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Brutta avventura quella vissuta da un gruppo di giovanissimi, che intorno alle 23 di ieri, al viale della Vittoria, nei pressi della villa Bonfiglio sono stati avvicinati da tre uomini di nazionalità tunisina.

I tre extracomunitari, tutti 15enni, sotto la minaccia di un coltello a serramanico sono riusciti a farsi consegnare dai giovanissimi soldi e smartphone.

Tempestivo è stato l’intervento di una gazzella dei Carabinieri, i quali erano stati avvistati da alcuni passanti che si erano resi conto di quanto stava accadendo.

Imminente è stata la segnalazione a tutte le forze dell’ordine, i quali hanno rintracciato gli extracomunitari, in una comunità alloggio del luogo. I tre tunisini, ancora in possesso del coltello a serramanico, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Palermo, la refurtiva è stata recuperata e riconsegnata ai legittimi proprietari.

Arresto un 44enne Cono Cucina. I carabinieri della locale stazione di Lampedusa ha no dato seguito alla condanna definitiva a carico dell’uomo.
Cono Cucina è stato  condannato a 2 anni e 4 mesi di reclusione, poiché riconosciuto colpevole di incendio.
Secondo l’impianto accusatorio, l’uomo, nel 2015  avrebbe chiesto la messa a posto al titolare di un autonoleggio all’indomani di un incendio ai danni dell’imprenditoria.

Un controllo nelle celle dei detenuti, da parte della polizia penitenziaria dell’istituto penitenziario di Augusta ha portato alla luce un bizzarro risultato. Sono stati rinvenuti apparecchi telefonici, taluni di dimensioni ridotte – abilmente occultati in pacchetti di sigarette e in un panino – ed una scheda sim, nascosta  all’interno di un evidenziatore.
In totale sono stati rinvenuti e sequestrati: una sim card – attiva e funzionante; uno smartphone di ultima generazione e 13 cellulari di dimensioni ridotte.

Le indagini sono in corso per fare luce su come siano arrivati lì gli strumenti di comunicazione e al loro utilizzo finale.

Alle prime luce dell’alba di oggi gli agenti della Polizia di Ragusa su delega della Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, ha eseguito numerose custodie cautelari e  il sequestro preventivo di aziende operanti nel settore del riciclo del materiale plastico.
Le indagini eseguite hanno dato luce ad una organizzazione criminale dedita al traffico illecito di rifiuti e che la stessa associazione è riconducibile alla stidda.
Ai soggetti destinatari della custodia cautelare, vengono contestati i reati di estorsione pluriaggravata, l’illecita concorrenza con minaccia, lesioni aggravate, ricettazione,  detenzione e porto di armi da fuoco e  danneggiamento seguito da incendio.

Ecco i nomi dei 15 destinatari delle misure cautelari: sono finiti in carcere Claudio Carbonaro 60 anni di Vittoria, Salvatore D’Agosta di 53 anni, Giuseppe Ingala di 36 anni, Antonino Minardi di 45 anni, Crocifisso Minardi di 53 anni, Emanuele Minardi di 49 anni, Salvatore Minardi di 45 anni, Giovanni Tonghi di 38 anni, Giovanni Donzelli di 71 anni e Raffaele Donzelli di 46 anni, tutti di Vittoria. Agli arresti domiciliari sono finiti Gaetano Tonghi di 37 anni, Giovanni Longo di 55 anni, Andrea Marcellino di 35 anni, Salvatore Minardi di 25 anni e Francesco Farruggia di 42 anni.

Assieme ai 15 destinatari delle misure cautelari sono stati arrestati anche due imprenditori. Imprenditori divenuti assest economico della costa.

Le aziende sottoposte a sequestro preventivo sono 5 per un valore economico di oltre 5 miliardi.

Spicca tra i nomi dei destinatari della misura cautelare in carcere quello di Claudio Carbonaro, già collaboratore di giustizia dal 1992, reo confesso di 60 omicidi.

Dopo essere uscito dal programma di protezione testimoni Carbonaro è rientrato in terra Sicula, chiedendo aiuto allo stato essendo rimasto sul lastrico, ma la realtà scoperta dagli agenti della Polizia era diversa, il Carbonaro era già in procinto di riorganizzare la sua banda, era rientrato nella sua veste di boss svestendosi di quella da collaboratore.

L’operazione degli agenti della Polizia di Ragusa è stata ribattezzata “Plastic Free”

Il sostituto procuratore della Repubblica di Agrigento Chiara Bisso ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di
Pasquale Di Stefano, Umberto Nocito e Annamaria Stagno sono stati rinviati a giudizio. Richiesta avanzata dal sostituto procuratore di Agrigento Chiara Bisso.
A presiedere l’udienza prelinare, che si svolgerà il 14 novembre, sarà il gup Francesco Provenzano.
Pasquale Di Stefano, viene arrestato in Germania dopo un periodo di latitanza.  È accusato di furto ai danni di Poste Italiane di cui era un impiegato. Umberto Nocito e Annamaria Stagno – una coppia Favarese sono accusati di estorsione ai danni del Di Stefano.

La Corte Costituzione ha sciolto il nodo, dichiarando incostituzionale, l’ordinamento penitenziario che disciplina l’ergastolo ostativo, nella parte in cui non prevede i permessi premio in assenza di collaborazione con la giustizia.
Per usufruire dei permessi premio il condannato, deve dare dimostrazione di seguire il percorso rieducativo, e di escludere collegamenti con la criminalità organizzata.
La valutazione, finale, della concessione dei permessi premio, in virtù della pronuncia della Corte Costituzionale, viene demandata al
Magistrato di sorveglianza il quale valuterà ogni singolo caso, supportando la sua decisione con  la relazioni dei carceri unita ai pareri della Procura e del Comitato di Sicurezza di Pubblica.

Il mondo sociale e  politico scuote la testa alla decisione presa.

Sebastiano è tornato nella sua Sicilia che tanto ha amato. È tornato con la consapevolezza di aver lasciato un segno nel cuore dei suoi cari e dei Siciliani.
Oggi è stata aperta la camera ardente a Palazzo d’Orleans, la seconda casa di Tusa.
Accanto alle sue spoglie mortali, tutti i suoi affetti più cari: il figlio Andrea e la vedova Valeria Li Vigni.

A presidiare la camera ardente gli agenti del corpo forestale e i commessi in servizio d’onore. Alla destra del feretro una foto che lo riprende, il primo giorno di d’ingresso in giunta. Sullo sfondo  della camera la bandiera della regione segnata in segno di lutto.

Hanno reso omaggio a Sebastiano Tusa, amministratori in carica e non. Emblematica la presenza di Nello Musumeci (presidente della regione), Leoluca Orlando (Sindaco di Palermo), Gaetano Armao (vicepresidente della regione) e
Carmelo Briguglio (ex assessore regionale).

Intanto, domani alle 10, si svolgeranno i funerali nella chiesa di San Domenico. Sebastiano Tusa  sarà tumulato nel pantheon dei siciliani illustri.

Sebastiano Tusa assessore ai Beni Culturali, era tra le otto vittime italiane morte nell’incidente aereo del boeing 737 della Ethiopian Airlines precipitato il 10 marzo 2019 mentre era in volo tra Addis Abeba e Nairobi.
Archeologo di fama internazionale, Sovrintendente del Mare della Regione, era diretto in Kenia, per un progetto dell’Unesco, dove era già stato nel Natale.
Il feretro di Sebastiano Tusa è rientrato in Italia dopo 7 mesi dalla tragedia.

Camera ardente Sebastiano Tusa

L'ultimo saluto a Sebastiano Tusa a Palazzo d'Orleans#Sicilia #Palermo

Pubblicato da Regione Siciliana su Giovedì 17 ottobre 2019

Maurizio Lipari, commercialista palermitano, nella veste di amministratore giudiziario di due società ittiche sottratte alla Mafia, è stato raggiunto da una custodia cautelare in carcere per i reati di peculato e auto-riciclaggio.
Le società ittiche – sotto la lente di ingrandimento da parte della Procura della Repubblica di Palermo con accapo il procuratore Francesco Lo Vai e coadiuvato dall’aggiunto  Paolo Guido e dai sostituti Alessia Sinatra, Gianluca De Leo e Francesca Dessì, nonché dagli investigatori della Direzione Investigativa Antimafia di Trapani – erano riconducibili al boss trapanese Mariano Agate considerato un vicinissimo del defunto boss Totò Riina.
Secondo la Procura e  degli investigatori le somme distratte dall’amministratore Giudiziario ammontano a più di 350 mila euro, somme che non risulterebbero rendicontare, e versate sui suoi conti correnti personali.
Nella stessa indagine sono finiti Epifanio Agate e Rachele Francaviglia – rispettivamente figlio e moglie del boss Mariano Agate – i quali hanno continuato a gestire i beni “sequestrati” della famiglia.
La procura di Palermo con l’ausilio degli investigatori della DIA, stanno verificando tutte le gestioni affidate a Maurizio Lipani ove abbia o sta ricoprendo  la veste di amministratore giudiziario.

Mariano Agate, è stato ritenuto il boss indiscusso del mandamento di Mazzara del Vallo.  E’ stato condannato all’ergastolo sia per la strage di Capaci del ’92 e per sette omicidi. A lui è da aditare l’omicidio dell’allora sindaco di Castelvetrano Vito Lipari.

Agate, secondo quanto dichiarato dal collaboratore di giustizia Salvatore Contorno, gestiva un  giro di droga da e verso gli Stati Uniti.

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Un violento incidente, occorso nella serata di ieri intorno le 18.00, in Contrada San Filippo e Giacomo a Marsala, dove si sono scontrate due autovetture, una Lancia Y e una Mercedes-Benz.
Ad avere la peggio, la famiglia che viaggiava sulla Lancia Y, che ha segnato un triste risultato. Salvatore Nuccio di 37 anni è deceduto a causa delle gravi ferite riportare, le sue due figlie -1 e 2 anni – sono stati trasportati in codice rosso, assieme alla moglie all’ospedale di Marsala, per la più piccole delle figlie è stato disposto il trasferimento immediato, con l’elisoccorso del 118 a Palermo.
L’autista della Mercedes-Benz, un uomo del luogo S. P. di 28 anni, a quanto pare non ha riportato ferite rilevanti.
La dinamica dell’incidente, pare sia stata l’elevata velocità della Mercedes-Benz e l’invasione della corsia di marca della Lancia Y.
In un primo momento, una donna 32 enne, sorella dell’uomo a bordo della Mercedes-Benz ha dichiarato di esserci stata lei alla guida, notizia  risultata falsa. Adesso la donna rischia un procedimento penale per false dichiarazioni e favoreggiamento.

Nel pieno della notte la telefonata che ha avvertito gli uomini dei Vigili del Fuoco e della locale stazione dei Carabinieri.

Il silenzio è rotto dalle sirene dei mezzi: c’è un incendio sulla spiaggia della Guitgia, a Lampedusa.

All’arrivo dei soccorritori, hanno costatato come l’incendio abbia interessato i circa 30 ombrelloni  utilizzati per attrezzare la spiaggia, attrezzatura utilizzata da un imprenditore quarantanovenne.

I carabinieri del posto, hanno già sentito l’imprenditore. Sulle indagini intraprese ce il massimo riserbo, ma non si esclude la matrice dolosa.