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Bianca Guzzetta, candidata capolista alla Camera e all’uninominale alla Camera, è alla  sua prima candidatura. Come vive questa esperienza?

Sto facendo una campagna elettorale in giro per tutto il collegio. Ho fatto molti incontri, i volantinaggi nei mercati, le iniziative pubbliche…tutto questo mi permette di vivere un’esperienza ricca di volti, di storie, alle volte sconfortate, alle volte piene di speranze. Questa provincia è un po’ l’emblema del paese: molte potenzialità che rimangono inespresse, contraddizioni che esplodono a pochi chilometri di distanza: le energie dei piccoli imprenditori intorno alla farm factory di Favara si contrappongono alla difficoltà di inventare uno sbocco, una visione di paesi come Licata che non riescono, malgrado il porto turistico, un centro storico importante e un’eccellenza come Cuttaia, a creare un sistema di indotto”.

Lei è originaria di Piana degli Albanesi, come mai è candidata in questo collegio?

“La mia candidatura è segno che Liberi e Uguali sta puntando molto sul rinnovamento della classe dirigente e sulle donne. Il 53% delle candidature nelle liste di liberi e uguali è di genere femminile, e questo è un segno. Se poi si mettono in mezzo questioni di territorialità, posso risponderle con una battuta: la candidatura della Cardinale nelle liste del partito democratico non mi sembra abbia suscitato entusiasmo da parte dei suoi conterranei. Allora il problema è quanto ti fai carico e quanto meglio riesci a rappresentare i bisogni del territorio che decide di eleggerti”.

A Liberi e Uguali si vorrebbe addossare la colpa della divisione del centro Sinistra con conseguente vittoria dei populismi di centro destra o dei cinque stelle. Che mi dice?

“Le dico che non esiste un centro sinistra, che il partito democratico ha scelto di stare da un’altra parte, di voltare le spalle alla sua storia, di rappresentare gli interessi dei banchieri, della finanza e dell’industria. Candidature come quella di Sodano, l’ingresso di Dore Misuraca sanciscono la trasformazione di identità politica e culturale del PD.

Noi invece rimaniamo coerenti a una storia e  aspiriamo a rappresentare i molti che dall’inizio della crisi hanno visto peggiorare le condizioni della vita. Penso ai disoccupati, ai precari, ai piccoli imprenditori…

Se il centro Sinistra fa politiche di centro destra perde perché la gente preferisce l’originale alla brutta copia.

Poi è vero, è davvero preoccupante l’avanzata delle destre e dei populismi, ma l’area cui facciamo riferimento non vuole più sentire parlare di partito democratico e di politiche come quelle della buona scuola e del jobs act. D’altra parte è lo stesso Renzi che invita a voltare PD turandosi il naso…non ci crede nemmeno lui…”

Cosa mi dice delle migrazioni? Qual è la vostra idea in merito? Il centro destra sta costruendo tutta la campagna elettorale intorno a questo tema.

“Il centro destra fa una un’operazione elettorale irresponsabile, sovrapponendo la questione della sicurezza con la questione delle migrazioni.

Allora una cosa va chiarita, la sicurezza va garantita a tutti, tutti abbiamo il diritto di sentirci sicuri nelle città  e nelle periferie, i reati e ogni forma di delinquenza va prevenuta e punita, sia che a commettere un reato sia un cittadino italiano sia che sia uno straniero.

Il problema delle migrazioni, invece, va affrontato con serietà, dicendo che le forme di accoglienza come quelle del CARA di Mineo producono aberrazione e tensioni sociali. È giusto pensare a forme di distribuzione diffusa, piccoli gruppi di migranti composti anche di donne e bambini da ospitare nelle case dei centri di paesi e città di fatto disabitate, corrispondendo un canone di affitto ai privati e coinvolgendo gli operatori del settore in forme di servizio e sostegno domiciliare.

In questo processo va coinvolta l’Europa che deve assumersi e modificare le regole di distribuzione attraverso l’assegnazione di quote ai paesi membri, dando parola anche i migranti che spesso non vogliono  rimanere nel paese di sbarco”.

Quale è l’idea di futuro di Liberi e Uguali? Quali sono i punti forti del vostro programma?

“Il futuro che immaginiamo è un futuro più uguale, l’uguaglianza sociale è il cuore del nostro programma. Siamo convinti che il paese possa ripartire se si restringe la forbice tra i pochissimi ricchi e i moltissimi poveri, se il sud torna al centro del l’agenda politica. Per questo il nostro programma mette al centro il lavoro e lo sviluppo economico, il diritto allo studio e il rafforzamento del welfare. I posti di lavoro si possono creare attraverso investimenti che prevedono opere di riqualificazione e di messa in sicurezza del territorio e degli edifici, a partire dalle scuole e dagli edifici pubblici; guardiamo alla riconversione ecologica dell’economia che può creare posti di lavoro ad alta competenza e specializzazione, col vantaggio doppio  di garantire la salute dei cittadini e di tutelare e valorizzare i territori”.

Che idea si è fatta di questa provincia? Come è stata accolta?

“Dovunque sia andata l’accoglienza è stata calorosa, la gente è ospitale e per niente diffidente.

L’idea che mi sono fatta è che questa provincia è di un territorio isolato e periferico, sia dal punto di vista della mobilità – la Palermo Agrigento è impraticabile e pericolosissima, la chiusura del ponte Morandi ad Agrigento rende difficile entrare e uscire dalla città- sia dal punto di vista della considerazione che lo Stato e la Regione le riservano. Fa rabbia pensare che i fondi PON  2014-2020 per infrastrutture e reti non siano stati intercettati dalla provincia di Agrigento, si tratta di fondi dedicati all’adeguamento delle reti ferroviarie e dei porti che certamente avrebbero consentito un miglioramento dei collegamenti interprovinciali o dei porti di  Licata o Sciacca…”

Quali reali possibilità a di essere eletta?

 “Il seggio alla lista Liberi e Uguali nella circoscrizione Sicilia Occidentale scatterà di sicuro. Verrà assegnato al collegio col miglior quoziente. Quello di Agrigento concorre con quello di Palermo per poche migliaia di voti. Se i cittadini lo vorranno potrò diventare il loro deputato di riferimento”.

Onorevole Adolfo Urso, cinque anni dopo ritorna in prima persona nell’agone politico come candidato al Senato con Fratelli d’Italia. E lo fa a partire dalla Sicilia. Perché?

“Ritorno alla politica, ritorno alla mia terra. Lo faccio a partire dalla mia Sicilia che oggi ha disperatamente bisogno di una rappresentanza nel governo nazionale, di coniugare le esigenze e la sintonia tra il governo locale – quello di Nello Musumeci, che ha salvato la nostra isola dal rischio di finire tra le braccia dei dilettanti a 5 Stelle – con il governo nazionale. Dobbiamo portare la Sicilia, finalmente guidata da un uomo di destra, al governo della nazione. Da Palermo a Roma è assolutamente necessario che parta un’unica filiera significativa per il lavoro, l’impresa, e quindi l’occupazione. Tutto ciò per consentire alla nostra terra di riaffermare i suoi valori, la sua storia, la sua cultura. Ma soprattutto il suo futuro: quello che oggi manca ai nostri giovani”.

Parlare di “futuro” in Sicilia sembra sempre più difficile. Come si esce da questo impasse?

“Dobbiamo tornare a lavorare: a fare impresa e quindi a creare lavoro in Sicilia. Impresa privata prima di tutto – perché quella pubblica può dare poco oggi – da incentivare nei settori trainanti. Tra questi certamente vi è quello del turismo, ma anche quello dell’arte e della promozione del nostro patrimonio enogastronomico. Senza dimenticare gli investimenti strutturali sulla formazione delle nostre migliori intelligenze: gli imprenditori di domani”.

La politica sul turismo, come sostiene lei, è centrale per la Sicilia. Qual è la proposta?

“Vogliamo un piano straordinario dello sviluppo del turismo della Sicilia. Sulla falsariga di quanto fatto in Portogallo su un punto che si è rivelato strategico. Mi spiego: bisogna realizzare una legge che preveda che i pensionati abbienti di nazionalità europea vengano a vivere in Sicilia per almeno sei mesi l’anno senza pagare le tasse sulle pensioni che ricevono dal Paese dove hanno lavorato. Una legge del genere è uno degli elementi necessari per favorire lo sviluppo strutturale dell’Isola, gli investimenti e la crescita dei consumi”.

Come si rilancia l’occupazione in tutti gli altri settori?

“Di certo non con la “mancia” promessa da Matteo Renzi: con gli 80 euro per le partite Iva. I nostri imprenditori hanno bisogno di risposte serie, di essere messi nelle condizioni di fare al meglio il proprio lavoro e di creare occupazione. Noi immaginiamo uno Stato amico e non nemico di chi lavora. E questo è necessario soprattutto in Sicilia che è la Regione con il più alto tasso di disoccupazione d’Europa con tanti, troppi, giovani che abbandonano questa terra. Ecco perché sosteniamo la necessità di attuare alcune indispensabili misure per favorire l’attività imprenditoriale locale e, al tempo stesso, per attrarre gli investimenti stranieri: dallo snellimento della burocrazia a una giustizia civile efficiente e rapida. Ma soprattutto proponiamo una tassazione che non sia vessatoria: ossia “zero tasse” per le imprese che operano nelle zone più problematiche come la nostra Sicilia”.

Questa terra, tra le altre cose, deve affrontare in prima linea il tema immigrazione.

“È sotto gli occhi di tutti: il fenomeno immigrazione – e la Sicilia è la porta dell’Europa – è fuori controllo, ma si può e si deve arginare. Questo è il compito della politica e delle istituzioni: coniugare la solidarietà che si deve ai profughi di guerra con la lotta all’immigrazione clandestina. Un dato su tutti per capire che cosa non va: lo scorso anno l’Italia ha realizzato solo 7mila rimpatri a fronte delle decine di migliaia di domande di asilo rigettate. Sa qual è l’obiezione? Il governo Gentiloni, come quello Renzi, sostiene che non è possibile rimpatriare i clandestini che giungono qui perché non siamo in condizioni di fare accordi bilaterali. Eppure nel resto dei Paesi europei sono stati rimpatriati – solo nel 2017 – oltre 300mila immigrati clandestini. Ma come mai l’Italia, che è terra di frontiera, ne rimpatria solo 7 mila? È mancata la volontà politica per non parlare degli interessi di certo “terzo settore”, a partire dalle Ong, nella non-gestione del fenomeno. Tocca alla destra ribaltare completamente questa situazione: riportare giustizia, sicurezza e sovranità”.

Lei sostiene Giorgia Meloni premier. Che cosa rappresenta oggi Fratelli d’Italia per la coalizione di centrodestra?

“A Giorgia Meloni dobbiamo l’impresa eccezionale di aver costruito la casa dei patrioti, in un momento in cui la destra sembrava finita ai margini, implosa a causa dei gravi errori dei suoi leader. Questo traguardo, per quanto importante, è solo un punto di partenza: perché la destra ha senso solo se è al servizio di tutta la causa nazionale, non solo di se stessa. Dico ciò perché proprio in questi anni abbiamo visto che cosa significa un esecutivo che non sa che cos’è la coscienza nazionale. Questo è il motivo per cui è fondamentale portare Fratelli d’Italia e Giorgia Meloni al governo: perché la destra che l’interesse nazionale, la dignità di un popolo e della sua impresa, non sono slogan retorici ma meccanismi dello sviluppo e del benessere per tutti”. 

E’ candidata al Senato con il Partito Democratico nel collegio uninominale Sicilia 4. Deputato uscente alla Camera dei Deputati, Maria Iacono vuol tentare questa nuova esperienza. L’abbiamo incontrata per una chiacchierata.

On. Iacono, la campagna elettorale è entrata nel vivo. Qual è la sua impressione?

“Per me non fa una grande differenza. In questi cinque anni da parlamentare ho costantemente partecipato a tanti incontri ed iniziative nel territorio in cui adesso sono candidata. Conosco benissimo anche il comprensorio di Mazara del Vallo che è incluso nel collegio. Sicuramente in questi giorni l’agenda degli impegni è un po’ più fitta, ma la mia grande forza è quella di aver sempre dedicato la mia attività a conoscere i problemi dei lavoratori, dei precari, delle donne, dei giovani, degli agricoltori, delle piccole imprese, dei pescatori, degli amministratori locali, di averne seguito le istanze, di aver partecipato alle lotte per i diritti e portato in parlamento la loro voce. Tutto questo lavoro adesso si è tradotto in sostegno e mobilitazione oltre le mie aspettative”.

Pensa di poter essere rieletta? Qualche sondaggio non la vede favorita.

“I sondaggi sono stati effettuati prima della presentazione delle candidature e tengono conto dell’orientamento sulle coalizioni a livello nazionali. Questa legge, a differenza delle scorse elezioni, dà maggior peso alla scelta del candidato nel collegio uninominale. Siamo chiamati a scegliere chi rappresenterà questo territorio per i prossimi anni in parlamento, al di là delle dinamiche nazionali. In tutta sincerità in tanti anni in cui ho percorso in lungo e largo la provincia di Agrigento e buona parte della provincia di Trapani,  non ho mai visto i miei competitori presenti o protagonisti di alcuna iniziativa che riguardasse i bisogni e le istanze dei cittadini. Mi pare siano espressione, con tutto il rispetto, di ristrette conventicole di amici. Per chiedere il voto agli elettori bisogna aver seminato bene ed io in questi anni credo di averlo abbondantemente fatto. I sondaggi che quotidianamente facciamo noi tra la gente, faccia a faccia, ci dicono che possiamo farcela”.  

Nel suo partito ci sono stati e continuano ad esserci malumori sulla scelta delle candidature.

“E’ vero. La composizione delle liste, soprattutto nella quota plurinominale, ha lasciato scontenti molti e lo capisco. Io non ho certo goduto di posizioni di privilegio ed ho accettato la sfida nel collegio uninominale nella consapevolezza che, anche nei momenti non facili, bisogna misurarsi e non tirarsi mai indietro. Devo anche dire, però, che almeno nel mio collegio, dopo qualche iniziale protesta (di cui ho grande rispetto e considerazione) ho ricevuto il sostegno della quasi totalità del partito e della coalizione e le prossime settimane ci vedranno insieme impegnati per ottenere il massimo risultato. Gli amici e compagni di una vita hanno capito e non poteva essere diversamente, che vale la pena accantonare ogni divisione e quello che conta adesso è eleggere un  nostro rappresentante in Parlamento. Le valutazioni sui criteri scelti per fare le liste le faremo dopo ed in altra sede”.

Quali sono i temi che ha posto al centro del suo impegno in parlamento e che, immagino, caratterizzano la sua campagna elettorale?

“Sono tanti e non sono sufficientemente argomentabili in poche righe. Certamente ho avuto a cuore i temi dello sviluppo economico e dell’occupazione. I drammi della nostra terra sono tanti: le aziende colpite da una crisi senza precedenti, la perdita del lavoro per tanti padri e madri di famiglia, la condizione di precarietà, la carenza di infrastrutture, l’abbandono dei piccoli centri e la fuga dei giovani. Pesa moltissimo anche il condizionamento criminale della mafia e le tante inefficienze della pubblica amministrazione. Su ciascuna di tali questioni ho lavorato ed ottenuto risultati positivi. Credo che gli impegni dei Ministri Delrio, Franceschini, De Vincenti, Orlando, verso questo territorio siano stati consistenti e senza precedenti non solo in termini di risorse, ma anche di attenzione e presenza. Un esempio fra tanti: dei 23 miliardi di euro previsti dal contratto di programma con l’ANAS, grazie al Ministro per le Infrastrutture Delrio, ben 12 sono destinati al Sud ed alla Sicilia per migliorare la viabilità”.

Nonostante questo, però, i Siciliani sembrano esprimere malcontento verso il Governo.

“E’ inevitabile. Risanare una situazione difficile determinatasi in tanti decenni non è cosa che si fa in pochi anni. Quello che è stato fatto è molto, non è ancora sufficiente ed i risultati cominceranno a vedersi fra non molto. Solo chi pensa di poter ingannare gli elettori promette la risoluzione immediata di tutti i problemi. Abbiamo portato il Paese fuori dalla peggiore crisi economica del dopoguerra, gli indicatori economici sono finalmente positivi, cresce l’occupazione, abbiamo garantito stabilità ed approvato importanti riforme tra le quali quelle sui diritti civili, sui disabili, sul fine vita. E’ paradossale che chi ha lasciato per tanti anni alla Lega Nord, mi riferisco al centrodestra, il potere di veto su ogni misura che favorisse lo sviluppo del Mezzogiorno, venga oggi a farci la lezioncina. Berlusconi torna a promettere il taglio per le tasse (solo per i più ricchi), e ciò significherebbe tagli agli investimenti per il Sud, alla sanità ed servizi per i più deboli. Neanche i cinque stelle, a parte promettere misure irrealizzabili come il cosiddetto reddito di cittadinanza, che costerebbe 63 miliardi di euro senza spiegare da dove pensano di prenderli, possono lanciare accuse: il loro candidato al Senato, mio competitore in questo collegio, nel 2009 era candidato al Consiglio Comunale di Sciacca con il PdL, salvo poi riscoprirsi opportunamente grillino appena è mutato il vento.

Di questi cinque anni in Parlamento, quali ritiene siano stati i risultati più importanti della sua attività?

“La legge che istituisce le ferrovie turistiche porta il mio nome. In tutta Italia, migliaia di amministratori locali, di operatori economici di appassionati, mi ha scelto come riferimento di un settore innovativo e strategico quale quello del cosiddetto slow tourism (turismo lento). E’ motivo di orgoglio per me che una parlamentare siciliana, una volta tanto, sia stata interprete di un modello di sviluppo economico sostenibile che può creare occupazione e nuove attività imprenditoriali. L’idea che ho portato avanti è quella che punta al recupero dei piccoli borghi ed alla valorizzazione dei settori in cui la Sicilia può vantare tante eccellenze: l’enogastronomia, l’agricoltura di qualità, la pesca, l’artigianato artistico. Ho condotto, insieme ad altri parlamentari del centrosinistra, battaglie che hanno ottenuto risultati importanti, come quella per la stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione, per lo scorrimento delle graduatorie dei vigili del fuoco, contro la violenza di genere, per l’ammodernamento del sistema viario. Invito gli elettori a documentarsi e paragonare quello che ho fatto in questi anni, con quanto hanno prodotto i miei diretti avversari e trarne le loro conclusioni. Per me parlano i fatti e decenni di impegno per la mia terra”.

Nato a Milano, 23 dicembre 1982, Fabio Marchese Ragona è giornalista professionista, vaticanista del Gruppo Mediaset, dove lavora dal 2008 nonchè vicedirettore del nostro quotidiano sicilia24h.it. Cura, sul sito web di Tgcom24, il blog “Stanze Vaticane” e conduce, ogni domenica, un’omonima rubrica sul canale all-news di Mediaset. Collabora, per le questioni vaticane, con il quotidiano “Il Giornale” e con il settimanale “Panorama”. E’ autore del documentario “Il sorriso di Karol”, vincitore di diversi premi intitolati a Giovanni Paolo II. Per le edizioni de “Il Giornale” ha scritto il pamphlet “Potere Vaticano” sulla diplomazia di Papa Francesco. Si è laureato all’Università “La Sapienza” di Roma in Scienze della comunicazione e diplomato in giornalismo presso il master biennale del “Campus Multimedia” di Milano. E’ siciliano, di Canicattì (AG).

In questo volume, per la prima volta tutti insieme, i nuovi porporati di Francesco si raccontano in interviste inedite, svelando anche particolari curiosi della loro vita: c’è chi vive con la mamma e che porta sempre i jeans, chi si sveglia all’alba per fare sollevamento pesi in palestra, chi gira in motorino, chi da bambino faceva il pastore e chi giocava a dire Messa, chi faceva il graphic designer, chi si diletta al pianoforte e chi, nei momenti liberi, si rifugia in uno chalet fuori città.

Cardinali svegliati in piena notte, altri avvisati da parenti e amici con un sms. Qualcuno addirittura informato mentre si trovava in aeroporto, nella savana o al pranzo con gli amici. E’ l’effetto sorpresa di Francesco, che ha sconvolto le vite di questi uomini di Chiesa, provenienti dai quattro angoli della terra e diventati all’improvviso collaboratori del vescovo di Roma.

I cardinali elettori scelti da Bergoglio, dal Segretario di Stato, Pietro Parolin, al vescovo delle Isole Tonga, Soane Patita Paini Mafi, immersi in racconti ispirati alla loro quotidianità, svelano, soprattutto il contesto in cui svolgono il loro servizio, con le sfide presenti e future che la Chiesa dovrà affrontare, svelando anche i motivi, finora nascosti, di tante scelte inconsuete di Jorge Mario Bergoglio. Perché ad esempio, Francesco, nei suoi concistori, predilige le diocesi della “fine del mondo” a scapito di quelle storicamente cardinalizie? Perché non informa prima i nuovi porporati destinati a ricevere la berretta? Questi e altri dubbi vengono oggi sciolti dalla viva voce dei più stretti collaboratori del Pontefice. Un viaggio inedito che parte dal cuore della cristianità, la Città del Vaticano, e che finisce in Oceania, attraversando tutti gli altri continenti. Con clamorosi retroscena, mai svelati, anche sul conclave che ha eletto Papa Francesco.

 

 


E ‘ proprio vero.
La vita è una partita a scacchi giocata col destino.
Una colonna portante del Consorzio Universitario, che ha fatto la storia prima della scuola di Servizi Sociali e poi del CUPA di Agrigento, un uomo che del suo amore per il lavoro e della delicatezza con la quale intratteneva rapporti sociali con tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo, ne ha fatto un stile di vita da tutti apprezzato.
Giovanni Morello ci ha lasciati, stamattina a soli 53 anni, un infarto lo ha portato via all’affetto dei suoi cari, dei suoi amici e colleghi, che piangeranno  una persona meritevole di tutti gli aggettivi che possono ancora qualificarlo, per sempre!
Un uomo, un amico ,un poeta di immane sensibilità, indiscusso valore ed onestà.
Ciao Giovanni, ci mancherai immensamente.
I funerali si terranno domani pomeriggio alle 16,00 nella chiesa di San Domenico ad Agrigento.


L’attrice australiana, Nicole Kidman, è in vacanza a Sciacca. La bella protagonista di tanti film di successo è stata vista passeggiare in centro da numerose persone. L’attrice si trova nella cittadina termale per un periodo di relax e perchè facente parte della lista dei vip invitati al Camp di Google.
Nicole Mary Kidman (Honolulu, 20 giugno 1967) è un’attrice e produttrice cinematografica australiana.
Ha vinto numerosi premi, tra cui un Premio Oscar, tre Golden Globe, un BAFTA, un Orso d’argento, due Satellite Awards, un AFI Award, e ricevuto sette nomination agli SAG Awards ed una agli Emmy.
Si è imposta all’attenzione internazionale per i suoi ruoli in film come, Billy Bathgate – A scuola di gangster (1991), Cuori ribelli (1992), Ritratto di signora (1996), e Eyes Wide Shut (1999). Nel 1996, ha vinto il suo primo Golden Globe per la sua interpretazione nel film noir Da morire, mentre nel 2002 si aggiudica il suo secondo Golden Globe e ricevuto la sua prima nomination al Premio Oscar alla miglior attrice per il film musicale Moulin Rouge!. Nel 2003, il suo ritratto di Virginia Woolf in The Hours (2002) le è valso l’Oscar alla miglior attrice, il BAFTA alla migliore attrice protagonista, il Golden Globe per la migliore attrice in un film drammatico e l’Orso d’argento per la migliore attrice al Festival di Berlino. Ha ricevuto la sua terza e quarta nomination agli Oscar nella sezione miglior attrice per Rabbit Hole nel 2011, e nella sezione miglior attrice non protagonista per Lion – La strada verso casa nel 2017.
Essendo nata da genitori australiani nelle Hawaii, ha la doppia cittadinanza in Australia e negli Stati Uniti. Ha fondato e possiede la casa di produzione Blossom Films. È un’ambasciatrice di buona volontà per l’UNICEF dal 1994 e per UNIFEM dal 2006. Nel 2006 è stata insignita del titolo di Compagno dell’Ordine dell’Australia.

“Se Agrigento mi vuole, sono pronto a tornare…”. E’ quanto dicahiara, in una intervista rilasciata al quotidiano La Sicilia, l’ex sindaco di Agrigento, Marco Zambuto. Zambuto si dimise nel gennaio del 2014 dalla carica di primo cittadino e lo fece perchè fu coinvolto in una vicenda giudiziaria che portò in primo grado ad una condanna a poco più di due mesi. Secondo l’accusa, l’allora sindaco di Agrigento nel 2012 avrebbe acquistato per seimila euro due pagine pubblicitarie su un quotidiano per pubblicizzare l’attività della fondazione Pirandello, di cui era presidente. Successivamente l’ex primo cittadino è stato assolto dalla Corte d’appello di Palermo dall’accusa di abuso d’ufficio e dunque fu scagionato da ogni accusa.


Bella affermazione di due agrigentini ai Campionati nazionali di danza di Rimini. L’empedoclino Christian Lo Zito, e la raffadalese Ilaria Camilleri, infatti, si sono classificati al terzo posto della combinata nazionale liscio unificato e ballo da sala. La manifestazione ha avuto luogo nella rinomata località turistica romagnola ed ha avuto la durata di tre giorni. Numerosissime le coppie di altissimo livello provenienti da tutta Italia che hanno partecipato ai campionati. Christian e Ilaria, hanno colpito i giudici non solo per la loro bravura, ma anche per la loro bellezza ed eleganza e hanno conquistato una meritatissima terza piazza con relativa medaglia.
I due giovani nella vita sono fidanzati e condividono la passione per la danza da diverso tempo. Ultimamente si allenano, o forse sarebbe il caso di dire divertono, nella scuola di ballo “Gioia dance” di Lillo e Rosalba Romano di Agrigento. Christian coltiva questa passione da 12 anni, Ilaria, un po’ per scelta, un po’ per amore, ha iniziato a danzare da 8 mesi, con eccellenti risultati. Ora la splendida coppia sta già programmando il futuro: il prossimo appuntamento agonistico all’orizzonte è la Coppa Italia 2017 nella categoria danze standard. Christian Lo Zito è un nome già conosciuto. Ha partecipato anni fa, giovanissimo, al Festival di San Remo, nell’edizione 2010, condotta da Paolo Bonolis, col brano “Segui il tuo cuore”, ottenendo grandi consensi. Giornalista, presentatore, cantante, conduttore tv, ed ora anche ballerino, vanta amicizie illustri nel mondo della musica e dello spettacolo a livello nazionale.


Il suo nome è Piera Aiello.
Molti non conosceranno il suo nome, ma tanti sicuramente si. E tra i tanti ci sono anche esponenti mafiosi, tra cui anche alcuni della provincia di Agrigento, che Piera, con le sue dichiarazioni, contribuì a smascherare. Piera Aiello è una testimone di giustizia e vive da 25 anni lontana dalla Sicilia. Quando decise di dire tutto quello che sapeva aveva appena 24 anni. Piera ha rilasciato una intervista alla televisione svizzera e ha ripercorso la sua storia, la storia di una ragazza che nel 1991 decise di testimoniare contro gli assassini del marito, Nicolò Atria, assassinato, in un agguato mafioso all’ interno della sua pizzeria a Montevago. Grazie alle sue rivelazioni scattò un blitz tra Sciacca, Montevago e Marsala che portò in carcere dieci presunti boss e gregari, accusati di associazione per delinquere di stampo mafioso, omicidio ed altri reati.
Piera Aiello, con la sua collaborazione permette, in concomitanza con quelle di un’altra ragazza, sua cognata, Rita Atria, di far arrestare numerosi mafiosi di Partanna, Marsala e Sciacca. Una lunga intervista, piena di amarezza e di ricordi struggenti. Tra questi quello di Paolo Borsellino, il procuratore che ascoltò le sue dichiarazioni. Un aneddoto pieno di significato è quello che Piera ha voluto raccontare: “Capivo che era una persona importante. Siccome nel mio paese tutte le persone importanti si facevano chiamare onorevoli, io faccio: «Senta, scusi onorevole.» Lui si gira: «Alt! Prima mi hai chiamato mafioso, ora onorevole. Con tutto il rispetto per la categoria, mi guardo bene dall’essere un onorevole. Sono un semplice procuratore della Repubblica. Ma tu chiamami zio Paolo.».. Questo era Paolo Borsellino. Piera Aiello ha scritto un libro: “Maledetta mafia”nel quale, in modo semplice ma efficace, racconta il coraggio di una donna che sceglie di “affrontare” la mafia.

Tommaso Lombardo


Solo due anni fa e sempre per questo quotidiano online, ho incontrato Giandamiano Lombardo Presidente Federalberghi delle isole pelagie, imprenditore per passione e professione, per fare il punto sulla situazione delle isole dal punto di vista turistico , non tralasciando l’aspetto politico, economico e sociale. Ricordo quella intervista e come ho ascoltato quelle parole accorate, sentite, venute fuori dal cuore di una persona innamorata della propria isola e proprio per questo, arrabbiata contro quel sistema che di fatto ha sempre impedito a dei paradisi naturali quali Lampedusa e Linosa di crescere, svilupparsi , applicando una politica appositamente studiata per territori che sono distanti anni luce dalle politiche adottate dallo stato centrale, applicabili in tutto il territorio italiano.
Mi chiedo se il vero problema non stia proprio lì.
Giandamiano Lombardo è seduto di fronte a me alla scrivania del suo ufficio, nel suo splendido hotel Baia Turchese col suo inseparabile sorriso.
Io e la mia curiosità di sapere ,dall’altra parte.
Siamo nel posto giusto per parlare di turismo, qualche anno fa ci siamo lasciati con una intervista che ci ha lasciato un po’ d’amaro in bocca e come l’isola abbia risentito di una situazione disastrosa da questo punto di vista, cosa è cambiato rispetto a due anni fa?
C’è sempre un punto da cui partire…Le Pelagie ormai sappiamo tutti che sono isole a destinazione turistica e sono una risorsa per la Sicilia e la Provincia di Agrigento. Dovrebbero forse integrarsi meglio, ma non tanto nel territorio, quanto nelle politiche di sviluppo, di crescita,di investimenti, di infrastrutture. Il nostro principale problema è proprio la mancanza di infrastrutture e laddove se ne volessero creare, ci si deve scontrare con la burocrazia, con Enti preposti che piuttosto che far crescere l’economia di un isola la bloccano. Fino a quando non si comprende che turismo è uguale ad infrastrutture, il concetto di sviluppo è difficile da capire. Ci sono posti al mondo che pur offrendo meno dal punto di vista naturalistico fanno grandi numeri perché hanno investito molto dal punto di vista delle infrastrutture e sono quindi in grado di mettere a disposizione servizi di vario genere. Le nostre isole, pur avendo un notevole richiamo dal punto di visita delle bellezze naturali, non riescono a fare i numeri che dovrebbero, per la carenza di servizi ed infrastrutture. Ecco, il problema gira sempre intorno a questo argomento, che secondo me, è il più importante da affrontare”.
Presidente, a queste condizioni, quanto è difficile fare l’imprenditore?
Non è certo facile fare l’imprenditore nel meridione e ancor di più in Sicilia e nelle isole, quelle veramente lontane, quelle isole che per qualche mese dell’anno sembrano essere dei paradisi e poi si trasformano, nei lunghi periodi invernali , quando ci si trova a fare i conti con la sopravvivenza. Abbiamo il fardello della mafia, delle speculazioni che di fatto bloccano l’economia di un posto… ripeto , non è facile fare impresa a queste condizioni e lo diventa ancora di più quando pur di immettersi nel circuito turistico ci si improvvisa e non si tiene conto che la concorrenza fine a se stessa non fa altro che provocare danni all’economia stessa del luogo. Il nostro territorio, quello di Lampedusa e Linosa che ha un patrimonio naturale inestimabile, non ha un piano regolatore. Se tutti gli Enti preposti ala crescita ed agli investimenti, si preoccupassero di valutare i progetti , trovare le soluzioni di cosa poter o non poter fare per dare una mano a chi ha veramente voglia di fare impresa ed investire, le cose sicuramente andrebbero meglio. Il turismo adesso non si fa più con le tende, ma negli alberghi. Nelle piccole isole, nei piccoli posti, diventa essenziale fare un turismo selezionato ma non nella disparità delle opportunità, ma nei numeri, perché un isola che ha un carico antropologico esagerato è destinata a morire. Un isola ha il mare intorno non può espandersi quindi si deve tutelare nelle infrastrutture per garantire qualità di servizi per un turismo qualificato”.
In effetti è difficile fare impresa quando non ci sono condizioni favorevoli…introduciamo una nota un po’ polemica: pensa che ci possano essere due pesi e due misure?
E’ sempre stato e sempre sarà così, non dobbiamo fasciarci la testa ma neanche mettere la benda sugli occhi, ci saranno quelli che andranno avanti coi favori ed altri no. E’ utopistico credere che questo…..diciamo comportamento non conforme alle regole….per usare un eufemismo, possa essere eliminato, perché questo è il sistema. Io credo nella capacità di discernimento delle persone per capire cosa è sbagliato e cosa non lo è, solo in questo modo si possono avere pari opportunità e crescere ad un livello ottimale tutti quanti. Meritocrazia quindi, va avanti chi è più bravo, chi ha idee più solide e brillanti e chi non molla per compromessi. Ecco in questo modo si potrebbe facilmente fare impresa contenendo i danni. Non si può e non si deve avere il preconcetto che chi fa imprenditoria deve per forza fare intrallazzi…non si può! Purtroppo siamo vittime di un retaggio storico che ci vuole tutti disonesti o mafiosi ed è una cosa inaccettabile, perché nel nostro territorio ci sono tante persone perbene che vivono e lavorano nella legalità e vogliono continuare a farlo. C’è bisogno di una politica che metta al centro gli investimenti e non sto parlando di industrie ma di progetti che partano dal basso, dalla gente che ha voglia di mettersi in gioco.Il sistema bancario dovrebbe garantire tutto questo non penalizzarlo, perché in questo modo non si fa altro che concede credito a chi già possiede del denaro privilegiando di fatto, solo alcune categorie”.
Abbiamo parlato di meritocrazia, di pari opportunità, di preconcetti che haimè appesantiscono le nostre posizioni o possibilità; però io mi chiedo e le chiedo:non è difficile fare impresa soprattutto nelle isole, perché tanti si improvvisano imprenditori del settore?
Sappiamo tutti una cosa, il malaffare si annida dove mancano le regole o dove ci sono troppe regole che non rappresentano la realtà. Di conseguenza la gente può trarre dei vantaggi da queste situazioni. Sicuramente chi lavora nel rispetto delle regole ha solo svantaggi, e questo è drammatico, triste. Diciamo che gli anni cinquanta, sessanta e settanta sono stati gli anni dell’improvvisazione,ma solo perché erano gli anni della crescita e da qualche parte si doveva pure iniziare. Oggi no, non ci si può più improvvisare senza arrecare danno a se stessi ed agli altri. Questa è l’epoca delle progettazioni a lungo raggio, degli studi di settore, dove tutto viene calcolato anche il rischio, che è la cosa più importante. Dobbiamo metterci in testa che se si vuole investire su qualcosa, la si deve prima progettare e per farlo c’è bisogno di avere delle specialità, di studiare e formarsi”
Quanto incide il carico fiscale sullo sviluppo?
Troppi lacci che a volte ci stringono il collo. Non si può avere un carico fiscale come quello che abbiamo, è massacrante e non permette di andare da nessuna parte. Se ci riflettiamo un attimo, le aziende che riescono ad avere maggiore sviluppo sono quelle che poi vengono accusate di non pagare le tasse. Facciamo l’esempio di Ryan hair che avendo un carico fiscale più basso è riuscita ad imporsi sul territorio e ad espandersi, mentre la nostra compagnia di bandiera che deve sopportare un carico mastodontico, sta morendo ed è costretta a ridimensionare il personale di bordo, le ore di lavoro, magari le tratte, chiedendo aiuto allo Stato per non staccare la spina al moribondo….un tipico esempio in cui lo Stato toglie e lo stato da’. Ma con quali risultati? Quelli di non riuscire più ad essere competitivi con altre compagnie anche piccole rischiando di smantellare un colosso come quello dell’Alitalia. Un carico fiscale contenuto permetterebbe sviluppo e crescita, diversamente si va incontro alla morte. E’ l’impresa che produce e che crea servizi quella che consente ad un paese di crescere, non il lavoro statale o come siamo abituati a chiamarlo “posto fisso”; ecco perché devono essere tutelate , garantite ed avvantaggiate da un carico fiscale che ne consenta la sopravvivenza per sé e per chi vi lavora”
Tante volte nel tentativo di creare imprese, nello specifico del turismo, ci si scontra con la burocrazia e devo dire che noi italiani siamo dei grandi burocrati ; non crede che questo scontro è proprio quello che blocca la voglia e la volontà di tanti giovani di creare, di immaginare qualcosa, di sognare un futuro che possa essere migliore?
“Purtroppo devo dire che oggi viviamo in un mondo che si muove in un modo opposto al nostro. Oggi si ha quasi paura di intraprendere qualcosa perché la nostra burocrazia è talmente lenta e tortuosa che ti fa passare la voglia anche di sognare. Le esigenze di oggi non sono più quelle di mangiare, bere e  mantenersi in salute, oggi si hanno bisogni diversi, che insieme diventano” lo star bene”. Le nuove generazioni devono avere la possibilità di crearsi un futuro senza farsi inretire dalla burocrazia e sommergere dalle carte per anni, perché a quel punto si può anche rinunciare, buttare la spugna. Ricordiamoci che ogni volta che questo succede,è una sconfitta sociale e si è perduta per sempre la possibilità di creare lavoro e dare benessere. Anche il mostro dell’eccessivo carico fiscale deve essere abbattuto, altrimenti ci sbarreranno sempre le porte. Se non c’è una crescita culturale ed un cambiamento epocale di quello che è il sistema adesso,ci accorgiamo che oggi diventa una risorsa l’immigrazione”

gruppo ristoratori guitgia beach



Ecco, parliamo dell’immigrazione. Lampedusa è sempre stata al centro di dibattiti e polemiche più o meno costruttive, finchè non è diventata non più isola d’approdo ma d’accoglienza e di colpo è cambiato il volo mediatico di questo problema che per troppo tempo l’isola ha dovuto subire, rimanendo da sola.
“Queste risorse, passatemi il termine, sono malate. Non voglio essere frainteso, mi riferisco al fatto che tanti che si dicono operatori del sociale, sfruttano le tragedie di questa povera gente,che fugge dal martirio di violenze, guerra e povertà, per lucrarci sopra. Per fortuna ci sono tanti centri di accoglienza che sono ottime realtà che ospitano anche tanti minori non accompagnati cercando di dar loro una infanzia, una adolescenza dove non avere paura. Lampedusa oggi è un isola conosciuta nel mondo purtroppo anche per fatti ai quali non avremmo mai voluto essere associati; mi riferisco a barconi affondati, dagli scafisti, al sovraccarico di migranti che scoppiavano nel centro di accoglienza, alle morti che non avremmo mai voluto vedere. I media ci hanno massacrato come hanno voluto, scrivendo che l’isola fosse invasa da extracomunitari che facevano razzie e spaventavano gli abitanti, dando un immagine di Lampedusa e dei lampedusani, che ne ha mortificato l’impegno e la vocazione all’accoglienza ed ha provocato danni enormi alla nostra unica risorsa: il turismo. Ma arriva sempre un momento dove l’impegno viene sempre riconosciuto, il momento del riscatto. Oggi Lampedusa non è più l’isola degli sbarchi clandestini, ma dell’accoglienza umanitaria”
L’era Nicolini (Sindaco uscente), appena trascorsa, sembra aver cambiato il volto di Lampedusa. Ha applicato una politica che forse mirava troppo poco alle esigenze quotidiane della gente a favore di una politica più internazionale che di fatto e servita a far condividere il problema, a creare il caso umanitario, fino a fare candidare l’isola al premio nobel per la pace con tanto di visita del Santo Padre. E’ stata anche il sindaco che Renzi ha voluto con sé alla Casa Bianca: come mai i lampedusani non l’hanno più voluta come primo cittadino?
“Diventare sindaco per Pina Nicolini è stata quasi un evoluzione naturale, perché se ti occupi della comunità da tanti anni, alla fine credi che fare il sindaco sia il coronamento di tutto il tuo impegno. Io sono un imprenditore e voglio guardare avanti, voltarsi indietr , per quanto mi riguarda, è solo un atteggiamento che serve per evitare eventuali sbagli del passato. Credo che l’ex sindaco, si sia fatta ingurgitare da un sistema molto più grande di lei, ma va detto anche che molto probabilmente lei ha avuto le capacità di affrontare ed occuparsi dei grandi eventi che si sonno susseguiti. Quello che le è mancato però, è stato il contatto diretto con la gente, ossia ricoprire il ruolo che le era stato assegnato e questo l’ha penalizzata. Il Sindaco è l’espressione del territorio in tutti i suoi lati, l’essersi fatta prendere dal grosso dramma dell’accoglienza a discapito di tutto il resto, ha fatto in modo che Lampedusa abbandonasse il suo volto deturpato dai tanti colpi subiti rivelando al mondo un nuovo volto, ma al tempo stesso l’ha allontanata dal suo popolo e dai suoi elettori. Magari non sarà stata un buon Sindaco per Lampedusa e Linosa, ma è stata all’altezza di traghettare le nostre isole verso una politica riconosciuta in tutto il mondo come quella che andava fatta, è di questo bisogna darle atto. Che fosse la persona giusta nel posto sbagliato? Probabilmente si, ma se vuoi fare il sindaco e non vieni rieletto, qualcosa non ha funzionato. Però diamo a Cesare quel che è di Cesare, con la Nicolini Lampedusa è passata dall’essere “la porta dell’inferno, nella porta del paradiso”. Di fatto l’ex Sindaco dopo essere stata beatificata è stata distrutta, dopo aver dimostrato al mondo che Lampedusa non ha mai avuto interessi lucrosi nell’accogliere i migranti”

Giacomo Mercurio

Caterina Mercurio

Orazio, maitre

spiaggia Guitgia-lampedusa

Adesso Lampedusa ha un nuovo Sindaco, Salvatore Martello. Pensa che avrà un approccio diverso con gli abitanti o seguirà la linea politica intrapresa dalla Nicolini? Ricordiamo che Martello pur essendo stato eletto da una lista civica, appartiene comunque all’area politica dell’ex Sindaco.
“Intanto diciamo subito che la volontà del cittadino va sempre rispettata. Spero che Martello, anche se sappiamo tutti che il nuovo primo cittadino ha già una sua storia a Lampedusa e Linosa, anche come sindaco negli anni novanta, per ben dieci anni. Di certo ha una grande esperienza e mi auguro che possa riflettere le esigenze del momento, dal punto di vista politico, sociale, culturale ma anche imprenditoriale e che finalmente per le nostre isole ci possa essere una crescita vera, fatta di rispetto ed opportunità uguali per tutti, di meritocrazia, di progettualità conformi al territorio. Insomma mi auguro che la sede del Municipio, possa essere il centro nevralgico da dove prevedere piani di sviluppo concreti. Le nostre isole oggi non sono più quelle di vent’anni fa e il nuovo Sindaco deve capire che le esigenze sono cambiate, che Lampedusa non è più l’isola degli sbarchi ma dell’accoglienza e che bisogna evitare errori magari commessi in passato. Non voglio né criminalizzare, né giudicare nessuno; il mio è solo un auspicio ed un augurio per il suo mandato, che spero sia da sprone per i tutti gli abitanti a lavorare insieme all’amministrazione per un bene comune e superione: lo sviluppo ed il benessere delle nostre isole, di chi le abita e di chi avrà voglia di visitare uno dei paradisi naturali che il mondo può vantare”
A conclusione di questa lunga intervista, qual è ad oggi la condizione del turismo nelle isole pelagie?
“Io sono un imprenditore e sono abituato a pensare e vedere le cose in modo positivo. Lampedusa è stata riportata, anche grazie all’impegno dell’ex Sindaco nella sua condizione naturale. Questo senza dubbio ha apportato dei benefici alle isole Pelagie tanto che non si parla più di un turismo malato ma di uno in netta ripresa. Certo è, che quando si parla di sviluppo, se ne parla in termini di creazione di infrastrutture come ho ripetuto varie volte, perché oggi il problema si è spostato; Prima si cercava di far arrivare i turisti mentre oggi si parla di come accoglierli in modo da offrire sempre più servizi. Il mio augurio è che sia la Nicolini in sede Nazionale che Martello in sede locale possano entrambi lavorare in sinergia per il bene comune e del turismo delle isole,in quanto entrambi figli di Lampedusa”
Ringrazio sempre chi ha la bontà di arrivare fino all’ultimo senza farsi spaventare dalla mole delle parole… e ringrazio anche chi adesso ha avuto la gentilezza di farci arrivare un caffè….ed anche tutto lo staff del Baia Turchese a cominciare da Caterina, Peppa, Giacomo e Orazio e la sua equipe del Guitgia Beach, veri pilastri dell’azienza, che hanno fatto di tutto per rendere la nostra permanenza più comoda possibile.
Una riflessione però voglio farla.
Rispetto a qualche anno fa, ho sentito risposte più tranquille nell’espressione ma non tanto distanti dai contenuti venuti fuori anche nella precedente intervista: la carenza di infrastrutture, di investimenti, il carico fiscale sproporzionato che ha costretto alla chiusura tante aziende anche in campo nazionale, un sistema bancario che blocca le iniziative che si vogliono intraprendere perché non concede credito a chi non ha mezzi ma solo idee, che alla fine potrebbero rivelarsi una risorsa anche per le stesse banche, i servizi che non si riescono a garantire per come si vorrebbe e tanto altro ancora. La cosa diversa che ho percepito nella voce di chi rispondeva alle mie domande, questa volta è stato il tono ed una nota di speranza e positività per il futuro a venire. E’ vero che Lampedusa e Linosa sono un vero capolavoro che la natura ha voluto concederci, ma non si vive solo di bellezza. La bellezza è fine a sé stessa, risiede negli occhi di chi guarda, se fosse l’unica condizione, le nostre isole agrigentine vivrebbero una situazione idilliaca permanente. Di fatto non è così. La politica? Certo ricopre un ruolo fondamentale, ma anche questa è fatta di uomini di buona volontà e non. Esortarli a fare di meglio? Pensiamo a quante volte lo si è fatto con le buone ed anche con le cattive…purtroppo sempre con scarsi risultati! Si certo siamo bravi a prenderci meriti o assumerci paternità di questo o quell’altro intervento, anche se solo sotto forma di interrogazione in sede regionale o nazionale, ma vedete cari sindaci, assessori, deputati, onorevoli di stirpe, di carriera , ministri e vice ministri, i latini ci hanno lasciato dei modi di dire che hanno fatto la nostra cultura e la nostra lingua;  verba volant….scripta manent…
La volontà di fare, è quella che ci distingue dall’essere solo dei ciarlatani, parolieri di professione, accreditati al nulla di fatto.
Stavolta stiamo parlando di Lampedusa….e domani?

intervista di claudia badalamenti