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Veruska Galizia, 35 anni, di cui 13 dedicati al servizio della Tipografia Maira di Paolo Vella, all’interno della quale ha contribuito non poco alla crescita dell’azienda grazie anche ai suoi innumerevoli aggiornamenti che si sono rivelati molto utili.

Veruska, bella, caparbia, testarda, molto decisa, concreta e amorevole nella comunicazione con i propri clienti i quali la considerano un vero e proprio punto di riferimento dell’azienda.

Per l’occasione, il titolare Paolo ha voluto ringraziare i 13 anni di collaborazione di Veruska con una piccola cerimonia che si è tenuta all’interno della tipografia. Immancabile, in questi casi, una meravigliosa torta che ha commosso la brillante Veruska, tanto da non potere spegnere le 13 candeline.

A Veruska, sicilia24h.it, augura una felice continuazione per il suo straordinario lavoro.

In Emilia Romagna un incidente stradale ha provocato la morte di Gioacchino Grillo, 50 anni, originario di Agrigento, assistente capo della Polizia penitenziaria in servizio da tempo nel carcere di Piacenza. Lui alla guida di una moto ha abbattuto i cartelli a ridosso di una strada chiusa per lavori in corso, nonostante gli operai abbiano tentato a distanza di indurlo a rallentare. E si è schiantato contro un furgone utilizzato dagli stessi operai e parcheggiato di traverso sulla carreggiata. E’ morto sul colpo sul Ponte Paladini, chiuso dalle ore 22 alle 6 per la sostituzione di un giunto e il riposizionamento della segnaletica orizzontale, lungo la tangenziale Sud di Piacenza.

 

 

A Palermo una ragazza tedesca di 25 anni, con lividi sul volto, braccia e ginocchi, si è recata in ospedale in lacrime: “Sono a Palermo per motivi di studio. Al rientro a casa sono stata violentata. Un giovane si è avvicinato a me con una scusa nella zona di via Polara, a poca distanza dal Tribunale. Mi ha aggredita. E poi è scappato”. I poliziotti della sezione della Squadra Mobile che si occupa di reati sessuali o contro i minori, sulla base delle informazioni rese dalla donna, hanno disegnato un identikit. Hanno acquisito alcuni video registrati dalle telecamere di sorveglianza. Indagini in corso.

Ad Agrigento, a San Leone, alcuni residenti al Viale dei Giardini hanno diffuso delle foto testimonianza contro la ricorrente e deprecabile abitudine di approfittare della mancanza di controlli e di posteggiare le automobili in modo selvaggio, sui marciapiedi. E così i pedoni sono costretti a camminare in strada, rischiando, soprattutto nelle ore notturne, di essere travolti dalle automobili in transito. Alcuni automobilisti inoltre posteggiano le auto ostruendo le strade di accesso al Viale dei Giardini, rendono impossibile l’eventuale transito di mezzi di soccorso. Si invocano maggiori controlli da parte delle forze dell’ordine preposte.

La Guardia di Finanza del Comando provinciale di Siracusa, capitanata dal colonnello Lucio Vaccaro, su 87 posizioni lavorative esaminate nel corso di controlli mirati, ha riscontrato 39 lavoratori in nero, sia sotto il profilo contributivo che assicurativo. E 8 dei 39 in nero sono risultati percettori del reddito di cittadinanza, essendo decorso il previsto termine di 30 giorni entro il quale comunicare la variazione della condizione occupazionale. L’Inps provvederà alla revoca del beneficio e alla restituzione di quanto incassato. I datori di lavoro sono stati segnalati all’Ispettorato Territoriale del Lavoro e nei loro confronti sono state elevate sanzioni amministrative per oltre 140mila euro.

Il personale medico dell’ospedale Giovanni Paolo II deve rendersi disponibile per turni aggiuntivi all’ospedale di Licata. Lo prevede una disposizione del commissario Asp Mario Zappia. Necessaria per sopperire alle gravi carenze di organico dell’unità di cardiologia dell’ospedale licatese. Il reparto del presidio sanitario saccense è già mancante di tre unità e deve adesso assicurare per il presidio di Licata un totale di circa 150 ore mensili.

L’Asp ha già chiesto ai dirigenti medici di Sciacca di fornire la loro disponibilità. Se non si dovesse raggiungere il monte ore assegnato, si procederà a coprire i turni attraverso specifici ordini di servizio. Non risultano analoghi provvedimenti per la copertura di carenze di personale al Giovanni Paolo II.

Un provvedimento dunque discutibile quello riguardante i cardiologi saccense, che già hanno svolto prestazioni aggiuntive a Canicattì, visto che l’Asp per le carenze di personale dell’ospedale di Sciacca sostiene che si tratta di situazione fisiologica perchè gli avvisi di reclutamento vanno a vuoto.

Pippo Giordano racconta gli interrogatori di Borsellino con Mutolo alla vigilia della strage di Via D’Amelio. E svela un aneddoto: quando il collaboratore citò Contrada tra i collusi.

Pippo Giordano, ex poliziotto della Dia, la Direzione investigativa antimafia, ha interrogato insieme a Paolo Borsellino il pentito Gaspare Mutolo, una collaborazione con la Giustizia eccellente, che, come si ritiene, avrebbe accelerato l’esecuzione della strage di via D’Amelio. Mutolo è stato a conoscenza delle collusioni tra mafia, politica e istituzioni, e Borsellino è stato depositario delle sue prime dichiarazioni: una pericolosa mina vagante. Pippo Giordano ha partecipato agli interrogatori di Mutolo oltre che con Borsellino anche con il pubblico ministro, Gioacchino Natoli, lo stesso che poi avrebbe istruito il processo “Andreotti”. E all’AdnKronos ricorda: “Nel luglio del 1992 io prestavo servizio alla Direzione investigativa antimafia di Roma. Qualche settimana prima del primo luglio mi fu affidato Gaspare Mutolo. E io, per una questione di sicurezza, decisi di nasconderlo in un appartamento a Roma aspettando l’arrivo del giudice Paolo Borsellino. Il dottor Borsellino arrivò in ritardo perché c’era stato un problema con il Procuratore di Palermo Pietro Giammanco, che non voleva che si occupasse di Mutolo. Quindi, io aspettavo di giorno in giorno, che mi arrivasse l’input per iniziare gli interrogatori con Borsellino. Finalmente il primo interrogatorio si fece. Era il primo luglio 1992. E lo facemmo in un appartamento riservato lì nei dintorni, vicino al centro operativo Dia di Roma. Per me fu un immenso piacere rivederlo anche se il clima era molto teso e triste perché appena 55 giorni prima c’era stata la strage di Capaci. Infatti ci salutammo con un abbraccio, entrambi tristissimi”. E poi Pippo Giordano racconta ancora: “Quel primo luglio andai alla Dia e poi tornai nel pomeriggio, quando stavano per finire il primo interrogatorio, ma non entrai perché non volevo disturbare. Poi passarono due settimane, e il 16 e il 17 luglio Borsellino tornò a Roma per riascoltare ancora Mutolo. E io rimasi per tutto il tempo a seguire l’interrogatorio del collaboratore. Il 17 luglio, cioè l’ultimo giorno di Borsellino con Mutolo, ad un certo punto dell’interrogatorio intervenne il pubblico ministero Natoli che chiese a Mutolo se fosse a conoscenza di personaggi collusi con le istituzioni. Si riferiva ad eventuali politici o poliziotti o carabinieri. E Mutolo tirò fuori per la prima volta i nomi di Bruno Contrada e del giudice Domenico Signorino, che poi si suicidò quando il suo nome fu tirato in ballo da alcuni collaboratori di giustizia. Borsellino si arrabbiò moltissimo. Disse a Mutolo di tacere. Era preoccupato, ma anche nervoso, tanto che accese una sigaretta mentre l’altra era ancora nel posacenere. Borsellino non riteneva ancora che fosse il momento di parlare delle collusioni politiche. Riteneva opportuno seguire un suo metodo. Prima voleva sapere dell’organigramma di Cosa nostra, poi degli omicidi e infine delle eventuali collusioni con polizia, carabinieri e i politici. Questo era il progetto di Paolo Borsellino. Quindi si infuriò quando Natoli gli fece quella domanda. Io da sotto il tavolo diedi un calcio negli stinchi a Mutolo e gli feci capire che non era quello il momento di parlare di questo argomento. Ne avrebbe dovuto parlare solo alla fine. Borsellino ripeté: ‘Non è il momento di fare questi nomi’. A quel punto proseguimmo con l’interrogatorio e finimmo nel pomeriggio. Ci salutammo con una stretta di mano. E lui mi disse: ‘Ci vediamo lunedì, al massimo martedì perché forse devo andare in Germania a sentire dei mafiosi’. La domenica fu ucciso”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Ieri 2 agosto 2022, nella ricorrenza del primo compleanno di AICA, i componenti del Cartello Sociale della provincia di Agrigento hanno incontrato i vertici della Consortile e di ATI per un confronto a tutto campo sugli aspetti gestionali della società che gestisce il servizio idrico integrato nell’agrigentino. In un clima molto disteso sono stati toccati diversi punti, con il conforto della dirigenza di AICA a partire dagli aspetti finanziari ed economici senza trascurare le prospettive del rifacimento di alcune importanti reti da cui dipendono risparmi considerevoli che incidono sui costi di funzionamento e di conseguenza sulle bollette. Il presidente del CDA ha informato i componenti del Cartello Sociale che poche ore prima l’assemblea dei sindaci, in rappresentanza dei 3/4 del capitale sociale, aveva approvato all’unanimità il bilancio che non si è chiuso in positivo soltanto a causa dell’aumento dei costi dell’energia. I componenti del Cartello Sociale hanno invitato gli interlocutori a continuare sulla strada del risanamento e hanno inviato il menegement di AICA a utilizzare meglio la comunicazione per rendere edotti gli utenti e tutti gli stakeolders dei risultati della gestione e degli interventi svolti per migliorare il servizio.
In vista di un prossimo incontro subito dopo ferragosto, i componenti del Cartello Sociale hanno sollecitato AICA ha procedere senza indugio sulla strada di azzerare la percentuale dei morosi a partire dalle pubbliche amministrazioni perché, hanno ribadito, non si può essere inflessibili con i cittadini e tolleranti con chi ha il dovere di dare l’esempio. Da parte di AICA è stato assunto un impegno fermo in questa direzione escono state espresse parole di gratitudine per il lavoro portato avanti dal Cartello Sociale a sostegno di una sfida che punta a consolidare l’esperienza della gestione pubblica del servizio idrico integrato a vantaggio dell’utenza e a salvaguardia dei livelli occupazionali.

Ricorrendo l’evidenza della prova, la Procura di Agrigento, tramite il pubblico ministero Cecilia Baravelli, ha disposto la citazione diretta a giudizio, scavalcando il filtro dell’udienza preliminare, a carico di Mario Bellavia, 31 anni, di Favara, indagato di avere omesso di dichiarare alcune vincite di gioco per non rinunciare al reddito di cittadinanza. Tra giugno e settembre del 2019, Bellavia al Cash games ha vinto 25.700 euro.

Ad Agrigento, all’ospedale “San Giovanni di Dio”; nei pressi del padiglione riservato alla camera mortuaria, un incendio è stato appiccato a dei cassonetti della nettezza urbana stracolmi di rifiuti. Sul posto sono interventi i Vigili del fuoco del Comando provinciale. La direzione del nosocomio ha sporto denuncia contro ignoti. Indaga la Squadra Mobili. Acquisiti i video registrati dalle telecamere di sorveglianza. Nello stesso luogo si sono spesso accumulati tanti rifiuti tanto da rendere il posto una discarica, a nocumento del decoro e della salute pubblica.