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“Bianca come la luna”, il libro di Rita Mantuano che racconta di sua nonna dentro tante vite incredibili e possibili

 

Rita Mantuano fa diventare i suoi ricordi, un dono.
Scrivendo “Bianca come la luna“, racconta la storia vera che fu di sua nonna Erminia.
Ma lo fa come se fosse proprio sua nonna, a raccontare la sua travagliata vita ai lettori.
Sapiente con le parole, utilizzando un registro medio, facendo ricorso ad un linguaggio chiaro, la scrittrice lascia che a parlare sia sua nonna, così come aveva fatto con lei, e dunque regala quei racconti e i suoi personali ricordi al lettore, che si trova dinanzi ad una storia vera ma che ha dell’incredibile, perché la protagonista del racconto, vive tante vite in una, attraversa vicissitudini difficili da reperire in una vita sola. L’amore però regna tra le pagine del libro, da quello per l’uomo che l’ama e che la rende madre e vedova nello stesso giorno, all’amore per sua figlia che per lei è tutto, dalla violenza subita, alla guerra sino al suo epilogo in una casa di cura, dopo aver anche vissuto il manicomio.

Nel viaggio tra le pagine del libro ci si commuove, ci si immedesima, si empatizza con la protagonista e ci si domanda quanto difficile sia stato per Rita Mantuano raccogliere la vita e la storia di quella nonna alla quale fu molto legata, per trasformarla in un vero e proprio racconto; tutto questo senza pretese, ma con la delicatezza che le vicissitudini accorse ad Erminia richiedevano.
La narrazione parte in medias res e poi fa un salto temporale nel passato remoto.
Dall’ultimo periodo dell’esistenza di nonna Ermina, quello forse più fulgido nella memoria di Rita Mantuano, indietro fin dove tutto ebbe inizio, attraversi una analessi attenta e dettagliata.

Ho apprezzato molto la modalità dell’autrice di sottolineare degli aspetti sociali e antropologici di un tempo andato ma che sono purtroppo ancora molto radicati, come il pettegolezzo, le dicerie, le malelingue. E poi ancora il senso di colpa, perché nonna Erminia vive anche questo sentimento.
Su tutto quella capacità di sottolineare come nel destino di ognuno vi è una linea sottile che separa la cosa giusta da fare, da quella che semplicemente si fa.
Dalle pagine del libro vien fuori il carattere di una donna che nell’inizio del secolo scorso, ha retto i colpi della vita, con fierezza, con tenacia, per poi a tratti arrendersi, accolta dalla consapevolezza di essere umana e fallibile e fragile, come tutti.

Trovo giusto non svelare il perché di quel titolo e l’epilogo della storia, che chiude un cerchio e lascia dentro l’essenza di una vita che è stata degna di essere raccontata.

Molto suggestiva la trascrizione della lettera che Suo nonno Eugenio mandò alla sua amata mentre espletava il servizio militare.
A tratti commovente, così come il racconto che Rita fa della somiglianza della firma di suo nonno che era identica a quella di sua mamma Eugenia, che di suo padre portava il nome e la capacità di amare.

 

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