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Oggi il ministro Orazio Schillaci riunisce l’Osservatorio nazionale sulla sicurezza per approfondire i dati e i diversi aspetti del fenomeno.

Nel 2022 in testa la Puglia e la Sicilia con 20 eventi ciascuna segnalati. Tra i luoghi della sanità più colpiti i centri di medicina d’urgenza e psichiatria. Nella classifica delle segnalazioni giunte, dopo Puglia e Sicilia, distaccata la Toscana con 8 episodi di violenza a danno di sanitari segnalati lo scorso anno. Seguono Campania e Piemonte con 7, Lombardia con 6, Calabria 5, Marche 4, Elimia Romagna, Abruzzo e Sardegna 2, Umbria e Provincia Autonoma di Bolzano 1 atto di violenza segnalato.

Nel quadro delle attività investigative finalizzate alla ricerca di Matteo Messina Denaro ed al depotenziamento del sistema economico-imprenditoriale riconducibile a Cosa Nostra trapanese che vede a capo l’ex latitante, questa mattina, alle prime luci dell’alba, militari della Compagnia di Alcamo e del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Trapani, con oltre 100 carabinieri, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Palermo su richiesta della locale DDA, nei confronti del capo famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo.

In manette Mariano Sparacino, di 76 anni, e di altri quattro affiliati, Vito Turriciano, di 76 anni, Vito Balduccio, di 66 anni, Martino Balduccio, di 71 anni, Vincenzo Artale, di di 71 anni, per le ipotesi di associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione aggravata, intestazione fittizia aggravata, furto e violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno.

Il blitz di stamane scaturisce dal meticoloso lavoro investigativo condotto dalla Compagnia Carabinieri di Alcamo e diretto dalla DDA di Palermo a partire dal gennaio 2013. Due anni di complesse attività d’indagine  che hanno permesso di far emergere l’attuale organigramma mafioso della cupola castellammarese operante in uno degli storici territori controllati da Cosa Nostra trapanese.

Il tutto scaturiva da una recrudescenza di attentati incendiari ai danni di imprenditori operanti nell’edilizia  nel territorio del comune castellammarese sul finire del 2012. La susseguente attività permetteva di comprendere come i danneggiamenti ai mezzi e veicoli del settore dell’edilizia e del movimento terra si collocassero in un contesto mafioso legato alla famiglia di Castellammare del Golfo, facente parte del mandamento di Alcamo, che vede al vertice Mariano Saracini già condannato per associazione mafiosa ed altro e da sempre legato alla famiglia alcamese dei Melodia.

Le investigazioni si concentravano su un gruppo di soggetti che, attraverso condotte riconducibili alle modalità operative di Cosa Nostra, imponevano la fornitura di calcestruzzo a diversi imprenditori impegnati in lavori privati o in opere pubbliche.

È stata dimostrata la volontà della famiglia mafiosa di Castellammare del Golfo di favorire Vincenzo Artale, responsabile di una società operante nel settore del calcestruzzo, per garantire allo stesso una posizione di forza all’interno del mercato del calcestruzzo stesso. I sodali infatti costringevano con pressioni ed intimidazioni i committenti di lavori privati o le ditte appaltatrici a rifornirsi di cemento dal predetto imprenditore. Grazie a tale acquisita posizione, Artale riusciva ad aggiudicarsi tutte le maggiori forniture nei lavori in zona.

Oltre alle 5 misure in carcere sono stati altresì notificati 6 informazioni di garanzia nei confronti di altrettanti soggetti responsabili a vario titolo di intestazione fittizia di beni e favoreggiamento personale, per tutti con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l’attività dell’associazione mafiosa denominata cosa nostra.

Diversi sono stati infine gli episodi estorsivi, anche con il classico metodo della messa a posto,  accertati nel corso dell’indagine, alcuni dei quali rilevati anche con la collaborazione delle vittime.

Nel corso dell’operazione è stata sequestrata inoltre l’azienda “SP Carburanti s.r.l.”, con sede legale a Castellammare del Golfo, considerata fittiziamente intestata a prestanome, ma riconducibile alla famiglia mafiosa di Castellamare del Golfo.

I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento e del Commissariato di Canicattì hanno arrestato, ai domiciliari e con braccialetto elettronico come disposto dal Tribunale, Salvatore Lo Giudice, 31 anni, e Salvatore Raimondo Mulone, 32 anni, entrambi di Canicattì. I due sono stati sorpresi in possesso di circa 180 grammi di cocaina all’interno della loro automobile, e di un chilo e 195 grammi ancora di cocaina nascosti sotto un masso in una zona rurale di contrada Grotticelli a Canicattì dove i due sono stati intercettati e colti in flagranza di reato. Salvatore Lo Giudice ha tentato di fuggire a piedi ma è stato acciuffato.

La manager agrigentina Gabriella Miceli eletta vice presidente di Confassociazioni Sicilia con delega al sistema immobiliare. Gabriella Miceli, presidente nazionale di AMi “Associazione Manager Immobiliari”, professionista affermata titolare dello studio professionale gestione immobili e patrimoni Miceli group, ha ricoperto la carica di assessore nel Comune di Porto Empedocle (Agrigento) con delega alla Polizia Municipale e al decoro urbano. Fondatrice dello Sportello del Condominio nei comuni di Porto Empedocle, Realmonte, Agrigento presso la sede di Confcommercio, attenta alla formazione personale e della categoria degli amministratori di immobili ha organizzato tantissimi corsi ed eventi di spessore in sinergia con tutti gli ordini professionali, con le università, con le scuole, in sedi prestigiose come il Senato della Repubblica, il Politecnico di Milano, l’Università Bocconi. Responsabile Scientifico e docente nei corsi di avviamento alla professione per gli amministratori di condominio; ha preso parte come autore nella pubblicazione del manuale teorico-pratico per la gestione del condominio Sagep Editori e ha partecipato come professionista nel settore immobiliare per un triennio al progetto Alternanza scuola lavoro presso il Liceo Scientifico R. Politi di Agrigento. Adesso il nuovo incarico nella Confederazione Associazioni Professionali in Sicilia.

La giunta regionale ha nominato altri tre dirigenti generali negli assessorati. Si tratta di Alberto Pulizzi, confermato a capo del dipartimento regionale della Pesca, poi Antonio Cono Catrini, destinato al dipartimento Turismo, e poi Donata Giunta al dipartimento degli Affari extraregionali. Sono tutti dirigenti di seconda fascia. Da oggi, invece, il dipartimento regionale della Funzione pubblica procede alla pubblicazione degli atti di interpello per i dirigenti di terza fascia, che occuperanno i vertici dei restanti dipartimenti. Schifani commenta: “Prosegue in questo modo la riorganizzazione della macchina burocratica che è la condizione essenziale per un funzionamento più snello ed efficiente dell’amministrazione regionale. Contiamo di completare il quadro delle nomine in breve tempo, affinché ogni dipartimento abbia un assetto definitivo”.

E’ in assoluto la prima volta che all’ospedale “Barone Lombardo” di Canicattì, presso la sala interventistica del reparto di Cardiologia-UTIC, viene portato a termine un delicato intervento di impianto di un defibrillatore sottocutaneo. A beneficiare del dispositivo “salva vita” di ultima generazione è stato un giovanissimo paziente di soli diciannove anni affetto da una grave patologia cardiaca i cui rischi letali, proprio grazie all’impianto, sono adesso significativamente ridotti.  Il defibrillatore sottocutaneo è efficace nel contrastare la fibrillazione ventricolare, ovvero quell’aritmia maligna che può condurre alla morte improvvisa, soprattutto nei pazienti affetti da cardiomiopatia dilatativa, monitorando e registrando le aritmie e intervenendo qualora queste siano potenzialmente fatali. Il delicato intervento è stato effettuato dal dottor Luciano Sutera Sardo, direttore dell’Unità operativa complessa di Cardiologia-UTIC di Canicattì, coadiuvato dal cardiologo Carmelo Castellana e con l’assistenza di uno staff tecnico di validi infermieri ed ingegneri biomedici.

“Questo tipo d’intervento, essendo per l’appunto sotto-cutaneo, – ha commentato il dottor Sutera Sardo – è poco invasivo rispetto a quelli tradizionali, lasciando praticamente intatto il cuore e liberi i vasi sanguigni, con la conseguenza che sono del tutto escluse le complicanze tradizionali quali le possibili infezioni sistemiche. Il dispositivo è stato fornito all’ospedale di Canicattì in tempi rapidissimi, subito dopo l’avvenuta richiesta, grazie alla solerzia della Direzione strategica dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Agrigento”.

Vittoria sofferta ma alla fine meritata per l’Akragas che sbanca il “Tomaselli” di Caltanissetta superando una battagliera Nissa con una rete di testa di Juan Manuel Barrera all’ultimo respiro.
Tre punti importanti e fondamentali che consentono ai biancoazzurri di rimanere in testa al campionato.
Al pronti via, sono i padroni di casa ad avere la prima e unica occasione della partita con Esposito che da posizione centrale in area di rigore calcia di piatto ma non inquadra la porta.
Poi regna l’equilibrio con l’Akragas che ci prova ma con poca fortuna. Soltanto nel finale di primo tempo l’Akragas ha due clamorose occasioni per passare in vantaggio con Lo Cascio e Neri: il portiere D’Amico compie due miracoli e salva la Nissa.
Nel secondo tempo le due squadre continuano ad affrontarsi a viso aperto. Non ci sono particolari occasioni da rete, ma il punteggio di parità rimane in bilico. L’Akragas aumenta il forcing e Semenzin si procura un calcio di rigore per un fallo di mano del difensore Fragapane. Dal dischetto Garufo colpisce clamorosamente la traversa. La capolista non si disumisce e nell’ultimo dei cinque minuti di recupero riesce a spaccare la partita e ha conquistare l’intera posta in palio: Dalloro batte un lungo fallo laterale, testa di Barrera e pallone in fondo al sacco.

A breve sarà inaugurata la sede della ricostituita società “Stretto di Messina”. Il governo: “Entro pochi mesi saranno avviati i cantieri”. Tavolo operativo al ministero.

Il progetto di costruzione del ponte sullo stretto di Messina assume contorni più concreti, nonostante dubbi e scetticismo fondati allorchè si tratta di una promessa rinnovata da decenni e mai mantenuta. Nei prossimi giorni dovrebbe essere inaugurata la nuova sede a Roma della ricostituita società “Stretto di Messina”. I locali sono stati già reperiti, come confermato dal vice premier e ministro a Infrastrutture e Trasporti, Matteo Salvini, tra i primi sostenitori dell’opera. E a Roma lo stesso Salvini convocherà a breve al ministero dei Trasporti i sindaci di Messina e di Reggio Calabria, a testimonianza della volontà di coinvolgere gli enti locali su scelte che inevitabilmente determinano un impatto rilevante, positivo o negativo che sia, sui territori. Inoltre si lavora per risolvere e superare tutti i contenziosi ancora pendenti, in modo da scongiurare, come già accaduto, il rimborso di fondi investiti sulla struttura poi naufragata. E a fronte di tutto ciò l’ex presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha appena annunciato l’imminente avvio dei cantieri, tramite i social, con un post su Instagram. E ha scritto: “Apriremo i cantieri nei prossimi mesi. I nostri governi di centrodestra hanno certamente reso l’Italia più moderna ed efficiente. All’ambientalismo ideologico della sinistra, ai propositi di decrescita infelice del Movimento 5 Stelle, che avrebbe voluto un’Italia senza più industria, abbiamo risposto con progetti e opere che oggi consentono ai nostri cittadini di viaggiare comodamente e rapidamente da una parte all’altra del Paese, a milioni di turisti di visitare il nostro Paese ogni anno, alle nostre imprese di trasportare e consegnare i loro prodotti in poche ore”. E poi ha aggiunto: “Negli anni in cui sono stato presidente del Consiglio abbiamo inaugurato centinaia di opere pubbliche. Abbiamo ad esempio realizzato il ‘Mose’, un’opera avveniristica che anche in queste ore ha salvato nuovamente Venezia dall’acqua alta, da danni che sarebbero stati ingenti e costosissimi. Senza opere pubbliche non c’è sviluppo” – conclude. Essere un’isola, pur distando poco più di 3 chilometri dal Continente, è un costo che la Sicilia non intende più pagare. L’insularità, ossia la condizione di permanente separazione dal resto dell’Italia, pesa per 6 miliardi e 54 milioni di euro all’anno, pari al 7,4% del Pil, il Prodotto interno lordo, regionale. I parametri di valutazione dei costi, adottati dagli Uffici preposti della Regione, si basano su modelli econometrici che misurano i maggiori costi di trasporto di persone e merci. Ebbene, secondo gli esiti, la Sicilia registra il costo medio più elevato sia in Italia, il 150,8% della media nazionale, sia rispetto all’Europa, il 28%, in riferimento anche alla minore competitività delle esportazioni siciliane causata proprio dai maggiori costi per muovere beni e servizi.

Giuliana Miccichè