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La Cantina Bentivoglio ospita il talento strepitoso di Champian Fulton e il suo trio

 

La Cantina Bentivoglio a Bologna è da sempre il posto magico del jazz, luogo ideale dove tutto l’anno si possono ascoltare concerti nella condizione più propizia a questo tipo di ascolto e cioè vicini agli artisti, dei quali si può percepire non solo il talento ma anche l’anima, le intenzioni, l’appeal.
La formula vincente del jazz club, dunque,  con la marcia in più di essere un posto sofisticato dove tutto è perfetto, dal cibo al vino, dalle luci al servizio, dalla musica alla complicità che si sprigiona tra gli appassionati di jazz e quel luogo che non delude mai.
Ieri sera ad esibirsi, un’artista che a mio avviso, merita molta più visibilità di quelle che già non ha esibendosi nelle sale jazz di tutto il mondo.
Champian Fulton è giovane e deliziosa, e la felicità che ha imparato a vivere (sometimes I’m happy – dice) sentendo i suoi genitori suonare il jazz, la regala al suo pubblico che non può non inebriarsi davanti ad una capacità artistica fuori dal comune, perché la cantante e pianista americana non è solo dotata di bravura sopraffina, ma è anche una virtuosa del jazz, e del jazz ne rappresenta la purezza e l’integrità.

Il suo fascino garbato è al contempo prorompente, denso di swing, con il suo pianismo brillante e pieno di idee armoniche nei passaggi improvvisativi, mentre corre sui tasti del pianoforte con la leggiadria di chi conosce in maniera impeccabile la materia e la fa sua, senza indugi e senza ammiccare.

L’ampia sensibilità verso la tradizione jazzistica e i temi di repertorio dei quali ne incarna le sfumature, diventano espressione e linguaggio che trasmigrano nell’ascoltatore diventano dimensione appassionata e coinvolgente.

Con lei sul palco ieri sera due fuoriclasse che al mondo del jazz hanno dedicato tutta la loro vita. Un team ritmico che vede al basso Lorenzo Conte e alla batteria Joris Dudli.

Un connubio perfetto, un interpley impeccabile, uno scambio di spazio sonoro e di complicità, realizzato per innescare un piacere all’ascolto tanto raro quanto appagante.

Champian Fulton eccelle sia al piano che alla voce. Ricorda le voci divine delle cantanti jazz anni 50, e se chiudi gli occhi mentre l’ascolti fai un salto nel passato, sei immerso in quei jazz club newyorkesi e ti avvolge la consapevolezza di essere nel posto giusto con le intenzioni giuste, quelle di godere fino in fondo delle emozioni sensoriali che solo il jazz sa consegnarti.

La voce di Champian è giovane ma ha in sé il tocco del veterano, mentre interpreta gli standard, e a me ha ricordato la voce di Carmen McRae, con tutte le inflessioni vocali del bop, del blues, mentre padroneggia con le ballad fino alla potenza dello swing.

È un’artista dotata e abile nel condurre, cosa non scontata e non facile da riscontare nei trii dove il leader è una donna.

Gli assoli sono agili e raffinati, eloquenti ed effervescenti, sono concentrati sul tema e permettono alla performance di apparire ritmicamente coinvolgente e ricca di sensualità.

Sometimes i’m happy – dice Champian Fulton.
Lo siamo stati anche noi, ieri sera, per un’ora e mezza in cui il jazz ha pulsato nella forma più accattivante possibile.

 

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