| | 190 views |

8 Marzo: Mentre va in onda il “consumismo pret-a-porter”, la donna riscopre la sua forza attraverso le proprie fragilità

20160307-224210.jpg

Via libera a mimose, cioccolatini e cene a lume di candela, perché piaccia o no, l’8 marzo si festeggia. Sembrano invece diminuire le serate “tutte donne” che sono da sempre il simbolo di quella volontà di “togliersi uno sfizio”, di festeggiare la capacità di “poter fare tutto da sole”, malgrado le feste “al femminile” finiscano con tanto di streap-tease, dove l’uomo, diventa l’oggetto…fosse anche di desiderio per una notte.

Fa sorridere pensare a quanta strada abbia fatto l’emancipazione femminile, per poi arenarsi in una serata marchiata 8 marzo, che termina con un misero, scontatissimo spogliarello. Che poi non sarebbe male ricordare il perché l’8 marzo viene festeggiato come “Giornata Internazionale della Donna”, e perché la mimosa ne è divenuta il simbolo.

Tanti i passi che sono stati fatti, se si pensa che all’inizio del ‘900, le donne non potevano neanche votare, ma nel corso dei decenni, la forza e la volontà inarrestabile delle donne, hanno prodotto un vero e proprio capovolgimento della storia, con tanto di rivincita che la donna si è presa a dispetto dei soprusi subiti e di evidente disparità. Il voto, il divorzio, l’aborto. E così il gentil sesso, si è appropriato “debitamente” di conquiste politiche, economiche, sociali.

La donna, emancipata e volitiva, che resta moglie e mamma, che resiste agli urti della vita, che dai posti di comando, comanda meglio dell’uomo, che non si arrende mentre dimostra di cosa è capace, che non mette mai a dormire sogni e volontà.

La donna, carismatica, appassionata, sempre pronta a raccogliere le sfide, che non scende a compromessi se non con la vita di ogni giorno, che ripone ogni sera nei cassetti la capacità di essere multitasking, che “una ne pensa e cento ne fa”, che non si volta mai indietro, ma guarda dritta davanti a se, che cammina disinvolta sui tacchi a spillo, ma che scalza corre incontro agli obiettivi, segnati su in alto, nell’agenda virtuale dei suoi giorni.

La donna, che legge, scrive, e fa di conto ormai meglio degli uomini, che va nello spazio come se avere il ciclo non fosse mai stato un problema, che corre per il posto alla Casa Bianca, perché sa di poter fare meglio di un uomo.

Le donne che “vestono le donne”, che non sono più relegate al ruolo di modelle.

Cleopatra, Giovanna D’Arco, Elisabetta I, Anna Maria Mozzoni, pioniera del femminismo in Italia, Maria Montessori, madre della pedagogia, Simone De Beauvoir, filosofa e femminista, Madre Teresa di Calcutta, piccola e santa, Rita Levi Montalcini, grande scienziata, Margherita Huck, astrofisica, Samantha Cristoforetti, ingegnere, aviatrice, astronauta.

Si, certo, tante sono le donne che hanno lasciato il segno nella storia. E poi ci sono le donne che fanno parte della nostra personalissima vita…Le madri, le mogli, le compagne, le donne che anche da single, sanno “cambiare” la vita di coloro che incrociano le loro esistenze, che riconoscendo i propri limiti e le proprie fragilità divengono forti più che mai, divengono rocce sulle quali edificare il futuro.

Eppure se diamo uno sguardo ai Tg, è notizia di tutti i giorni, quella realtà chiamata “femminicidio”.

E allora sarebbe bello un 8 marzo nel quale fosse tangibile l’amore ed il rispetto nei confronti delle donne, tutte. Un 8 marzo senza violenze, senza offese, senza soprusi, senza discriminazioni. Un 8 marzo nel quale la donna viene coccolata ed apprezzata semplicemente per quello che è o per quello che si sforza di fare tutti i giorni. Un 8 marzo nel quale la donna viene ammirata come quella creatura che da la vita, che prova ad amare sempre e comunque, che si rimbocca le maniche, sempre, che non si tira mai indietro, che lotta per quello in cui crede, che sciopera, se lo crede giusto, che parla quando c’è da parlare e tace quando deve tacere, che difende gli affetti, che cammina a testa alta anche quando subisce, che prova a ribellarsi, senza vergogna, che non si vende, nè si (s)vende…mai.

Un 8 marzo nel quale l’amore degli uomini arrivi con una carezza e non con un fiore, che arrivi con il complimento mai fatto prima, con una parola, che tanta forza racchiude in se, e che sa essere un ponte meraviglioso tra chi la proferisce e chi la ascolta con cuore sincero.

Un 8 marzo nel quale, ricordare il “perchè l’8 marzo viene celebrato” sia motivo di riflessione e che possa essere il preludio di un piccolo/grande mondo nel quale forse un giorno, la donna camminerà al fianco dell’uomo, con lo stesso identico diritto alla dignità.

Simona Stammelluti

Tags: ,

Commenti chiusi