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Morte e funerale di Papa Ratzinger: Non è questione di fede

 

C’è qualcosa che va molto oltre la fede, oltre quel sentimento indefinibile, potente e prepotente che prova chi “si fida” di qualcosa che non può vedere né verificare con i mezzi concessi all’essere umano.

C’è qualcosa di molto meno pregevole della fede, nella macchina organizzativa e in tutto quello che ruota intorno alla morte di Papa Ratzinger venuto a mancare l’ultimo dell’anno, e che ancora “non trova pace”.

Allora sarebbe interessante soffermarsi e analizzare questo “qualcosa” che mette in piedi un impegno e un incredibile dispendio di energie e mezzi per giorni e giorni, per celebrare le spoglie umane e mortali di un Papa Emerito che – come tutti i papi – deve essere conservato, preparato, mostrato, adorato, per l’appunto celebrato e poi, dopo giorni, tumulato lì dove lui stesso ha deciso di essere sepolto.

È a mio avviso interessante interrogarsi sul perché ad un uomo (benché Papa), non un santo, venga riservata tanta attenzione. Per giorni e giorni, i giornali gli hanno dedicato pagine e pagine per raccontarlo in tutte le maniere, così come hanno fatto i Tg che da 4 giorni hanno abbandonato tutto il resto, per raccontare quel che è accaduto nell’attesa del funerale che verrà trasmesso a reti unificate, solo domani a 5 giorni dalla sua dipartita.

Le risposte dei “fedeli” alla domanda sul perché siano giunti a Roma per dare un ultimo saluto al Papa, sono state delle più diverse. Da chi lo ha fatto perché amava quel Papa, a chi lo ha fatto con tutti i Papi che hanno attraversato la loro vita.

Eppure c’è qualcosa che un po’ angoscia in questa spettacolarizzazione della morte, seppur papale. Vedere lavorare operai per giorni, dediti a montare palchi, luci, transenne, come si fa per i concerti delle rock star; e sapere che “si può accedere anche senza invito fino ad esaurimento posti”, fa un certo effetto, se prendiamo un po’ le distanze dal ruolo che un papa ha – o forse dovrei dire – dovrebbe avere.

E per “durare così tanto” le spoglie umane di Papa Benedetto XVI sono state sottoposte alla tanotoprassi, una sorta di imbalsamazione temporanea, che permette al corpo di non decomporsi, nella fase post mortem. Pensate all’equipe che si occupa dell’aspetto estetico (proprio così è una pratica estetica)  che ha provveduto a iniettare nel sistema arterioso un fluido conservante, una particolare tipo di formaldeide. E poi trucco, parrucco, vestizione.

Pronto ad essere “mostrato”, sotto gli occhi di curiosi, oltre che di fedeli.
Perché il voyeurismo è insito nell’uomo, è il segno di una curiosità un po’ perversa, quel guardare dal buco della serratura tutto ciò che è lontano dal proprio vivere, ed anche la morte di un Papa che non era più “il papa” ma “un papa”, intriga.
Una sorta di distrazione di massa, autorizzata però.
Ed intorno un discreto business. E non ditemi che non c’avete pensato.
Una città, la città eterna che pullula di turisti fuori stagione, che arrivano ma nessuno li aveva considerati, che prendono posto in alberghi, ristoranti e che “già che ci sono” fanno un giro in un museo, in un locale, in un negozio di griffe.
Uno spettacolo, in piena regola, un po’ religioso un po’ no.
Un evento, raro (come si dice: succede una volta ogni morte di papa), ma pur sempre un evento e come tale viene trattato.
La fila per vederlo (con in mano coca e panino), per pregare (forse), per adorarlo (come se fosse un santo).
Ah già … vogliono proporlo alla santificazione.
Sarebbe da capire bene per quali motivi, e non vorremmo certo che si finisca per non negare a nessuno una santificazione come se fosse un semplice altro titolo di quelli che si usano ormai anche come intercalare.

Insomma oltre a cardinali e vescovi, domani ai funerali di Papa Ratzinger ci saranno 3.700 preti.
Tutto il mondo avrà rappresentati istituzionali. Arrivano anche i Re e le Regine.
Tutto in pompa magna, dove per magno, si intende potere, e sinceramente non esiste nessuno più potente di un Papa anche se emerito e adesso defunto.

La fede, lo studio, la conoscenza porta ognuno a vivere a proprio modo questo evento.
Ognuno ha per se un giudizio, perché se Dio non giudica, l’uomo sì ed è forse la cosa che gli riesce meglio.
Ed anche Ratzinger è stato un uomo (di Dio) che ha operato delle scelte, che ha avuto una opinione, che ha studiato e ha dato la sua versione su molte cose che uniscono (o contrappongono) da sempre il sacro e il profano, la scienza e la fede, il laico e il religioso.
Non si vuole pertanto giudicare la sua figura, ma tutto ciò che è ben lontano dalla semplicità e l’umiltà che la chiesa impone ma dalla quale prende le distanze quando deve esporre la potenza indiscussa del Vaticano e del capo della chiesa, colui che discende da Pietro.

Alla fine è la prima volta che muore un Papa Emerito, e forse la curiosità è tutta lì.
Personalmente se proprio dovessi esprimere una curiosità in merito, mi piacerebbe leggere il rogito, quel testo scritto che descrive il suo pontificato, che è posto in un cilindro di metallo, all’interno del feretro. Sì perché insieme a quelle cose così terrene ed effimere come monete d’oro e medaglie coniate durante il suo pontificato e ai paramenti liturgici indossati, c’è anche qualcosa di meno materiale e più spirituale.
Perché alla fine, è lo spirito che si “festeggia” durante un funerale, sempre che qualcuno se ne ricordi oltre la coltre di quello spettacolo che va in scena domani alle 9.30. E mi raccomando … puntuali.

 

 

 

 

 

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