L’inchiesta sugli appalti truccati nella sanità siciliana, che coinvolge diciotto persone tra funzionari pubblici, imprenditori e politici, si arricchisce di un nuovo e delicato capitolo. Secondo quanto riportato da La Repubblica, un ufficiale dei Carabinieri della Legione di Palermo sarebbe indagato per rivelazione di segreti d’ufficio, con l’accusa di aver informato Totò Cuffaro delle indagini in corso a suo carico.
Il militare, identificato come il tenente colonnello Stefano Palminteri, in servizio presso la Legione Carabinieri Sicilia, sarebbe finito sotto inchiesta dopo una serie di riscontri investigativi raccolti dagli stessi colleghi dell’Arma. Gli inquirenti ipotizzano che l’ufficiale abbia fornito informazioni riservate all’ex presidente della Regione Siciliana Salvatore “Totò” Cuffaro, già coinvolto nell’indagine principale su presunti appalti pilotati nel settore sanitario.
Secondo le prime ricostruzioni, le presunte rivelazioni avrebbero consentito a Cuffaro di venire a conoscenza dell’esistenza di accertamenti a suo carico prima della notifica ufficiale degli atti da parte del Raggruppamento Operativo Speciale (ROS). L’ipotesi, ancora tutta da verificare, è ora al vaglio della Procura di Palermo, che mantiene il più stretto riserbo.
La presunta fuga di notizie interna ai Carabinieri ha suscitato forte imbarazzo all’interno dell’Arma, che ha già avviato verifiche disciplinari parallele per accertare la fondatezza dei fatti.
Il filone principale dell’inchiesta riguarda un presunto sistema di corruzione e turbativa d’asta in diversi appalti della sanità regionale, finalizzato – secondo l’accusa – a favorire imprese e cooperative legate ad ambienti politici vicini a Cuffaro e Romano.
Nei giorni scorsi, i militari del ROS hanno eseguito perquisizioni e notificato gli inviti a comparire per diciotto persone, tra cui lo stesso ex governatore e l’ex ministro Saverio Romano.
La Procura di Palermo dovrà ora verificare se le informazioni su presunte fughe di notizie siano supportate da intercettazioni, testimonianze o riscontri documentali.
Nel frattempo, l’ufficiale indagato rischia – qualora le accuse fossero confermate – contestazioni penali e disciplinari particolarmente gravi.
L’inchiesta resta in pieno corso, e la Procura ha ribadito che “nessuna conclusione può essere tratta prima della chiusura delle indagini preliminari”.
