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I Carabinieri del Ros e la Procura di Palermo hanno trovato il covo del boss Matteo Messina Denaro. E’ a Campobello di Mazara, nel Trapanese, città di residenza del favoreggiatore Giovanni Luppino, l’autista che ha accompagnato ieri mattina Messina Denaro a Palermo alla clinica “La Maddalena”. Il nascondiglio è nel centro abitato, in vicolo San Vito. La perquisizione del covo si è protratta tutta la notte. Ha partecipato personalmente il procuratore aggiunto Paolo Guido che da anni indaga sull’ex latitante di Cosa nostra. Nel frattempo Messina Denaro è sbarcato ieri sera con un volo militare all’aeroporto di Pescara. L’ipotesi più accreditata è che il boss sia detenuto nel carcere dell’Aquila poiché è una struttura di massima sicurezza, che ha già ospitato criminali di spessore. Inoltre in città vi è un attrezzato centro oncologico.

 

Altri dettagli emersi nell’ambito dell’inchiesta sfociata nell’arresto del superlatitante Matteo Messina Denaro. Al polso del boss un orologio da 35.000 euro.

La conferenza a Palermo dopo l’arresto di Matteo Messina Denaro

Palermo, quartiere “San Lorenzo”, clinica “La Maddalena”, all’ingresso, intorno alle ore 9 del 16 gennaio, Matteo Messina Denaro si è sottoposto al tampone covid, poi l’accettazione con falso nome: Andrea Bonafede. E’ in attesa per i prelievi, poi la visita e poi la chemioterapia contro un tumore al colon diagnosticato nel 2020, con metastasi epatiche, ovvero al fegato, rimosse con un intervento chirurgico un anno addietro. Si accorge dei Carabinieri, accenna a dileguarsi, in sordina. I Carabinieri lo affiancano: “Come ti chiami?”. E lui: “Sono Matteo Messina Denaro”.

L’arresto di Giovanni Luppino

Poi arrestano l’uomo che lo ha accompagnato in automobile. E’ Giovanni Luppino, 59 anni, di Campobello di Mazara, agricoltore, commerciante di olive, la “Nocellara” del Belice, incensurato. Teo Luzi, comandante dell’Arma dei Carabinieri, spiega: “Matteo Messina Denaro è stato catturato grazie al metodo ‘Dalla Chiesa’, cioè la raccolta di tantissimi dati informativi dei tanti reparti dei Carabinieri, sulla strada, attraverso intercettazioni telefoniche, banche dati dello Stato e delle Regioni”.

Il geometra Andrea Bonafede, 59 anni, di Campobello di Mazara, residente in via Marsala 54, altezza 178 centimetri, calvo, occhi castani, segni particolari ‘nessuno’, titolare della carta d’identità utilizzata dal superlatitante che ha apposto la sua foto, è stato interrogato. Non avrebbe risposto alle domande. La carta d’identità è stata emessa l’8 febbraio 2016 e sarebbe scaduta il 23 ottobre 2026. Il boss è stato in possesso anche di un codice fiscale con i dati dello stesso Bonafede. I familiari di Messina Denaro sono stati intercettati, è emerso che è gravemente malato, e che ha subito due interventi chirurgici, prima nell’ospedale “Abele Ajello” a Marsala e poi alla “Maddalena” a Palermo. Dopodichè si sarebbe sottoposto a cicli di chemio una volta ogni sei mesi. Il cerchio è stato stretto intorno a un nome sospetto citato nelle conversazioni: Andrea Bonafede, che è il nipote di un fedelissimo del boss. I Carabinieri approfondendo hanno scoperto che il vero Andrea Bonafede nello stesso giorno è stato in località diverse rispetto alle sedi sanitarie dove invece è stato il falso Andrea Bonafede (quindi Messina Denaro), come risulta dalla banca dati del ministero della Salute. Quindi si è compreso che un’altra persona utilizzava l’identità di Andrea Bonafede per accedere alle cure mediche sotto il falso nome di Andrea Bonafede. Poi, al termine di una serrata successione di atti d’indagine, i Carabinieri hanno appreso che lunedì 16 gennaio “Andrea Bonafede” si sarebbe recato in clinica per la chemioterapia, ed è scattato il blitz. Il procuratore aggiunto Paolo Guido spiega: “Una cosa che ci ha dato la granitica certezza che fosse lui è che nei giorni scorsi ha fatto una consulenza oculistica, all’occhio sinistro, e sempre alla ‘Maddalena’. Non sapevamo che aspetto avesse: abbiamo controllato i documenti e lì lo abbiamo visto per la prima volta. C’è stata una forte accelerazione negli ultimi giorni, da qualche giorno avevamo identificato la prenotazione di un soggetto che aveva prenotato la visita lunedì 16 gennaio. In termini di proiezione ce lo aspettavamo, ma la certezza l’abbiamo avuto solo la mattina del 16 gennaio”. Alcuni sanitari in servizio nella clinica raccontano: “Un paziente di poche parole, una volta disse: ‘amo stare solo, mi piace vivere, mi piacciono le cose belle’. Sempre vestito in maniera elegante, e dai modi molto gentili. Un uomo garbato, a modo suo sofisticato. Nessuno poteva sospettare fosse un boss ricercato accusato di stragi e omicidi. Era sempre gentilissimo, calmo, sorridente. Aveva un suo stile”. Già, che stile: al momento dell’arresto, Matteo Messina Denaro ha indossato un orologio del valore di 30-35mila euro. Nel dettaglio, il già capo di Cosa Nostra siciliana è affetto da un “Adenocarcinoma mucinoso del colon“, una forma tumorale aggressiva che invade il colon. Così si legge nel referto istologico firmato il 24 novembre del 2020 all’ospedale “Vittorio Emanuele secondo” di Castelvetrano. E si aggiunge: “Il tumore è ulcerato, con pattern di crescita di tipo infiltrativo. La neoplasia infiltra la parete delle viscere a tutto spessore, interessando anche la sottosierosa e focalmente la sierosa”. Le condizioni di Matteo Messina Denaro sono state ritenute compatibili con il carcere, dove proseguirà le cure.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Era ora! L’ Antitrust, ben dopo 10 mesi dagli esposti presentati dall’Unione nazionale Consumatori, finalmente avvia apposite istruttorie sui prezzi farlocchi dei carburanti comunicati al ministero

“Era ora! Finalmente l’Antitrust, che non sta indagando per la presunta speculazione rivelatasi poi falsa o per accordi collusivi, ha deciso di ipotizzare che è scorretto comunicare dati errati al ministero o, peggio ancora, mettere prezzi esposti falsi” come affermato da Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando la notizia che l’Antitrust ha avviato istruttorie contro alcune compagnie con ispezioni nei confronti di Eni, Esso, IP, Kuwait Petroleum Italia e Tamo il per l’applicazione alla pompa di un prezzo diverso da quello pubblicizzato, nonché l’omessa comunicazione dei prezzi dei carburanti.“Considerato che l’Unione Nazionale Consumatori  l’11 marzo 2022, il 24 marzo 2022 e 8 aprile 2022 ,aveva depositato la bellezza di 3 esposti sulle vere speculazioni avvenute a marzo con esattamente questa tesi, senza aver ottenuto ancora dopo oltre 10 mesi alcuna condanna, siamo lieti che adesso  l’Antitrust sia giunta infine alle nostre stesse conclusioni. Meglio tardi che mai!”

“All’epoca, con i prezzi che avevano raggiunto il record storico, avevamo allegato i dati dei prezzi comunicati dai distributori al Mise, ora Mase, da cui risultava che oltre 650 comunicazioni dei distributori erano sotto 1,2 euro, prezzi palesemente falsi, ipotizzando che, oltre ad esserci una violazione dell’art. 51 L. 99/2009, vi fosse una pratica commerciale scorretta, atteso che i prezzi sono poi pubblicizzati sull’Osservaprezzi carburanti e che quei dati sbagliati potevano indurre in errore i consumatori. Per legge, infatti, è considerata ingannevole una pratica commerciale che contiene informazioni non rispondenti al vero, come il prezzo praticato. Ora speriamo si giunga a stabilire per legge questo principio, così come chiesto al ministro Urso, inserendo la violazione dell’articolo 15 comma 5 del Codice del Consumo,  che prevede per i distributori l’obbligo di esporre in modo visibile dalla carreggiata stradale i prezzi praticati dei carburanti, nell’elenco delle pratiche scorrette”.

Manlio Cardella

Sulla cattura dellìultimo super boss di cosa nostra Matteo Messina Denaro abbiamo interpellato ancora una volta il Generale Luciano Garofano, straordinario criminologo, che da la sua chiave di lettura su quello che certamente è un giorno importante per lo Stato Italiano. Purtroppo non mancano gli invidiosi…

 

Nelle prime ore del mattino, su delega di questa Procura Distrettuale, i carabinieri del Comando Provinciale di Catania hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari, emessa dal Gip del Tribunale di Catania, nei confronti di

Salvatore Luigi Cozza, nato a Catania, 69 anni,

Antonino D’Asero, nato a Biancavilla, 70 anni,

 Cristina Debora Sangiorgi, nata a Catania, 51 anni,

Rosario Torrisi Rigano, nato a Catania, 69 anni,

per i reati di induzione indebita a dare o promettere utilità, peculato, corruzione per un atto contrario ai propri doveri d’ufficio e contraffazione e uso di pubblici sigilli.

L’indagine, coordinata da questa Procura Distrettuale e condotta dai militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Catania dal settembre 2019 al marzo 2021, attraverso attività tecniche, ulteriormente riscontrate da escussioni testimoniali ed acquisizioni documentali, è iniziata a seguito di un esposto, redatto da diversi dipendenti con funzioni apicali dell’azienda a totale partecipazione pubblica “Società degli Interporti Siciliani S.p.a.”, circa le false attestazioni e dichiarazioni prodotte da una dipendente, Cristina Sangiorgi, in merito al possesso di un titolo di laurea.

Nell’attuale fase del procedimento, in cui non è stato ancora instaurato il contraddittorio tra le parti, le attività investigative di natura tecnica hanno inoltre disvelato le interferenze illecite che avrebbe esercitato Antonino D’Asero, ex deputato regionale, su Rosario Torrisi Rigano, Amministratore Unico della Sis, per il tramite di alcuni politici regionali, finalizzate dapprima alla revoca del licenziamento per giusta causa della Sangiorgi, poi a garantirle una posizione lavorativa alla stessa gradita nell’ambito dell’azienda e, infine, ad omettere l’avvio di doverose procedure disciplinari, con l’irrogazione delle relative eventuali sanzioni per il rifiuto di svolgere gli incarichi affidatile, così come per il rifiuto della donna di lavorare in smart-working durante la prima fase della pandemia da COVID -19.

Nel merito, gli esponenti regionali cui il D’Asero si è rivolto al fine di intercedere in favore della donna sarebbero Marco Falcone, attuale Assessore regionale all’Economia e all’epoca dei fatti Assessore regionale delle infrastrutture e della mobilità, Gaetano Armao, ex Assessore regionale all’Economia e Vicepresidente della Regione Sicilia, nonché Giuseppe Li volti, ex assistente parlamentare e Coordinatore della segreteria particolare del citato assessore regionale delle infrastrutture Falcone, i quali avrebbero esercitato pressioni sull’Amministratore Unico della Sis, al fine di far revocare il licenziamento della dipendente.

L’attività investigativa ha inoltre fatto emergere un accordo corruttivo che sarebbe intercorso tra l’Amministratore Unico della “Società degli Interporti Siciliani S.p.a.”, Rosario Torrisi Rigano, e Luigi Cozza, titolare della “LCT S.p.a.”, società operante nel settore dei trasporti titolare dell’affidamento in concessione della gestione funzionale, operativa ed economica oltreché della manutenzione ordinaria per nove anni del Polo Logistico dell’Interporto di Catania.

In particolare, Torrisi Rigano avrebbe concesso l’area in questione alla “LCT S.p.a.” in uso gratuito per svariati mesi prima che venisse formalizzato il contratto, avvisando altresì il Cozza e altri manager e dipendenti della predetta società dei controlli che la medesima avrebbe potuto subire da parte dell’Ispettorato del Lavoro e dei Vigili del Fuoco e della necessità di ottenere le varie certificazioni essenziali per poter occupare gli spazi e i locali del Polo Logistico e stipulare il contratto di concessione. Torrisi Rigano, inoltre, avrebbe omesso o comunque ritardato l’invio di diffide ufficiali alla “LCT S.p.a.” concernenti la liberazione e sgombero o la regolarizzazione della documentazione prima della stipula del contratto di concessione, e avrebbe consentito alla predetta società di concludere un contratto con una terza società in violazione della concessione stessa. In cambio di quanto fatto, il Torrisi Rigano avrebbe ottenuto da Cozza l’assunzione della propria nuora presso l’azienda LCT, nonché accettato la promessa di ulteriori utilità al fine di ottenere vantaggi per l’azienda e mantenere la carica di Amministratore Unico.

Sempre allo stato degli atti, le investigazioni avrebbero, altresì, fatto emergere come, mediante bonifici effettuati dal conto intestato alla “Società degli Interporti Siciliani S.p.a.” in suo favore, il Torrisi Rigano si sarebbe appropriato di 2.850 euro di proprietà della società e di cui l’Amministratore Unico aveva la disponibilità in ragione del suo pubblico servizio.

L’ipotesi investigativa prospettata da questa Procura Distrettuale è stata condivisa dal Gip in sede che ha emesso le misure cautelari degli arresti domiciliari.

fonte: newssicilia.it

“Ancora una volta il Libero  Consorzio dei Comuni di Agrigento si distingue per la sufficienza e l’insensibilità, con cui gestisce i servizi rivolti alle studentesse e gli studenti disabili non autosufficienti che frequentano le scuole superiori della nostra provincia. Con nota del 05/01/2023, a firma della Dirigente, il Consorzio sospende, infischiandosene delle gravi conseguenze che tale atto produce nella vita degli studenti disabili e le loro famiglie, i servizi Integrativi, Aggiuntivi e Migliorativi L.R. 9/2021 art. 41( assistenza igienico personale per studenti disabili non autosufficienti). La nota  adduce  come motivazione che “la Regione non ha ancora provveduto all’assegnazione delle risorse per il 2023. Sappiamo che gli altri Consorzi e le Città Metropolitane dell’isola sono nelle stesse condizioni, ma nessuna di queste istituzioni ha sospeso il servizio, tranne il Consorzio di Agrigento. Sollecitato dalla segreteria regionale della Cgil, giorno 13  il Dipartimento Famiglia e Politiche Sociali dell’Assessorato regionale ha fatto pervenire una nota con la quale tranquillizza gli Enti sulla copertura finanziaria. Nonostante ripetute sollecitazioni il Libero Consorzio mentre dice di voler provvedere a dare disposizione per  riprendere il servizio dall’altro atti in tal senso non se ne leggono.

È utile ribadire che tale servizio è essenziale per garantire l’effettiva partecipazione degli studenti diversamente abili gravissimi non autosufficienti a tutte le attività didattiche e che è di competenza esclusiva dei Consorzi dei Comuni e delle Città Metropolitane attraverso il finanziamento della Regione Sicilia. Infatti, i Servizi Integrativi, Aggiuntivi e Migliorativi sono un diritto, e in quanto tale vanno garantiti, insieme a tutti gli altri supporti e sostegni dal primo all’ultimo giorno di scuola con continuità, per tutto l’anno scolastico Solo così la scuola si potrà definire istituzione al servizio di tutti i cittadini, garantendo a tutti il diritto allo studio come sancito dall’articolo 34 dalla nostra Costituzione

Alla luce di tutto questo risulta intollerabile che il diritto allo studio di cittadini studenti disabili gravi non autosufficienti non venga garantito e che un servizio così importante sia lasciato alla discrezionalità delle istituzioni territoriali mentre il Governo regionale prima legifera, emana circolari e poi chiude un occhio o se ne lava le mani sulla loro efficacia.

Pertanto la CGIL chiede al Consorzio dei Comuni di Agrigento di ripristinare immediatamente il servizio in oggetto.

Se nelle prossime ore non si avranno notizie certe sulla riattivazione del servizio, le famiglie saranno costrette a mettere in campo azioni di lotta e si rivolgeranno alle istanze istituzionali superiori”.

E’ scritto in una nota firmata dal segretario provinciale Alfonso Buscemi e dal responsabile del dipartimento Francesco Gangemi.

La complessa vicenda deriva da un asserito credito di oltre 30.000,00 che la società  Best Capital Italya per essa in qualità di mandataria Best Italia srl, sosteneva di vantare nei confronti di un imprenditore  agrigentino

Più precisamente la società sopra citata sosteneva di essere creditrice dell’agrigentino, perché fideiussore e garante di  un prestito concesso da parte della Banca San Francesco Credito Cooperativo.

Cosicchè la società notificava al fideiussore un decreto ingiuntivo per l’importo di ero 30.000,00 per il relativo pagamento.

L’Agrigentino assistito dall’Avv. Margherita Bruccoleri ha proposto opposizione al decreto ingiuntivo innanzi al Tribunale di Agrigento, evidenziando la nullità delle clausole – perché contrarie alla legge- contenute nella fideiussione sottoscritta con la banca , con conseguente nullità della fideiussione stessa.

Il Tribunale di Agrigento ha accertato come in effetti la fideiuissione sottoscritta con la banca conteneva clausole contrarie alla legge, cosicchè accogliendo la tesi difensiva dell’avvocato Margherita Bruccoleri ha accertata la nullità della fideiussione sottoscritta con la banca

Pertanto, è stato revocato il decreto ingiuntivo e l’imprenditore agrigentino non dovrà  pagare nulla

La  società  Best Capital Italya per essa in qualità di mandataria Best Italia srl, è stata condannata a pagare le spese di lite.

“Questa mattina ho incontrato, unitamente all’assessore Costantino Ciulla e al direttore organizzativo  Giovanni Di Maida, nella sede del Parco Archeologico, il direttore Roberto Sciarrata e insieme abbiamo delineato gli aspetti organizzativi del del Mandorlo in Fiore 2023.
C’è massima collaborazione ai fini della riuscita della 75^ edizione”.
Lo dichiara il sindaco di Agrigento Francesco Miccichè.

“Dopo appena 14 mesi possiamo sancire la débacle politica ed amministrativa del Sindaco di rifondazione comunista Antonio Palumbo e della sua amministrazione.

Un fallimento su tutti i fronti, dove è  impossibile trovare un solo elemento di valutazione positiva. Manca una qualsivoglia idea di città, senza la quale nessuna Rivoluzione può essere posta in essere. Impossibile immaginare una intera legislatura senza un cambio di passo sulle grandi questioni del territorio favarese e senza incidere minimamente sul tessuto socio-economico della città.

Nello stesso modo è grave l’assoluta mancanza di confronto che il Sindaco Palumbo, con atteggiamenti autoritari ritiene di continuare a portare avanti, negando all’opposizione, maggioranza in consiglio comunale, la partecipazione attiva sul futuro della città. Evidentemente manca la cognizione dei propri limiti, elemento essenziale per entrare in concertazione con i cittadini, con il consiglio comunale e i partiti-movimenti presenti nel civico consesso cittadino. Una città allo sbando, situazione inverosimile figlia di una Rivoluzione al contrario, enunciata e mai perseguita. Palumbo porterà l’ente al terzo dissesto economico senza passare dal secondo. Manca un chiaro indirizzo politico sui temi economici di rientro dei debiti, sui costi della Tari e nei rapporti con gli enti che gestiscono il sistema idrico. Si va avanti alla giornata, con gli uffici comunali vittime di smembramenti penalizzanti sia per gli impiegati che per l’utenza. Una gestione del personale dipendente arcaica ed anacronistica. Il PNRR è al palo, la viabilità al collasso come non mai, la lotta all’evasione tributaria solo una stravagante enunciazione retorica. Vogliamo essere fiduciosi che un cambio di passo e di rotta possa esserci, affinché la città segua la via del miglioramento sociale al di fuori da ogni steccato ideologico, e che le istituzioni politiche elette democraticamente trovino un momento di sintesi . Palumbo non può continuare trincerarsi dietro il proprio steccato, ad amministrare senza coraggio, senza intraprendenza e senza entusiasmo.. La città vive una sorta di rassegnazione che da politici non possiamo permetterci, poiché quando finisce la fiducia inizia la SFIDUCIA”.

Lo dichiara in una nota il coordinatore del movimento Cambiare Passo Michele Montalbano