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E’ morto asfissiato, il bambino che per una fatalità del caso è stato dimenticato dal padre in auto.

Lui, il padre, un dipendente amministrativo del Dipartimento di Ingegneria dell’Università degli Studi di Catania, oggi doveva accompagnare il suo piccolo all’asilo, ma qualcosa è andato storto! Il bambino – dalle prime indiscrezioni – si sarebbe addormentato sul seggiolone, e da lì con addizione del sovrappensiero del padre, salta la sosta e fila dritto verso il luogo di lavoro, lasciando la macchina nel parcheggio della cittadella universitaria, dimenticandosi del tutto del figlio dormiente.

La nonna materna, che aveva avuto l’onere da parte della figlia, di andare a riprendere il nipotino dalla scuola dell’infanzia, non avrebbe trovato il piccolo, nessuno lo aveva visto. Da li i primi contatti telefonici con la figlia che poi avrebbe contattato il marito, quest’ultimo dopo aver sentito la moglie – intorno le 14.00 – ricorda del figlio! Fugge verso la sua utilitaria, la vista di quel corpicino inerme e collassato, l’estenuante corsa verso il Policlinico per aiutare quel piccolo angelo, ma nulla è piu’ possibile, è morto asfissiato, è rimasto in auto per cinque ore al caldo, sotto il sole cocente di Catania.

Per esattezza di cronaca, la dinamica è ancora in fase di ricostruzione da parte degli inquirenti.

Un forte tonfo ha rotto il silenzio della notte, la corsa dei Vigili del Fuoco e della Polizia, attimi di paura per chi viveva lì. E’ crollato il cornicio, portando con se parte del prospetto di un palazzo storico che contorna la centralissima piazza Cavour e costeggia il viale della Vittoria. Il distacco a sua volta a danneggiato gli alberi posti nel lato sinistro della piazza e  l’impalcatura che era montata a ridosso dello stabile (il quale era oggetto di opere di manutenzione straordinaria).
Il cedimento è avvenuto alle 4 circa. I soccorritori hanno riscontrato che non ci sono vittime.
Per quanto è trapelato, lo stabile è stato posta sotto sequestro, in attesa che i tecnici possano  capire le cause del cedimento. L’area antistante anch’essa interdetta dovrà essere messa in sicurezza.

Le stragi mafiose del ’92, hanno ancora dei lati oscuri, verità nascoste e colpevoli – impuniti – da condannare.
In nome della giustizia sociale, per la ricerca di verità, per la tutela dei diritti, per una memoria viva e condivisa,  dopo oltre 27 anni dalle stragi di Capaci e di via d’Amelio, oggi prende il via al processo d’Appello Borsellino quater, che si è celebrato davanti la corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta.
I pg Lia Sava e Antonino Patti, in nome della procura generale, hanno iniziato una requisitoria, un fiume in piena, parole secche e chiare – loro erano pronti ad affrontare uno dei compiti più ardui. La loro, in nome e per conto del popolo Italiano, è la ricerca della verità, di ciò che accadde veramente in quella strage.
Le dichiarazioni, del collaboratore Gaspare Spatuzza, hanno consentito di riaprire le indagini della strage di via d’Amelio.
I pg Sava e Patti, hanno versato agli atti del processo, una nuova e copiosa documentazione che avvalorerebbe l’impianto accusatorio.
I boss Vittorio Tutino e Salvatore Madonia (già condannati all’ergastolo in primo grado), difesi dall’avvocato Flavio Sinatra, hanno chiesto un rinvio per esaminare i nuovi atti, rinvio che è stato accolto a martedì venturo.
Nello stesso processo, oltre a Tutino e Madonia, siedono sul banco degli imputati Francesco Andriotta, Calogero Pulci e Vincenzo Scarantino, quest’ultimi da prima pentiti per poi scoprirsi come dei falsi. Andriotta e Pulci sono stati condannati a 10 anni per calunnia.

È intenzione della procura generale chiedere la conferma di tutte le condanne, perché la ricerca della verità non si è mai fermata.

In via d’Amelio, il 19 luglio 1992, persero la vita, in un attentato di stampo mafioso il giudice Paolo Borsellino, e gli uomini della sua scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina.

Dopo avere saputo della malattia, la sua, ha continuato “normalmente” la vita sessuale non protetta, consapevole di essere diventato un untore di HIV.
La prima delle sue vittime è stata l’ex compagna, da cui ha avuto anche un figlio. La donna è, successivamente, deceduta a causa del virus stesso.
Sì presume che le vittime siamo almeno 4, di cui una l’ex compagna, ma non si escludono che il numero possa aumentare.

Il fatto è accaduto a Messina, dove è stato tratto in arresto un uomo, di 55 anni, L. D. D. sono le sue iniziali, affetto da anni dal virus dell’HIV.
È stata la denuncia della sorella dell’ex compagna dell’untore, la quale avendo intuito la situazione, ha dato il via alle indagini degli inquirenti  nel gennaio’19, che hanno fatto luce alla responsabilità dell’uomo, il quale è stato tratto in arresto con l’accusa di omicidio e lesioni gravissime.
Un altro filone d’inchiesta secondo gli inquirenti, vede coinvolti dei medici, rei di non individuato la patologia che ha portato alla morte della donna morta per il contagio.

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Una proposta, quella dell’assessorato alla Sanità che non lascia scampo,  “la CUC – Centrale Unica di Committenza – per la regione Sicilia, non ha funzionato come doveva, almeno nell’ambito sanitario”. Così il governo regionale, intenderà affidarsi  ad altre CUC fuori dalla Sicilia, con particolare riguardo ad ARIA (ex ARCA Lombardia) o ad SORESA (soggetto Aggregatore della Regione Campania), decisione presa solo dopo aver esaminato, la relazione dell’assessorato alla sanità che ha deciso di mettere nero su bianco le molte criticità riscontrate.

Una decisione travagliata, ma frutto della carenza di uomini e struttura da parte della regione, molti contratti prorogati oltre il limite di legge, hanno accelerato la decisione. 

Il sistema del CUC in Sicilia  non è in grado di razionalizzare e controllare la spesa,  è un mezzo fallimento. Ruggero Razza, assessore regionale alla salute punta a risparmiare quante più possibili, ricorrendo ad altre CUC. Secondo Razza le stime di risparmio dovrebbero aggirarsi per decine di milioni di euro.

La CUC in Sicilia, rispetto alle altre regioni in comparazione – Lombardia e Campania – non riesce ad aggiudicare la totalità delle procedure di gara. Con ARIA Lombardia i risparmi registrati sono superiori al 31 percento delle basi d’asta, in Campania con SORESA del 14 percento. Secondo l’assessorato alla sanità Siciliana, che ha valutato ed esaminato il caso, i risparmi per la regione Sicilia  potrebbero essere tra i 62 e 108 milioni, se si puntasse sulle CUC fuori porta.

Il 9 settembre 2019 sarà ricordato dal neo governo Conte bis,​ per aver incassato la prima fiducia alla Camera dei Deputati, senza alcun problema di numeri e votanti;​ ma rimarrà indelebile anche, a rigor di popolo, per aver ottenuto il trofeo del governo della discordia, contestato dalle piazze e dagli “ex” alleati. Oggi, però spetterà al nuovo governo un esame più arduo, difficile da mettere in campo, incassare​ la fiducia al Senato dove i numeri non sono proprio dei migliori. Se perdessero solo 8 voti dei simpatizzanti, il governo Conti bis segnerebbe il primato del governo meno longevo d’Italia.​

Superando, le fiducie e i protestanti, uno spettro sta prendendo forma in queste ore: una prima ipotesi della legge di bilancio che prevederà tra le altre cose l’aumento dell’iva dal 10 al 23% per le strutture ricettive e ristoranti​ con un però: solo per chi paga in contanti. Chi pagherà con la moneta elettronica e tracciabile avrà diritto ad un rimborso o addirittura ad uno sconto sul fisco.

Secondo le indiscrezioni la norma ha l’obiettivo di combattere l’evasione fiscale, ma come sempre la norma non tiene conto dei più anziani che ancora oggi preferisco il Cash alla moneta virtuale.

Un nuovo colpo è stato sferrato al mondo sommerso dell’economia Italiana, è entrato in vigore oggi, 2 settembre una norma proposta e approvata nel 2017 dal governo a trazione PD, presieduto da Paolo Gentiloni. La norma ha un unico obbiettivo quello di monitorare l’uso inconsueto del denaro contante.

I controlli partiti oggi, prevedono che per i prelievi di denaro di importo pari o superiori a 1.000 euro facciamo scattare la segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria . Tale segnalazione se ritenuta anomala, nel complessivo dei movimenti finanziari del rapporto bancario, faccia innescare a loro volta un controllo patrimoniale e fiscale.

La norma mette in chiaro alcuni aspetti: il primo è quello di eliminare definitivamente l’uso del danaro contante, allineando il nostro paese a quelli europei; il secondo è quello di debellare con vigore i così detti pagamenti “in nero”!

Ma la norma non tiene conto di un terzo aspetto: l’Italia è uno degli stato più vecchi d’Europa in tema di età  demografica, dove i nostri avi ci parlano ancora in Lire e hanno l’abitudine di prelevare la pensione in contanti.

E’ immorale presentarsi così, una casa senza un bagno non è una casa!

Favara non è una casa, non ha i bagni pubblici. E’ facile parlare di pulizia e igiene, quando la popolazione, per prima non fa il proprio dovere, ma è pur vero che in città i bagni pubblici scarseggiano, e  quando i turisti, che vogliono apprezzare il luogo, ne hanno l’esigenza sono costretti a utilizzare un angolo poco visibile e appartato.

Oggi, nella cittadina non si parla più di igiene e pulizia pubblica, ma di zone da non frequentare, da interdire per la presenza di rifiuti o per il cattivo odore delle latrine a cielo aperto.

Ma il popolo non demorde, mettendo in atto il protagonismo civico: nuovi servizi igienici, solo cessi, non uno ma due, sono comparsi nella notte. L’ubicazione, viale Gaspare Ambrosini. Seppur lontani dalla centralissima piazza Cavour, saranno apprezzati dai venditori ambulanti del venerdì.

Dopo questo buon apporto da parte di qualche cittadino, reo di “amare” profondamente la propria città, altri in precedenza avevano risolto altre casi critici: i pastori che fanno brucare capre e pecore per la città, debellando l’infestazione delle graminacee; gli chef per la nuova sagra Thailandese, che hanno debellato la presenza di scarafaggi e blatte. Manca solo di capire chi e come potrà risolvere il problema delle discariche in città e quale sarà la sua filosofia. Il problema lo giriamo alla sindaca Anna Alba affinché potrà risolvere questa ennesima odissea che sta attanagliando la città dell’Agnello Pasquale.

Richiedere lo scontrino fiscale al panettiere, al ristorante di turno o al negozio di casalinghi sotto casa è un argomento delicato, di scortesia e di imprudenza.
Richiedere la fattura al medico che ti ha fatto la visita specialistica è inconcepibile – 150 € con fattura o 100 € (scontato) senza con fattura, come se fosse un optional.
Una scossa etica, una nuova visione del domani non basta più a risolvere la voragine e l’emorragia creata. Ma l’Italia, oggi ha ottenuto un primato – se pur negativo – quello di piazzarsi nella top ten Europea dell’evasione.
I molteplici blitz degli uomini della GdF, non hanno sortito nessun effetto, neanche la fatturazione elettronica è riuscita a farci scendere di qualche gradino.
Ma ad agosto ’19 nel totale silenzio, è entrato in funzione un nuovo sistema del tipo sniper che ha il compito di scovare gli evasori.
Il nuovo sistema, coniato dalla Sogei SpA per l’Agenzia delle Entrate è stato battezzato con il nome di evasometro, ha il compito di intercettare i furbetti. Il sistema, in barba alle norme basilari sulla privacy, con l’incrocio dei dati reddituali, fiscali, bancari e patrimoniali, e basandosi su un complesso algoritmo, rintraccia e segnala i potenziali evasori.
La presa di posizione da parte dello stato non è frutto di moralismo o intolleranza personale, ma di Legge! che giusta o sbagliata va rispettata.