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Deciso il rinvio della fine del mercato tutelato del gas. Main questo quarto trimestre 2022 nulla è previsto per ridurre le bollette di luce e gas.

Purtroppoè così afferma Manlio Cardella,  come comunicatoci  dal settore Energia  dell’ UNC nazionale, le risorse economiche  del decreto “aiuti quater”approvato  dal Governo,  previste per fronteggiare l’aumento del costo delle bollette, saranno destinate  a dare un’immediata risposta “ solamente”  alle  imprese”.Pertanto, dopo gli annunci delle settimane scorse di voler stanziare subito contro il caro energia oltre 9 miliardi su questo quarto trimestre 2022, niente soldi alle famiglie contro il caro bollette. Imprese e famiglie inoltre, si attendevano già per questo fine anno  una riduzione delle bollette della luce e del gas che stanno pagando adesso, non nel 2023.

Nulla, invece, è stato previsto, salvo l’ampliamento dei “ fringe benefit” *, che si ricorda, rimane  solo una facoltà delle imprese  concedere ai lavoratori. E’ stato confermato altresì il provvedimento di contenimento dei prezzi sui carburanti sino a fine anno. A ben osservare, niente di nuovo all’orizzonte, ma solo la mera ripetizione di quanto già fatto dal  Governo Draghi e limitatamente a benzina e gasolio”.Costituisce invece un’ ottima notizia, la proroga al 10 gennaio 2024, del regime di tutela del prezzi del gas per le utenze domestiche.Ci batteremo affinchè il provvedimento sia esteso anche all’energia elettrica per quanto riguarda i condomini e le microimprese”.

fringe benefit: cosa sono
rientrano nel welfare aziendale e vengono inseriti nel contratto di lavoro – dipendono, dunque, dagli accordi tra l’azienda che decide se inserirli o meno e in quale misura e il singolo dipendente – e comprendono, normalmente, beni come auto aziendale, telefono, buoni pasto, copertura sanitaria, sport e palestre: già con il decreto Aiuti-bis approvato dal governo Draghi si era deciso di inserire nel paniere dei beni anche le bollette.

 Manlio Cardella

Pubblicato da Medinova nel febbraio del 2020, a ridosso del lockdown, e finora mai presentato, il libro è la confessione analitica e oggettiva di una frana emotiva, un meta-rifiuto dell’idea di mostruoso attraverso il linguaggio crudele della storia personale, una rappresentazione in versi del concetto di “polimorfo perverso” freudiano. Sono poesie nette e radicalmente sincere che raccontano – tra malinconia e dolore – le ceneri della dipendenza, il sopravvenire del dolore, lo smarrimento del tempo; e al contempo dicono la caduta della maschera – pirandelliana, ma nel senso della sua peggiore estremizzazione patologica -, l’ipocrisia e l’horror vacui del senso di umanità. Un racconto di pulsioni, inquietudini, lacerazioni catartiche, il cui ATTO DI PRESENZA è la liberazione dalle insidie di un’agghiacciante soglia privata.

 Come ha scritto l’illustre critico Salvatore Ferlita, che ha curato la prefazione del libro, “l’impulso che ha armato la mano dell’autore, costringendolo a torturarsi per cavar fuori gran parte di questa silloge, ha infatti il suo epicentro nell’istinto di sopravvivenza. È qui che la silloge di Biondi mostra il suo sembiante quasi catartico: la poesia si è fatta strumento di analisi per calarsi negli abissi della coscienza. Colpisce la capacità di analisi impietosa, che trasforma i componimenti in cartelle cliniche, in referti fulminei e lancinanti. Qui la parola si carica di un’oltranza conoscitiva, di una consapevolezza del profondo che allineano le tappe di una via crucis sentimentale. Sono due passaggi particolarmente chiarificatori del ritmo poetico che Biondi riesce a sostenere (superbamente scandito dall’uso degli enjambements, dalla sapienza compositiva nell’allineare suoni, richiami, nel ricorrere a volte a termini arcaici, desueti, per il loro intrinseco e necessario vigore fonosimbolico) trasmettendo una strana inquietudine, che somma il senso di solitudine, quasi di straniamento, a una vocazione melanconica che è forse la molla dell’ispirazione”.

 L’evento, coordinato e condotto dalla giornalista Marilisa Della Monica, dopo i saluti istituzionali del Sindaco Francesco Miccichè e dell’Assessore alla Cultura Costantino Ciulla, si avvarrà di una relazione dello psichiatra Fausto D’Alessandro e dell’intervento dell’editore Antonio Liotta, con una conclusione dell’Autore. L’artista Salvatore Nocera Bracco leggerà alcune poesie dal libro e la prefazione al volume. In conclusione sarà possibile acquistare il libro per il firmacopie.

“E’ prioritario che il Governo rifinanzi il fondo mancati ricavi da traffico per 900 milioni, al fine di coprire le perdite subite dagli operatori TPL anche nel 2021. Il fabbisogno tiene conto delle perdite tariffarie e dei costi emergenti stimabili in circa 1.600 milioni, a fronte della disponibilità corrente di circa 724 milioni di euro. Si tratta di un provvedimento urgente, in quanto il 2022 risulta ancora del tutto privo di copertura e le perdite, nel solo 1° Trimestre, sono stimabili in circa 300 milioni e perché ripristina l’equilibrio economico finanziario delle aziende permettendo loro di assolvere agli obblighi rispetto al personale aziendale. Incontreremo di nuovo le associazioni sindacali dei lavoratori nelle prossime due settimane”.

Lo ha dichiarato Andrea Gibelli, Presidente di ASSTRA, l’associazione di riferimento del Trasporto Pubblico Locale, a margine del convegno “Le sfide del TPL tra riforme e transizione energetica” organizzato a Catania con ASSTRA Sicilia.

“Con la ripresa dell’inflazione diviene inoltre indispensabile  stabilire meccanismi certi e vincolanti di adeguamento nel tempo dei corrispettivi di servizio sulla base dei costi standard, destinando a questo scopo in via prioritaria le risorse incrementali stanziate con la legge di bilancio 2022 sulla dotazione del Fondo nazionale trasporti Servono inoltre – ha aggiunto Gibelli – misure ulteriori per il contrasto al caro carburanti rispetto ai 140 milioni stanziati per il 3° quadrimestre 2022 che coprono circa il 60% del fabbisogno e un fondo “ad hoc” almeno pari a 500 milioni per compensare l’impennata delle bollette elettriche nei primi 8 mesi dell’anno”.

“Ma non basta, serve un salto di qualità che estenda ex lege lo status di ‘imprese energivore’ alle aziende di TPL, con la possibilità di accedere ad agevolazioni sui prodotti energetici e sostenere minori costi. Le aziende devono essere messe nella condizione di raggiungere gli obiettivi ambientali fissati, permettendo loro di utilizzare un mix di fonti di trazione che garantisca la progressiva e continua riduzione dell’impatto ambientale e di aumentare la capacità di trasporto” ha continuato il Presidente di ASSTRA.

“La disciplina del trasporto pubblico regionale e locale è il frutto di una delicata evoluzione che trova oggi equilibrio in un quadro normativo composto da fonti comunitarie, nazionali e regionali, oltre che da atti di regolazione dell’Autorità di regolazione dei trasporti, che garantiscono la sostanziale parità tra le aziende dei diversi Paesi membri nella competizione sui mercati. Il settore non necessita di riforme, bensì interventi mirati su specifici aspetti per incrementarne la competitività e la conseguente capacità di investimento e di innovazione. Un progetto fondato sul riconoscimento del rango industriale del settore che rende necessario escludere il TPL dall’ambito di applicazione dello schema di decreto sui Servizi Pubblici Locali, evitando di ingenerare instabilità nel quadro normativo e quindi favorire asimmetrie di mercato in danno delle aziende italiane” ha concluso Gibelli.

 

 

La scuola è cominciata da un mese ed è già caos nelle classi. Manca la continuità didattica.  Molti studenti diversamente abili si sono ritrovati con insegnanti di sostegno non specializzati, mentre quelli specializzati sono ancora senza incarico. Molti studenti hanno visto “sparire” l’insegnante con cui hanno iniziato l’anno scolastico, a cui si erano ormai legati. Colpa di un “tizio” chiamato algoritmo, che ha gestito la procedura delle nomine delle supplenti dalle Graduatorie Provinciali per le Supplenze (GPS)  Un cambio, improvviso, di insegnante, dovuto agli errori commessi da questo “tizio”. Un “tizio” che non si può sanzionare o licenziare. Il software, (termine creato durante la seconda guerra mondiale) – rimasto tale? – ha gettato nel caos anche migliaia di docenti, perché scavalcati da colleghi con punteggi inferiori, o considerati rinunciatari. Pensare che l’algoritmo non ha neanche considerato l’applicazione delle precedenze relative ai titoli di invalidità dei docenti inseriti nelle graduatorie è davvero folle. Qui si ledono i diritti di graduatoria – ribadisce Aldo Mucci del direttivo nazionale scuola – Una cosa è certa, il software da i numeri. L’esempio di Maria Luisa insegnante di inglese la quale, pur essendo abilitata per le superiori non è stata convocata dalle GPS – Il trita docenti ancora una volta ha colpito. Il ministero potrebbe adottare il sistema del “Gratta e Vinci” dice “incazzato nero” Francesco, insegnante cosiddetto riservista (categoria protetta) sparito dalle posizioni. Un gioco semplice e divertente che permette, grattando i simboli,di vincere premi immediati. Un gratta e vinci che potrebbe momentaneamente fare ordine in una procedura che fa acqua da tutte le parti – conclude Francesco – il “riservista”. All’incontro con il Ministro, porteremo le testimonianze oggettive di un sistema che non può continuare a mietere “vittime” conclude Aldo Mucci

Il presidente della Regione, Renato Schifani, ha incontrato il presidente della Conferenza episcopale siciliana (Cesi), Antonino Raspanti. Schifani ha confermato al rappresentante dei vescovi siciliani l’impegno “a lavorare per ridurre il disagio sociale, per garantire un’assistenza alle fasce deboli della popolazione, per evitare le disuguaglianze sociali e ambientali, per potenziare le attività ospedaliere dei pronto soccorso, in particolare rivolte all’assistenza dei minori”. “La Chiesa cattolica e le diocesi siciliane – ha sottolineato Raspanti – collaboreranno per lo sviluppo del territorio. tra gli obiettivi: più lavoro e meno migrazione, che porta i giovani lontano dalla Sicilia”.

L’ex sindaco di Messina, Cateno De Luca, adesso deputato regionale, l’ex assessore comunale all’Ambiente di Messina, Dafne Musolino e l’ex presidente di “Messina Servizi”, Pippo Lombardo, sono indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura messinese per reati ambientali nel merito dalla gestione dello smaltimento di rifiuti nella città dello Stretto. La Procura di Messina, dopo il rinvio a giudizio dell’ex sindaco Renato Accorinti e dell’ex assessore Daniele Ialacqua e altri funzionari comunali e di “Messina Ambiente” e “Messina Servizi”, per ipotesi di reato legate all’ex discarica di Portella Arena, ha proseguito le indagini comprendendo anche il periodo in cui De Luca è stato sindaco. Dafne Musolino è stata eletta al Senato col partito di De Luca “Sud chiama Nord”. Anche Pippo Lombardo è deputato regionale eletto con Sicilia Vera, altro movimento di De Luca.

A Palermo, al palazzo di giustizia, i pubblici ministeri, Giacomo Brandini e Andrea Zoppi, a conclusione della requisitoria, hanno chiesto al Tribunale di condannare a 7 anni di reclusione Matteo Tutino, chirurgo plastico e medico personale dell’ex presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, imputato di peculato e falso, e ad 1 anno e 6 mesi l’ex dirigente del dipartimento di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale di Villa Sofia, Damiano Mazzarese. Tra il 2013 e il 2014 Tutino avrebbe utilizzato il reparto di Villa Sofia, di cui è stato dirigente dopo un concorso contestato da altri concorrenti al posto di primario, per eseguire interventi di chirurgia estetica contrabbandandoli per operazioni di chirurgia plastica da svolgere a carico del Servizio sanitario nazionale. Il medico è stato coinvolto nel noto caso legato a un falso scoop dell’Espresso, che pubblicò il testo di una intercettazione, poi risultata inesistente, fra lo stesso Tutino e Crocetta, al quale avrebbe rivolto la frase: “La Borsellino (Lucia, figlia del giudice Paolo, in quel tempo assessore regionale alla Sanità) va fatta fuori come il padre”. Il gruppo editoriale e i giornalisti autori dell’articolo sono stati condannati rispettivamente in sede civile e penale.

Giuseppe Ayala: “Falcone mi disse: stai attento a Contrada”. I retroscena dell’interrogatorio del magistrato al processo per il duplice omicidio Agostino – Castelluccio.

Innanzi alla Corte d’Assise di Palermo, presieduta da Sergio Gulotta, con Monica Sammartino giudice a latere, è in corso il processo ordinario per il duplice omicidio del poliziotto Antonino Agostino e della moglie, Ida Castelluccio, incinta di due mesi, assassinati il 5 agosto del 1989, a Villagrazia di Carini, frazione di Carini, in provincia di Palermo. Ebbene, è stato ascoltato l’ex magistrato Giuseppe Ayala, tra i più stretti collaboratori di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Ed Ayala, tra l’altro, ha risposto a domande sui suoi rapporti con Falcone, Bruno Contrada e Arnaldo La Barbera. E ha affermato: “Io e Giovanni Falcone parlammo del delitto Agostino e rimanemmo impressionati. Non conoscevo personalmente l’agente Agostino ma l’idea di questo giovane ucciso assieme alla moglie, tra l’altro incinta, ci sconvolse. Commentammo assieme la notizia. Noi, purtroppo, avevamo alle spalle una lunga serie di delitti che ci avevano anche toccato da vicino, a partire da Rocco Chinnici e Ninni Cassarà. Questo omicidio Agostino ci colpì molto sul piano umano. Ricordo che ci siamo guardati chiedendoci: ‘Chi c’è dietro? Perché lo hanno ammazzato?’ Ci fece un’impressione tremenda commentando l’accaduto”. E poi in riferimento al fallito attentato contro Falcone durante il soggiorno nella villa al mare all’Addaura, Giuseppe Ayala ha raccontato: “Quando all’Addaura un agente di scorta di Falcone sventò l’attentato trovando il borsone sugli scogli io ero a casa. Una volta individuato il pericolo Falcone fu caricato su un’auto blindata e andò al palazzo di giustizia. Quella mattina mi chiamò per dirmi: ‘Senti Peppì quando arrivi al palazzo di giustizia passa prima da me’. Una volta arrivato nella stanza di Falcone mi raccontò quello che era successo. Non si avevano le idee chiarissime sull’accaduto, anche perché credo che ancora non fossero stati trovati i famosi 58 candelotti di dinamite rinvenuti con accertamenti successivi, ma questa scoperta fortemente sospetta della borsa da sub era un dato acquisito. Dialogando con me mi disse: ‘Questa non è solo mafia. Qua ci sono dei poteri collusi con il fenomeno mafioso’. Giovanni Falcone era un uomo notoriamente coraggioso ma questa vicenda lo preoccupò”. E poi, sollecitato sull’ex dirigente dei Servizi segreti del Sisde, Bruno Contrada, Giuseppe Ayala ha dichiarato: “Mi colpì molto che dopo l’uccisione del Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa fu istituito l’Alto Commissario della lotta contro la mafia. E il primo Alto Commissario era il Prefetto De Francesco che nominò suo capo-gabinetto il dottor Bruno Contrada, che aveva lavorato per anni in Polizia ma che io non conoscevo. Una mattina il dottor Contrada, assunta la veste del capo-gabinetto dell’Alto Commissario, venne alla Procura a salutare il procuratore. Stretta di mano e saluti. C’ero anche io in quella occasione. Al palazzo di giustizia era abitudine che verso le 20 io scendessi dal secondo piano al piano terra per parlare con Giovanni a fine giornata per parlare anche di lavoro o per organizzare la serata. E io quel giorno gli raccontai che quella mattina era venuto in ufficio il capo-gabinetto Contrada per salutare. E Falcone mi disse: ‘A cura a Contrada’. Non mi motivò quella affermazione, né tanto meno io chiesi spiegazioni. Ma intendeva dire: ‘Stai attento a Contrada’. Era un segnale, ma non mi preoccupai più di tanto perché non avevo molto a che fare con l’Alto Commissario. Se fosse stato il capo della Squadra Mobile sarebbe stato diverso. C’era da parte di Falcone una preoccupazione nei confronti di Contrada. Ma non so da cosa derivasse questa diffidenza”.

Arnaldo La Barbera

E poi su Arnaldo La Barbera, a capo del pool di poliziotti che si è ipotizzato abbia pilotato il depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio, Ayala ha racconto di averlo conosciuto solo in un’occasione: “Ricordo un episodio quando lui rese servizio a Palermo e accompagnò a me e Peppino Di Lello – perché Falcone non poteva – ad una rogatoria in Inghilterra. Era l’interrogatorio di Di Carlo in carcere e La Barbera era con noi. Se la devo dire tutta io e Di Lello rimanemmo allibiti che durante l’interrogatorio La Barbera si addormentò sulla poltrona. Era la prima volta che lavorava con noi e ci meravigliò. L’interrogatorio lo faceva Di Lello e io ero il pubblico ministero che lo accompagnò, ma ci sorprese e non ci fece una bella impressione”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Michele Catanzaro è stato eletto all’unanimità presidente del gruppo parlamentare del Partito Democratico all’Assemblea Regionale. Catanzaro, 41 anni, alla seconda legislatura, afferma: “E’ un incarico di grande responsabilità. Ringrazio la segreteria regionale, i colleghi deputati e chi mi ha preceduto per la fiducia riposta nei miei confronti, lavorerò per l’unità del partito e per dare risposte immediate ai nostri elettori dando forza alle relazioni con il territorio e con le comunità locali che vogliono sentire vicine le istituzioni regionali. Il nostro ruolo in Parlamento nell’interesse dei cittadini sarà di opposizione forte e intransigente, ma saremo allo stesso tempo pronti a collaborare quando si tratterà di azioni concrete in favore delle nostre comunità. Il mio obiettivo sarà lavorare con determinazione per un Partito Democratico moderno e progressista, ma soprattutto unito, che si rivolga sia al mondo del centrosinistra progressista che guarda all’Europa, ma anche al mondo del lavoro, agli imprenditori, ai lavoratori autonomi. Il PNRR non può essere l’ennesima occasione mancata per la nostra regione, l’inerzia della precedente giunta regionale è sotto gli occhi di tutti, è urgente determinare dei criteri di priorità per il recupero del divario infrastrutturale e di sviluppo della Sicilia”.

Non si può nemmeno parlare di piatto freddo servito a distanza di tempo in quanto l’on. Giusi Savarino, da quando è stata eletta nella passata legislatura, si è solo spesa a 360 gradi solo ed esclusivamente per il Nello oggi ministro della Protezione Civile.

Non lo merita tutto ciò. Giusi Savarino in cinque anni non si è mai scostata un solo istante da Nello Musumeci; nel bene e soprattutto nel male lei ‘cè stata sempre. C’è stata soprattutto quando si son vissuti momenti drammatici, bui e assolutamente pericolosi per la figura del presidente

Musumeci. Lei, come un gladiatore, sempre in prima linea.

A cosa è servito tutto ciò? A nulla!

E’ risaputo che i pupilli di Musumeci sono sempre stati Giusi Savarino e Ruggerino Razza, già assessore alla Sanità, proprio nella Giunta Sebastianello. Il vero punto è, visto che oramai si gioca a carte scoperte, in quale parte del cuore erano state poste le anime della Savarino e di Razza. Anche li, nel luogo più nobile del mondo, purtoppo si scopre che esistono zone franche, zone forti e zone deboli.

Ruggero (e si è scoperto oggi) è certo che sta nella zona forte del cuore di Nello. Non riusciamo a collocare, semmai, la posizione di Giusi Savarino, data certa per guidare l’assessorato al Territorio e Ambiente, e che invece si è ritrovata con un pugno di mosche in mano.

Brutta storia questa, bruttissima.

Del resto se Musumeci avesse avuto la possibilità di scegliere li avrebbe messo tutti e due; ma trovandosi ad un bivio, il pizzetto catanese non più forte dei poteri da presidente della Regione, ha dovuto buttare dalla torre la Savarino, senza se e senza ma.

E se a lui si chiede il conto per questa vicenda dice che lui non c’entra nulla e non vuole essere strumentalizzato. Minchiate, Nello, minchiate.

Giova ricordare che il ministro Musumeci è talmente tanto innamorato del suo pupillo Ruggero, che in un momento difficilissimo per la sanità siciliana (quando si nascondevano o comunque si storpiavano i numeri da morti di Covid), dapprima fece dimettere Razza.

Troppo il polverone che si sollevò contro la sanità siciliana; ne parlarono in tutta la Nazione, urbi et orbi.  Successivamente, dopo un breve periodo, il presidente-babbo di Razza lo integrò prima ancora che la giustizia potesse decidere se quei numeri venivano storpiti con dolo oppure no. Questo lo si comincerà a scoprire il prossimo 19 gennaio allorquando Razza dovrà difendersi da quelle accuse.

Basta questo elemento per comprendere bene come lo smacco a Giusi Savarino glielo abbia perpetrato, vedi caso, la moglie proprio di Ruggero Razza, la quale, per quel diritto di transitività non sempre valido e onesto, non può non essere entrata nei quartieri nobili del cuore di Nelluccio.

La nostra provincia ha bisogno di gentre come la Savarino in quanto si è davvero spesa tantissimo per il nostro territorio. Purtroppo lei è rimasta fuori.

Vediamo la dottoressa Pagano quanto amore sviscererà per la provincia agrigentina.

Saremo vigili.

Ad maiora!