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Era sparito nel nulla da due giorni e a lanciare l’allarme era stato il fratello Giuseppe: ” Dal pomeriggio del 13 maggio non abbiamo più notizie di Amedeo La Rosa uscito di casa e non più tornato. Vi chiedo di darci comunicazione qualora qualcuno lo vedesse in città o altrove”.
Oggi a distanza di due giorni dall’appello di Giuseppe, Amedeo (46anni) è stato rinvenuto privo di di vita in una zona limitrofa alla via Dante Alighieri in Sciacca. La zona del ritrovamento è caratterizzata da una fitta vegetazione.

Sul posto del ritrovamento del cadavere sono sopraggiunti gli uomini delle forze dell’ordine e il  magistrato di turno.

Sono in corso gli accertamenti del caso, ma l’ipotesi piu’ accreditata dovrebbe essere quella del  suicidio.

 

Un giovane dottore agrigentino – G. C. di anni 26 – ha partecipato al concorso pubblico, per titoli ed esami, per il reclutamento a tempo determinato di 8.171 unità (di cui 410 presso la Corte d’Appello di Palermo) da adibire all’ufficio per il processo.

In esito alla prova concorsuale, il concorrente è stato inserito nella graduatoria di merito tra gli idonei non  vincitori.

In particolare, al concorrente è stato assegnato un punteggio inferiore a quello spettante a causa della mancata attribuzione di due punti previsti  per i soggetti in possesso di laurea magistrale.

Pertanto, il giovane agrigentino, con il patrocinio degli avv.ti Girolamo Rubio e Giuseppe Impiduglia ha impugnato gli atti del concorso.

Con il ricorso è stato sostenuto che la laurea magistrale rappresenta un titolo superiore rispetto a quello (triennale) richiesto dal bando per la partecipazione al concorso ed è stato rilevato come la Commissione avrebbe dovuto attribuire al candidato ulteriori due punti in ragione del possesso di tale laurea.

Gli avv.ti Rubino e Impiduglia hanno citato – a sostegno delle censure dedotte con il ricorso – recenti precedenti giurisprudenziali.

Il TAR Lazio Roma, con sentenza breve, ha accolto il ricorso patrocinato dagli avv.ti Girolamo Rubino e Giuseppe Impiduglia, rilevando come “la laurea magistrale costituisca un titolo di studio superiore rispetto a quello utile alla semplice ammissione al concorso, rappresentato dalla laurea triennale. Ove tale superiore titolo non fosse valutabile quale titolo aggiuntivo, si genererebbe un’illogica e irragionevole disparità di trattamento tra candidati”.

Con la suddetta sentenza, il TAR ha, pertanto, accertato che “al ricorrente spetta l’attribuzione di ulteriori 2 punti”.

Per effetto della sentenza del Tar Lazio, l’Amministrazione dovrà rideterminare la posizione ricoperta dal ricorrente nella graduatoria di merito.

Il giovane agrigentino, dunque, potrà conseguire l’assunzione in servizio anche per effetto dello scorrimento della graduatoria.

Il 20 aprile scorso il Dipartimento per le politiche della famiglia aveva annunciato l’avvio del procedimento diretto alla revoca e alla restituzione del contributo concesso al Comune di Agrigento per euro 135.617. Con la stessa comunicazione si annunciava la  contestuale informazione della procura contabile.

La revoca del finanziamento fa capo all’acquisto dei 4 “Suv” , di nove notebook e di una quota avente ad oggetto l’erogazione di sussidi. I mezzi acquistati dall’amministrazione agrigentina dovevano servire al trasporto dei minori, i computer per favorire l’attività educative e ricreative degli stessi e i sussidi sotto forma di rimborsi di spese alle famiglie per i servizi di baby sitting/tasse di iscrizione asili nido e altro.

Il caso approdò alla ribalta nazionale, dopo esser stato sollevato dalla Codacons di Agrigento in persona del suo vicepresidente Giuseppe Di Rosa.  Negli stessi giorni era stata rivendicata la scelta optata, rivendicazione effettuata dal sindaco Franco Miccichè e dall’assessore Marco Vullo.

Il Dipartimento, ancorché non fosse ancora decorso il termine per effettuare il monitoraggio in ordine all’utilizzo delle risorse assegnate aveva avviato un istruttoria con l’amministrazione agrigentina dalla quale emerse che “il Comune di Agrigento, aveva finalizzato tali acquisti negli ultimi giorni dell’anno 2021, utilizzando, pressoché l’intera somma per l’acquisto di automezzi (SUV) per una finalità del tutto eccentrica rispetto alle finalità di legge”.

 

Una donna di 67 anni residente in provincia di Palermo, pare che fraudolentemente abbia simulato una grave infermità mentale al fine di beneficiare di un trattamento pensionistico di invalidità civile, integrato dall’indennità di accompagnamento, a far data dal dicembre del 1983. Questo in sintesi il responso delle attività investigative condotto dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico – finanziaria di Palermo che sulla base degli elementi acquisiti allo stato delle indagini, l’indagata, nel corso degli accertamenti sanitari all’epoca svolti, sarebbe riuscita ad ingannare la commissione medica, risultando affetta da una grave patologia, diagnosi successivamente confermata nel 2010 che le ha garantito la corresponsione di un trattamento pensionistico di oltre 800 euro mensili. In realtà, alla luce degli elementi probatori raccolti dai finanzieri, la donna sarebbe autonoma nel suo vivere quotidiano, in grado di provvedere ai propri bisogni senza alcun aiuto.

Nel corso delle indagini, infatti, l’indagata è stata osservata mentre era intenta a fare la spesa presso il mercato rionale, interagendo normalmente con avventori e commercianti e, inoltre, le foto estrapolate dal suo profilo social la ritrarrebbero in atteggiamenti verosimilmente incompatibili con la patologia certificata: in una immagine, ad esempio, l’indagata sarebbe ritratta mentre compie attività ludico motoria, nonostante sia stata riconosciuta non rispondente a stimoli esterni.

I finanzieri del Comando Provinciale di Palermo hanno, quindi,  dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo emesso dal G.I.P. del Tribunale di Termini Imerese, su richiesta della locale Procura della Repubblica, per un valore complessivo di oltre 205 mila euro, corrispondente al profitto del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.

Il G.I.P. del Tribunale di Termini Imerese, al fine di salvaguardare gli interessi pubblici, ha emesso un provvedimento cautelare grazie al quale sono state sottoposte a sequestro disponibilità finanziarie fino alla concorrenza di euro 205.559,57, pari alle somme che nel tempo sarebbero state indebitamente percepite dall’indagata.

 

I Carabinieri delle Stazioni di Erice e Trapani Borgo Annunziata, con il supporto di personale della Compagnia di Intervento Operativo del XII Reggimento Carabinieri Sicilia, hanno arrestato un 44enne, già gravato da precedenti, per cui sono emersi gravi indizi di colpevolezza in ordine all’ipotesi di reato di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
In particolare, durante una discreta azione di controllo dei movimenti dell’uomo, già sospettato di essere dedito allo spaccio di stupefacenti, i Carabinieri hanno proceduto alla perquisizione di un edificio di edilizia popolare nel quale lo stesso passava la maggior parte del proprio tempo, pur non essendo la sua abitazione di residenza.
In tale contesto, i militari dell’Arma hanno atteso il momento più opportuno per intervenire, ovvero mentre avveniva la compravendita di una dose di droga tra il 44enne e un assuntore abituale, quest’ultimo poi segnalato alla competente Prefettura di Trapani.
Una volta all’interno del locale, i Carabinieri hanno rinvenuto 73 gr di hashish, 18 gr. di cocaina, 33 gr di cristalli di crack, una sorta di “libro mastro” con cifre e nomi che potrebbe riportare la contabilità di presunte attività di spaccio, un bilancino di precisione e la somma contante di 75 euro, verosimilmente provento del traffico illecito.
Sono stati rinvenuti, inoltre, un grosso coltello con la lama ancora sporca di hashish, una macchina per il sottovuoto con le relative buste e materiale vario utile al confezionamento delle dosi.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’uomo avrebbe adibito l’immobile a vero e proprio bazar di sostanze stupefacenti. A tale scopo, era stata collocata una robusta porta in acciaio con una finestrella scorrevole, dalla quale gli investigatori ritengono avvenisse lo spaccio. Il locale era provvisto anche di ben 5 telecamere a circuito chiuso posizionate su tutto il perimetro esterno.
Alla luce degli elementi raccolti, i Carabinieri hanno arrestato l’uomo con l’accusa di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti e, su disposizione del Sostituto Procuratore di turno della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Trapani, hanno ristretto l’uomo presso la Casa Circondariale “Pietro Cerulli” di Trapani.
L’arrestato è stato, altresì, deferito poiché avrebbe occupato abusivamente il locale in cui avveniva la presunta attività di spaccio.
Nel corso dell’udienza di convalida il competente Giudice ha disposto la permanenza dell’uomo nell’istituto carcerario. Le indagini degli inquirenti proseguono al fine di raccogliere ulteriori riscontri investigativi.

Gli interrogativi sono tanti e le risposte nulle sono questi gli elementi fondanti che hanno dato vita al sit-in di protesta del Cartello Sociale, lavoratori e semplici cittadini davanti alla Prefettura.

A prendere parte alla manifestazione, tra gli altri, Antonio Palumbo (sindaco di Favar), Don Mario Sorce (rappresentante della curia nel Cartello Sociale) e Alfonso Buscemi (rappresentante CGIL per i lavoratori).

A preoccupare maggiormente gli organizzatori della protesta vi sono i dissidi interni alla stessa Aica (proprio qualche giorno fa si è registrata la mancata ratifica del direttore generale della società consortile) e la mancanza di liquidità.

L’empassi interna alla società consortile che gestisce il servizio idrico agrigentino potrebbe portare ad un blocco totale del sistema. La mancanza di liquidità preoccupa seriamente il futuro dei lavoratori che potrebbero non vedersi pagati gli stipendi.

Una delegazione del Cartello Sociale, dei lavoratori Aica e il Sindaco di Favara Antonio Palumbo (unico sindaco presente) è stata ricevuta dal vicario del prefetto, dottoressa Giovanna Termine, che ha garantito l’impegno dell’Istituzione al fine di scongiurare l’inevitabile.

Che i sindaci chiariscano ai cittadini le loro posizioni, quali sono le scelte politiche intraprese e quali saranno le ripercussioni che la cittadinanza troverà in bolletta, afferma Don Mario Sorce.

A pagare lo scotto piu’ alto per la mancanza di liquidità saranno i lavoratori, che nonostante tutto continua con dovizia il loro lavoro, afferma Alfonso Buscemi.

I manifestanti non chiedono tanto, forse nulla di pretestuoso, chiedono solo certezze e rassicurazioni.

A meno di dieci giorni dal primo maggio, data in cui dovrebbe decadere l’obbligo delle mascherine al chiuso, la Fondazione Gimbe tira il freno a mano. Il presidente, Nino Cartabellota, spiega: “Nuovi casi, ricoveri, intensive e decessi presentano una lieve tendenza alla flessione. Tuttavia la circolazione del virus è ancora molto elevata: il numero di positivi, sottostimato, supera quota 1,2 milioni, i nuovi casi giornalieri sono oltre 50 mila, e il tasso di positività dei tamponi supera il 15%. Peraltro l’incidenza supera i 500 casi per 100.000 abitanti in 72 province. Di conseguenza, abolire l’obbligo di mascherina al chiuso è una decisione molto avventata per tre ragioni: innanzitutto, nei locali affollati e/o scarsamente aerati, la probabilità di contagio è molto elevata. In secondo luogo, la vaccinazione offre una protezione parziale dal contagio. Infine ci sono milioni di persone suscettibili, non vaccinate o senza terza dose. E’ utile ribadire che la protezione individuale è massimizzata con la mascherina FFP2 e non con quella chirurgica, poco efficace nei confronti di omicron”.

Un nuovo risvolto tinge di giallo il dramma avvenuto in un appartamento di via Bachelet a Favara nel tardo pomeriggio di ieri. In un primo momento si era ipotizzato che Antonia Volpe (84anni), madre di Giuseppe Maria (51anni)  morto suicida, fosse stata colta da un malore dopo il gesto estremo del figlio.

Ipotesi che non ha convinto gli investigatori i quali hanno constatato che l’anziana donna è morta per un colpo di pistola. La salma di Antonia Volpe è stata rinvenuta sul divano di casa, coperta e con un foro di proiettile sul petto.

A questo nuovo scenario si aggiunge un’altro dettaglio: “la pistola che è stata utilizzata per il presunto omicidio-suicidio ha la matricola a rasa”.

Le indagini, che risultano ancora in corso e coordinate dal procuratore Salvatore Vella e dal sostituto Chiara Bisso, sono state affidate ai carabinieri della Compagnia di Agrigento guidati dal maggiore Marco La Rovere.

E’ morto il 37enne ghanese coinvolto nella rissa avvenuta venerdì scorso in cortile Fronda a due passi dalla via Bac Bac, nel pieno centro storico di Agrigento.

Ecco il di tragico epilogo alla violentissima rissa di cui ancora non si conoscono i motivi.

A darsele di santa ragione erano stati gli occupanti di uno stesso appartamento, che hanno dato vita a una vera e propria lite furibonda, ad avere la peggio un ghanese 37enne che fu raggiunto da un fendente e da una serie di colpi di martello sul corpo. A sedare la furibonda rissa furono le forze dell’ordine (carabinieri e polizia), mentre i sanitari del 118 trasportavano l’uomo all’Ospedale San Giovanni di Dio, da quanto si apprese nei primi istanti, non sembrava in pericolo di vita; la morte è giunta il giorno dopo.

 

 

Una forte raffica di vento, fino a 75 nodi, si è abbattuta intorno le 22.30 di ieri sull’aeroporto Falcone Borsellino di Palermo.

Il forte vento dapprima ha sfondato una porta a vetri e poi, dopo essersi creato  l’effetto “camino”, ha abbattuto una parete in cartongesso.

La parte aeroportuale interessata dall’evento inaspettato è stata l’area tra il Gate 1 e 8, creando momenti di panico tra i passeggeri. Il piano emergenziale di evacuazione è stato immediatamente attivato e lo scalo è rimasto momentaneamente chiuso, fino alle 1.45 quando è ritornato operativo e il vento è sceso a 16 nodi.

Per fortuna non ci sono state ne vittime e feriti, ma solo tanta paura!