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10 lunghi anni da quel maledetto 13 gennaio del 2012

 

Come passa in fretta il tempo.
Un po’ meno per chi come l’ex comandante della Costa Concordia, Francesco Schettino sta scontando a Rebibbia la condanna a 16 anni per naufragio colposo, omicidio colposo plurimo, lesioni colpose, abbandono della nave e di persone incapaci.

Nel naufragio della nave di Costa Concordia, avvenuto la sera del 13 gennaio di 1o anni fa al largo dell’Isola del Giglio, quando la nave si avvicinò troppo per fare il cosiddetto “inchino” urtando contro gli scogli delle Scole, persero la vita 32 persone. Ad oggi a pagare per quel disastro – che secondo gli esperti ha molte cose in comune con quello del Titanic avvenuto cento anni prima – è solo il comandante Schettino che l’opinione pubblica ricorda come colui che fu redarguito dal capitano di fregata De Falco della capitaneria di porto di Livorno, mentre lo minacciava di fargli passare un guaio se non fosse tornato a bordo. Schettino, da detenuto modello, che in carcere sta studiando comunicazione e giornalismo, il guaio lo ha passato per davvero. Ci furono altre colpe, incomprensioni, 13 secondi di errori che poi resero la situazione irrimediabile. C’erano i responsabili dell’unità di crisi della Costa Crociere.

Quasi tutte le risposte erano nella scatola nera.

A distanza di 1o anni, tra superstizioni circa il numero 13 nemico della navigazione e le dichiarazioni che ancora oggi giocano a screditare più di qualcuno, sono molto significative le testimonianze dei testimoni, dei sopravvissuti che ancora hanno negli occhi e nelle orecchie i ricordi di quella che sarebbe dovuta essere una vacanza ed invece è stato un inferno di dolore e paura e perdite.

Su quella nave, la più grande della scuderia Concordia, la più maestosa, accessoriata e “sicura”, al momento dell’impatto viaggiavano  4229 persone. Venerdì 6 gennaio 2012, la nave lascia il porto di Savona per cominciare il suo tour nel Mediterraneo. Tutti spensierati, molti si imbarcano per festeggiare qualcosa, come la famiglia Brolli che si stringe intorno ai nonni che festeggiano i 50 anni di matrimonio, o come Antonella Folco, che accompagna i suoi genitori per quel viaggio che sancisce un amore. Dopo Cagliari, la nave fa scalo a Palermo dove salgono la giovanissima Stefania con sua mamma Maria Grazia che in quel naufragio perderà la vita e lascerà sua figlia appena che 17enne da sola. Lei, che aveva combattuto il cancro e che aveva insegnato alla figlia cosa significa vivere con coraggio. E mentre la Concordia viaggia da Palermo a Civitavecchia, e tutti si divertono sulla nave, il maitre della Concordia Chiede un favore al comandante Schettino, ossia quel famoso inchino, per salutare sua mamma che è anziana e vive proprio sull’isola del Giglio. A Civitavecchia sale un gruppo di parrucchieri che devono partecipare ad un reality. Tra loro c’è Safaa Sikri, che si salverà ma non senza mille peripezie che spesso le hanno fatto pensare che non ce l’avrebbe fatta.

La sera del 13 gennaio, dopo la cena, la concordia lascia Civitavecchia ed è diretta a Savona e Schettino prepara l’equipaggio all’inchino al Giglio. I passeggeri si stanno godendo la serata, chi a cena, chi a teatro, chi nelle sale da musica, chi nelle spa, quando sentono tremare la nave: durante le manovre di avvicinamento all’isola, la Concordia urta contro gli scogli delle Scole. Dopo l’impatto, in plancia e in sala macchine si valuto l’entità dei danni, i passeggeri vengono tranquillizzati che si tratta solo di un piccolo problema tecnico e rimangono in attesa di indicazioni, ma col passare dei minuti tutto sarà chiaro. Chi è nei locali ristoranti vedrà cadere migliaia di piatti e bicchieri e sui quei cocci dovrà poi camminare, magari anche con le scarpe da sera.

Il panico si diffonde, i passeggeri cominciano a i giubbotti salvagente e a dirigersi alle scialuppe in attesa del segnale di abbandono nave.  Ci sono situazioni difficili, persone disabili su sedie a rotelle, padri che non trovano i propri figli, figli che non riescono a mettersi in contatto con i genitori e che devono lasciarli sulla nave per mettersi in salvo senza sapere quale sarà il loro destino.

Stefania si separa dalla madre Maria Grazia che non vedrà mai più, i fratelli Brolli vengono separati, Safaa Sikri lotta per salvarsi. Intanto la Concordia si sta appoggiando sugli scogli della Gabbianara e gli abitanti del Gigli si mettono in moto per accogliere i naufraghi, con in testa il primo cittadino che apre tutto pur di mettere in salvo i superstiti.

Dopo il segnale di abbandono nave, le prime scialuppe arrivano al Giglio, dove Schettino viene avvistato al molo. La Concordia è quasi completamente inclinata. Soccorritori, ufficiali e personale della nave continuano a fare di tutto per portare in salvo le centinaia di passeggeri rimasti bloccati a bordo. Molti cercano la salvezza sulla paratia della nave.

La Concordia raggiunge la sua posizione finale sul terrazzamento davanti alla Gabbianara, ma i passeggeri sono ancora bloccati a dordo, convinti che la nave stia affondando. Si salveranno anche coloro che pensavano di non farcela, ma 32 di quei passeggeri persero la vita e i loro corpi vennero restituiti dal mare.

A distanza di 10 anni si riflette sull’accaduto, sul senso del tempo e del destino, sulle responsabilità, sulla giustizia ma anche fortemente sulla forza del ricordo. Ascoltare le voci di chi è sopravvissuto, ascoltare i racconti di quella notte dalla loro viva voce, è davvero allo stesso tempo commovente ed angosciante.

 

 

 

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