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Un vero e proprio documento eccezionale. Il nostro vicedirettore Fabio Marchese Ragona ha realizzato per “Stanze Vaticane” un’intervista esclusiva ad uno dei killer del giudice Rosario Livatino, Gaetano Puzzangaro detto “a musca”.

Fra le frasi più significative di Puzzangaro: “testimonierò per la causa di beatificazione”.

Buona Visione

 

 

 

 

 

https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/stanzevaticane/puntata-speciale-del-27-settembre_FD00000000102457?fbclid=IwAR1EKf-lBHg_2BTPTqO0UHFhCkCrYHOrDByJgHwbL5SAUQLiMaybkk1Sb3A


Ferragosto, tempo di bilanci.
Come ormai avviene da alcuni anni il Direttore di sicilia24h.it Lelio Castaldo fa il punto della situazione di quanto avvenuto dal primo gennaio scorso su quanto accaduto nella nostra terra; lo fa sempre con la sua solita ironia che però non contribuisce a mascherare i gravissimi problemi che attanagliano la nostra condizione sociale, la nostra quotidianità, il nostro territorio.
Con un caldo assassino mi ospita ovviamente dentro casa dove sono costretto a farmi prestare un giacchino per la temperatura che sfiora i 15 gradi.
Lui, imperterrito, pantaloncini, polo bianca e un paio di Pescura. E sente pure caldo!
Lo stuzzico per capire come fa ancora oggi a portare i famosi Pescura, una volta per pochi intimi, oggi quasi spariti; e lui, ovviamente, non esita un solo istante a rispondermi: “Fatti i… tuoi”.
Con questo prologo “delicato” iniziamo la chiacchierata. Mi dice:
“Il caldo mi sta facendo soffrire tantissimo. Non ricordo una estate così cocente che mi costringe a stare chiuso in casa. Tre sere fa siamo stati a cenare in un ristorante all’aperto; bene, sono scappato via dopo l’antipasto. In macchina ho visto che alle 23,00 c’erano 34 gradi…”
Ma nonostante il caldo non hai perso la verve di scrivere articoli su vicende che in queste settimane stanno facendo tanto discutere. Ad esempio la storia della Farm Cultural Park, forse unico cronista che è andato controcorrente, anche contro la stampa nazionale.
“Vedi Fabio, non sono stato io ad andare controcorrente, ma gli altri. Io ho riportato una notizia come mille tante altre. Semmai trovo disgustosa la reazione avuta dalla cricca a favore della Farm; prima di ogni altra parola preciso che spesse volte mi sono recato in quei luoghi e li ho trovati straordinari. Diciamo che anche io appartengo alla cricca. Mi dissocio, però, quando questi, ad ogni costo e con ogni mezzo, reagiscono in quel modo. Chi non ha commesso un abuso in vita sua scagli la prima pietra! Però far finta di nulla o addirittura scomodare la stampa nazionale per giustificare che l’arte non si tocca mi è sembrato squallido ed eccessivo. Semmai, forse, non si possono toccare altre situazioni. Il capo e il portatore sano dell’arte (come lo chiamo io) notaio Bartoli già era scivolato in passato in dichiarazioni contro il popolo di Favara non certo carine. Adesso, con il suo silenzio assenso relativo al metaforico sequestro del Comune di Favara con quel misero annastramento ha mostrato una certa debolezza. Lui dovrebbe dare l’esempio ed invece ha fatto l’esatto contrario. Se voleva fare un gesto spiritoso sappia che non c’è riuscito. Bartoli , meglio degli altri, sa bene che la legge è uguale per tutti, anche per i notai; quindi non capisco il motivo di tutta questa carrambata di dubbissimo gusto. Una conferma che Bartoli non vuole stare mediaticamente in “primo piano”, se non per essere adulato e osannato, arriva dal fatto che ha denunciato il collega Franco Pullara per un articolo che ho letto e che francamente, anche se non sono un avvocato, nutro ragionevoli certezze sull’esito finale di questo procedimento. Non denunci Bartoli, affronti persone e giornalisti a lieta faccia, con conferenze, dibattiti, incontri.
Sentirsi “attaccati” dai Carabinieri e dai Vigili Urbani, (che mettono un sigillo sacrosanto), significa che le leggi italiane possono essere interpretate a proprio piacimento. Lui e i suoi beniamini hanno deciso così. Io no. A me i Carabinieri e i Vigili Urbani e, comunque, le Istituzioni tutte non mi attaccano. Semmai mi proteggono. In un quotidiano ho letto un titolo nei giorni scorsi da brividi; recitava così: “Hanno messo i sigilli all’arte!!!” Io i sigilli li metterei nella bocca di quel giornalista…”.
Addirittura si è anche vociferato che Bartoli potesse essere un candidato del Movimento 5stelle; amatissimo da Grillo è stato considerato un esempio da imitare.
“Anche per me è un esempio da imitare per quello che ha fatto. Biasimevole la sua  reazione dopo i sigilli alla Farm. Grillo?  E’ uno che ama ed è anche uno che odia. A Bartoli lo ama, i giornalisti li detesta. Non ti nascondo che continuo a dormire tranquillo anche senza l’amore di Grillo”.
Questo è uno dei motivi che ti ha da sempre tenuto ad una certa distanza dai 5stelle. E dire che la sindaca Anna Alba è anche una grillina…
“Noi giornalisti siamo per statuto grillino dei pezzi di m… sol perché abbiamo evidenziato (basta guardare i fatti) che per amministrare non bisogna gridare onestà, legalità e rinnovamento. L’incapacità amministrativa dei grillini è sotto gli occhi di tutti. Per dirne una: la sindaca di Roma ha più inchieste aperte a suo carico (che non vuol dire condanna) che assessori e tecnici che ha cambiato. Roma peggiora sempre di più. Molti altri sindaci grillini si sono rifugiati nel dissesto guardando sempre indietro ed accusando le amministrazioni precedenti. Troppo facile, un gioco da ragazzi. Non credo che nella nomina di Raffaele Marra a vice capo di gabinetto al Comune di Roma ed oggi nelle patrie galere ci sia stato lo zampino delle amministrazioni precedenti.
Così come non vedo alcuna difficoltà nei confronti di Anna Alba per quello che sta succedendo; amministrativamente anche lei ha avuto seri problemi (non giudiziari, si capisce); i sigilli alla Farm hanno fatto storcere il naso a tanti. La Alba è nel giusto, ha rispettato regole e leggi,  quindi non dovrebbe preoccuparsi di nulla; certo, gli spunnapedi esistono sempre e lei deve stare molto attenta.
Se adesso possiamo cambiare argomento te ne sono grato”.
Certo. A  novembre si vota. Inciuci, conferme, candidati uscenti e nuovi “talenti”.
“Bella domanda! Torniamo a parlare di Bartoli? No, no, sto scherzando. Povera Sicilia, povera terra bellissima, povero popolo siciliano. Non credo che Crocetta sia stato un ottimo presidente della Regione. Le sue improbabili innovazioni hanno fatto più danno che altro, anche se in cuor suo c’era tutta la volontà di voler far bene. Non c’è riuscito. Qualche esempio: le Provincie. Un casino. Lui voleva abolirle e entro febbraio invece andremo a votare di nuovo Presidente e Consiglio provinciale. Ma i danni subiti in questi anni sono incalcolabili. E poi la Sanità; uno sfascio totale. Fino ad oggi non vedo tanto nuovo tra i candidati più o meno ufficiali. Troppe faide all’interno dei partiti tradizionali portano scompiglio a loro stessi e fortune agli avversari. Il malessere dei siciliani si tocca con le mani e riconquistare una certa fiducia nella politica diventa davvero problematico. Non sono particolarmente felice e ottimista sulle prossime elezioni regionali, anche perché ad Agrigento vedo girovagare ed elemosinare vecchi politici pluripregiudicati che cercano di inserire congiunti o amici nella prima lista che trovano. Invece di fare un passo avanti ne facciamo tre indietro…”
Parliamone adesso. Sanità ad Agrigento. Feroci le tue polemiche contro un sistema sanitario inefficiente.
“Per forza! L’Agenas, l’Ente che promuove lo sviluppo e l’innovazione nella Sanità italiana ha collocato l’Asp di Agrigento al secondo posto in Sicilia. In un ospedale dove manca tutto, dove il 70% degli ascensori è guasto, non ci sono le lenzuola, manca il personale, mancano medici, mancano attrezzature, il pronto soccorso è un inferno. Il malato ha paura di andare al pronto soccorso! Non ci crederete ma è così! I veri eroi sono i primari e i medici (quelli rimasti), supportati dal personale infermieristico. Turni massacranti, difficoltà di ogni tipo. Un esempio su tutti, ma che vale anche per gli altri reparti; la Cardiologia e l’Emodinamica rappresentano un vero e proprio fiore all’occhiello in ambito regionale. Ma solo grazie alla professionalità del primario e di tutta la sua equipe. Il tutto tra mille difficoltà, con quello che passa l’Asp (che potrebbe passare molto, molto di più).
Si spera che il nuovo Direttore Generale possa avere attenzioni su queste carenze e consideri il paziente un malato da curare e non un numero. Il paradosso vuole che l’Agenas, fra i parametri generali che riceve, privilegia quello economico, del risparmio. Se il Direttore Generale dell’Asp riesce a far quadrare i conti, allora deve essere premiato! Qui si rasenta la follia pura. Ma a quale prezzo risparmi? Chi lo paga questo prezzo? Il malato, ovviamente! Può funzionare mai questa cosa?
Il 70% delle risorse economiche della Regione è destinato alla Sanità. Dove sono i miracoli del presidente della Regione in questo settore? Chi li ha visti?
I numeri distruggono tutto, anche la vita. Tu chiedi una macchina all’avanguardia ed invece per risparmiare ti danno una macchina comune. E poi anche ti premiano perché hai risparmiato! Dicevamo i numeri, la vera croce della sanità in Sicilia. Un altro paradosso: alcuni anni addietro il reparto di Cardiologia di Licata era stato considerato tra i più brillanti in Italia (senza nulla togliere alla professionalità dei cardiologi licatesi). Fabio, vuoi sapere perché? Perché nel reparto di Cardiologia del San Giacomo d’Altopasso non moriva nessuno; tutti gli infartuati, soprattutto quelli gravi, venivano trasferiti ad Agrigento, in Emodinamica. E quindi, Licata? Una meraviglia. E ad Agrigento si facevano il culo…
Il nuovo Manager non può e non deve continuare questo percorso. Prima la vita, poi tutto il resto”.
Agrigento annaspa, i turisti crescono smisuratamente. Non ti sembra una contraddizione?
“No. Agrigento potrebbe essere una delle città più ricche della Nazione. Il vero problema è che da sempre nessuno ha mai saputo trasportare la vera vocazione turistica nella Città dei Templi. La vocazione turistica è solo un luogo comune, una frase fatta, bella confezionata con i fiocchetti rosa. Se qui si litiga anche per l’inserimento della tassa di soggiorno. Ma di cosa stiamo parlando? Sembra l’intervista dei paradossi, eccone un altro: da quando la violenza dell’Isis ha colpito il mondo intero, la gente ha paura e preferisce mete diciamo…più tranquille. Agrigento è una di queste e non è certo paragonabile alle Isole Seychelles o a Sharm El Sheikh. Ecco l’incremento spaventoso che però giova solo al Parco Archeologico della Valle, fermo restando che il lavoro svolto dal Direttore Parello e dal Presidente Campo, Isis a parte, ha portato i suoi frutti. Con i tanti incassi dello sbigliettamento devono necessariamente migliorare tutto ciò che circonda ed appartiene al turismo di Agrigento; c’è molto da fare, la Valle merita servizi e attenzioni che in questo momento (e da sempre) non ha.
Il Consorzio Universitario rischia di chiudere. Lotta da anni per sopravvivere…
“Anche questo è un pessimo segnale; il mancato rispetto verso il diritto allo studio è cosa folle. Negare ai giovani della provincia di Agrigento la possibilità di non fare grandi spostamenti  a Palermo, Catania o Messina è una cosa davvero disdicevole. Occorrono persone capaci e competenti. Hanno tolto corsi di laurea come Giurisprudenza e, peggio ancora Architettura e Beni Culturali. Ecco un altro paradosso: come si fa a togliere due corsi di laurea come l’Architettura e i Beni Culturali in una città dove insiste il Patrimonio dell’Umanità chiamato Valle dei Templi? Confido molto nell’operato del vice presidente della Regione Lo Bello, dell’on. Fontana e del presidente del Consorzio Universitario Armao, vero e proprio innovatore”.
Fermiamoci qui. Preparati per l’intervista di fine anno. Vacanze, ferie?
“Sono stato qualche giorno a Lampedusa, la mia isola preferita. Non credo di fare altri spostamenti se non a Torre di Gaffe, come al solito, a rivedere parte della mia famiglia e vecchi amici. Auguro a tutti i nostri lettori di passare un’estate serena e piena di salute.
Se conti i giorni, però, agosto sta finendo.
Meglio non pensarci”.

Fabio Marchese Ragona,
giornalista Mediaset e vice direttore sicilia24h.it





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Era ormai da più di un anno che la voce circolava con insistenza, da quando Papa Francesco lo aveva incontrato a Lampedusa, nel luglio del 2013, e aveva ascoltato, assorto, le sue parole al termine della Santa Messa. Oggi lo stesso Pontefice ha annunciato, al termine dell’Angelus domenicale, che Mons. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, diventerà cardinale di Santa Romana Chiesa, con la possibilità anche di entrare in conclave, in quanto elettore. Il Papa ha scelto per la porpora, ancora una volta, un pastore di una delle periferie d’Italia, ha voluto innanzitutto “premiare” l’uomo Montenegro, pastore semplice e umile, da sempre impegnato in prima linea per la difesa dei più deboli e dei migranti che ogni anno affollano le coste siciliane, in particolare quelle di Lampedusa; questa nomina infatti dimostra anche l’attenzione del Pontefice al tema delle migrazioni, conferendo così ancora più forza alle parole del nuovo cardinale di Agrigento. Una nomina slegata totalmente dalle vecchie logiche: Bergoglio sceglie come cardinali uomini che non per forza reggono grandi diocesi ma che vivono una vita al servizio dei fedeli e dei poveri. In Montenegro, Francesco ha trovato proprio questo, un “ultimo tra gli ultimi”, un vescovo di frontiera in una terra martoriata dalla mafia, in una provincia di confine, luogo di speranza per chi arriva in cerca di un futuro e trova molto spesso indifferenza e diffidenza.
Allo stesso tempo, Francesco, ha trovato più semplicemente un vescovo che la pensa come lui, che alla propria vita antepone quella dei deboli, che non cerca lussi o ricchezze ma che vive nella semplicità e nell’austerità, come chiede il Vangelo e come più volte ha chiesto lo stesso Papa a cardinali e vescovi.
Non è detto che il neo Card. Montenegro sia destinato inevitabilmente a Palermo, come nuovo arcivescovo del capoluogo siciliano e primate di Sicilia in sostituzione del Card. Paolo Romeo, ormai in età pensionabile: il Papa ci ha abituati a delle nomine importanti anche in piccole diocesi. Per questo è possibile che Agrigento resti sede cardinalizia, quasi a simbolo, tramite il suo cardinale, della presenza perenne del Papa in questa terra di sofferenza e accoglienza.