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Ignazio Altieri, il barone gentiluomo

 

di Lorenzo Rosso

Era una figura molto nota in città e a pochi mesi dalla sua scomparsa, ecco arrivare, fresco di stampa, il volume “Ignazio Altieri, il “barone” gentiluomo”.

A raccontare in queste pagine il “personaggio” Altieri, figura che fu sempre presente nel dibattito cittadino agrigentino, l’amico di una vita, Pietro Seddio, scrittore ottantenne, ormai da molto tempo emigrato al Nord, a lui legato da profonda amicizia.

Ignazio Altieri, uomo di talento e di grande cultura, apparteneva ad una delle più antiche famiglie della città, fondatrice nel 1812 di una delle Case più famose per la produzione di maioliche d’arte e da collezionismo nonché fornitrice ufficiale della Real Casa dei Borbone delle Due Sicilie. Suo nonno fu anche podestà di Agrigento, e lui rappresentò la quinta generazione di commercianti dell’antica maison.  Per moltissimi anni, infatti, gestì negozi di alto livello di antiquariato, in particolare in via Atenea, nei pressi dell’ex “Hotel Gellia”, dove commercializzava quadri d’epoca, mobili e libri antichi come pure ceramiche, posaterie e quant’altro fosse esclusivo per la sua clientela d’elite.

La sua esposizione commerciale in centro, era sempre ben frequentata e faceva da richiamo anche per i molti flaner che, ad ogni ora del giorno, bighellonavano per la strada.

Cliente d’eccezione del suo negozio, era lo scrittore Leonardo Sciascia che andava da Altieri per acquistare i suoi preziosi bastoni da passeggio, quelli ormai introvabili realizzati dalla storica ditta Ravarini e Castoldi di Milano (Sciascia, come Altieri, collezionava “bâtons de marche”) ma anche i cappelli di pregio etichettati “Cappelleria Luigi Altieri”.

Lui si considerava (e veniva al tempo stesso considerato) un po’ il “principe” di quella via Atenea un tempo definita il salotto buono della città e oggi “un po’ scolorito e un po’ fanè – diceva – come una vecchia ignora sul viale del tramonto”.

Il volume di Pietro Seddio (con prefazione di Salvatore Indelicato, Simple Edizioni, 427 pagine, costo: 25 euro, solo acquistabile on line) oltre a contenere una raccolta di scritti dello stesso Altieri, riporta anche quello che fu il lungo epistolare tra i due amici ed una rassegna di immagini del personaggio.

Tra gli altri, nel libro si trova pure il ricordo dell’artista Mario D’Alessandro, che negli Anni Settanta, titolare del mitico locale “Uaddam” del viale della Vittoria, annoverava l’Altieri tra i suoi più assidui frequentatori della dicoteca.

Il merito del libro di Seddio è quello di riproporre alcuni testi dell’Altieri ormai introvabili come l’antologia di racconti “I passi ritrovati nella mia Girgenti” in cui Ignazio raccontava un’importante spaccato di una Girgenti esistita; in passato piena di vita, di grida, di movimento, di attività che il tempo ha ormai relegato tra i ricordi. Sei “memoirs” di gioventù tra cui il racconto “Tutta colpa di Giovanni Moscato”, reo quest’ultimo, con le sue canzoni di averlo ispirato nella scrittura e reso nostalgico del tempo che fu.

La famiglia Altieri va ricordato che nella seconda metà degli Anni Venti, edificò il “Grand Hotel et Agrigentum” al viale della Vittoria, oggi sede dell’Agenzia delle Entrate, e lo stesso Altieri, ideò, utilizzando un’antica torre di avvistamento sul mare, a Maddalusa, l’ “Hotel Foresteria Baglio della Luna” tra i più esclusivi alberghi della città, immerso nella valle dei templi e frequentato dai nuovi viaggiatori del “grand tour” dei giorni nostri.

Di fede monarchica, sognava inutilmente, l’Altieri, che un giorno o l’altro la sua città riuscisse in qualche modo a dare “un giusto riconoscimento” alla figura di don Ferdinando II di Borbone, dedicandogli una via o una piazza, e perché no, magari anche un monumento. Invece così non fu e alla fine dei suoi anni, si trasferì ad Erice, nella “Maison Altieri” che aveva creato nel piccolo centro turistico del trapanese, dove nella quiete dell’eremo ericino si spense a 68 anni, il 4 novembre del 2021.

“Questo libro – spiega Pietro Seddio – vuol essere un piccolo omaggio e un riconoscimento per l’amicizia che Ignazio Altieri ha voluto omaggiarmi nel corso della sua vita”

 

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