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A Petrosino, in provincia di Trapani, dove recentemente si è sollevato esteso allarme sociale per l’aumento dei reati contro il patrimonio, i Carabinieri, nel corso di uno dei tanti controlli mirati in atto, ha denunciato anche un giovane del luogo, sorpreso in possesso di crack e marijuana, e che ha allestito nel suo garage un presunto bazar di merce rubata: trapani, fusti per olio e gasolio, motoseghe, decespugliatori e tantissimi altri strumenti agricoli, presumibilmente di provenienza furtiva, che sono stati sequestrati dai militari dell’Arma in attesa della restituzione ai legittimi proprietari. Tra la merce sequestrata, addirittura, vi sono una moto da cross e varie matasse di erba sintetica per campi da padel.

C’è anche l’Ordine degli Architetti di Agrigento tra gli enti che sono riusciti ad accedere ai fondi del PNRR finalizzati a promuovere l’uso delle piattaforme di identità digitale.

All’Ordine agrigentino, che aveva partecipato al bando lo scorso 6 agosto, sono state assegnate risorse del PNRR per un importo di 14.000 euro, come risulta dal decreto 49-3-2022 dello scorso 11 novembre del dipartimento per la Trasformazione digitale della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Risorse che saranno utilizzate, dall’Ordine beneficiario, per attivare un’area riservata all’interno del sito internet istituzionale alla quale gli iscritti potranno accedere tramite SPID e CIE ed effettuare operazioni come la gestione dei dati anagrafici e professionali e l’accesso ai servizi online che verranno di volta in volta attivati

.“Questo Consiglio – afferma il presidente dell’Ordine, Rino La Mendola – ha creduto sin da subito alle opportunità offerte dal PNNR investendo molte energie per fare in modo che le risorse stanziate per il nostro territorio venissero utilizzate nel migliore dei modi. In tal senso, ricordiamo i protocolli di intesa, stipulati a maggio dall’Ordine con il Libero Consorzio e i Comuni di Grotte, Montevago, Racalmuto e Raffadali, grazie ai quali sono stati banditi cinque concorsi di progettazione di interventi di rigenerazione urbana che saranno realizzati sul territorio provinciale, per un importo complessivo dei lavori pari a circa 24 milioni di euro. Oggi, proseguiamo lungo questo percorso, grazie al prezioso lavoro svolto dal dipartimento di Transizione digitale dell’Ordine, coordinato dal consigliere Angela Muratore, raccogliendo i frutti della misura 1.4.4 che, in questo caso, ci vede partecipare come ente ammesso ai finanziamenti”.

“Utilizzeremo le risorse assegnate all’Ordine – aggiunge la coordinatrice del progetto, Angela Muratore – per mettere in atto strategie di innovazione e sviluppo volte ad aumentare l’efficacia del coordinamento tecnologico e digitale della nostra amministrazione e per snellire alcune operazioni di segreteria, fornendo così agli iscritti soluzioni agili ed evolute attraverso l’erogazione online dei servizi”.

La Sig.ra G.G. unitamente al marito P.A., entrambi originari di Palermo, nel 2003, con atto di compravendita hanno acquistato   un apprezzamento di terreno sito nel Comune di Palermo in località Ricchezza – Ciaculli.

Il terreno in questione, originariamente facente parte di un unico lotto di terreno, era pervenuto alla venditrice per divisione ereditaria a seguito della morte del padre.

Nel 2006, a seguito di un controllo effettuato da parte della Polizia Municipale di Palermo, gli Agenti rilevavano, sul terreno di proprietà dei due coniugi palermitani, la costruzione di un manufatto realizzato senza alcun titolo edilizio  e, pertanto, procedevano ad effettuare le dovute segnalazioni all’Ufficio Edilizia del Comune di Palermo.

A distanza di diversi anni dal sopralluogo, nel 2016, il Comune di Palermo disponeva la sospensione dei lavori ritenendo che sui luoghi sussistesse una lottizzazione abusiva intercorrente all’interno dei terreni che erano stati oggetto di frazionamento per divisione ereditaria ove era compreso anche quello dei coniugi G.G. e P.A.

Secondo il Comune di Palermo l’originario frazionamento e la successiva vendita con realizzazione di un manufatto abusivo, avrebbe integrato l’ipotesi di lottizzazione abusiva.

Per effetto del provvedimento  adottato dal Comune di Palermo i terreni ritenuti oggetto di lottizzazione abusiva sarebbero stati successivamente confiscati.

Pertanto, i Sig.ri G.G. e P.A. con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Vincenzo Airò hanno proposto ricorso innanzi al TAR Palermo.

In particolare, gli Avv.ti Girolamo Rubino e Vincenzo Airò, a sostegno del ricorso hanno dedotto che il provvedimento del Comune di Palermo fosse erroneo e carente di motivazione poiché non aveva considerato che il frazionamento dell’originario terreno agricolo fosse avvenuto a seguito della divisone ereditaria  e non per una successione di compravendite  e che tale circostanza non poteva ritenersi sintomatica di un intento lottizzatorio, in quanto espressamente consentita dall’art. 30  comma 10 del D.P.R. 380/2001.

Inoltre, i legali dei due coniugi palermitani hanno sostenuto che la presenza di un solo manufatto, in ipotesi abusivo,  non integra di per sé  i presupposti di una lottizzazione abusiva là dove gli altri terreni all’interno della contestata lottizzazione  sono rimasti inalterati ed a vocazione agricola.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia (Sez. II), condividendo le tesi prospettate dagli Avv.ti Rubino e Airò, ha accolto il ricorso ritenendo che il Comune di Palermo,  nel caso di specie, “avrebbe dovuto adeguatamente motivare – ciò che non è avvenuto – in ordine alle ragioni per le quali non avrebbe potuto trovare applicazione l’art. 30, co. 10, D.P.R. n. 380/2001, nei confronti degli odierni ricorrenti, rappresentando in modo congruo per quale ragione la divisione in questione, seguita da un’unica alienazione e da un unico abuso edilizio …  avrebbe dovuto comunque qualificarsi in termini di lottizzazione abusiva (con i correlati effetti ablatori del diritto dominicale nei confronti di tutti i presunti lottizzanti); e non come edificazione sine titulo, sanzionata nei confronti del proprietario e del responsabile dell’abuso ai sensi dell’art. 31, D.P.R. n. 380/2001”.

Per effetto del pronunciamento del TAR Palermo il provvedimento che contestava la presunta lottizzazione abusiva è stato annullato arrestando così il processo di confisca dei terreni in questione.

Quasi un migliaio di presenze tra studenti delle scolaresche agrigentine e cittadini per la tappa  in piazza Vittorio Emanuele, ad Agrigento del “road show” della campagna di informazione, educazione e sensibilizzazione #Risparmialacqua, voluta dalla Regione Siciliana sull’uso consapevole delle risorse idriche. Ieri e oggi, dalla mattina presto fino al pomeriggio, ha sostato un ‘truck’ all’interno del quale i giovani delle scuole hanno potuto fruire di tecnologia VR e schermi touch per ottenere ulteriori informazioni sul risparmio idrico e fare giochi a tema. La campagna è partita da Palermo lo scorso 13 ottobre, passando finora per Catania, Messina, Ragusa, Caltanissetta: nelle principali piazze delle città siciliane sono state coinvolte migliaia di studenti e cittadini.

“I ragazzi hanno cominciato a prepararsi prima di fare quest’esperienza oggi – dice la professoressa Enzina Lombardo dell’Istituto comprensivo Agrigento centro plesso Pirandello – hanno dimostrato grande entusiasmo perché una lezione teorica non può compensare una lezione pratica come l’avete pensato  con queste attività e con la realtà virtuale che più si avvicinano alle nuove generazioni. E’ un progetto molto formativo – aggiunge – perché il risparmio idrico è uno dei problemi più drammatici. E’ giusto abituare i nostri giovani a risparmiare l’acqua perché in futuro sappiamo che potrebbe venire a mancare. La nostra scuola ha accolto positivamente il progetto perché rientra nella formazione degli studenti”, conclude.

“Stiamo andando davvero benissimo con la campagna progetto #Risparmialacqua ed anche ad Agrigento abbiamo registrato un numero importante di partecipanti e suscitato grande entusiasmo tra le scolaresche e i giovani che sono sempre più sensibili e ricettivi a questo modello di campagne legate all’educazione civica e ambientale a tutela di un bene prezioso come l’acqua – dice Sabrina Gaeta, referente della organizzazione degli eventi relativi al progetto  – Il progetto, andato in giro in tutte le città capoluogo, e che si concluderà prossima settimana con gli appuntamenti di Trapani e Siracusa,  nasce per promuovere i consumi intelligenti, che contribuiscono al contrasto degli sprechi, e per sensibilizzare gli studenti, cittadini di domani, affinché possano guardare avanti in tema di politiche idriche ed ambientali. Portiamo avanti l’educazione al risparmio dell’acqua, bene non infinito”.

“Se mancherà l’Acqua sarà anche colpa nostra. Non sprechiamola”: è lo slogan partito da alcune settimane per la massiccia campagna del progetto #Risparmialacqua, lanciato dal dipartimento dell’acqua e dei rifiuti della Regione Siciliana e co-finanziato dall’Unione Europea con fondi Po Fesr 2014/2020, in linea con le strategie europee e nazionali 2014-2020 della crescita intelligente, sostenibile e inclusiva, ha l’obiettivo di diffondere un consumo responsabile dell’acqua, creando processi atti a migliorare la consultazione, la partecipazione consapevole dei cittadini-utenti e il dialogo con il pubblico, in modo da ridurre la distanza tra istituzioni e cittadini. Ma si punta anche a favorire un forte processo di mutamento degli stili di vita e dei modelli attuali di consumo e comportamento, individuati come causa primaria dei danni arrecati all’ambiente.  

Lo scorso 24 ottobre è stato il giorno dell’operazione “Fish and drug”. I poliziotti della Squadra Mobile di Agrigento e del Commissariato di Porto Empedocle, coordinati dalla Procura della Repubblica, sono stati impegnati ad eseguire 17 misure cautelari a carico di altrettanti indagati, a vario titolo, di spaccio di sostanze stupefacenti con l’aggravante dell’ingente quantità. Sono stati trasferiti in carcere 3 indagati, altri 6 sono stati ristretti ai domiciliari, e agli altri sono stati imposti obblighi di dimora, di divieto di dimora, e di presentazione alla polizia giudiziaria. Lo scorso 4 novembre la Procura di Agrigento, tramite il pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Sara Varazi, e il procuratore reggente, Salvatore Vella, ha reiterato al Tribunale del Riesame 23 misure cautelari, tra carcere, domiciliari e obbligo di dimora. Si tratta di 23 indagati per i quali il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, non ha ritenuto di applicare alcuna misura cautelare. Ebbene adesso il Tribunale del Riesame ha parzialmente accolto due richieste: a Camillo Attardo, 50 anni, di Favara, e a Giovanni Pirrera, 51 anni, di Favara, è stato imposto l’obbligo di firma. Per entrambi la Procura agrigentina aveva proposto il trasferimento in carcere.

Il governo regionale ha reperito un tesoretto da oltre 300 milioni di euro, e ha quasi pronta una manovra, su cui lavora in particolare il neo assessore regionale all’Economia, Marco Falcone, che prevede un pacchetto di misure per erogare aiuti alle imprese, e in parte anche alle famiglie, per compensare l’aumento dei costi per l’energia. Il relativo dossier sarà sul tavolo della giunta Schifani probabilmente giovedì. Per snellire i tempi non si ricorrerà ad una specifica legge dell’Assemblea Regionale, ma a bandi che saranno pubblicati entro poche settimane per impegnare i fondi entro fine anno. E’ il primo provvedimento che il presidente della Regione intende firmare dopo il parto della giunta. Schifani ha inoltre anticipato agli assessori che, in occasione della prossima riunione di giunta, proporrà di concedere alle imprese uno slittamento del pagamento delle rate per i finanziamenti dell’Irfis.

A Marsala, in campagna, in contrada Santo Padre delle Perriere, un uomo di 74 anni, G P sono le iniziali del nome, intento ad arare il suo appezzamento di terreno alla guida di una pala meccanica, è stato travolto e ucciso dallo stesso mezzo che, per cause in corso di accertamento, si è ribaltato. Per estrarre la vittima da sotto il mezzo agricolo è stato necessario l’intervento dei vigili del fuoco. Indaga la Polizia.

Due dipendenti del Comune di Rosolini sono stati licenziati per assenteismo, senza alcun preavviso. La decisione è stata assunta dal Consiglio di disciplina del Comune, che a Rosolini è un organo monocratico. E’ stato il sindaco di Rosolini, Giovanni Spadola, a scoprire, nel corso di un sopralluogo avvenuto la scorsa estate in uffici distaccati, che i due dipendenti risultavano presenti sulla carta ma fuori dal posto di lavoro. E’ scattata la segnalazione al Consiglio di disciplina che ha avviato un’istruttoria nei confronti dei due presunti assenteisti. Si tratta di due lavoratori regolarmente in pianta organica. Uno a 35 ore, l’altro a 25. Ascoltati dall’organo monocratico, avrebbero giustificato la loro assenza adducendo motivazioni ritenute non verosimili e che non hanno affatto convinto il Consiglio di disciplina. E’ stata quindi redatta la delibera che licenzia in tronco i due lavoratori comunali.

La Corte d’Assise di Caltanissetta, condividendo quanto proposto dalla Procura, ha condannato all’ergastolo il boss di Campofranco, Domenico “Mimì” Vaccaro, 69 anni, ritenuto il mandante dell’omicidio di Gaetano Falcone, ucciso a Montedoro il 13 giugno del 1998. Alcuni collaboratori di giustizia hanno raccontato i retroscena del delitto avvenuto 24 anni addietro. Le indagini sulla morte di Falcone sono state condotte dai Carabinieri del comando provinciale di Caltanissetta, che hanno raccolto le dichiarazioni di diversi collaboratori tra cui anche Maurizio Carrubba, che partecipò al delitto. Nello stesso procedimento giudiziario, frutto dell’inchiesta “Gallodoro”, è stato imputato anche Carmelo Sorce, 57 anni, di Milena. A lui è stato contestato l’avere ucciso Salvatore Randazzo, il 5 gennaio del 1998, nelle campagne di Milena. A carico di Sorce la Procura nissena ha proposto l’ergastolo. La Corte d’Assise lo ha assolto perché non vi è prova del suo coinvolgimento.

E’ stata pubblicata ed è in vigore la legge di modifica della Costituzione per il riconoscimento dello stato di insularità. I dettagli e l’intervento dei ministro Casellati.

La Sicilia da tempo pressa per il riconoscimento dello stato di insularità nella Costituzione della Repubblica Italiana. E’ stata necessaria una proposta di legge costituzionale, e lo scorso 27 luglio anche la Camera, dopo il Senato, con 412 voti a favore, ha approvato, in seconda e definitiva votazione, la proposta di legge costituzionale numero 3353, di cui è stata relatrice l’onorevole Roberta Alaimo, 44 anni, deputata di Corleone, del Movimento 5 Stelle. La legge modifica l’articolo 119 della Costituzione sull’autonomia fiscale di Comuni, Province e Regioni, sancendo le peculiarità, le singolarità, le caratteristiche particolari delle isole, con il superamento degli svantaggi derivanti dall’insularità. L’essere isola, con le difficoltà collegate ai trasporti e ai collegamenti, costa alla Sicilia tra i 6,04 e i 6,54 miliardi di euro all’anno, ovvero un valore tra il 6,8 e il 7,4% del Prodotto interno lordo regionale. E dunque si tratta di una tassa occulta, quantificabile in circa 1.300 euro a testa per ogni cittadino siciliano, neonati compresi. E dunque, la modifica della Costituzione riconosce le peculiarità delle Isole e promuove le misure necessarie a rimuovere gli svantaggi derivanti dall’insularità. E l’ex presidente della Regione, Nello Musumeci, dopo l’ok definitivo alla Camera commentò: “Superare gli svantaggi derivanti dall’insularità diventa un impegno preciso per lo Stato, consacrato nella Costituzione. E’ una vittoria per tutti gli isolani d’Italia. Continueremo a lavorare, in sinergia con Bruxelles e Roma, affinché vivere su un’isola non sia più una maledizione o un problema, ma una straordinaria opportunità in termini di dotazione infrastrutturale, servizi essenziali e qualità della vita”. Ebbene adesso la legge sulla insularità è stata pubblicata e quindi è in vigore. E il neo ministro per le Riforme istituzionali, l’ex presidente del Senato, Elisabetta Casellati, commenta: “Finalmente sono riconosciute anche a livello costituzionale le difficoltà oggettive in cui sono costretti a vivere gli italiani residenti nelle isole. Era doveroso garantire loro di poter fruire dei diritti fondamentali come tutti gli altri cittadini, e questa legge consentirà di soddisfare tale esigenza, attenuando gli svantaggi legati alle difficoltà di comunicazione. La norma approvata nella scorsa legislatura è una legge che, rimuovendo gli ostacoli che limitano la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, si allinea perfettamente con le misure europee per la continuità territoriale e il rispetto dei diritti fondamentali relativi alla libertà di circolazione e di soggiorno”.