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I poliziotti del Commissariato di Licata hanno denunciato una donna napoletana di 53 anni, ritenuta responsabile del reato di truffa on line. Un uomo di Licata ha stipulato una polizza di assicurazione tramite internet. E ha pagato con una ricarica su carta pre-pagata Poste Pay. Con WhatsApp ha ricevuto il certificato di assicurazione di una nota compagnia assicurativa. Poi, consigliato da un amico, utilizzando un’applicazione su internet, ha riscontrato che la sua auto non è coperta da alcuna polizza assicurativa. Ha presentato denuncia. I poliziotti sono risaliti alla titolare della carta pre-pagata dove è stato effettuato il pagamento. Lei risulta già autrice con le stesse modalità di analoghi reati.

A Palermo una donna di 33 anni è stata arrestata ai domiciliari perché avrebbe picchiato, sbattendole la testa sul pavimento, e tentato di strangolare la compagna di 26 anni al culmine di una lite in casa, nella zona di Casa Professa. Lei risponderà all’autorità giudiziaria di maltrattamenti in famiglia, a fronte della relazione tra le due. La 26enne è stata soccorsa in ospedale, e a sua tutela è stato attivato il “codice rosso”. La Polizia è intervenuta dopo le telefonate al 112 di alcuni residenti, allarmati dalle grida delle due donne.

Il fratello di Paolo Borsellino interviene nel merito delle motivazioni della sentenza assolutoria al processo ‘Trattativa’: “Ripristinata la convivenza pacifica tra Stato e mafia”.

Come Nino Di Matteo, anche Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ritiene che le motivazioni appena depositate della sentenza assolutoria emessa dalla Corte d’Assise d’Appello di Palermo, al processo sulla presunta trattativa tra Stato e mafia, abbiamo legittimato il dialogo con la mafia e il favoreggiamento di convenienza a boss come Bernardo Provenzano, anche se ciò abbia poi provocato la morte del confidente Luigi Ilardo e del medico urologo Attilio Manca. E Borsellino ha scritto sui social: “Le motivazioni risultano inaccettabili perché, con buona pace di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino che per servire questo Stato hanno sacrificato la vita, sanciscono l’ufficializzazione del ripristino della convivenza tra mafia e Stato che dalla strage di Portella della Ginestra in poi ha caratterizzato la vita del nostro Paese. Con la mafia si può convivere, anzi si deve convivere, affermava qualche tempo fa Lunardi, un ministro della Repubblica.

E le motivazioni di questa sentenza vanno ancora oltre, affermando che con la mafia si può scendere a patti e questi patti possono contemplare la protezione, per oltre un decennio, della latitanza del capo dell’organizzazione criminale stessa, Bernardo Provenzano. Così come oggi viene protetta la latitanza del nuovo capo della stessa organizzazione, Matteo Messina Denaro. E con buona pace di quelli che, per proteggere questa latitanza di Provenzano, hanno dovuto essere eliminati. Come Luigi Ilardo, infiltrato nell’organizzazione criminale ed ucciso prima che potesse iniziare la sua collaborazione ufficiale con la giustizia. E come Attilio Manca, ucciso perché non rivelasse ai rappresentanti dello Stato che aveva visto al capezzale Bernardo Provenzano quando era stato chiamato ad operarlo. E come lo stesso Borsellino, ucciso in una strage i cui tempi erano stati affrettati perché a questa trattativa si era sicuramente opposto.

E’ stata una trattativa che per anni è stata chiamata ‘presunta’, che per anni ho continuato a chiamare ‘scellerata’, e che così continuerò a chiamare nonostante gli equilibrismi verbali di queste motivazioni che arrivano addirittura a definire la trattativa come portata avanti per ‘fini solidaristici’. Ma per solidarietà nei confronti di chi? E, soprattutto, su autorizzazione di chi? Quelli che hanno condotto questa, come è stata definita, ‘improvvida azione’, erano funzionari dello Stato. Non basta dire che, se hanno sbagliato, non lo hanno fatto per favorire la mafia. Se non hanno informato la magistratura della loro iniziativa, oltre che incompetenti – come si evince da altre parti delle motivazioni che altri, più competenti di me, potranno e dovranno studiare con attenzione per un auspicato ricorso in Cassazione – sono sicuramente colpevoli e come tali avrebbero dovuto essere condannati”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

I consiglieri comunali di Agrigento del gruppo “Liberi e Solidali”, Nello Hamel e Alessia Bongiovì, si sono rivolti al sindaco Miccichè e all’assessore Vaccaro, e hanno segnalato, e documentato, un pericolo incombente a Villaseta, in via Caduti di Marzabotto, a causa di tanta vegetazione incolta, tra canneti ed arbusti che occupano ampia parte della carreggiata stradale in prossimità di una curva. “Si tratta – affermano Hamel e Bongiovì – di una strada molto frequentata non solo dai residenti del quartiere di Villaseta e Monserrato, ma anche da autobus di linea e turistici, da mezzi pesanti di trasporto merci, da mezzi di emergenza (come quelli utilizzati dal comando provinciale dei Vigili del fuoco), e, soprattutto durante la stagione estiva, dai turisti, essendo in prossimità della Valle dei Templi. I mezzi per evitare l’impatto con la vegetazione sono costretti a invadere la corsia opposta. E ciò peraltro nei pressi di curva. Serve altro per comprendere che bisogna intervenire al più presto?”.

Quando parliamo di rinnovi contrattuali, viene in mente i “vecchi” Consigli di fabbrica. I lavoratori decidevano  quali erano i propri bisogni e programmi, per poi inviare un delegato che potesse divulgare e perseguire le richieste dei lavoratori. I delegati temporanei venivano eletti tra i lavoratori stessi, potevano  essere immediatamente revocati se infrangevano il loro mandato, e dovevano essere cambiati frequentemente. I delegati agivano come dei messaggeri, portavano e trasmettevano le richieste e le intenzioni dei lavoratori. Si respirava il “profumo” intenso delle discussioni, delle lotte. Ci si “incazzava” ed a volte volava qualche pugno. Alla fine però, si usciva con una linea comune. Oggi ci sono i “famosi” preaccordi , proposti  sempre dall’azienda, discussi e sottoscritti attorno ad un tavolo, dove il lavoratore la fa da fantasma. Preaccordi preconfezionati, da portare poi nelle riunioni, accompagnati da mille pregiudizi, difficoltà, lotte titaniche sostenute da questa o quella sigla sindacale ,la quale paladina dei lavoratori, ha portato a casa un importante risultato. Quello che sta accadendo in questi giorni, è la dimostrazione di quanto il lavoratori, in queste grandi contrattazioni, contino poco.

Mi riferisco ai lavoratori AIAS e CSR dei centri siciliani, i quali attendono il rinnovo contrattuale dal 2012. Una vergogna che si trascina da oltre 10 anni che ancora oggi, continua a  “rubare” ai lavoratori la dignità e i diritti. Lavoratori che dovrebbero avere gli stessi diritti e la stessa articolazione dei loro colleghi della  sanità nazionale e non certamente preaccordi assurdi, dove ad esempio la malattia viene pagata per intero soltanto dal ventiduesimo giorno di assenza consecutiva. Dove i preaccordi prevedono che dal terzo evento di malattia in un anno, i primi tre giorni non verranno più retribuiti. Dove i preaccordi prevedono che  l’infortunio viene  pagato per intero  solo dal quinto giorno. Dove i preaccordi configurano una assurdità : le future mamme, con il nuovo contratto, non avranno più la piena retribuzione nei cinque mesi di congedo obbligatorio, in quanto AIAS non integrerà il 20 per cento della retribuzione.  Va ricordato che per tutto il periodo del congedo per maternità, le lavoratrici hanno diritto ad una indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione. Molti orrendi contratti collettivi (da rivedere) pongono a carico del datore di lavoro il pagamento del restante 20%, così da assicurare alla lavoratrice l’intera retribuzione. Inoltre la legge tutela la lavoratrice madre nelle diverse fasi della gravidanza e nei primi anni di vita del bambino. Credo che si sia toccato il fondo, ribadisce Aldo Mucci del direttivo nazionale SGB. Bisogna scendere nelle piazze, per rivendicare e riconquistare il sacrosanto diritto alla dignità lavorativa.

A Palermo è stato rapinato un furgone carico di medicinali. Il dipendente di un’azienda è stato bloccato da due uomini in via Perpignano. Uno dei due è salito a bordo del furgone, e il secondo ha seguito il mezzo a bordo di un’automobile. Appena giunti nella zona di via Cappuccini, i rapinatori hanno abbandonato l’autista e il furgone dopo averlo svuotato. Le indagini sono condotte dalla Polizia che ha raccolto la testimonianza del dipendente.

E’ stato pubblicato ieri sulla Gazzetta ufficiale della Regione Siciliana il decreto di convocazione dei comizi in prossimità delle elezioni Regionali del 25 settembre. Contestualmente, l’assessorato regionale delle Autonomie locali ha pubblicato le istruzioni per il deposito dei contrassegni di lista per le elezioni all’Assemblea regionale Siciliana. I simboli di lista dovranno essere depositati al dipartimento delle Autonomie locali, in via Trinacria 34 a Palermo, dalle ore 9 alle 20 di sabato 13 agosto, ovvero 43 giorni prima del voto, e dalle 9 alle 16 del 14 agosto domenica, a 42 giorni dal voto. Il mancato deposito determina l’impossibilità di presentare le liste nelle circoscrizioni provinciali. Fissate anche le date dell’affissione dei contrassegni ricevuti, per la visione da parte dei rappresentanti dei partiti o gruppi politici: lunedì 15 (dalle ore 9 alle ore 17) e martedì 16 agosto (dalle ore 9 alle ore 14). Entro tali termini possono essere segnalate eventuali identità o confondibilità dei simboli.

A Grotte i Carabinieri, ad un posto di blocco, hanno sorpreso un bracciante agricolo in possesso, tra perquisizione personale e poi domiciliare, di 4 involucri di cellophane con all’interno cocaina, per un peso complessivo di circa 8 grammi. E poi un bilancino di precisione, un cucchiaio di metallo intriso di polvere bianca e tre pezzetti di carta stagnola, verosimilmente usata per confezionare dosi di stupefacente. E’ stato denunciato alla Procura della Repubblica di Agrigento per l’ipotesi di reato di detenzione di droga a fine di spaccio.

Questo era il sorriso di Luzzo Antico, uno dei personaggi marinisi più simpatici. Di fede juventina, Luzzo circolava con una grossa radio montata sul motorino, sorridente come lo ha immortalato Cesare Brucale che dei tanti personaggi empedoclini possiede un affettuoso archivio fotografico.
Ed è così che, grazie a Cesare, lo salutiamo: con un sorriso e con affetto.
Tratto da facebook

Ad avvertire le forze dell’ordine sono stati alcuni testimoni che hanno assistito alla scenda dai balconi di alcune abitazioni vicine. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Polizia Municipale, che hanno salvato altri due cagnolini dalla stessa sorte, carabinieri e veterinari dell’Asp.

E’ stato solo denunciato.