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La Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo ha avanzato la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di 11 persone coinvolte a vario titolo in un’inchiesta antidroga considerata una costola investigativa della più nota indagine “Vultur”,che ha fatto luce sulle dinamiche della famiglia mafiosa di Camastra e che ha portato a quattro condanne in primo e secondo grado.

L’inchiesta prende spunto da una indagine della Squadra Mobile di Agrigento e riguarda un traffico di droga che si sarebbe esteso tra la Città dei Templi, Canicattì, Licata e Ravanusa acquistando la droga, specialmente cocaina, a Catania. I fatti contestati risalgono al biennio 2013-2014. Secondo l’accusa si tratterebbe di una vera e propria banda dedita al traffico di sostanze stupefacenti al vertice della quale ci sarebbero stati Angelo Allegro, 69enne di Naro, e Rosario Orazio Cavallaro, 65enne di Ravanusa. Quest’ultimo è noto alle cronache per essere stato l’esecutore materiale dell’omicidio del licatese Angelo Carità, 56 anni, assassinato il 2 aprile del 2018, giorno di Pasquetta. Cavallaro fu condannato in primo grado all’ergastolo salvo poi vedersi la pena ridotta in appello a trent’anni di reclusione.

Nel collegio difensivo gli avvocati Antonino Gaziano, Salvatore Cusumano, Maria Alba Nicotra e Francesco Lumia.

Allerta arancione in Sicilia. La Protezione civile Regionale ha pubblicato un avviso per rischio meteo-idrogeologico ed idraulico, valido dalle 16 di oggi fino alle 24 di domani.

In particolare – si legge nel bollettino, “dalle prime ore di domani, per 24-36 ore, previste precipitazioni da sparse a diffuse, a carattere di rovescio o temporale. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensita’, attivita’ elettrica e forti raffiche di vento.

SI INVITA LA CITTADINANZA ALLA PRUDENZA 

L’Amministrazione Comunale raccomanda ai cittadini la necessaria prudenza negli spostamenti a piedi e con l’auto, di evitare i sottopassi e non utilizzare mezzi a due ruote; abbandonare per tempo le abitazioni precarie soprattutto se ubicate a ridosso degli alvei di fiumi o torrenti; non sostare in prossimità di aree che potrebbero dare origine a colate rapide di fango e crolli di blocchi rocciosi.

Ad Agrigento i cittadini oltre al 112 possono rivolgersi al C.O.C. con recapiti telefonici 0922/590461- 3357613599.

La società agricola A.A.G., con sede in Castronovo di Sicilia, presentava rituale domanda di finanziamento nell’ambito del bando regionale relativo alla misura 112 del “pacchetto Giovani del Programma di sviluppo rurale della Sicilia 2007/2013, ottenendo un contributo complessivo di oltre 350 mila euro.
Senonchè, decorsi diversi anni dall’ammissione al contributo e con i lavori finanziati ormai in procinto di essere ultimati, l’Assessorato Regionale dell’Agricoltura comunicava alla società beneficiaria l’avvio del procedimento di revoca del provvedimento di concessione dell’aiuto, e ciò in ragione dell’informativa antimafia interdittiva resa dalla Prefettura di Palermo a carico della società per un presunto pericolo di infiltrazione mafiosa derivante da legami parentali di uno dei soci.
Frattanto veniva modificata la compagine sociale della società, con la estromissione del socio la cui presenza aveva determinato l’adozione della suddetta informativa antimafia, venendo meno cosi il presupposto per la revoca del contributo.
Nonostante ciò, nel 2015, veniva disposta la revoca, in via definitiva, del decreto di concessione del contributo con contestuale richiesta di rimborso delle somme erogate alla società beneficiaria; tale provvedimento pertanto veniva impugnato dalla società con ricorso straordinario al Presidente della Regione Siciliana con il patrocinio degli Avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino.
Successivamente, stante l’assenza di ogni elemento pregiudizievole a carico della società, veniva adottata dalla Prefettura di Palermo l’informativa antimafia “liberatoria”.
Di conseguenza il Dipartimento Regionale Agricoltura disponeva la revoca in autotutela del procedente provvedimento di revoca del contributo disponendo altresì il completamento del procedimento tecnico amministrativo di chiusura del progetto finanziato; l’efficacia di tale provvedimento, tuttavia veniva subordinato, al previo ritiro, da parte della Società Agricola, del ricorso straordinario al Presidente della Regione dalla stessa in precedenza proposto.
Ebbene la società procedeva a rinunciare al suddetto, ma a seguito di tale circostanza,  l’Amministrazione regionale,– piuttosto che definire la procedura,  inopinatamente annullava in autotutela il precedente provvedimento di revoca , facendo seguito ad un richiesta formulata in tal senso dall’AGEA–Organismo Pagatore della procedura, e senza nemmeno procedere alla prescritta comunicazione di avvio del procedimento di revoca.
La società agricola, pertanto, decideva di agire nuovamente in giudizio, con il patrocinio degli avvocati Girolamo Rubino e Calogero Marino, al fine di ottenere l’annullamento – previa sospensione dell’esecuzione – del suddetto provvedimento di annullamento in autotutela adottato dall’Amministrazione in assenza di ogni garanzia partecipativa e sulla base di contestazioni ritenute infondate.
I legali della società, avv.ti G. Rubino e C. Marino, deducevano come l’Amministrazione regionale avesse adottato il provvedimento di annullamento in autotutela omettendo di dare la necessaria comunicazione di avvio del procedimento e impedendo di fatto alla società di presentare le proprie difese, oltre a ledere il legittimo affidamento ingenerato nella stessa.
Inoltre, gli avv.ti Rubino e Marino deducevano la violazione del principio di affidamento considerato che la società era stata indotta dall’amministrazione regionale a rinunciare al ricorso straordinario, con ciò incidendo inopinatamente sulla tutela già azionata dalla società ricorrente, rinunciata su impulso della stessa P.A.
I Giudici del T.A.R. Palermo, condividendo le argomentazioni formulate dagli avvocati Rubino e Marino, hanno accolto il ricorso per l’effetto annullando il provvedimento che aveva fatto rivivere gli effetti della revoca del contributo in danno della società ricorrente.
Per effetto della suddetta pronuncia, la società ricorrente non dovrà restituire le somme già concesse ed avrà diritto all’erogazione del saldo residuo relativo al finanziamento originariamente concesso.

Beni per oltre 20 milioni di euro sono stati sequestrati a un imprenditore agrigentino dalla Direzione investigativa antimafia, su proposta del direttore della Dia e del procuratore di Agrigento.

L’uomo, attivo in diversi settori economici e nel recente passato leader nella governance della societa’ di gestione della rete idrica della provincia, a giugno 2021 e’ stato sottoposto a fermo di indiziato di delitto per associazione per delinquere finalizzata a reati contro la pubblica amministrazione, frode in pubbliche forniture, furto, ricettazione, reati tributari, societari, in materia ambientale e truffa ai danni di privati.

Documentata l’ascesa dell’imprenditore e la creazione di una vera e propria “impresa illecita”. Il provvedimento ha interessato due societa’ e partecipazioni in altre sei societa’, tra cui quella che in precedenza gestiva il servizio idrico integrato nella provincia di Agrigento, nove immobili, 26 beni mobili registrati e 38 rapporti finanziari.

Il Tribunale di Sciacca ha assolto, con la formula “perchè il fatto non sussiste”, l’ingegnere Giovanni Indelicato, 73 anni, di Menfi, ex presidente e direttore tecnico di Sogeir Gestione Impianti Smaltimenti. E’ stato revocato il decreto penale di condanna emesso nel 2017. Lui è stato imputato di avere svolto l’attività di raccolta rifiuti a Sciacca in mancanza di autorizzazioni avvalendosi di un’impresa che avrebbe raccolto rifiuti liquidi in modo irregolare nell’impianto di compostaggio Sogeir in contrada Santa Maria a Sciacca.

La Corte d’Appello di Palermo, ribaltando la sentenza di primo grado, ha assolto, con la formula “perchè il fatto non sussiste” l’imprenditore agrigentino Giovanni Scibetta, 65 anni, imputato di evasione fiscale, e condannato in primo grado ad 1 anno di reclusione, per aver omesso di pagare l’Irpef per 65mila euro. Lui opera nel settore della distribuzione di bevande. E nel 2018 ricevette una visita della Guardia di Finanza che gli contestò di avere omesso la dichiarazione annuale relativa all’imposta sui redditi per il 2012.

“L’inflazione è la più iniqua delle tasse, perché colpisce soprattutto i ceti più bassi che, a differenza di quelli alti, spendono in consumi la maggior parte del loro reddito. Venerdì alla sedicesima edizione del Premio Vincenzo Dona, in streaming alle 13.00 sul canale Youtube di UNCpartiremo da questa citazione di Luigi Einaudi per parlare di rincari, caro energia, lotta agli sprechi e molto altro”. E’ quanto dichiara Massimiliano Dona, Presidente di Unione Nazionale Consumatori, annunciando alcuni dei temi del “Premio Vincenzo Dona, Voce dei consumatori.”

Il titolo di quest’anno è “A tavola con l’inflazione” perché il format di questa edizione evolve nuovamente: gli speaker saranno realmente seduti a tavola (nei locali di Binario F from Facebook, spazio nel cuore di Roma dove il digitale e lacondivisione sono di casa) e discuteranno di caro-vita durante un pranzo ripreso dalle telecamere e trasmesso su Youtube. Dall’Istat alla Comunità di Sant’Egidio passando per le personalità che ogni giorno fanno informazione sui temi economici: come il giornalista Giuseppe Caporaso in onda quotidianamente su Tv2000 con la trasmissione “Vediamoci chiaro”, ma anche giovani divulgatori che grazie ai social network collaborano a rendere le persone più consapevoli sui temi dell’economia (è il caso della pagina Instagram “Pillole di Economia” rappresentata al tavolo da Tommaso Clerici) e del lavoro (se ne parlerà con Carolina Sansoni, Co-Founder di TalkinPills). Non solo: si discuterà di spesa, lotta agli sprechi ed eccellenze alimentari con Francesca Gambacorta, tra i top 20FoodInfluencer per Forbes Italia e Daniele Paci, Founder di Mangia Locale. Senza dimenticare l’importanza delle ricadute psicologiche sulla vita delle persone in questo particolare momento di emergenza con la psicologa e psicoterapeuta Elisa Vianello.

“Non pensate che l’inflazione sarà un “convitato di pietra” -rivela il Presidente Dona, creatore di questo evento annuale, ormai riconosciuto come il più importante in Italia sul mondo dei consumi- a tavola ci sarà anche lei: l’inflazione in carne ed ossa! 

 Manlio Cardella

La Guardia di Finanza di Agrigento ha ispezionato un negozio gestito da cinesi a Favara. Le Fiamme gialle hanno sequestrato quasi 40mila articoli ritenuti non sicuri, tra giocattoli, prodotti per la casa e per la scuola. Il titolare dell’esercizio commerciale ha subito una multa di 5mila euro per violazione del Codice del consumo. La merce sequestrata, quasi tutta di produzione asiatica, è sprovvista di indicazioni in italiano e marchio Ce.

La sezione penale del Tribunale di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, ha condannato 5 imputati di Favara nell’ambito dell’inchiesta intitolata “New generation”, su un traffico di droga, furti e anche una rapina a Favara, il tutto risalente al periodo compreso fra l’agosto del 2011 e il gennaio del 2012. Inflitti 4 anni e 8 mesi di reclusione ciascuno ad Antonio Bruccoleri, 31 anni, e a Giuseppe Bosco, 29 anni. Poi 3 anni a Calogero Principato, 31 anni, poi 2 anni ad Antonio Perricone, 29 anni, e 1 anno e 4 mesi a Giovanni Nicotra, 33 anni. A Bruccoleri e Principato è contestata la rapina ad un supermercato, armati di coltello e pistola, con un bottino di 450 euro. A Nicotra l’avere forzato l’ingresso di un magazzino per rubare un fucile, una pistola, 200 cartucce e un trapano. A Bosco e Perricone l’avere detenuto 40 grammi di marijuana, venduta anche ad alcuni minorenni. A Bosco e Bruccoleri inoltre il furto all’interno di una casa di campagna di uno scooter, un computer e un televisore.

Innanzi alla Corte d’Assise di Agrigento, presieduta da Alfonso Malato, si è svolta un’altra udienza del processo a carico di Giuseppe Barba, 66 anni, di Favara, difeso dall’avvocato Salvatore Pennica, e imputato di avere ucciso con tre colpi di pistola l’ex genero, l’ imprenditore Salvatore Lupo, 45 anni, di Favara, il 15 agosto del 2021, in via Quattro Novembre, all’interno di un bar. Tracce di polvere da sparo sarebbero state rinvenute nel marsupio e in una mascherina, sequestrati a Giuseppe Barba, dai Carabinieri del Ris. E altre tracce di polvere da sparo sono state rinvenute nell’automobile di Barba, una Fiat Panda, il cui transito nei pressi del bar è stato registrato da telecamere di video-sorveglianza. Il movente del delitto sarebbe legato a contrasti economici tra Barba e Lupo dopo la separazione di Lupo dalla moglie, figlia di Barba. Ebbene, hanno deposto il medico legale, Cataldo Ruffino, e il figlio di Salvatore Lupo, Calogero. Ruffino, che ha eseguito l’autopsia, in sintesi ha riferito: “Sono tre i colpi che hanno raggiunto la vittima, che ha visto indubbiamente chi gli stava sparando tentando anche una fuga verso il bagno per trovare riparo”. Calogero Lupo invece ha ricostruito i presunti contrasti tra suo nonno Giuseppe Barba e il padre, e ha raccontato la colluttazione, già nota agli atti, tra i due pochi mesi prima dell’omicidio.