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Si rafforza il personale infermieristico del Policlinico Giaccone. Il Commissario dell’azienda ospedaliera universitaria, Salvatore Iacolino, ha infatti deliberato l’immissione in servizio di 11 infermieri attingendo alla graduatoria della selezione effettuata un anno fa.

Dal primo febbraio saranno immessi in servizio 7 infermieri ai quali, dal giorno 16, se ne aggiungeranno altri quattro. Degli undici professionisti, che firmeranno un contratto di un anno, sei lavoreranno al pronto soccorso, quattro in cardiochirurgia e uno in otorinolaringoiatria.

«La carenza di infermieri è una delle maggiori criticità del nostro servizio sanitario- commenta Iacolino- Queste assunzioni colmano parzialmente alcuni vuoti. Il percorso di potenziamento del personale è una priorità del mio mandato al fine di consentire il recupero delle attività ordinarie e delle liste d’attesa e in particolare l’apertura, ormai prossima, della nuova Area di Emergenza con annesso Pronto Soccorso».

La dotazione organica approvata nel 2021 dall’assessorato regionale della Salute prevede 877 infermieri. In atto, in servizio vi sono 724 unità a tempo indeterminato e 126 a tempo determinato, a cui dal mese prossimo, si aggiungeranno gli undici nuovi assunti.

L’Assessorato dell’Istruzione e della Formazione Professionale della Regione Siciliana con Avviso n. 8 del 2016 indiceva una procedura volta alla realizzazione di percorsi formativi di qualificazione mirati al rafforzamento dell’occupabilità in Sicilia e finalizzata a finanziare le attività formative della Regione.

Alla detta procedura tra gli altri partecipava l’Ente di formazione professionale Centro Studi Pirandello di Bivona, ma tuttavia l’amministrazione regionale ne respingeva l’istanza di partecipazione.

Avverso tale diniego faceva, quindi, seguito un contenzioso che si concludeva con la dichiarazione di ammissibilità dell’istanza presentata dal Centro di formazione.

Al contempo, il Centro Studi Pirandello, unitamente ad altri Enti di formazione, impugnava il menzionato Avviso innescando un vastissimo contenzioso che veniva definito solamente nel 2020 con l’imposizione dell’obbligo a carico dell’Amministrazione regionale soccombente di modificare alcuni parametri di valutazione incidenti sull’attribuzione dei punteggi ai progetti.

Pertanto, in ossequio a quanto stabilito dai Giudici Amministrativi, l’Amministrazione regionale procedeva alla rimodulazione dei criteri di valutazione ed approvava una nuova graduatoria dei progetti ammessi ai finanziamenti, tra i quali, pur tuttavia, non figuravano i progetti presentati dal Centro Studi Pirandello, in quanto avevano ottenuto un punteggio inferiore rispetto a quello conseguito dall’ultimo progetto ammesso in graduatoria.

Ebbene, a seguito di un controllo il Centro Studi Pirandello si avvedeva che la propria domanda di partecipazione presentava un’indicazione non corretta e che proprio tale errore aveva determinato l’attribuzione di un punteggio erroneo ad i progetti presentati.

Pertanto, alla luce del fatto che la correzione del punteggio avrebbe determinato l’ottenimento di un posto utile nella graduatoria finale per accedere al finanziamento, il Centro Studi Pirandello invitava l’Amministrazione regionale ad operare la correzione dei punteggi attribuiti ai progetti. Tale richiesta, però, veniva respinta dall’Amministrazione, la quale asseriva di non poter procedere alla correzione dei punteggi, in quanto impossibilitata a convocare nuovamente la Commissione di selezione.

Ebbene, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Massimiliano Valenza, il Centro Studi Pirandello proponeva ricorso innanzi al Giudice Amministrativo al fine di ottenere l’annullamento dei provvedimenti lesivi, nonché l’incremento e la corretta attribuzione del punteggio spettante che avrebbero permesso l’ammissione al finanziamento regionale.

Nel corso del giudizio gli Avv.ti Rubino e Valenza evidenziavano la fondatezza delle proprie pretese, nonché come l’Amministrazione regionale non avrebbe potuto denegare un atto dovuto come la mera correzione di un punteggio solo perché non consentito dalla piattaforma informatica.

Ebbene, condividendo le argomentazioni sostenute dagli Avv.ti Rubino e Valenza, il Consiglio di Giustizia Amministrativa per la Regione Siciliana ha dapprima accolto l’istanza cautelare proposta dal Centro Studi Pirandello e con sentenza del 23 gennaio 2023 ha ritenuto fondato l’appello proposto in ordine all’obbligo sussistente in capo all’amministrazione regionale alla correzione della scheda presentata dal Centro ed all’assegnazione del relativo punteggio.

Pertanto, in esecuzione della suddetta sentenza l’Assessorato regionale dell’Istruzione e della Formazione Professionale dovrà attribuire i punti aggiuntivi spettanti e collocare il Centro Studi Pirandello nella graduatoria degli Enti ammessi al finanziamento.

514 persone controllate, 142 bagagli ispezionati, 108 agenti impegnati in 66 scali ferroviari della Sicilia: questi sono i risultati conseguiti dal Compartimento Polizia ferroviaria per la Sicilia durante la prima giornata dell’anno dedicata a “Stazioni Sicure”, organizzata a livello nazionale dal Servizio Polizia Ferroviaria, nella giornata di ieri.

Gli operatori Polfer, anche con l’ausilio delle unità cinofile antidroga ed antiesplosivo delle Questure di Palermo e Catania, hanno effettuato controlli straordinari nei maggiori scali ferroviari della regione, sui treni ed in un deposito bagagli al fine di incrementare il livello di sicurezza in ambito ferroviario.

L’operazione si è svolta sotto il coordinamento della Sala Operativa della Polfer, che ha dislocato le pattuglie, equipaggiate con metal detector e palmari, in base al flusso dei passeggeri in transito e verso le aree maggiormente sensibili.

Ad Agrigento i volontari di Protezione civile dell’Ordine degli Architetti hanno concluso il progetto “MonumentiAmo”, frutto di un protocollo di intesa sottoscritto dall’Arcidiocesi di Agrigento e dallo stesso Ordine, per riscontrare e censire le condizioni di stabilità e vulnerabilità sismica di chiese e monumenti ecclesiastici ricadenti sul territorio del Comune di Agrigento. Gli esiti del monitoraggio sono stati resi noti in occasione di una conferenza al mattino di oggi al Palazzo Vescovile-Museo Diocesano di Agrigento.

All’Ast, l’Azienda siciliana trasporti, si dimettono i revisori dei conti: l’azienda è travolta da 70 milioni di euro di debiti. Maria Antonia Battaglia, presidente del collegio sindacale, si è dimessa. E così anche Giovanni Giammarva. L’Ast conta una flotta di 614 bus e 864 dipendenti, ed è una delle più ampie partecipate della Regione. La Battaglia, tra l’altro, ha scritto al governo: “Rassegno le dimissioni visti i contrasti con il Consiglio di amministrazione della società che, a mio parere, arreca nocumento al normale svolgimento dell’attività del collegio sindacale e alla gestione dell’azienda che in questo momento si trova in situazione di grave crisi”.

Sarà la Corte d’Assise di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara, a valutare la tesi della Procura: “A Raffadali Gaetano Rampello ha ucciso il figlio con premeditazione ma ha delle attenuanti”.

Vincenzo Gabriele Rampello

Ad Agrigento al palazzo di giustizia il pubblico ministero Elenia Manno ha concluso la requisitoria. Poi si è rivolta alla Corte di Assise di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara: “Condannate Gaetano Rampello a 24 anni di carcere”. Lui, Rampello, 58 anni, di Raffadali, poliziotto in servizio al Reparto Mobile di Catania, è stato arrestato il primo febbraio del 2022 dopo avere confessato l’omicidio, ritenuto premeditato, del figlio Vincenzo Gabriele, di 24 anni, sofferente di patologie psichiche. Ed Elenia Manno ha rilanciato la tesi della premeditazione. E ha spiegato: “Non è stato un omicidio d’impeto ma ha premeditato il gesto andando, probabilmente, a prendere la pistola in caserma prima dell’appuntamento. Le telecamere sul posto smentiscono che vi sia stata un’aggressione da parte del figlio. Tuttavia gli si riconoscono delle attenuanti perché ha subito anni di violenze e sopraffazioni ed è stato l’unico che ha provato ad aiutarlo contrariamente alla madre del ragazzo che è venuta qua a testimoniare sminuendo e negando i problemi psichiatrici”. Lui, Rampello, sin dal primo interrogatorio si è difeso così: “Gli davo 600 euro al mese, ma non gli bastavano mai. Mi picchiava e mi minacciava sempre per i soldi. Sono stato costretto a denunciarlo per estorsioni e maltrattamenti. Mio figlio mi ha telefonato chiedendomi 30 euro. Quando glieli ho dati ha iniziato a insultarmi e minacciarmi dicendomi che ne voleva 50. Mi ha aggredito e sfilato il portafogli prendendo altri 15 euro, di più non avevo in tasca. A quel punto ho avuto un corto circuito e gli ho sparato non so quanti colpi”. Poi lui si è allontanato, si è seduto su una panchina e ha telefonato ai Carabinieri, ai quali si è consegnato spontaneamente. Il sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro, dopo il delitto in piazza Progresso ha commentato: “Vincenzo Gabriele ha avuto un’infanzia difficile per la separazione dei genitori. Per tanti anni, da piccolo, è stato ricoverato in una comunità per bambini con disagio sociale. Il padre vive a Catania ma tornava ogni mese in paese per incontrarlo e dargli quanto necessario per il sostentamento economico. La madre vive a Sciacca. Lui viveva da solo, ma c’era uno zio che si prendeva cura di lui. Vincenzo Gabriele era introverso e molto diffidente. Il Comune ha cercato di coinvolgerlo, per dargli anche delle motivazioni in lavoretti per conto del Municipio, ma non c’è stato verso. Era un ragazzo molto ordinato e pulito. Quando faceva qualche sbavatura, qualcuno bonariamente lo riprendeva. Nessuno mai dei raffadalesi, consapevoli delle sue difficoltà, lo ha mai accusato di nulla”. I familiari del ragazzo, la nonna Francesca, lo zio Giuseppe e la madre Maria hanno affermato: “Confidiamo nella giustizia. Restiamo a disposizione per fornire ogni contributo utile affinché Gabriele possa avere giustizia. Nessuna ipotetica giustificazione potrà mai legittimare un padre che priva il figlio della propria vita”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Da 17 a circa 100 articoli: il disegno di legge sulla finanziaria regionale si appesantisce di fondi e contributi rispetto alla proposta del governo. I dettagli.

Sono stati 17 gli articoli del disegno di legge sulla finanziaria della Regione Siciliana per il 2023 che il governo Schifani ha trasmesso all’Assemblea Regionale poco prima di Natale. Adesso, dopo una maratona di tre giorni, il testo partorito dalla Commissione Bilancio ne conta un centinaio, tra raffiche di emendamenti sia da parte della maggioranza che dell’opposizione. E si profila il rituale assalto alla diligenza, per una pioggia di soldi. Le agenzie tra l’altro citano: 100 mila euro per l’anniversario dell’operazione Husky con lo sbarco degli Alleati in Sicilia nel ’43, altri 100 mila euro per il restauro della Casa del Cavaliere Cammarata, un monumento nel rione Maregrosso a Messina. E poi 100 mila euro all’associazione Rugby ‘I Briganti’ onlus con sede a Catania, poi 100 mila euro per la Festa e il Palio dell’Ascensione di Floridia, in provincia di Siracusa, e 75 mila euro per il festival internazionale dei Fuochi pirotecnici di Gualtieri Sicaminò, in provincia di Messina. La manovra, da oltre un miliardo di euro, sarà incardinata in aula lunedì prossimo. L’intendimento è approvarla entro l’8 febbraio. Tra gli articoli vi sono anche fondi per i precari della Regione, tra Asu, Pip e Forestali. L’assessore regionale all’Economia, Marco Falcone, spiega: “L’articolo 4 riguarda i forestali e formalizza gli adeguamenti contrattuali da tempo attesi. L’articolo 6 prevede l’integrazione oraria dei lavoratori Asu, così come promesso dal governo Schifani. Infine l’articolo 7 introduce l’integrazione dei salari dei lavoratori RMI e PIP, di fatto raddoppiandoli in linea ai parametri Istat. Diamo così risposte concrete ed efficaci al mondo del precariato che, per la Regione, deve essere risorsa e non un peso”. Antonio David, operaio e responsabile del sito Forestali News, replica: “E’ un fattore positivo per migliaia di operatori del settore che fra tantissime difficoltà prendono atto di un ‘contentino’. Certamente è bene accetto l’adeguamento contrattuale dovuto a tutti noi forestali dopo anni di disparità anche rispetto ai colleghi delle altre regioni con una non applicazione del contratto nazionale, ma non è questo ‘contentino’ che ci aspettiamo dalla nostra Regione. Si attende un mossa concreta sul versante stabilizzazione”.

Giuliana Miccichè

Semaforo verde dalla giunta Schifani a due nomine “chiave” nell’ambito delle attività produttive. Si tratta di Marcello Gualdani, nominato commissario straordinario dell’Irsap, l’Istituto regionale per lo sviluppo delle Attività produttive, e dell’ex deputato e assessore regionale, ed attuale presidente dell’Amat Palermo, Michele Cimino, nominato commissario liquidatore del Consorzi Asi della Sicilia occidentale Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta e Gela. Entrambe le nomine sono state proposte dall’assessore regionale per le Attività produttive, Edy Tamajo, che commenta: “Le due nomine sono il risultato del lavoro del governo Schifani per assicurare una soluzione efficace nella direzione dell’azione di semplificazione amministrativa già intrapresa. I due ruoli saranno ricoperti da uomini di mia fiducia, politici di lungo corso che hanno ricoperto numerosi incarichi amministrativi. Sono convinto che i due nuovi commissari, che saranno supportati da un team di legali ed esperti che collaboreranno a titolo gratuito, faranno un ottimo lavoro contro il malaffare e la corruzione, a favore della trasparenza e della buona amministrazione in continuità con la precedente gestione”.

Nelle campagne tra la frazione di Montaperto e Raffadali, in contrada Businè, è esplosa una bombola di gas ed è divampato un incendio in una villetta. Il proprietario, di 66 anni, ha subito delle ferite ed è stato trasportato al pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Agrigento. Non versa in gravi condizioni. Sul posto hanno lavorato i Vigili del fuoco del Comando provinciale di Agrigento e i Carabinieri.

Una emozionatissima Liliana Segre su Rai 1 insieme a Fabio Fazio per celebrare il giorno della Memoria con una serata “per non dimenticare”.
Il racconto della sua terribile e dolorosa esperienza nei campi di concentramento di Birkenau e Auschwitz, dal binario 21, della stazione di Milano, nella pancia, nel fondo della stazione da dove partivano i treni carichi di ebrei che divenivano deportati. Oggi in quei luoghi vi è un Memoriale, che tutti dovrebbero visitare. Appena si arriva in quel luogo vi è un grande muro con la scritta “INDIFFERENZA” che è la parola chiave scelta proprio da Liliana Segre e che rappresenta proprio il sentimento patito dagli ebrei; l’indifferenza della gente nei confronti di ciò che stava accadendo durante tutto il periodo, non soltanto durante la deportazione e che oggi non dovrebbe più esistere.
Il senso e l’importanza della memoria è stato il filo conduttore della serata durante la quale la senatrice a vita ha raccontato alcuni dettagli della sua prigionia nei campi di concentramento, della sua vita di ragazzina in un posto assurdo, nel quale la vita o la morte erano solo affidati al caso.
Ad accompagnarla nel racconto Fabio Fazio, che con tanta delicatezza le ha posto delle domande, lasciando alla Segre l’emozione travolgente del racconto. La sua salvezza dovuta al fatto che conosceva la parola “solo” in tedesco, la “fortuna” di essere stata scelta come schiava per lavorare nelle fabbriche, salvandosi dalla camera a gas, la lunga marcia della morte lungo la quale ebbe la possibilità di vendicarsi verso coloro che erano stati i suoi aguzzini, e poi la scelta di non lasciare spazio all’odio e di riprendersi la sua vita, che poi ha vissuto fino ad oggi in pace.
E poi quando Fabio Fazio le ha chiesto come riuscisse a superare le notti, nei campi di concentramento, Liliana Segre ha risposto: “Ero giovane ed ero forte. La notte ero fortissima. Questo voglio dire ai giovani, siate forti, fortissimi“.
Toccante il racconto della “tragedia” – come lei stessa l’ha definita – di quando facendo ritorno a casa, da quella che restava la sua famiglia, i nonni e gli zii, non solo tutti stentarono a riconoscerla perché differentemente allo scricciolo che era quando era stata portata via, era grassa, brutta e rozza, ma soprattutto perché tra le tante cose che avrebbero potuto chiederle, le domandarono solo il perché fosse diventata così grossa e se fosse ancora vergine.
Si commuove, Liliana Segre raccontando come in quei 4 mesi, dall’inizio di maggio quando fu liberata, alla fine di agosto, quando fece ritorno a casa, passò il suo tempo a mangiare, e una volta arrivata in città un signore le fece l’elemosina.
Durante la serata le voci di Pierfrancesco Favino e di Paola Cortellesi, hanno declamato un monologo sull’odio e la famosa poesia di Primo Levi, tratta da “Se questo è un uomo”. Ascoltare quelle parole, in un giorno come questo, quell’invito a raccontare e tramandare quell’orrore affinché non si dimentichi, è stato molto toccante.
Il conclusione, in onore di Liliana Segre e di tutte le vittime dell’olocausto, il coro del Teatro alla Scala di Milano ha intonato il “Va pensiero” di Verdi.
Una rosa bianca donata alla senatrice a vita e la forza di una testimonianza che è simbolo di come la forza di chi ha vissuto quell’orrore, sa divenire linfa, affinché non accada mai più.