè, Gianluca Cannella, Luigi D’Antona e Giuseppe
Badagliacca del Csa-Cisal. “Abbiamo appreso con sconcerto che il Governo, che aveva presentato un ddl per la stabilizzazione, oggi blocchi gli emendamenti all’Ars – continua il Csa-Cisal – Uno schiaffo in piena regola per 5 mila lavoratori che svolgono servizi essenziali negli enti locali, nei musei, nelle Asp e in enti regionali di tutta l’Isola e che, in un momento di misure straordinarie, rischiano di veder compromesso il
proprio futuro in modo irrimediabile. Facciamo appello a tutte le forze politiche dell’Assemblea regionale perché non abbandonino donne
e uomini che ricevono ad oggi un sussidio che è al di sotto della soglia di povertà e del reddito di cittadinanza e che in tanti anni non hanno mai ricevuto contributi previdenziali: serve un emendamento che storicizzi la spesa e consenta la stabilizzazione”.

Per la prima volta ad Agrigento nessun corteo del 25 aprile in programma oggi, ma solo un momento istituzionale a Villa Bonfiglio, con la deposizione di una corona di alloro del Comune, da parte del sindaco Lillo Firetto. Agrigento festeggia così il 75° anniversario della Liberazione, che quest’anno ricorre purtroppo con l’emergenza coronavirus e impatta con le direttive nazionali per il contenimento del contagio. Questa mattina accanto al sindaco, una sola persona, il responsabile provinciale dell’Anpi,l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, Domenico Pistone. Un intenso momento di raccoglimento in un parco pubblico completamente deserto, per ricordare la fine della guerra e della dittatura ed il principio della democratica  convivenza civile nel nostro Paese.

“Il presidente del Consiglio Conte e il ministro Lamorgese, ancora una volta, usano due pesi e due misure. Al popolo italiano è stata preclusa qualsiasi memoria pubblica della Pasqua e delle messe domenicali senza tentare di conciliare la partecipazione alla Messa col possibile rispetto delle regole di distanziamento e di igiene. Da due mesi, è preclusa perfino la possibilità di assistere ad un funerale, cui ogni civiltà collega il commiato con un proprio caro, per non parlare di prendere parte alle celebrazioni all’interno delle Chiese che spesso sono state interrotte dalle Forze dell’Ordine. Però, con la circolare del ministro dell’interno del 22 aprile “Emergenza Covid-19. Celebrazioni del 25 aprile 2020 – 75° anniversario della Festa della Liberazione” il ministro dell’Interno, d’intesa con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ritiene che, nonostante l’emergenza, siano consentite le celebrazioni dell’anniversario, e che a esse prendano parte anche le Associazioni partigiane e combattentistiche, col doveroso rispetto delle regole del distanziamento. La circolare, però, non è formulata chiaramente poiché afferma che “si potranno, in qualche modo, ritenere consentite forme di celebrazione della tradizionale cerimonia”. Francamente mi sfuggendo il senso giuridico dell’espressione “in qualche modo”: una condotta o è permessa, o è vietata, o è permessa nel rispetto di condizioni che vanno esplicitate. Questo significa che ciascun prefetto viene delegato a far svolgere cerimonie vietate da una norma di legge, secondo modalità che, col necessario distanziamento (unica certezza della circolare) potranno variare per ognuna delle cento province d’Italia. È evidente l’imbarazzante confusione del governo anche su questo tema. A questo punto il ministro Lamorgese spieghi se e in che modo potrà essere consentito lo svolgimento, in deroga, di tutte le feste civili e non solo la ricorrenza del 25 aprile e spieghi, inoltre, se sentito il premier Conte non si conceda finalmente deroghe anche per la celebrazione delle Messe e dei funerali, ovviamente nel rispetto delle misure di distanziamento sociale”.
Lo dichiara Alessandro Pagano, vice capogruppo della lega alla Camera dei deputati firmatario dell’interrogazione al ministro dell’Interno.

Con bando ritualmente pubblicato, l’Assessorato regionale delle Autonomie Locali e Funzione Pubblica bandiva un concorso pubblico per il reclutamento di sei Istruttori direttivi dell’Ufficio stampa della Regione Siciliana.

La sig.ra L. P., giornalista quarantanovenne, partecipava alla menzionata procedura concorsuale svolgendo, nell’ottobre del 2019, la prima prova scritta del concorso consistente in un test a risposta multipla.

Nel dicembre dello stesso anno, a seguito della correzione del test in questione, venivano pubblicati gli esiti della prova concorsuale che attestavano l’esclusione della sig.ra L.P., in quanto la stessa aveva ottenuto un punteggio che, per l’errore relativo ad una sola domanda, non consentiva il superamento della prima prova del concorso.

La sig.ra L.P., dunque, presentava richiesta di accesso agli atti del concorso, al fine di prendere visione dei verbali della Commissione d’esame ed in particolare della correzione del proprio elaborato operata dall’Amministrazione.

A seguito del rilascio della documentazione richiesta emergeva come alcune domande fossero state formulate e corrette erroneamente e come certuni argomenti oggetto di prova fuoriuscissero dal programma di materie indicato dal bando di concorso.

A questo punto la sig.ra L.P. proponeva ricorso davanti al TAR Palermo, sostenendo l’illegittima formulazione e/o correzione di svariati quesiti somministrati nell’ambito della prima prova del concorso in questione.

Con ordinanza del febbraio 2020, il TAR Palermo, pur confermando implicitamente l’illegittima correzione di una domanda (la n.54), respingeva la richiesta di ammissione alla seconda prova proposta dalla sig.ra L.P.

Pertanto, la sig.ra L.P., assistita dall’Avv. Girolamo Rubino, proponeva ricorso in appello davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa, chiedendo la riforma della pronuncia di primo grado e, conseguentemente, l’ammissione alla seconda prova del concorso per Istruttore direttivo dell’Ufficio stampa regionale.

In particolare, l’Avv. Rubino sosteneva l’erronea formulazione e/o correzione di 4 quesiti e l’estraneità alle materie indicate dal bando di 7 domande, evidenziando come la modifica del punteggio anche di una sola domanda, per la sig.ra L.P., sarebbe risultata decisiva ai fini del superamento della prima prova.

Con Decreto del 24.03.2020, il Presidente del CGA ha disposto incombenti istruttori, ordinando all’Assessorato delle Autonomie Locali di chiarire se la risposta data dalla sig.ra L.P,. ad uno dei quesiti (il n. 54) potesse ritenersi esatta e, in caso positivo, quali effetti avrebbe avuto una tale correzione sul punteggio della sig.ra L.P.

In data 09.04.2020, l’Assessorato in questione ha dato parziale adempimento all’ordine disposto dal Presidente del CGA, mancando di dimostrare l’erroneità della risposta data dalla sig.ra L.P. al quesito in questione.

Pertanto, il Consiglio di Giustizia Amministrativa, condividendo le tesi dell’Avv. Rubino, ha accolto, con Ordinanza del 24.04.2020, l’appello cautelare presentato dalla sig.ra L.P, riformando la pronuncia del Tar Palermo e sospendendo il provvedimento di esclusione dal concorso.

Per effetto della suddetta pronuncia, l’Assessorato delle Autonomie Locali e Funzione Pubblica dovrà consentire alla sig.ra L.P. di partecipare alla seconda prova del concorso che si terrà in via suppletiva entro i prossimi 60 giorni.Conco

Dopo che era giunto stamattina l’esito negativo del tampone effettuato alla neonata di un anno deceduta ieri pomeriggio al Pronto Soccorso dell’ospedale di Agrigento, tutto sembrava essere finito.

Ed invece non è andata così. La Procura della Repubblica di Agrigento ha disposto l’autopsia sul cadavere della piccola e contestualmente ha aperto una inchiesta, contro ignoti, che il dott. Luigi Patronaggio ha affidato nelle mani del Pubblico Ministero Gloria Andreoli.

La vicenda l’abbiamo raccontata ieri. La piccola, nordafricana, era stata ricoverata una decina di giorni addietro presso il reparto di Pediatria per una polmonite. E’ rimasta ricoverata e dopo alcuni giorni è stata dimessa, dopo avere effettuato il tampone risultato essere negativo.

Ieri il ricovero urgente da parte della mamma che ha portato la figliola al Pronto Soccorso con febbre altissima. Ma i tentativi da parte dei medici sono stati vanificati dalla morte della piccola arrivata dopo poco tempo.

A quel punto fra la disperazione della mamma, tra l’altro incinta, è stato disposto il tampone post mortem il cui risultato, stamattina, ha dato nuovamente esito negativo.

Nel frattempo, come detto, la Procura di Agrigento ha provveduto ad acquisire la cartella clinica della neonata ed ha aperto l’inchiesta.

Martedi verrà effettuata l’autopsia.

 

 

 

 

E’ risultato negativo il tampone effettuato alla bambina di un anno nordafricana, morta ieri pomeriggio al Pronto Soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento a seguito di una polmonite.

La repentina morte di ieri, dopo che la piccola era stata ricoverata e dimessa dal reparto di Pediatria (con annesso tampone negativo) aveva suscitato qualche perplessità sulla improvvisa scomparsa.

Effettuato il tampone post mortem, la piccola è risultata essere negativa.

Non si è neanche rilevata la necessità di effettuare l’autopsia sul corpo della povera bimba.

Rimangono regolari i turni per la raccolta rifiuti ad Agrigento anche durante la festività del 25 Aprile.

Il raggruppamento temporaneo di imprese Iseda, Sea e Seap ha infatti reso noto che la raccolta rifiuti verrà operata secondo il calendario normale anche domani, sabato 25 aprile, gironata in cui si festeggia la Liberazione dell’Italia dal nazifascismo. Ovviamente rimane invariato il calendario di raccolta e di conseguenza anche la tipologia di rifiuto da lasciare fuori dalle abitazioni negli orari e nelle modalità consuete.

Il servizio di raccolta differenziata ad Agrigento sarà dunque operato seguendo i turni regolari in modo da non creare accumuli di rifiuti ai cittadini e alle utenze commerciali.

Sono trascorsi ormai 45 giorni dal lockdown imposto dal Presidente del Consiglio Giuseppe Conte con il DPCM dello scorso 9 marzo a seguito dell’emergenza sanitaria per contrastare la diffusione del Covid-19.

Nonostante il susseguirsi di conferenze stampa, decreti, manovre finanziarie dalla “potenza di fuoco” e atteggiamenti classici degli scarica barile di responsabilità da una forza politica all’altra, ad oggi, per l’Italia produttiva registriamo un “Nulla di fatto”. In un momento storico senza precedenti dobbiamo prendere atto, senza tanti giri di parole, che la politica italiana ha fallito.

Mi chiedo, sentiti anche i professionisti in ambito fiscale e del lavoro, analizzando le attuali condizioni di aziende, lavoratori autonomi, professionisti, lavoratori dipendenti e, dopo avere sentito centinaia di persone in grande difficoltà economica, se quello adottato dal governo e dalle istituzioni è un atteggiamento che possa far sentire lo Stato a fianco di tutti i cittadini.

Archiviata l’indennità di 600 euro per il mese di marzo rivolta agli artigiani, commercianti, professionisti ma anche ai lavoratori stagionali, agricoli e dello spettacolo, misura piuttosto irriverente e mortificante in quanto non è stato considerato alcun parametro e/o esigenza
aziendale, considerato inoltre che “tale misura” sta arrivando sui conti correnti dei richiedenti solo dal giorno 15 aprile e della quale ancora migliaia di italiani non hanno alcuna notizia, quale ulteriore aiuto hanno ottenuto i suddetti soggetti?

Il Governo forse non sa che un’impresa sostiene ingenti costi di gestione, quali ad esempio locazioni, utenze, servizi e deve onorare tutti i debiti verso fornitori e verso le banche? Il Governo non sa che un’impresa detiene le scorte di magazzino ed oggi si ritrova con gli scaffali
pieni di merce, probabilmente già fuori stagione pensando ad esempio ai negozi di abbigliamento e calzature, o prodotti alimentari scaduti pensando invece ai bar e ristoranti? Eppure quella merce era già stata pagata ai fornitori investendo capitali o, peggio, deve ancora pagarla in quanto era stata concessa con la possibilità di un pagamento a 30, 60 o 90 giorni (si sa che in Italia funziona così).

Il Governo non sa che la cifra di 600 euro, che purtroppo, ha fatto invece sorridere qualcuno che l’ha già ricevuta pur non avendone diritto, ecco quindi servito il danno oltre la beffa, è stata solo un’offesa per chi si rompe la schiena quotidianamente per mandare avanti un’azienda e tutto quello che ne deriva?

Secondo il Governo è corretta la soluzione proposta per un imprenditore di richiedere, con non poche difficoltà e ostacoli, un finanziamento per far fronte alle esigenze aziendali continuando ad indebitarsi? Quale risposta ha dato invece il Governo o le istituzioni preposte ai lavoratori dipendenti in cassa integrazione che oggi non hanno ricevuto un solo euro di tale ammortizzatore?

Veramente siamo convinti di essere tutti sulla stessa barca? Lo Stato e le istituzioni tutte hanno messo all’angolo milioni di italiani dimenticandoli e lasciandoli soli al loro destino.

Anche nel Comune di Agrigento si registra l’abbandono e l’emarginazione delle suddette categorie. Sono stati riaperti infatti i termini di presentazione delle domande per ottenere i buoni spesa per l’acquisto di generi alimentari, prodotti di prima necessità e farmaceutici.
Anche questa volta sono stati lasciati fuori dall’elenco dei beneficiari, ad esempio, i lavoratori in cassa integrazione che, alla data odierna, non hanno ancora ricevuto tale trattamento economico?

Non sarebbe opportuno ampliare la platea dei beneficiari dei buoni valutando altri parametri oggettivi che possano dimostrare il momento di obiettiva difficoltà economica considerando che detti soggetti sono costretti a stare ancora chiusi in casa e ad attingere, probabilmente per chi ne ha avuto la possibilità, ai propri risparmi derivanti da anni di sacrifici? Tale atteggiamento assunto dalle istituzioni politiche con mera predisposizione all’assistenzialismo puro, anche nel comune di Agrigento, vede tanta gente, certamente bisognosa, ottenere aiuti da
ogni dove, non solo dalle associazioni, dalla Caritas Diocesana, dalle parrocchie non per ultimo dal Comune. E tutti gli altri?

Tuttavia è un dato di fatto che c’è tanta gente disinibita che “arraffa d’ovunque può” a discapito di chi invece è escluso dai suddetti diritti ed oggi è un nuovo povero. Auspico che tutti gli enti e le associazioni preposte per gli aiuti ai meno abbienti, con il Comune capofila, si attivino immediatamente, mettendo da parte gli individualismi e consultandosi tra loro, magari confrontando gli elenchi dei beneficiari, per vigilare sugli eventuali abusi per evitare che nessuno venga lasciato davvero solo in questo momento di difficoltà.

Oggi tutti i cittadini, nuovi soggetti sulla soglia della povertà, come non mai, hanno bisogno della concreta presenza dello Stato, del resto, in un’Italia che sta andando a rotoli, i soldi per dare da mangiare e far sopravvivere dignitosamente tutti ancora sembrano esserci. Usiamoli bene e non sprechiamoli.

La politica tutta, senza alcuna distinzione partitica, si ravveda e si schieri finalmente dalla parte dei
cittadini.

“Le ex Province siciliane sono nuovamente in bilico: nella Finanziaria in discussione all’Ars, infatti, non c’è traccia dei 70 milioni di euro previsti annualmente già dal 2016 e che sono necessari per evitare il fallimento di Città Metropolitane e Liberi Consorzi.
Ci sono a rischio non solo quasi 5 mila lavoratori, ma anche servizi essenziali per i cittadini come manutenzione di strade e scuole”.
Lo dicono Giuseppe Badagliacca e Santino Paladino del Csa-Cisal. “Chiediamo un incontro urgente al presidente Nello Musumeci, agli assessori Gaetano Armao e Bernardette Grasso e al presidente della commissione Bilancio Riccardo Savona – continuano Badagliacca e
Paladino – per chiedere che la Regione, così come ha già fatto lo Stato con 80 milioni, mantenga gli impegni presi e scongiuri quello
che sarebbe un disastro con ripercussioni pesanti sui lavoratori, precari compresi, e sui siciliani”.