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“Seppur tardivamente, prendiamo atto che le nostre osservazioni sulla necessità di aprire una seria riflessione sulle criticità e le anomalie del trasporto pubblico locale nella città di Agrigento siano state recepite dall’ Amministrazione comunale e dal Consiglio comunale che – alla vigilia della nuova gara ad evidenza pubblica – ha istituto una Commissione di studio per valutare proposte e criticità.
Lo afferma il coordinatore provinciale del movimento politico “Servire Agrigento”, Raoul Passarello a proposito del nuovo bando per l’affidamento del servizio di trasporto pubblico locale ad Agrigento.
“I buoni propositi di riorganizzare il servizio per superare le croniche debolezze e dotare la città di un sistema di mobilità più moderno e sostenibile devono trovare adesso il giusto e doveroso riconoscimento partendo dall’imprescindibile necessità di adeguare il biglietto a tempo, ponendo fine ad una anomalia tutta agrigentina protrattasi nel tempo e nel silenzio delle Amministrazioni comunali succedutesi.
Riteniamo che nell’ambito del chilometraggio annuo attualmente riconosciuto dalla Regione siciliana (844.592 km) occorre riprogettare l’intero assetto della rete rimodulando i percorsi delle linee tenendo conto delle peculiarità e delle distanze del territorio. Così come appare indifferibile la necessità di assicurare un più efficiente collegamento tra i quartieri e il centro città aumentandone la frequenza delle corse e di apportare delle integrazioni ai percorsi già esistenti per consentire ai visitatori di raggiungere più agevolmente e anche nelle ore notturne i siti archeologici, le aree di interesse storico-culturale (Duomo, Casa natale di Luigi Pirandello), la frazione balneare di San Leone nonché i luoghi più importanti dal punto di vista dei servizi, come ospedale, cimiteri e centro commerciale a salvaguardia degli anziani e delle fasce deboli dell’utenza.
La sfida per una città che vuole valorizzare al meglio la propria immagine – conclude Raoul Passarello – passa da un sistema di mobilità ottimale, da mezzi più moderni e meno inquinanti, da servizi di informazione e di attesa di alta qualità (paline, sedili e pensiline) ma soprattutto dalla capacità della politica di vigilare sul rispetto degli obblighi contrattuali per evitare di ripetere errori e sviste del passato che hanno comportato costi aggiuntivi per l’utenza, anomalie e disservizi”.

A Licata lo scorso 8 luglio tre giovanotti, di cui uno minorenne, si sono azzuffati all’interno di un bar molto frequentato in città. Adesso il questore di Agrigento, Maria Rosa Iraci, ha firmato tre provvedimenti Dacur, ovvero Divieto di avvicinamento ad un esercizio pubblico. La rissa è stata violenta. I tre hanno subito lesioni. Sono stati denunciati dalla Polizia per rissa aggravata. Ai tre è vietato avvicinarsi al bar per due anni. Se si avvicinano è prevista una multa da 8 a 20mila euro, e la reclusione da 6 mesi a 1 anno.

Un ragazzo di 17 anni, Marco Puccio, è morto in un incidente stradale avvenuto a Corleone. Secondo le prime indagini, pur non avendo la patente, lui è stato alla guida di una Panda 4×4 precipitata in una scarpata. L’automobile si è ribaltata uccidendolo. Sul posto sono intervenuti i Vigili del fuoco che hanno estratto il giovane della lamiere, e i sanitari ne hanno constatato la morte. Le indagini sono condotte dai Carabinieri della Compagnia di Corleone.

L’assessore regionale alla Salute, Ruggero Razza, interviene a seguito della morte del bambino Domenico, per il quale si sospetta che all’ospedale San Marco a Catania abbia contratto l’infezione da enterococco rivelatasi mortale. Razza afferma: “Sono personalmente addolorato per la morte del piccolo Domenico. E’ una notizia che mi sconvolge come amministratore, come uomo e come padre. Su mia disposizione ha già istituito una commissione di indagine interna composta dai direttori delle Unità di Malattie infettive, Chirurgia pediatrica e dalla Direzione medica di presidio ospedaliero. Sono certo che la magistratura farà chiarezza su quanto avvenuto ma, nel frattempo, è importante capire se tutte le procedure sono state svolte in modo corretto. Voglio esprimere la vicinanza dell’intera Regione Siciliana alla famiglia e a tutti i medici del nosocomio che, ogni giorno, lavorano con serietà e abnegazione”.

L’Ance Associazione nazionale costruttori edili di Agrigento, tramite il presidente provinciale Carmelo Salamone, denuncia il perdurante mancato pagamento, da 7 mesi, delle fatture alle imprese con commesse pubbliche. E afferma: “Il tempo dell’impunità è finito, valuteremo eventuali danni erariali. Mentre il Governo regionale continua a chiedere a Roma di risolvere i suoi problemi (dai rifiuti ai cinghiali passando dalle infrastrutture incomplete) le aziende edili che hanno avuto la sfortuna di aggiudicarsi commesse pubbliche attendono da sette mesi il pagamento delle fatture. E’ una vergogna che si ripete ciclicamente ogni anno e che si consuma nel silenzio colpevole della politica, o quel che ne rimane. Il problema non è romano ma è tutto siciliano, ma anche questo, come molti altri, non si riesce per incapacità manifesta a risolvere, perseverando in una mancanza di rispetto continua della dignità delle aziende. Siamo più volte intervenuti in questi mesi sul tema, raccogliendo poche e sparute rassicurazioni che non hanno mai convinto nessuno. Alla fine la tragica concretezza dei fatti ci consegna un dato inequivocabile: le imprese che stanno svolgendo lavori per conto della Regione continuano ad essere costrette ad indebitarsi per pagare dipendenti, fornitori e imposte versate a quegli stessi Enti che oggi le mortificano disattendendo i propri impegni. Si continua per giunta a parlare di fondi straordinari per il comparto senza che però si garantisca l’ordinario. Forse ciò avviene perché si ha la convinzione dell’impunità: ogni volta che torniamo a chiedere il rispetto dei contratti inizia lo scaricabarile e si è convinti che alla fine nessuno risponderà di quanto avviene. Vogliamo avvisare tutti: Ance Sicilia è al lavoro con un legale e dei tecnici formalmente incaricati per rilevare eventuali danni provocati alle aziende e soprattutto per chiedere alla Corte dei Conti di vagliare la sussistenza di un danno erariale derivante dagli oneri versati per i tardati pagamenti”.

L’associazione ambientalista MareAmico di Agrigento, coordinata da Claudio Lombardo, rivolge apprezzamento verso gli addetti ai lavori di recupero e pulizia del boschetto delle Dune. E afferma: “Finalmente sono partiti i lavori. Tutto ciò si è reso possibile solo dopo la firma della convenzione tra il Demanio marittimo, il Dipartimento dello Sviluppo rurale e territoriale (ex Forestale) ed il Comune di Agrigento. Nel giro di alcune settimane il boschetto, abbandonato da diversi lustri, finalmente potrà ritrovare l’antico splendore. Una squadra di operai sta già potando i tronchi degli alberi rimasti vivi, sta eliminando gli alberi morti e sta raccogliendo i quintali di rifiuti depositati lì dagli incivili. Questa è un’opera di riqualificazione ambientale che la città aspettava da tempo!”

 

A Lampedusa i carabinieri del Centro Anticrimine Natura del Comando provinciale di Agrigento, e della locale Stazione, hanno sequestrato un’area di 850 metri quadrati trasformata in luogo di scarico di rifiuti soprattutto derivanti da attività edilizie e di demolizione. I sigilli sono stati apposti poche ore dopo il controllo e il blocco di un veicolo utilizzato per il trasporto di rifiuti derivati da costruzioni e demolizioni. L’autista è stato colto privo del formulario di Identificazione dei rifiuti (il cosiddetto Fir), ossia il documento di accompagnamento per il trasporto dei rifiuti. Dopo l’analisi documentale è scattata l’ispezione nell’appezzamento di terreno poi oggetto del sequestro.

Ancora commenti a freddo dopo la sentenza emessa dal Tribunale di Caltanissetta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di Via D’Amelio. L’intervento del giudice Balsamo.

Antonio Balsamo

Ancora commenti a freddo dopo la sentenza appena emessa dal Tribunale di Caltanissetta sul depistaggio delle indagini dopo la strage di Via D’Amelio. Antonio Balsamo, attuale presidente del Tribunale di Palermo ed ex presidente della Corte d’Assise di Caltanissetta che ha emesso la sentenza al processo “Borsellino quater”, scrivendo e sottolineando nelle motivazioni che si è trattato di “uno dei più gravi depistaggi della storia giudiziaria italiana”, adesso lancia un appello alla ricerca della verità. E all’Adnkronos afferma: “Tanto è stato compiuto per accertare la verità, ma vi è ancora molto da lavorare nella ricerca della verità, senza compromessi, da parte di tutte le istituzioni, non solo le giudiziarie, ma anche dello Stato, perché il diritto alla verità spetta non solo alle vittime e ai loro familiari, ma anche alla collettività. Ad esempio: le indagini svolte dalle Commissioni parlamentari per loro natura non sono soggette ai limiti dei processi penali. E ciò è una prospettiva da praticare anche nei prossimi anni”. E poi, riferendosi alla sua sentenza al “Borsellino Quater”, confermata in Cassazione, Antonio Balsamo aggiunge: “Con la sentenza ‘quater’ abbiamo ritenuto che vi sia stato un depistaggio, uno tra i più gravi della storia giudiziaria italiana. E che sarebbe stato necessario approfondire alcuni aspetti: il primo è la copertura di una fonte ancora occulta da cui derivano quelle parti sicuramente vere che sono comuni alle dichiarazioni dei falsi collaboratori. Il secondo aspetto è il collegamento tra il depistaggio e la sparizione dell’agenda rossa. Ed è una sottrazione che avviene subito dopo l’esplosione in via D’Amelio. La Barbera ha un ruolo sia nella creazione dei falsi collaboratori, sia nella sparizione dell’agenda rossa. Quando lui restituì la borsa di Borsellino alla famiglia, e dentro mancava l’agenda rossa, la figlia, Lucia, chiese con forza dove fosse l’agenda. E La Barbera le rispose che non vi era alcuna agenda, e poi a sua madre disse che sua figlia aveva bisogno di assistenza psicologica. Il terzo aspetto che merita altrettanta attenzione è il fine del depistaggio per coprire responsabilità di altri soggetti per la strage di via D’Amelio, nel quadro di una convergenza di interessi fra Cosa Nostra e altri centri di potere, politici ed economici, che sarebbero stati coinvolti nei sondaggi, le ‘tastate di polso’ di Cosa Nostra prima di avviare la stagione delle stragi. E poi meritano attenzioni le confidenze di Borsellino alla moglie Agnese il giorno prima di essere ucciso. Le disse che non sarebbe stata la mafia a ucciderlo, ma che sarebbero stati i suoi colleghi e altri soggetti a permettere che ciò potesse accadere. E poi, il giudice Borsellino non è stato ascoltato nei 57 giorni trascorsi dalla strage di Capaci a quella di via D’Amelio, neppure dopo il suo intervento a Casa Professa il 25 giugno in cui affermò: ‘Io oltre che magistrato sono testimone’. E poi, la mancanza di un’adeguata protezione nei pressi della casa della madre di Borsellino, nonostante la carenza di una zona rimozione fosse stata più volte segnalata da parte dei poliziotti di scorta. E poi, il coinvolgimento nelle indagini sin dall’inizio dei servizi segreti, in modo irrituale. E la presenza di alcune persone che arrivano in giacca e cravatta sul luogo della strage, persone di Roma, appartenenti ai servizi segreti, nella immediatezza della esplosione. Anche questo è un dato emerso per la prima volta nel processo Borsellino quater”.

E’ stato ritenuto responsabile dei reati di rapina impropria in concorso, morte o lesioni come conseguenza di altro delitto, e violazione di domicilio, il diciassettenne, originario di Paternò, che è stato arrestato dai carabinieri della Compagnia di Agrigento, in esecuzione di un ordine di pena detentiva emesso dalla Procura del Tribunale per i Minorenni di Messina. Il minorenne deve scontare la pena di 2 anni, 1 mese e 6 giorni di reclusione proprio per questi reati commessi, il 15 luglio del 2020, a Giardini Naxos. Dopo le formalità di rito dell’arresto, i militari dell’Arma hanno accompagnato il ragazzo all’istituto penale per i minorenni di Caltanissetta.

All’alba di oggi eseguite 12 misure cautelari nel mandamento di Porta Nuova a Palermo. Si tratta della prosecuzione dell’operazione “Vento” dello scorso 6 luglio.

E’ stata intitolata “Vento 2”, perché è una prosecuzione del blitz “Vento” che lo scorso 6 luglio ha imperversato nel mandamento mafioso di Porta Nuova a Palermo provocando 18 arresti ad opera dei Carabinieri. All’alba di oggi invece sono state eseguite 12 misure cautelari, spiccate dalla Procura e firmate dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale. Le due retate hanno inteso soprattutto scongiurare altri spargimenti di sangue dopo l’omicidio di Emanuele Burgio, avvenuto a Palermo alla Vucciria il 31 maggio del 2021, e l’uccisione di Giuseppe Incontrera alla Zisa lo scorso 30 giugno. Dei 12 indagati, 4 sono in carcere e 8 ai domiciliari. E gli si contestano, a vario titolo, i reati di associazione mafiosa e per traffico e spaccio di stupefacenti, violenza privata e lesioni personali aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose. E tra gli arrestati, ai domiciliari, vi è anche la moglie di Giuseppe Incontrera, Maria Carmelina Massa: dalle intercettazioni sarebbe emerso che lei è la cassiera del clan, capeggiato dal marito, per gli affari di droga. A preoccupare magistrati e carabinieri sarebbe stata anche l’attesa scarcerazione, proprio oggi, di Filippo Burgio, detenuto nel carcere di Voghera per altra causa e per associazione mafiosa. Lui avrebbe manifestato la volontà di vendicare l’omicidio del figlio Emanuele. Intercettato in carcere, Filippo Burgio si sarebbe rammaricato: “Non ho pace per mio figlio. Me l’hanno ammazzato questi figli di pulla”. E con la mano destra tracciava il segno di tagliare la gola. La famiglia mafiosa di Porta Nuova avrebbe assunto la gestione diretta di sei piazze di spaccio, localizzate nei centralissimi quartieri del Capo, della Vucciria, di Ballarò e della Zisa, tra via dei Cipressi, piazza Ingastone e via Regina Bianca. Ecco gli arrestati: in carcere Giuseppe Auteri, 47 anni, Nicolò Di Michele, 32 anni, Filippo Burgio, 50 anni, Salvatore Incontrera, 25 anni. Ai domiciliari Giuseppe D’Angelo, 28 anni, Massimiliano D’Alba, 31 anni, Antonino Fardella, 41 anni, Gaetano Verdone, 50 anni, Francesco Verdone, 33 anni, Marco Verdone, 31 anni, Angelo Costa, 29 anni, Maria Carmelina Massa, 42 anni.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)