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Partinico, in provincia di Palermo, ha il suo nuovo sindaco, dopo tre anni e mezzo ininterrotti di commissariamenti. Ad essere eletto al primo turno è Pietro Rao, 60 anni, farmacista veterinario e imprenditore, sostenuto da Forza Italia e Democrazia Cristiana. Rao ha nettamente superato gli altri due sfidanti per la conquista della poltrona di primo cittadino, Toti Longo, sostenuto da Fratelli d’Italia, e Bartolomeo Parrino, candidato del centrosinistra. Rao, vittorioso, ha dichiarato: “Nei primi cento giorni si lavorerà anzitutto sulle emergenze che sono quelle di mettere in sicurezza le strade piene di buche. Chiederò un incontro al prefetto perché questa città ha bisogno di sicurezza. Puliremo tutte le caditoie e imporremo un’accelerazione agli interventi sulla pubblica illuminazione da parte dell’impresa privata perché accenda al più presto gli impianti di tutte le strade”.

Ancora irrisolto il nodo tra assessori deputati o esterni. Alcuni partiti della coalizione di governo: “Nessuna eccezione alla regola introdotta da Schifani”.

Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha annunciato che mercoledì prossimo giureranno in Assemblea i nuovi assessori, così come impone la nuova normativa. Nel frattempo sono insorti degli inconvenienti. I vertici nazionali di Fratelli d’Italia hanno chiesto a Schifani che i loro quattro assessori siano due deputati e due esterni. Dunque sarebbe mutata la rosa dei primi quattro assessori, tutti deputati: Alessandro Aricò, Elvira Amata, Giusi Savarino e Giorgio Assenza. I due esterni pretesi sono Elena Pagana, ex deputata di Attiva Sicilia bocciata alle urne e moglie dell’ex assessore alla Salute Ruggero Razza. E poi Francesco Scarpinato, secondo dei non eletti nella lista di Palermo. Se Schifani dovesse acconsentire alla nomina di esterni, allora Raffaele Lombardo potrebbe puntare su Luigi Genovese, fuori dall’Assemblea per uno scarto di 30 voti di lista, al posto di Roberto Di Mauro. Poi la Lega potrebbe sacrificare il nome di Vincenzo Figuccia per recuperare Francesco Scoma o Eleonora Lo Curto. Forza Italia chiederebbe spazio per Tony Scilla o Francesco Cascio. Ancora nel frattempo però da parte di alcuni partiti alleati è stato ribadito a Schifani che non bisogna applicare nessuna eccezione alla regola introdotta dallo stesso presidente su una giunta composta solo da deputati eletti”. No, quindi, ad un tecnico per la Sanità perché basterebbe un solo tecnico in giunta per legittimare le pretese di indicare gli esterni da parte di tutti. La contesa agita soprattutto Fratelli d’Italia. La formazione di Giorgia Meloni è caratterizzata da due correnti al suo interno, e una delle due non condivide le indicazioni romane. Da Roma, infatti, è giunto l’ok a Gaetano Galvagno per la Presidenza dell’Assemblea, e da Roma anche le scelte degli assessori designati: Elvira Amata e Giorgio Assenza per i “Meloniani” della prima ora, Giusi Savarino e Alessandro Aricò per la corrente dei “Musumeciani”. E se in giunta vi sarà anche un solo tecnico allora Fratelli d’Italia vorrebbe indicare i suoi di tecnici. Ed ecco che a Giorgio Assenza i “Meloniani” vorrebbero affiancare Francesco Scarpinato, mentre gli ex “Diventerà Bellissima”, quindi i “Musumeciani”, puntano su Elena Pagana, la moglie di Ruggero Razza, e a Marco Intravaia, mentre per Aricò e Savarino vi sarebbero indicazioni per capogruppo e commissioni. E in tale contesto Totò Cuffaro ammonisce: “Rispettiamo la posizione del presidente Schifani e quindi la decisione di assessori che siano parlamentari. E siamo partecipi del difficile compito per garantire le posizioni di tutta la coalizione. E’ chiaro però che se si dovesse aprire a scelte di assessori esterni, anche la Democrazia Cristiana vorrà partecipare e designare il suo tecnico. Anche se la cosa è ovvia, è bene dirlo in modo chiaro”.

Giuliana Miccichè

Sulla carta era una di quelle partite molto difficili da vincere e di certo non ha illuso il +7 a inizio partita ma la Fortitudo Agrigento ha sfiorato l’impresa al Pala Desio contro la corazzata Cantù che vince 89-84. La squadra di coach Sacchetti si è vista più volte recuperare e superare dai ragazzi di Devis Cagnardi che hanno approcciato il match in modo meraviglioso portandosi in attacco senza paura e con un Alessandro Grande in ottima forma. Cantù deve rinunciare prima del match anche a Borsani, oltre agli assenti Stefanelli e Baldi Rossi, Agrigento è più lenta nella velocità di gioco e commette più falli permettendo a Cantù di realizzare 18 tiri liberi contro i 7, realizza però 5 tiri da 3 contro i 9 di Agrigento, grazie anche a Costi che ne mette a segno 3 e, ancora una volta, spacca la partita in favore di Agrigento. Proprio quest’ultimo realizza 17 punti e 7 rimbalzi, in doppia cifra anche Marfo con 14 e 7 rimbalzi ed il top scorer della partita Grande con 22, da segnalare l’ottima prestazione del capitano Albano Chiarastella, anche oggi 39 minuti in campo e ben 11 assist, uomo chiave della difesa agrigentina per limitare gli attacchi di Cantù che nei momenti clou del match trova dei buchi e li infila tutti con Rogic, Hunt e Severini. In doppia cifra anche Bucarelli, Berdini e Nikolic. Il terzo parziale di gioco è decisivo per Cantù con il risultato di 17 punti realizzati e solamente 11 subiti, a differenza degli altri tre dove Agrigento è riuscita a segnare 22 punti nel primo e secondo e ben 29 nel quarto sfiorando l’impresa ad un minuto dal termine quando Lorenzo Ambrosin dalla lunetta riporta Agrigento a -3 da Cantù. Grande orgoglio e carattere per una neopromossa, la squadra di coach Cagnardi esce a testa altissima da questa sfida ed ora deve tornare a vincere al Palamoncada ma per Cagnardi sono diversi gli spunti positivi del match: “Abbiamo cercato di creare problemi a una squadra forte come Cantù – spiega coach Cagnardi -. La loro prima ondata dal punto di vista fisico è stata importante. In attacco non abbiamo mai perso il filo e abbiamo provato a scendere in campo con la nostra identità. Siamo rimasti in scia per restare attaccati, non ci siamo riusciti per errori nostri e merito degli avversari. Nella quarta frazione abbiamo pagato dazio a rimbalzo difensivo e come palle perse. Come al solito, abbiamo provato a tirare fuori la nostra qualità, ma non è bastato”.

L’ex fiancheggiatore dei Graviano, Baiardo, conferma che Matteo Messina Denaro si è nascosto in Veneto, amato anche da Riina durante il viaggio di nozze.

Salvatore Baiardo, il gelataio piemontese di origini siciliane che all’inizio degli anni ’90 ha gestito la latitanza dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano, e che è appena stato ospite di uno speciale di “Non è l’Arena”, a verbale ha rilevato, anzi ha confermato perché gli investigatori ne sono stati già a conoscenza, che Matteo Messina Denaro si sia rifugiato anche in Veneto. E che, inoltre, Messina Denaro e i fratelli Graviano hanno acquistato un palazzo a Venezia nei primi anni ‘90, probabilmente tramite prestanome. E Baiardo ha aggiunto che avevano anche le tessere per entrare al Casinò. Il Veneto è una regione che nel corso del tempo ha ospitato diversi boss della mafia siciliana, ad esempio Salvatore “Totuccio” Contorno, poi pentito, soprannominato “Coriolano della Floresta”, come il protagonista del romanzo “I Beati Paoli”, che negli anni ‘80 fu soggiornante obbligato a Riviera del Brenta, in provincia di Venezia. E poi il boss nisseno di Vallelunga Pratameno, Giuseppe Madonia, inteso “Piddu”, anzi, come ha raccontato il pentito Antonino Calderone, “Piddu chiacchiera”, per la sua loquacità, è stato arrestato, dopo 9 anni di latitanza, in Veneto, il 6 settembre del 1992, a bordo di una Mercedes, a Costozza, frazione di Longare, in provincia di Vicenza. E poi, dunque, Matteo Messina Denaro, che, come raccontato già nel 2019 da Emanuele Merenda, ex esattore della mafia, di Patti, in provincia di Messina, nel 2014 sarebbe stato nascosto per un breve periodo in una casa agricola a Campo di Pietra, una frazione del Comune di Salgareda, in provincia di Treviso. Più nel dettaglio, sarebbe stato ospite di Vincenzo Centineo, un mafioso palermitano originario di Gangi arrestato il 25 febbraio del 2019 nell’ambito di un’inchiesta contro la Camorra in Veneto, e, in particolare, sul clan dei Casalesi ad Eraclea, in provincia di Venezia, capeggiato da Luciano Donadio, ritenuto amico di Centineo. Ed Emanuele Merenda, che sarebbe stato braccio destro di Vincenzo Centineo, ha aggiunto: “Centineo mi ha spiegato che prestava denaro senza garanzie ad interessi elevatissimi. Mi ha anche detto che i soldi che impiegava provenivano dal gestore di una cantina di Campo di Pietra riconducibile a dei siciliani che erano dei pezzi da novanta”. L’avvocato Guido Galletti, difensore di Centineo, ha già replicato così: “Il mio cliente non ha mai ospitato, nè in alcun modo favorito, la latitanza di alcun boss di associazioni a delinquere, e le dichiarazioni rese nei suoi confronti da Merenda sono già state valutate come prive di alcun riscontro, data anche una pronuncia del Tribunale collegiale di Pordenone che lo ha di fatto ritenuto inattendibile, e che ha accertato gravi motivi di rancore serbati da Merenda nei confronti di Centineo”. Il Veneto è stato amato anche da Totò Riina, che da latitante, nell’aprile del 1974, in viaggio di nozze con Antonietta “Ninetta” Bagarella, fu fotografato dalla moglie con i colombi tra le braccia sollevate in piazza San Marco a Venezia.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Un incidente lungo la strada provinciale tra Mazara del Vallo e Torretta Granitola, in provincia di Trapani, ha provocato la morte di Ivo Pizzo, 39 anni, originario di Mazara del Vallo. A lui, alla guida di uno scooter 400 Piaggio, è sfuggito il controllo del mezzo e si è ribaltato sull’asfalto. Il tempestivo intervento del personale sanitario del 118 si è rivelato inutile. Sul luogo dell’incidente sono intervenute la Polizia di Stato e la Polizia municipale per accertare la dinamica dell’incidente causato, forse, dell’elevata velocità.

Ancora un incidente lungo la strada statale 115, tra Vittoria e Gela, ha provocato la morte di un uomo di Vittoria di 24 anni, Mirko Argentino. In contrada Dirillo, per cause in corso di accertamento da parte dei Carabinieri, Argentino, alla guida di una Wolkswagen Golf, si è scontrato con un autocarro. E’ morto sul posto, nonostante l’intervento dei sanitari. L’auto si è accartocciata. Indagini sono in corso per ricostruire la dinamica del sinistro fatale.

Dal primo gennaio a settembre dell’anno in corso, ci sono stati 80 incidenti con feriti, spesso anche con conseguenze gravi, e 5 mortali. La maggior parte si sono registrati sulle strade statali, e provinciali, per eccesso di velocità e disattenzione, alcuni con conducenti alla guida sotto l’effetto di alcol o di droghe.

Questi alcuni dei numeri, forniti dalla polizia Stradale di Agrigento, che è coordinata dal vice questore Andrea Morreale. La Polstrada agrigentina, compresi i distaccamenti di Canicattì e Sciacca, nei 9 mesi di quest’anno, da gennaio a settembre, sono intervenuti, effettuando i rilievi e svolto accertamenti, su 110 incidenti stradali.

Ha puntato un coltello contro un ventiquattrenne agrigentino, di ritorno dai luoghi della movida del centro di Agrigento, e si è fatto consegnare tutti i soldi, che il giovane aveva in tasca: circa 60 euro. Arraffato il denaro, non ha avuto nemmeno il tempo di scappare, è stato bloccato dai carabinieri del nucleo Operativo e Radiomobile, impegnati in un mirato servizio antirapina.

Un sedicenne agrigentino è stato arrestato, in flagranza di reato, per il reato di rapina. E’ accaduto nella notte fra venerdì e sabato, dalle parti di Porta di Ponte. Il ragazzino, che ha nominato quale suo difensore di fiducia l’avvocato Salvatore Butera, dopo le formalità di rito, è stato trasferito al carcere minorile Malaspina di Caltanissetta, a disposizione del magistrato titolare del fascicolo della Procura per i minorenni di Palermo.

La stalla, di proprietà di una ventenne si trova in un appezzamento di terra vicino alla statale 115 nei pressi di Palma di Montechiaro. La stessa, non è dotata di impianto elettrico pertanto gli inquirenti sospettano si tratti di un incendio doloso quello scoppiato nella baracca, che ha causato la morte di due cavalli e un pony.

Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco che hanno provveduto tempestivamente a domare le fiamme, senza però riuscire a salvare gli animali, uccisi dal fuoco e dal fumo e il carabinieri di Licata che hanno nei prossimi giorni faranno chiarezza su quanto accaduto.

Intanto è stata aperta una inchiesta.