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Il neo assessore regionale ai Servizi di pubblica utilità, Roberto Di Mauro, interviene nel merito dello smaltimento dei rifiuti anche tramite i termovalorizzatori.

L’ex presidente della Regione, Nello Musumeci, e l’ex assessore ai Servizi di pubblica utilità, Daniela Baglieri, hanno pubblicato gli avvisi per le manifestazioni di interesse a costruire i due termovalorizzatori pianificati uno nella Sicilia occidentale e l’altro nell’orientale. Tre sono gli obiettivi perseguiti. Uno: bruciare solo il rifiuto non differenziabile, con impianti ad impatto ambientale zero e ricavando energia. Due: superare la schiavitù costosa delle discariche private, non alimentare più le speculazioni private nel settore, e ridurre di conseguenza la tassa sui rifiuti. Tre: evitare di trasferire, altrettanto costosamente, i rifiuti fuori dalla Sicilia. Ebbene adesso il neo assessore regionale ai Servizi di pubblica utilità, Roberto Di Mauro, si è appena insediato e non ha letto i dossier precedenti. Tuttavia, nell’attesa che siano pubblicati, se saranno pubblicati, i bandi per i termovalorizzatori, in riferimento al criterio benefici e costi afferma: “Questi impianti hanno dei costi di gestione altissimi. E questi costi andrebbero sostenuti dalle Srr, gli ex Ato, e dunque dai Comuni con la tariffa di smaltimento. Io credo che senza un contributo pubblico venga a mancare la convenienza a realizzarli. Alcuni anni fa lo Stato prevedeva un contributo pubblico, il cosiddetto Cip6, per realizzare e gestire questi impianti e lo faceva per evitare che la Tari, la tassa sui rifiuti, schizzasse verso l’alto. Dobbiamo discutere con Roma l’ipotesi di introdurre un contributo simile”. Poi Di Mauro rilancia la questione legata alla frammentazione della tariffa di smaltimento in Sicilia, e spiega: “La tariffa di smaltimento in Sicilia è ancora diversissima da provincia a provincia perché risente dei costi di trasferimento dell’immondizia. Dunque probabilmente, prima di pensare ai termovalorizzatori, dovremmo anche ragionare sull’ipotesi di introdurre una tariffa unica nell’Isola che sia la media di tutte quelle attuali”. Ancora tuttavia: la costruzione dei termovalorizzatori in Sicilia rientra nel programma amministrativo che il presidente della Regione, Renato Schifani, ha proposto agli elettori che lo hanno votato. E a tal proposito Cateno De Luca tende l’arco e lancia le prime frecce: “La proposta di Renato Schifani per risolvere il problema dei rifiuti che ci sono per strada è quella di realizzare due termovalorizzatori che trasformano i rifiuti in energia! Lo abbiamo spiegato a Musumeci e cerchiamo di spiegarlo anche a Schifani. Nei termovalorizzatori non si brucia il sacchetto dell’immondizia perché l’immondizia ha un basso potere calorifico, e serve più energia per farla bruciare di quanto ne produrrebbe; anzi non ne produrrebbe affatto! Negli impianti di valorizzazione energetica dei rifiuti ci va la frazione secca. I termovalorizzatori non sono dunque la soluzione e non servono certo ad eliminare i rifiuti in strada! Inoltre, realizzare un impianto prevede un progetto, un bando, delle autorizzazioni e poi l’appalto e i lavori. Ad oggi non si sa nemmeno dove farli!”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Un gioiello nascosto, inestimabile. Perché la Biblioteca Lucchesiana di Agrigento è veramente un luogo che pare piombare da un tempo altro: qui ci si perde tra incunaboli e manoscritti, codici miniati, antiche pergamene e cinquecentine, ma si ritrovato anche inediti o comunque preziosi capolavori del tutto inattesi. Fu creata nel 1765 da Andrea Lucchesi Palli (1692-1768), membro della famiglia principesca: alla sua morte il vescovo donò la sua straordinaria biblioteca – oltre 80 mila volumi – alla città, ma non venne messa in risalto, anzi. Soltanto nel 1977 fu avviata una poderosa opera di restauro che ha portato alla Lucchesiana che è conosciuta dagli appassionati come una delle eccellenze librarie italiane. Da amare, proteggere, valorizzare.

La Lucchesiana è un’eccellenza meravigliosa a cui il Parco archeologico e paesaggistico dedica grande attenzione dal 2019 tramite il suo personale – interviene il direttore della Valle dei Templi Roberto Sciarratta – Il centro storico di Agrigento è stato ed è uno dei figli a cui voglio più bene, e questa è un’occasione in più per valorizzarlo: senza contare che sono parte del patrimonio del Parco, i resti del tempio dorico, inglobati nella chiesa normanna di Santa Maria dei Greci, a pochi passi dalla Lucchesiana. E’ un nostro preciso dovere salvaguardare, proteggere i contenuti e la storia autentica della città, il suo cuore più antico che non è solo la Valle dei Templi. La Lucchesiana è un gioiello nascosto che abbiamo il compito di portare alla luce e far conoscere a più visitatori possibili”.

Ed è proprio notizia di pochi mesi fa, del ritrovamento e riconsegna di volumi preziosi, sottratti al mercato clandestino dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale italiano: i manoscritti miniati su pergamena del Bellum Catilinarium et Bellum Iugurthinum del Sallustio [Firenze, c. 1440-50] e l’Ars Nova, [Pseudo-Cicerone], firmato da Bonaccorso da Pesaro [Firenze, marzo 1435], oltre al Dizionario siciliano italiano latino del gesuita Michele Del Bono pubblicato tra il 1751 e il 1754. Attorno a questi volumi, ma soprattutto tra gli scaffali della straordinaria biblioteca, si srotoleranno tre visite guidate gratuite (tre domeniche, 20 e 27 novembre e 4 dicembre, due turni ciascun giorno alle 16,30 e alle 17,15) che sono parte di un progetto di valorizzazione più ampio – Pagine di Natale – ideato e realizzato da Coopculture per il Parco archeologico e paesaggistico Valle dei Templi. Il progetto ha l’intento di coniugare la conoscenza dell’antica biblioteca con le tradizioni natalizie siciliane. Le visite permetteranno di approfondire la storia della Lucchesiana, tramite i suoi fondi antichi e moderni, gli spazi, le vicissitudini e gli aneddoti letterari, le differenze  tra manoscritto, incunabolo, cinquecentina …. E molto altro.

Il progetto di valorizzazione non si esaurirà con le giornate festive, ma dal Natale attraverso i secoli, prenderà spunto per i suoi primi passi: oltre alle tre visite guidate, sarà organizzata, dall’11 dicembre al 3 gennaio, un’esposizione di volumi seicenteschi e settecenteschi – esposti Vangeli con miniature natalizie; La vita di San Francesco, il santo poverello che ideò il primo presepe a Greccio; i volumi di Sant’Alfonso Maria de ‘Liguori con sua poesia natalizia Tu scendi dalle stelle, da cui nacque poi il famoso canto di natale; e molto altro), oltre alla stampa su pannelli di un raro opuscolo di fine Ottocento sulla tradizione natalizia siciliana, “La festa del Natale in Sicilia” di Hernandez de Moreno sotto il cui nome si nascondeva Giuseppe Pitrè: sulla copertina è presente una dedica del Pitrè alla figlia Rosina. Sempre parte delle Pagine di Natale, anche un calendario di eventi a tema, in programma le tre domeniche di dicembre. Il primo evento (11 dicembre, alle 18 nella sala monumentale della Lucchesiana), in concomitanza con l’inaugurazione della mostra, sarà Voci dalle stelle, concerto del Coro Magnificat di Agrigento, a corredo di letture e aneddoti proprio sulla poesia Tu scendi dalle stelle composta da sant’Alfonso Maria de ‘Liguori, la cui figura e congregazione religiosa sono legate al vescovo Andrea Lucchesi Palli, fondatore della Lucchesiana. Domenica 18 toccherà a Anima fanciulla. Sogno di Natale con Pirandello, lettura di tre racconti e una poesia dello scrittore agrigentino (“Sogno di Natale”, “Natale sul Reno” e “I galletti del bottaio”, più i versi di “Torna, Gesù!”) su note di violino, violoncello e tastiera. Infine il 27 dicembre, “A ciaramedda: un Natale a suon di zampogna”, esibizione musicale di un gruppo musicale coordinato dallo zampognaro Enzo Abate. Ogni evento si chiuderà con una  degustazioni di dolci natalizi della tradizione.

A seguito della nomina del gip di Roma, ed ex assessore della Regione Siciliana, Nicolò Marino, a procuratore aggiunto di Caltanissetta, deliberata ieri dal plenum del Csm, il processo Montante, in corso a Caltanisetta, potrebbe essere trasferito a Catania. Marino infatti è parte civile per uno degli episodi contestati. Alla richiesta di trasferimento del processo, avanzata dall’avvocato Giuseppe Dacquì, difensore di alcuni imputati, si sono associati il pubblico ministero Maurizio Bonaccorso e tutte le parti. Il Tribunale, presieduto da Francesco D’Arrigo, ha accolto l’istanza e ha rinviato il processo al 19 dicembre.

Due presunti contigui al boss latitante, Matteo Messina Denaro, sono stati scarcerati sebbene non sia ancora decorso il periodo di carcerazione per le condanne subite. Si tratta di Francesco Pace, 81 anni, di Paceco, arrestato dalla Squadra Mobile nel novembre del 2005, e Girolamo “Luca” Bellomo, palermitano, 45 anni, arrestato dai Carabinieri nel 2014. La buona condotta e altri benefici accordati dai rispettivi giudici di sorveglianza hanno accorciato le loro detenzioni. Pace è uscito dalla casa di reclusione di Spoleto, Bellomo da quella di Terni. Liberi e senza alcun vincolo. La sezione misure di prevenzione del Tribunale di Trapani dovrà adesso rivalutare la loro pericolosità sociale e decidere se applicare o meno le misure di prevenzione.

Il sindaco sospeso di Aragona, Giuseppe Pendolino, è stato condannato per abuso d’ufficio tentato e non consumato. E la Prefettura non avrebbe dovuto sospenderlo perchè la legge Severino non lo prevede per tale reato. Il giudice Enrico Legnini, della sezione civile del tribunale di Agrigento, ha sospeso il provvedimento. Pendolino, riconfermato primo cittadino alle elezioni dello scorso 13 giugno, è stato reintegrato nella carica di sindaco.

Il sig. P.L., alcamese di sessanta anni, è un dipendente della regione siciliana, avendo ricoperto sino al 2018, la qualifica di funzionario direttivo presso l’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione Siciliana, ove veniva altresì nominato quale Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Nel dicembre del 2018, l’Assessorato regionale della funzione pubblica disponeva la temporanea assegnazione presso il Dipartimento Regionale Bilancio e Tesoro – Ragioneria Generale della Regione, di venti dipendenti regionali, compreso il sig. P.L. La suddetta assegnazione veniva effettuata alla luce della situazione emergenziale legata al rispetto dei tempi normativamente imposti per lo svolgimento delle operazioni contabili di chiusura dell’esercizio finanziario per l’anno 2018.
Tuttavia, venute meno le ragioni d’urgenza che avevano condotto a tale assegnazione, l’Assessorato della funzione pubblica manteneva il sig. P.L. presso il Dipartimento regionale del Bilancio e del Tesoro, sforando il limite di durata massimo – sei mesi – previsto dalla contrattazione collettiva per i trasferimenti temporanei e mancando di prorogare formalmente la suddetta assegnazione per gli ulteriori sei mesi previsti dal contratto collettivo, poi comunque sforati.
Nel giugno del 2019, dunque, il sig. P.L. chiedeva all’Assessorato in questione la revoca della propria assegnazione temporanea, segnalando la violazione di ogni limite di durata previsto a tal riguardo, oltre che il superamento della situazione emergenziale che aveva condotto al trasferimento.
La suddetta richiesta di revoca del trasferimento non veniva in alcun modo riscontrata.
Ed allora il Sig. P. L., rappresentato e difeso dagli Avvocati Girolamo Rubino e Giuseppe Gatto, nel dicembre del 2019, presentava ricorso davanti al Tribunale di Palermo, sez. lavoro, evidenziando l’illegittimità del provvedimento di trasferimento e chiedendo il riconoscimento del diritto alla riassegnazione presso l’Amministrazione di appartenenza, l’Ufficio Legislativo e Legale – Servizio GURS – della Presidenza della Regione Siciliana.
In particolare, gli Avvocati Rubino e Gatto, da una parte, segnalavano la violazione della disposizione del CCRL sulla durata massima (sei mesi) delle assegnazioni temporanee e sull’eventuale proroga (di ulteriori sei mesi) mai attivata dall’Assessorato, da altro lato, censuravano l’operato dell’Amministrazione, nella parte in cui aveva disposto tale trasferimento senza il preventivo nulla osta delle organizzazioni sindacali, previsto anche per il trasferimento del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza
Costituitosi in giudizio, l’Assessorato della Funzione Pubblica sosteneva la legittimità dell’assegnazione del sig. P.L., affermando che il trasferimento, così come effettuato, avrebbe dovuto intendersi senza alcun limite temporale e segnalando genericamente il perdurare delle esigenze organizzative che avevano giustificato il trasferimento.
Il Tribunale di Palermo, sez. Lavoro, condividendo le tesi degli Avvocati Rubino e Gatto, con sentenza pronunciata in esito all’udienza del 17.12.2022, ha accolto il ricorso del Sig. P.L., condannando l’Assessorato regionale a riassegnare il sig. P.L. presso l’Ufficio Legislativo e Legale della Presidenza della Regione Siciliana, ritenendo illegittimo il comportamento dell’Amministrazione regionale nella parte in cui non ha mai motivato specificamente le ragioni del mantenimento del trasferimento oltre i termini previsti dal contratto collettivo.
Con il medesimo provvedimento, il Tribunale di Palermo ha altresì condannato l’Assessorato della funzione pubblica regionale alla rifusione del contributo unificato ed al pagamento delle spese di lite, liquidate in 2.600,00 € oltre accessori.

Ad Agrigento è stato consegnato al mattino di oggi agli operatori della Mensa della Solidarietà l’olio prodotto dalle olive raccolte nel Giardino Botanico di proprietà dell’ex Provincia, diretta da Raffaele Sanzo, presente alla consegna di 85 litri di olio extravergine e biologico, insieme ai dirigenti Achille Contino e Giovanni Alletto, con gli alunni dell’Istituto scolastico “Sciascia” di Agrigento, che hanno partecipato alla raccolta delle olive, accompagnati dalle docenti Alessandra Taverna e Concetta Sciangula, e dalla preside Milena Siracusa. Oltre all’olio sono stati consegnati anche alcuni generi di prima necessità. Suor Maria Grazia Pillitteri ha ringraziato tutti, anche il frantoio “Val Paradiso” che ha effettuato gratuitamente la molitura delle olive.

Ad Agrigento, a sud est, Punta Bianca, a ridosso del mare, fino allo scoglio Patella di Marina di Palma di Montechiaro, è stata riconosciuta “Riserva naturale” dalla Regione. Nella zona da oltre 60 anni si sono svolte delle esercitazioni militari in un apposito poligono, ovviamente incompatibili con la riserva, oltre che dannose e inquinanti. Le esercitazioni avrebbero dovuto essere trasferite altrove, in un altro sito reperito dalla Regione. Invece, come rende noto l’associazione ambientalista “MareAmico” presieduta da Claudio Lombardo, l’Esercito italiano ha comunicato il nuovo programma di esercitazioni previste nel poligono di Drasy fino al maggio 2023. Ebbene, contro ciò le associazioni MareAmico e MareVivo si sono rivolte al Prefetto, Maria Rita Cocciufa, al Questore Iraci, al Colonnello dei Carabinieri Stingo, e al Sindaco Miccichè, e, tra l’altro, hanno scritto: “Le esercitazioni debbono terminare per sempre ed è necessario che partano le bonifiche a terra e soprattutto in mare. Il Ministero della Difesa e la Regione Siciliana debbono individuare un sito alternativo a Drasy, al fine di permettere di effettuare le necessarie esercitazioni ai Militari, che non possono più svolgersi in una zona tutelata. Noi ci chiediamo come mai tutto ciò sia possibile, in presenza di gravi rischi per la salute, in primis per gli stessi militari. Infatti, molto responsabilmente, i Carabinieri, i Poliziotti e gli uomini e le donne della Capitaneria hanno rinunciato ad esercitarsi a Drasy. Noi siamo pronti per un nuovo sit-in. Ovviamente se si dovessero verificare delle situazioni di ordine pubblico sarà compito della Prefettura di Agrigento intervenire”.

A Caltanissetta la Polizia ha eseguito il sequestro preventivo delle insegne e dei marchi riconducibili alla Stanleybet Malta, in esecuzione di un’ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, che impone anche il divieto temporaneo di esercitare, in tutta Italia, l’attività di esercizio e raccolta di scommesse sportive. In provincia di Caltanissetta l’operazione di sequestro ha interessato l’oscuramento di insegne e loghi di 12 attività di esercizio di raccolta scommesse sportive, tra Caltanissetta, Gela, Serradifalco, Mussomeli, Campofranco, Vallelunga Pratameno, Riesi e Butera. L’ipotesi investigativa all’origine del sequestro è che la società Stanleybet abbia raccolto in Italia scommesse su eventi sportivi e di altro tipo, utilizzando sia proprie sedi che imprese indipendenti, senza alcun titolo concessorio dei Monopoli di Stato e senza la prescritta licenza rilasciata dal Questore, commettendo così il reato di esercizio abusivo di attività di gioco o di scommessa. I titolari delle attività pur essendo consapevoli di non poter accettare scommesse, hanno ugualmente proseguito nella loro attività, operando come ricevitoria fisica e continuando a non versare l’imposta unica sulle scommesse.

I militari del nucleo della Polizia economica finanziaria di Palermo hanno dato esecuzione a carico di un imprenditore di Agrigento (S.V. di 53 anni di Agrigento), operante nel settore dei rifiuti, il divieto di esercitare attività d’impresa per un anno. E hanno imposto l’obbligo di dimora ad un funzionario della Regione (M.A. di 60 anni di Morreale) all’epoca dei fatto in servizio al Dipartimento acqua e rifiuti di Palermo e attualmente all’assessorato dell’Agricoltura.

Dalle indagini sarebbe emerso che il funzionario regionale, sfruttando il proprio ruolo in assessorato, avrebbe favorito l’imprenditore rilasciandogli in tempi brevissimi delle autorizzazioni ambientali. E l’imprenditore, in cambio, avrebbe investito circa 1 milione di euro in due società di trading finanziario, con sede a Milano, amministrate dal figlio del funzionario regionale, adoperandosi anche per procacciare altri investitori.

“L’attività testimonia la costante attenzione e il perdurante impegno profuso dalla Guardia di Finanza nell’ambito delle indagini delegate dalla Procura della Repubblica di Palermo nel contrasto a tutte le forme di corruzione e di reati contro la pubblica amministrazione che alterano le regole della sana concorrenza e danneggiano gli onesti”.