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I carabinieri della Tenenza di Favara al comando del Ten. Giovanni Casamassima, hanno eseguito un importante operazione volta al ripristino della legalità nel paese dell’agnello pasquale.

I Carabinieri, dopo la segnalazione di alcuni residenti, sono stati edotti che un abitazione in pieno centro – cortile Pupello – è stata occupata abusivamente.

Le indagini eseguite dai militari oltre ad avere  confermato quanto già segnalato, hanno scoperto che la stessa abitazione era allacciata abusivamente alla rete elettrica.

Così alle prime luci dell’alba, del 7 novembre I Carabinieri unitamente ai tecnici del servizio elettrico hanno fatto irruzione nell’abitazione. Trovando conferma  a quanto già scoperto.

In questa operazione, è stato tratto in arresto un uomo, 34enne, commerciante del luogo con l’accusa di furto aggravato e occupazione abusiva di abitazione altrui.

Il 34enne Favarese, è riuscito ad occupare l’abitazione, approfittando dell’assenza dell’anziana proprietaria.

Ti brucio la macchina se non ci dai il denaro, era questa la minaccia avanzata. Così il 30 agosto 2009 una autovettura va a fuoco in via Gioberti a Licata.

Secondo la ricostruzione, a dar fuoco all’autovettura furono Andrea Sanfilippo – 33 anni e nipote del proprietario dell’autovettura, e Ignazio Callea – 34 anni, entrambi di Licata.  Ad aggravare la posizione dei due, fu la morte di Alessandra De Simone, nonna del Sanfilippo – 80 anni, che secondo una prima ricostruzione perse la vita, dopo oltre 40 giorni, per i fumi del rogo, che invasero la sua abitazione.
Questo quadro accusatorio, portarono alla condanna – in primo grado, in appello e poi in cassazione – di Andrea Sanfilippo e Ignazio Callea rispettivamente a 2 anni e 4 mesi, e 2 anni.
La corte d’assise però chiede di verificare se la morte della anziana donna sia imputabile ai fumi provenienti dal rogo, perché l’anziana donna avrebbe sofferto anche di altre patologie.
Gli ulteriori sviluppi saranno trattati nella prossima udienza del 13 dicembre.

Libertà vigilata, allontanamento dal suo comune di origine e la permanenza per un anno in una comunità, questo è stato disposto dal gip del Tribunale di Agrigento a carico di un quarantacinquenne palmese reo di masturbarsi indisturbato sul balcone di casa.

Lo sporcaccione, era stato segnalato più volte nell’ultimo anno, così gli uomini della Polizia di Stato hanno iniziato tutte i controlli del caso, trovando subito conferma in quanto esposto nel tempo.

Gli agenti di Polizia durante le attività d’indagini hanno raccolto, con stupore, il racconto di chi aveva segnalato i fatti trovandone anche riscontro negli atti. Agli agenti non è rimasto altro da fare che segnalare l’uomo per “atti osceni in luogo pubblico”.

Il provvedimento di restrizione, disposto dal gip, è stato eseguito dal commissariato di Palma di Montechiaro.

 

Il seggiolino anti abbandono è un obbligo. Finalmente è arrivato il tanto agognato giorno, 7 novembre 2019, che segna la fine di una triste storia di morti bianche per casi asfissia.

Scatta quindi l’obbligo di dotarsi dei dispositivi anti abbandono per i bambini fino a 4 anni.

Se il lungo travaglio della legge non è bastato – poco meno di  due anni  – adesso monta la polemica sulle sanzioni previste dalla norma e i costi eccessivi dei nuovi dispositivi.

Le sanzioni che la legge prevede oscillano da 81 a 326 euro, con la decurtazione di cinque punti dalla patente e nei casi di recidiva, nel biennio, la sospensione della patente da 15 giorni a due mesi.

Il prezzo dei nuovi dispositivi sono alti e ancora non sono si parla di incentivi.

La bufera ha preso alla sprovvista il ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, l’unico rimedio  è la proposta di una proroga della solo parte della norma che disciplina la parte sanzionatoria, senza dare cenno o ragguagli sui futuri incentivi.

La legge n.117 esiste dal 2018 ma ha subito un accelerazione sulla sua approvazione solo dopo la registrazione dell’ennesimo caso di cronaca  nella quale perse la vita un bambino di 2 anni, dimenticato in auto dal padre per quasi cinque ore  sotto il sole cocente. Il caso si registro il 19 ottobre a Catania.

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Un altro caso segna la storia del mondo ecclesiastico, a distanza di meno di 24 ore un altra suora scopre di aspettare un bambino.

Che sia stato un altro intervento divino?!? O sia frutto di una scappatella peccaminosa?!? Che sia un caso fortuito o una coincidenza?!? Sta di fatto che il risultato è lo stesso. Una donna, che ha fatto il voto di castita’ e devozione a Dio è in gravidanza.

Questa volta il caso si è registrato a Ispica, dove la suora di origine del Bangladesh ha scoperto di aspettare un bambino.

La suora, in questo caso è la madre superiore di un istituto ecclesiastico che si occupa di assistenza agli anziani.

La madre superiora ha lasciato la struttura per tornare nel suo paese di origine .

Anche in questo caso, il clero non conferma nè smentisce il caso.

In precedenza all’ospedale di Sant’Agata di Militello, meno di 24 ore fa, una suora di origini africane ha scoperto di essere in gravidanza.

Nei giorni scorsi, secondo quanto riportato su La Repubblica  il candidato alla Regione Umbria, Giuseppe Cirillo, avrebbe dichiarato di aver fatto sesso con una suora e di aver pubblicato il video su youporn.

Forti dolori alla pancia, hanno costretto una suora di origini africane a rivolgersi ai medici dell’ospedale di Sant’Agata di Militello.
I sanitari, come da protocollo hanno eseguito tutti gli accertamenti del caso, ed infine il referto: auguri sorella “lei è incinta”  – per opera dello Spirito Santo (?!?).
Da prime indiscrezioni la donna, in passato ha sofferto di forti dolori addominali, ma questa volta non poteva immaginare che una scappatella dalla fede, si potesse trasformare in un peccato.
L’Arcivescovato di  Messina sta vivendo queste ore con forte imbarazzo, e dal monastero (di un paesino dei Nebrodi) non trapela nessuna notizia.
Le uniche notizie trapelate nelle ultime ore e che la “suora” nei mesi scorsi abbia raggiunto la sua sua famiglia per un periodo di “riposo”, e che le superiori del convento abbia chiesto l’allontanamento della sorella “peccatrice” per il quieto proseguimento della “vita privata” delle consorelle!

Papa Francesco, nel 2019, ha ammesso dell’esistenza di episodi di abusi sessuali perpetrati ai danni delle suore, dove i carnefici sono stati i sacerdoti, vescovi o missionari.
Le suore dopo gli abusi subiti sono rimaste incinte e hanno abortito o partorito figli non riconosciuti.

Il mondo ecclesiastico non è nuovo a queste notizie. La notizia di una gravidanza, non è inusuale, ma se ad essere è una suora, lo è!

Approfittando dell’assenza dei proprietari, ieri sera, ignoti hanno fatto irruzione in un abitazione in via Falesio. Secondo indiscrezioni i topi d’appartamento sono riusciti ad entrare nell’abitazione posto al piano terra dello stabile, mettendolo a soqquadro e facendo razzia di quanto avesse un valore.  I malviventi ultimata la razzia, hanno tentato un secondo colpo, al piano superiore, dove sono stati distolti dal impianto di video sorveglianza e dall’allarme sonoro, che era entrato in funzione.

Ad accorgersi dell’accaduto i proprietari, che tornati a casa in serata hanno avuto l’amara sorpresa.

A distanza ravvicinata è stato perpetrato un furto con scasso ai danni di due villette in viale delle Dune.

I ladri sono entrati in entrambe le villette forzando un infisso, arraffando tutto quello che potevano – oro, denaro contante, gioielli e argenteria.

Ad accorgersi di quanto accaduto, anche in questo caso, sono stati gli stessi proprietari.

In 24 ore ad Agrigento si sono registrati quattro furti in appartamento di cui due nella zona balneare e gli altri in città. Questo indice, se pur limitato nel tempo, è un segnale significativo in costante aumento. La maggiore causa dei furti in appartamento va incentrata in una crisi economica dilagante.

Gli agenti di Polizia, nella stessa giornata hanno identificato due soggetti, madre (59anni) e figlio (34anni), originari di Grotte ma residenti altrove, in possesso di attrezzi da scasso senza un giustificato motivo.

Valentino Talluto è stato riconosciuto colpevole di essere un untore di HIV, è quanto disposto dalla I Sez. Penale della Cassazione, disponendo un nuovo processo, davanti a una nuova sezione della Corte d’Appello, dove si dovrà valutare se aggravare la sua posizione.
Il 27 ottobre 2017, Talluto è stato condannato – con l’accusa di lesioni gravissime – a 24 anni di carcere. In Appello, 11 dicembre 2018, la condanna viene riformutata dalla I Corte d’Assise di Roma in 22 anni di carcere per l’assoluzione di 4 casi con la formula “per non aver commesso il fatto” .
Secondo la ricostruzione degli inquirenti Valentino Talluto non avrebbe detto a nessuna donna del suo status di sieropositività, chiedendo, anche alle partner di non usare il profilattico, per maggiore piacere durante il rapporto. Richiesta per la maggior parte delle volte accolta. I fatti contestati sono dal 2006 al 2015.
Talluto, l’untore dell’HIV, ha saputo di essere sieropositivo nel 2006. Stato, tenuto nascosto a tutti con coscienza di ciò che avrebbe fatto con rapporti non protetti.

La procura ne aveva chiesto la condanna al carcere a vita, ma sentenza di condanna pronunciata dalla Corte d’assise di Catania è stata quella dell’ergastolo e sei mesi di isolamento diurno, assegnando una provvisionale aglu eredi di Natale Pedalino.
La sentenza è stata emessa a carico di Giulio Arena, riconosciuto colpevole dalla Corte  d’assise dell’omicidio di Natale Pedalino. Omicidio consumato a Paternò il 19 dicembre 2015.
Secondo la ricostruzione dei fatti Giulio Arena avrebbe ucciso Natale Pedalino con 75 coltellate, la motivazione dell’efferato omicidio e da imputare a dei contrasti nati durante la raccolta delle olive nel terreno di proprietà della famiglia Arena. Nel caso specifico la raccolta avrebbe fruttato poco più di 10 LT di olio da divide tra l’Arena e Pedalino.
Giulio Arena nello stesso processo è stato riconosciuto colpevole di un tentato omicidio a carico di alcuni venditori ambulanti, il fatto è risalente al 4 agosto 2014.
Giulio Arena, docente al conservatorio di Palermo, tramite i suoi legali ha annunciato di voler presentare ricorso contro la sentenza a sua carico.

Brutta avventura quella vissuta da un gruppo di giovanissimi, che intorno alle 23 di ieri, al viale della Vittoria, nei pressi della villa Bonfiglio sono stati avvicinati da tre uomini di nazionalità tunisina.

I tre extracomunitari, tutti 15enni, sotto la minaccia di un coltello a serramanico sono riusciti a farsi consegnare dai giovanissimi soldi e smartphone.

Tempestivo è stato l’intervento di una gazzella dei Carabinieri, i quali erano stati avvistati da alcuni passanti che si erano resi conto di quanto stava accadendo.

Imminente è stata la segnalazione a tutte le forze dell’ordine, i quali hanno rintracciato gli extracomunitari, in una comunità alloggio del luogo. I tre tunisini, ancora in possesso del coltello a serramanico, sono stati denunciati alla Procura della Repubblica presso il Tribunale dei minori di Palermo, la refurtiva è stata recuperata e riconsegnata ai legittimi proprietari.