Dopo la prognosi infausta (cioè che non lascia speranze) da parte dell’Ordine degli Architetti di Agrigento che vuol costringere gli agrigentini (come ha da sempre fatto la classe politica) a soffire maledettamente per la mancata realizzazione di infrastrutture degne di tale nome nel nostro territorio, adesso è arrivato il momento di costituire un mega comitato che ha l’unico obiettivo di realizzare l’aeroporto ad Agrigento.
Pazienza se gli architetti agrigentini privilegiano il ponte sullo stretto; cercheremo di trovare altri Ordini magari più sensibili (visto che la politica se ne frega) e che abbiano più a cuore le sorti di una costituita da 440 mila persone. Persone, queste, che da sempre hanno vissuto nella mortificazione assoluta, costretti a condividere strade, porti e linee ferrate che in Africa, oggi nel 2022, non esistono più da anni e anni. Un dramma vissuto sempre al limite borderline, tra la civiltà e il degrado.
Come fare arrivare ad Agrigento milioni e milioni di persone che vorrebbero visitare la Capitale della Cultura? Atterrano a Palermo, Catania o Trapani e poi? Poi, cruna in mano, si spera di arrivare vivi (dopo ore e ore di viaggio indimenticabile) per finalmente poter visitare l’eventuale Capitale (della Cultura).
Ci affidiamo all’Ordine degli ingegneri, ad altri Ordini, alle associazioni, ai comitati, ai Club Service, al sindaco, al commissario della Provincia, al presidente del Consorzio Universitario e comunque a tutti coloro che mostrano un certo interesse che abbia lo scopo finale di dare un minimo di dignità ad un territorio che la classe politica locale ha ridotto ad uno straccio grazie ad un irrefrenabile desiderio di mantenere l’interlocutore (elettorale) agrigentino in condizioni pietose, costringendolo alla precarietà, al bisogno che al posto del sacrosanto diritto diventa utopia, necessità per poter pregare, leccare, piangere ai piedi dell’onorevole di turno. Il tutto per un pezzo di duro pane. Altro che strade e aeroporti! La politica lo sa bene; i nostri politici e politicanti da quattro soldi non vanno d’accordo con il pensiero del Sommo Poeta, il quale debellava “il viver come bruti”, e che prediligeva “la virtute e la canoscenza”. A noi hanno tolto anche la dignità.

Tutti, persino Pepè, tranne forse l’Ordine degli Architetti della provincia di Agrigento, sono a conoscenza che oramai visto e considerato che le casse dello Stato italiano sono ridotte all’osso, l’unica opera realizzabile ad Agrigento con costi relativamente bassi e con tempi immediati è l’aeroporto. Smettiamola di parlare di strade, autostrade e linee ferrate. Per favore!!!
Tanti i bastoni tra le ruote per realizzare questa struttura nella città della Valle dei Templi. Dapprima la politica (quella agrigentina) la quale da sempre non ha mai voluto interessarsi in tal senso. Forse minacciata da Palermo e Catania? Certamente Palermo e Catania non vedrebbero di buon occhio l’apertura di uno scalo aeroportuale ad Agrigento. Congestionati si, alla grande; attese e ritardi di ore si, alla grande. Ma guai ad aprire altri scali. Comiso e Trapani ne sanno qualcosa. E finiamola, per favore, con gli studi di costi, passeggeri e quanto altro per camuffare, invece, miserabili interessi.
Se ricordiamo quel Vito Riggio, per anni e anni presidente dell’Enac, un siciliano doc, vengono solo i brividi. Ci si affida al nuovo presidente, Pierluigi Di Palma e alla sensibilità delle donne che per tre quarti compongono il Consiglio di Amministrazione.
Realizzare un aeroporto significherebbe partire con il 50% di vantaggi in più per vincere quella dannata sfida che porterebbe Agrigento verso quella meta sfiorata un paio di anni addietro. Un traguardo, lo ribadiamo, fortemente penalizzato dalla mancanza di strade, porti, linea ferrata, e appunto, l’aeroporto.
Non venga sminuito il lavoro incessante e certosino che in questi mesi hanno portato avanti il sindaco di Agrigento Franco Miccichè e il presidente dell’Ecua Nenè Mangiacavallo.
Che siano loro i primi a spronare tutti per la creazione di un comitato pro aeroporto per far sentire la propria voce, per far valere un minimo di diritti ma soprattutto per fare vivere dignitosamente una popolazione affamata di elementare civiltà.
L’unione fa la forza. Uniamoci tutti, facciamo sentire la nostra voce, giorno dopo giorno. Prima o poi un briciolo di rossore la politica nostrana dovrà pur provarlo…
