L’attesa diventa spettacolo e la tradizione si fa musica. Il 21 febbraio il Teatro Pirandello ospiterà “Aspettando la Sagra”, l’appuntamento che anticipa ufficialmente il Mandorlo in Fiore, pronto a tornare dall’8 marzo con il suo carico di folklore, incontri internazionali e celebrazioni popolari.
L’edizione di quest’anno ruota attorno al tema “Cantu di cori”, un’espressione che racchiude un duplice significato: il canto corale come forma artistica collettiva e il richiamo al “cuore”, simbolo di appartenenza e identità. Un titolo che sintetizza lo spirito dell’iniziativa, pensata per esaltare le radici culturali siciliane attraverso un linguaggio universale come la musica.
Lo spettacolo proporrà una formula originale per la città: bande musicali e cori riuniti in un’unica narrazione sonora, con un repertorio dedicato ai brani più rappresentativi della tradizione isolana. Un intreccio armonico che vuole rendere omaggio alla storia del Mandorlo e, allo stesso tempo, offrire al pubblico un’esperienza intensa e coinvolgente.
A presentare la serata saranno Valentina Alaimo e Davide Sardo. La direzione artistica porta la firma di Carmelo Cantone, con il coordinamento organizzativo di Mario Vasile e la regia di Luigi Costanza. L’inizio è previsto per le ore 21, con ingresso gratuito fino al completamento della capienza della sala.
Sul palco si esibiranno il coro dell’associazione The Angels Aps Favara, il gruppo gospel “The Joy Sings”, l’associazione bandistica intercomunale “Vincenzo Bellini”, il coro polifonico Magnificat e il coro polifonico “Sergio Alletto”, protagonisti di un percorso musicale che unisce spiritualità, tradizione popolare e coralità contemporanea.
Nel corso della serata saranno inoltre illustrati i momenti salienti del programma del Mandorlo, compresi i nomi dei conduttori degli eventi principali, segnando simbolicamente l’avvio del conto alla rovescia verso una delle manifestazioni più rappresentative della città.
“Aspettando la Sagra” si conferma così un momento chiave nel calendario culturale agrigentino: non soltanto un’anteprima, ma un rito collettivo che accompagna la comunità verso la sua festa più identitaria.
