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A conclusione di un dibattito pubblico sulla costruzione della Tangenziale di Agrigento – “Itinerario Gela – Castelvetrano”, il presidente provinciale di ConfCommercio Agrigento, Giuseppe Caruana, e il direttore Antonio Giardina, hanno diffuso un documento in cui tra l’altro si legge: “La tangenziale di Agrigento favorirà la crescita e lo sviluppo di tutto il territorio agrigentino. Guardiamo con particolare interesse a quest’opera nella prospettiva di perseguire fondamentali obiettivi di sviluppo urbano e di sostegno alle imprese, per contribuire così a ridurre il divario con altre realtà, rivitalizzando il tessuto economico e sociale nell’ottica della sostenibilità, dell’innovazione e soprattutto di una migliore accessibilità ai diversi insediamenti urbani e produttivi interessati. Per tali motivi, la nostra Associazione di categoria, che rappresenta il maggior numero di aziende che operano nel settore del terziario, e che quindi può ben rappresentare la reale necessità di infrastrutture adeguatamente messe in rete per una migliore fruibilità dei centri urbani, rilancia l’appello a porre in essere ogni azione utile a mettere in connessione la Tangenziale di Agrigento con ogni area industriale, artigianale e commerciale ricadente nei luoghi interessati dalla sua futura realizzazione”.

Sergio Endrigo canterebbe: la festa appena cominciata tra Cateno De Luca e Dino Giarrusso è già finita. Il nodo irrisolto sarebbe legato alle candidature nei collegi uninominali per le elezioni politiche. Ad annunciare ciò è proprio l’ex sindaco di Messina e candidato presidente della Regione, De Luca, che afferma: “Dopo una lunga riunione con Giarrusso è emersa una diversità di vedute su come combattere la Banda Bassotti della politica. Da qui la decisione di svoltare. La strada si interrompe qui. La Banda Bassotti della politica si combatte sul campo e nel proprio territorio, ognuno di noi ha una provenienza e le candidature all’uninominale devono essere connesse alla propria provenienza. E’ un punto su cui non ci siamo trovati più, nulla di strano, le divergenze in politica capitano”.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha risposto ai quesiti posti dal Tar Sicilia sulla causa intentata dalla ong tedesca “Sea Watch”. I dettagli.

La Corte di Giustizia dell’Unione europea ha risposto alle questioni pregiudiziali che le sono state sottoposte dal Tar della Sicilia nella causa intentata dai responsabili delle navi umanitarie tedesche “Sea Watch”. La causa esaminata dalla Corte si riferisce a quanto accaduto nell’estate del 2020 quando la Sea Watch 3 e la Sea Watch 4, dopo avere sbarcato migranti salvati in mare a Palermo e a Porto Empedocle, furono oggetto di ispezione da parte delle Capitanerie di porto con la motivazione che non sarebbero state certificate per l’attività Sar, ovvero di ricerca e soccorso in mare, e che avrebbero imbarcato un numero di persone di molto superiore a quello autorizzato. La Corte si è espressa così: “Le navi di organizzazioni umanitarie come la ‘Sea Watch’, che fanno attività di ricerca e soccorso in mare, possono essere controllate dallo Stato di approdo, ma provvedimenti di fermo possono essere adottati soltanto in caso di evidente pericolo per la sicurezza, la salute o l’ambiente, il che deve essere dimostrato”. La Corte di Giustizia europea ha ribadito l’obbligo fondamentale di prestare soccorso in mare alle persone in difficoltà. E quindi ha aggiunto: “Le persone salvate, indipendentemente dal tipo di unità impiegata, non devono essere conteggiate ai fine della verifica del rispetto delle autorizzazioni rilasciate. E’ una situazione che non può dunque giustificare di per sé il controllo. Lo Stato di approdo, cioè l’Italia, può disporre un’ispezione ma deve dimostrare in maniera diretta e circostanziata l’esistenza di indizi seri di un pericolo per la salute, la sicurezza e le condizioni di lavoro a bordo o l’ambiente. E spetta al giudice del rinvio verificare che esistano queste condizioni. Nel caso in cui l’ispezione rilevi l’esistenza di carenze, lo Stato di approdo può adottare le azioni correttive necessarie, ma devono essere adeguate, necessarie e proporzionate. E la revoca del fermo non può essere subordinata al fatto che la nave disponga di certificati diversi da quelli rilasciati dallo Stato di bandiera, in questo caso la Germania”.

La quarta commissione del Consiglio Superiore della Magistratura ha accettato all’unanimità le dimissioni della giudice Maria Angioni, magistrato di sorveglianza di Sassari, ex pm di Marsala, al momento sotto processo per false informazioni al pubblico ministero.

Le dimissioni, che dovranno ora essere accettate dal Plenum, avranno efficacia dal 31 agosto. La magistrata è finita sotto i riflettori dopo aver denunciato, prima in tv e sui social, poi alla Procura di Marsala che l’ha sentita a sommarie informazioni, una serie di depistaggi e di inefficienze nelle indagini svolte sulla scomparsa della piccola Denise Pipitone, la bimba sparita da Mazara del Vallo, il 4 settembre del 2004.

I fatti risalirebbero a quando la donna era in servizio in Procura, ma dagli accertamenti dei colleghi marsalesi è emerso che le dichiarazioni fatte dalla giudice sarebbero prive di riscontri.

Nella sala consiliare del Municipio il sindaco di Agrigento, Franco Miccichè, ha riunito intorno a sé i rappresentanti delle associazioni ambientaliste e dei consumatori. E spiega il perché: “Perchè in previsione del bando di gara per l’affidamento del servizio della nettezza urbana, che sarà espletato il prossimo anno, intendiamo individuare i correttivi necessari per far sì che il prossimo servizio superi tutte le criticità che non permettono oggi di avere una città pulita. Ricordo che il servizio odierno è disciplinato dal contratto sottoscritto prima del nostro insediamento”. E poi Miccichè aggiunge: “Ho ascoltato attentamente tutti gli interventi, le critiche e i suggerimenti, dei signori Giuseppe Di Rosa di Codacons, Livio Sutera di Assoconsum, Claudio Lombardo di Mareamico, Fabrizio Raso del Centro Consumatori Italia, Ilenia Capodici di Adiconsum, Marilisa Della Monica di Italia Nostra, Daniele Gucciardo di Legambiente, e del consigliere comunale, già assessore all’Ambiente, Nello Hamel. Ringrazio l’assessore all’Ambiente e vicesindaco, Aurelio Trupia, che ha risposto in maniera puntuale ai rilievi posti. Erano presenti anche Adele Falcetta di Italia Nostra, Pippo Spataro di Cittadinanza Attiva, Erica Capraro e Alessandro Salemi del WWF. Ci riuniremo ancora lunedì 29 agosto. Inviterò prossimamente per un confronto anche i rappresentanti degli esercizi commerciali, dei sindacati, della Camera di commercio, e tutti gli attori che, a vario titolo, sono interessati al servizio di igiene urbana. E poi Franco Miccichè rivela la propria ricetta: “Ritengo opportuno che il prossimo appalto debba prevedere: la completa separazione dei servizi di igiene urbana e dello scerbamento, con l’indicazione nel contratto degli operatori destinati ai due servizi. E poi la collocazione di ‘cassonetti intelligenti’, ad accesso controllato tramite schede personalizzate, che saranno video sorvegliati 24 ore su 24, per far sì che i cittadini possano conferire secondo le proprie esigenze. I cassonetti si aggiungeranno al sistema attuale della raccolta differenziata dei rifiuti porta a porta”.

Dibattito in corso sulla sentenza “depistaggio Borsellino” in attesa delle motivazioni. Carrellata sui processi celebrati dal 1994 fino ad oggi.

La sentenza emessa lo scorso 12 luglio dal Tribunale di Caltanissetta, presieduto da Francesco D’Arrigo, è destinata ad alimentare, come già accade in modo ricorrente, il dibattito sul perché non sia stata riconosciuta l’aggravante, ovvero che la calunnia abbia favorito la mafia, e sul perché sia trascorso così tanto tempo tanto da prescrivere l’ipotesi di reato della calunnia non aggravata. Sono pertanto attese le motivazioni addotte dalla sezione penale giudicante. E ciò sia affinchè la Procura di Caltanissetta valuti se proporre ricorso in Appello, e sia affinchè, allo stesso modo, i due imputati scagionati dalla prescrizione, Mario Bo e Fabrizio Mattei, valutino altrettanto se ricorrere ai giudici d’Appello affinchè la loro presunta colpevolezza o innocenza sia riscontrata nel merito. E dunque altro tempo trascorrerà dopo la miriade di processi che sono stati imbastiti dopo l’esplosione del 19 luglio del ’92, tra i Borsellino 1, bis, ter, quater, e poi un giudizio di revisione per rimediare a 7 ergastoli inflitti a 7 innocenti vittime dei falsi pentiti come Scarantino, e poi, ancora in corso in secondo grado, il processo a carico dell’ultimo superlatitante di Cosa Nostra, il boss Matteo Messina Denaro, già condannato all’ergastolo in primo grado come mandante. Il primo processo per la morte di Paolo Borsellino e dei poliziotti di scorta è stato celebrato nel 1994. Gli imputati furono Vincenzo Scarantino, che si auto – accusò, e poi il presunto boss Salvatore Profeta, Giuseppe Orofino, proprietario dell’officina in cui fu imbottita di tritolo la Fiat 126 usata come autobomba, e poi Pietro Scotto. In primo grado furono tutti condannati all’ergastolo, e Scarantino a 18 anni. In Appello l’ergastolo è stato confermato solo per Profeta, la condanna di Orofino è stata ridotta a 9 anni per favoreggiamento, e Scotto è stato assolto. Confermati i 18 anni a Scarantino. Le condanne sono state rese definitive dalla Cassazione. Il processo Borsellino bis, con imputati i boss della Cupola e i capi mandamento di Cosa nostra, si è concluso il 18 marzo del 2004 con 13 ergastoli, a Totò Riina, Salvatore Biondino, Pietro Aglieri, Giuseppe Graviano, Carlo Greco, Gaetano Scotto, Francesco Tagliavia. E poi ergastolo anche per Cosimo Vernengo, Giuseppe La Mattina, Natale Gambino, Lorenzo Tinnirello, Giuseppe Urso e Gaetano Murana, che in primo grado furono assolti. La sentenza è stata confermata dalla Cassazione, quindi definitiva, ma il pentimento del capomafia Gaspare Spatuzza, che ha denunciato il depistaggio, ha determinato la sospensione, e poi l’annullamento con giudizio di revisione, delle condanne per i 7 innocenti vittime dei falsi pentiti: Profeta, Scotto, Vernengo, Gambino, La Mattina, Urso e Murana. E poi, ancora, il processo Borsellino ter si è concluso nel 2006, dopo che la Cassazione annullò parzialmente la sentenza del 2003 della Corte d’Assise d’Appello di Caltanissetta: ergastolo per Bernardo Provenzano, Pippo Calò, Michelangelo La Barbera, Raffaele e Domenico Ganci, Francesco e Giuseppe Madonia, Giuseppe e Salvatore Montalto, Filippo Graviano, Cristoforo Cannella, Salvatore Biondo il “corto” e Salvatore Biondo il “lungo”, Giuseppe Farinella, Salvatore Buscemi, Benedetto “Nitto” Santapaola, Mariano Agate, e Benedetto Spera. I due collaboratori di giustizia Antonino Giuffrè e Stefano Ganci sono stati condannati rispettivamente a 20 e 26 anni di reclusione. Condannati anche tre pentiti: Salvatore Cancemi 18 anni e 10 mesi, Giovanni Brusca 13 anni e 10 mesi, e Giovanbattista Ferrante 16 anni e 10 mesi. E poi, ancora, il Borsellino quater si è concluso con sentenza definitiva in Cassazione il 5 ottobre del 2021: ergastolo per strage a Salvatore Madonia e Vittorio Tutino, e poi condannati per calunnia i tre falsi pentiti: Calogero Pulci 10 anni, e Francesco Andriotta 9 anni e 6 mesi. Prescrizione per Vincenzo Scarantino.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Tramonta l’eventualità delle elezioni anticipate in Sicilia. Sabato prossimo scade il termine entro cui Nello Musumeci dovrebbe dimettersi per accorpare le elezioni Regionali alle Nazionali del 25 settembre. Lui però non ne avrebbe più intenzione. Ed ha affermato: “In questo momento è una ipotesi che non esiste. Se dovesse determinarsi una novità…. vedremo. Ma non credo, con questo gioco a scaricabarile di alcuni partiti…”. E nel frattempo il presidente della Regione ha convocato a Catania i nove deputati di ‘Diventerà Bellissima’ e ‘Azione Sicilia’, e pochi altri fedelissimi. Anche con loro sarebbe maturata con più convinzione la decisione di prendere tempo e rinviare il voto.

1.266 i nuovi casi di Covid19 registrati nelle ultime 24 ore in Sicilia a fronte di 12.539 tamponi processati. Ieri erano 2.042. Il tasso di positività è al 10% in calo rispetto al 15% ieri. La Sicilia è al settimo posto per contagi fra le regioni italiane. Gli attuali positivi sono 170.966 con un decremento di 1.150 casi. I guariti sono 3.108 e 18 vittime che portano il totale dei decessi resta 11.678. Sul fronte ospedaliero i ricoverati sono 967, in terapia intensiva sono 48.

Questi i dati nei Comuni capoluogo: Palermo 443, Catania 527, Messina 404, Siracusa 81, Trapani 157, Ragusa 71, Caltanissetta 68, Agrigento 126, Enna 99.

L’Ordine degli Architetti di Agrigento, presieduto da Rino La Mendola, ha offerto ancora una volta supporto tecnico e l’uso gratuito della piattaforma “concorsi.awn” del Cna Consiglio nazionale Architetti, con l’obiettivo di stimolare concretamente le amministrazioni locali a intercettare le risorse del PNRR per promuovere preziosi interventi di rigenerazione urbana sul territorio provinciale. Adesso nel caso specifico si tratta del supporto a 5 progetti: la costruzione di un nuovo edificio scolastico a Canicattì, che ospiterà il Liceo classico Ugo Foscolo, la riqualificazione paesaggistica dell’antica Montevago, distrutta dal sisma del 1968, e tre interventi di riqualificazione urbana nei Comuni di Grotte (zona del Calvario), Racalmuto (via Regina Margherita e corso Garibaldi) e Raffadali (Villaggio della Gioventù). Tutto ciò con i fondi del Pnrr, per un importo complessivo di poco meno di 24 milioni di euro.