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Lei magra lo è stata, voi intelligenti non lo sarete mai

 

Un tempo il pettegolezzo era limitato al pianerottolo dei condomini: “hai visto quella com’era vestita ieri? Ma chissà dov’è andata conciata così” oppure dal parrucchiere mentre si attendeva il proprio turno e si sfogliavano i giornali “scandalistici” (qualcosa di davvero scandaloso per la pochezza e schifezza di contenuti) mentre si criticavano i Vip le loro presunte storie amorose, i flirt o l’eventuale cellulite.
Ma alla fine finiva lì.
Oggi il pettegolezzo è la prima modalità social, è la condizione che permette di acchiappare più like, che si parli del vicino di casa o del vip che si invidia per stile di vita o partner.
Tutto gira intorno al pettegolezzo ma anche all’offesa. Ci si “slancia” proprio in affermazioni quasi al limite della querela, spesso nascondendosi dietro le famose tastiere, dove vivono i leoni che poi in tribunale divengono agnellini.
Ma si sono fatti furbi, i detrattori che non hanno nulla di meglio da fare che criticare e offendere questo e quello, si accodano alla massa, restano sempre borderline, usano gli asterischi per nascondere le offese, ri-condividono le offese espresse da altri, ma godono ampiamente nel giudicare, nel denigrare, sentendosi superiori, loro. Noi ancora ci domandiamo in cosa saranno mai superiori.
E così adesso è il momento della Incontrada, attrice, donna di spettacolo, colpevole – secondo le masse di idioti – di essere sovrappeso.
Vanessa Incontrada resta una donna bellissima, che come tutte le donne vive i segni del tempo senza essere vittima della mancata perfezione. È stata magra in gioventù, oggi è splendida nei suoi panni e nei suoi chili, è carismatica, piena di charme e di bellezza.
Costretta (quasi) a mostrarsi nuda l’anno scorso sulle pagine di una rivista patinata, contrastava con forza il body shaming, quelle offese aggressive che hanno un effetto devastante sulla psiche di alcune donne e che sono un vero e proprio atto ignobile verso la vittima.
Apparsa sui giornali in costume da bagno in questi primi giorni d’estate è stata bersaglio di critiche senza fine. Lei ci ride su, scherza con Gigi D’Alessio che durante una kermesse le offre delle mozzarelle e continua a mostrare il suo sorriso disarmante, orgogliosa di ciò che è, e che nulla ha a che fare con la taglia che indossa.
Ma mi viene da domandarmi in quante vorrebbero essere la Incontrada.
Perché c’è sempre l’invidia dietro un’offesa, una critica, un tentativo di distruggere qualcun altro diverso da sé.
Ma poi analizziamoli i soggetti che sono sempre lì a criticare tutti, a porre l’accento sempre sull’apparire, su ciò che è “a vista”, che passano il loro tempo a spiare le vite degli altri, a scovarne “l’errore”, il difetto, in modo da sentirsi meno anonimi di quanto non siano.
Beh si fa presto a capire che già il loro livello intellettivo è di gran lunga sotto la norma, e che se la Incontrada magra un tempo lo è stata, loro intelligenti non lo saranno mai. Perché chi si sofferma su un dettaglio come un eventuale difetto fisico, allora è proprio egli stesso un vuoto a perdere.
E vi dirò di più, sono quelle stesse persone che nutrono la loro autostima attraverso gli ormai famosi filtri da social, che allungano le ciglia, sbiancano i denti, riempiono le labbra e sfinano i fianchi.
Peccato però che poi chi li conosce nella vita vera, sa quanto finto sia proprio il loro modo di concepire l’esistenza, come se “apparire” migliori possa al contempo renderli migliori.
E nell’epoca in cui anche le grandi case di moda, propongono modelle di tutte le taglie, questo schifo che continua a circolare è il termometro di come ancora la stragrande maggioranza degli essere umani non si accetta affatto per com’è, e per stare meglio ha bisogno di denigrare gli altri, deve cavalcare l’onda dell’offesa, che con i social ovviamente è pratica molto semplice e per alcuni anche divertente.
Pensiamo alle nostre ragazze, alle nostre figlie, ai nostri ragazzi, ai nostri figli che dovrebbero sentirsi liberi di essere, non di apparire come lo standard “sociale” vorrebbe, e insegniamo loro ad accettare tutto il bello che c’è in loro, compreso le loro insicurezze, le incertezze, i loro limiti, e a difendere la loro identità unica e meravigliosa.
E non stiamo zitti quando la “influencer” di turno, priva forse di una quale dose di apertura mentale, diciamo così, dice a gran voce che le donne incinta sono svaccate, ossia grasse.
Basta.
Basta.
Basta a star zitti.
Perché se la libertà di opinione permette a tutti di dire la propria e dunque di offendere affacciandosi spesso alla finestra dei social, non a quella di un condominio, allora che si prenda una posizione a testa alta, lontano da chi per vivere bene ha bisogno di oscurare la vita degli altri.

 

 

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