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Due allerte meteo oggi in Sicilia da parte della Protezione Civile regionale per un  importante peggioramento del meteo al Sud.

Il rischio meteo idrogeologico segnala il livello di allerta arancione fino alle 24 di oggi sui settori ionici della Sicilia orientale, con fenomeni di precipitazioni diffuse a prevalente carattere di rovescio o temporale che già si sono verificate a partire da ieri sera, allerta gialla nel resto della Sicilia, con venti molti forti nell’area sud occidentale.

In alcuni Comuni della Sicilia orientale i sindaci hanno emesso ordinanze per chiudere oggi le scuole di ogni ordine e grado.

Identificati “gli scafisti” alla guida del natante  costringendo i profughi a trattamenti degradanti e inumani sottoponendoli a violenze fisiche. Sei scafisti sono stati fermati – negli ultimi 20 giorni – dai poliziotti della Squadra Mobile che è coordinata dal vice questore aggiunto Giovanni Minardi.

Due le diverse operazioni che hanno permesso di identificare chi aveva agevolato l’ingresso illegale di numerosi migranti, conducendo le imbarcazioni che li facevano arrivare fino a Lampedusa e ponendo i migranti a grave  rischio di naufragio.

I risultati delle indagini sono stati consegnati alla Procura, diretta da Luigi Patronaggio, che, rilevando la robustezza della struttura probatoria, ha emesso i relativi decreti di fermo di indiziato di delitto per sei egiziani, ritenuti responsabili del reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina pluriaggravato.

Gli investigatori della Squadra Mobile sono riusciti – nelle loro investigazioni – a superare il  timore mostrato dai migranti nel riferire informazioni circa l’identificazione degli scafisti. I migranti avevano infatti, come sempre, paura di eventuali ritorsioni. Sono stati così identificati coloro che erano demandati alla guida del natante, quelli incaricati di dare gli ordinativi di bordo, costringendo i migranti a trattamenti degradanti e inumani sottoponendoli a violenze fisiche e chi si occupava di distribuire cibo e acqua durante la traversata.

31 i nuovi casi di coronavirus registrati in provincia di Agrigento registrati nella giornata del 13 ottobre a fronte di 212 tamponi processati. Il dato emerge dal bollettino dell’Asp. Non ci sono nuove vittima ma c’è un nuovo ricovero in ospedale. I guariti sono 30.

6 i ricoverati nelle strutture ospedaliere e si trovano tutti al Fratelli Parlapiano di Ribera. Due di loro sono in terapia intensiva.

Agrigento 11 (un migrante), Alessandria della Rocca 0; Aragona 0; Bivona 3; Burgio 1; Calamonaci 0; Caltabellotta 5; Camastra 0; Cammarata 0; Campobello di Licata 3; Canicattì 30; Casteltermini 1 (un migrante); Castrofilippo 1; Cattolica Eraclea 4; Cianciana 0; Comitini 0; Favara 10; Grotte 1; Joppolo Giancaxio 0; Licata 19; Lucca Sicula 0; Menfi 2; Montallegro 0; Montevago 0; Naro 5; Palma di Montechiaro 37; Porto Empedocle 19; Racalmuto 2; Raffadali 11; Ravanusa 0; Realmonte 1; Ribera 10; Sambuca di Sicilia 2; San Biagio Platani 1; San Giovanni Gemini 2; Sant’Angelo Muxaro 0; Santa Elisabetta 0; Santa Margherita di Belìce 0; Santo Stefano Quisquina 0; Sciacca 29; Siculiana 7 (7 migranti a Villa Sikania); Villafranca Sicula 9; Navi accoglienza 38.

di Filippo Cardinale

Il tribunale di Sciacca, in composizione collegiale, ha inflitto una condanna a nove anni di carcere (processo in primo grado) ad un uomo, oggi sessantenne per adescamento di minore (una ragazzina) e per abuso sessuale. Un processo lungo le cui indagini sono iniziate, per competenza, dalla Dda di Palermo. Un processo lungo il quale l’imputato è stato libero, senza limitazioni di misure restrittive.

La pubblica accusa è stata rappresentata dal magistrato inquirente Michele Marone. Abbiamo riportato, in un articolo a parte, la notizia della sentenza di condanna a nove anni di carcere. La pubblica accusa aveva richiesto una pena di 10 e anni e 6 mesi.

All’epoca dei fatti, la vittima era minorenne. Per delicatezza della vicenda, tralasciamo ogni riferimento poiché di fronte a fatti orribili e la cui vittima è stata una ragazzina.

Ma non possiamo tacere sui fatti convinti che il mondo di Internet è una rete capace di attirare indifesi, minori, ingenui. Non possiamo tacere affinché i genitori comprendano meglio quanto trappola pericolosa sia il mondo dei social se usati in malo modo, e spesso lo sono. E’ bene che i genitori comprendano quanto i propri figli minorenni possano camminare su un sottile filo sospeso in aria e dal quale è facilissimo cadere e farsi male, molto male.

La vittima minorenne, una ragazzina, cade nella trappola tesa dall’orco. Una persona adulta, matura, che porta con sé l’idea del male, dell’approfittare dell’ingenuità di una minore.

Inizia, come accade di solito, uno scambio di messaggi. Poi, essi diventano costanti fino al “fidanzamento”. In questo caso virtuale, visto che il “fidanzato” dice di vivere oltreoceano. Racconta che per adesso non può incontrarla e che presto lo farà. Nel contempo, l’orco prepara due profili che poi si scoprono falsi grazie agli accertamenti con l’ausilio di esperti informatici. Profili, due dei tre, che si presentano come parenti, amici del fidanzato.

La ragazzina vive la sua prima esperienza d’amore. Un’amore per niente tale e che presto si trasforma in un incubo.  Le chat dei profili falsi cambiano tono e contenuto. Invitano la ragazzina, in vista di un viaggio del fidanzato per conoscerla, ad avere esperienze sessuali con lo zio (che poi sarà l’imputato) che si trova, invece, dove vive la ragazzina.

Un invito a “prepararla” a “farsi trovare pronta” dal fidanzato. Nella mente perversa dell’orco c’è ormai una situazione “dominate” sulla fragilità della ragazzina. Assume il ruolo dello “zio buono” che sarà “dolce” a prepararla ai rapporti sessuali, così il fidanzato la trova già con una esperienza acquisita.

Poi, un’altra chat. Arriva la brutta notizia, ovviamente falsa. Viene comunicata alla ragazzina che il suo fidanzato è morto a causa di una malattia.

L’orco si avvicina alla preda, alla vittima. Le fa “da zio buono” in tutta la sua cattiveria e perversione fino ad instaurare una relazione sessuale che dura sei mesi.

La triste e brutta vicenda ha il suo termine con la denuncia. Poi prende corpo la via giudiziaria. Ieri la sentenza nel processo di primo grado e la condanna a nove anni di reclusione per adescamento e violenza sessuale su minore.

Una vicenda che, purtroppo, evidenzia quanto sia deleteria, pericolosa, la navigazione incontrollata in Internet. Ancora più pericolosa è la distanza, spesso, che si forma tra genitori e figli minori, sui quali diventa insufficiente il controllo, la conversazione, capire in tempo in quale trappola terribile si finisce.

La giustizia, in primo grado, seppure con ritardo, è arrivata. Ciò che rimarrà nella ragazzina è la constatazione, a proprie enormi spese, di quanto il mondo virtuale sia terribile. Una constatazione che porterà per sempre con sé.

 

Ad Agrigento si è svolta una riunione dell’Assipan, l’Associazione dei panificatori, presieduta da Vincenzo Gaziano. Assipan ha annunciato lo stato di agitazione per l’aumento dei costi delle materie prime e dell’energia, e intende attivare un tavolo tecnico con il presidente della Regione e con il ministero interessato. Lo stesso Gaziano spiega: “Sono a rischio chiusura i panifici che non riescono più a sostenere i costi di gestione. Ogni singola attività potrebbe decidere di ritoccare i prezzi a causa dei continui rincari. In questo modo soffrono le imprese e soffrono anche le famiglie. Non è una protesta ma una necessità”.

A Palermo la fitta pioggia caduta nelle ultime ore  ha causato sottopassi allagati, strade impraticabili e incidenti stradali dovuti all’asfalto scivoloso. Per queste ore la Protezione civile aveva diramato una allerta meteo arancione, proprio in vista delle condizioni meteorologiche avverse previste.

La situazione più preoccupante quella di Partanna Mondello. Le strade, come sempre avviene in questi casi, si sono trasformate in un fiume di fango; una frana ha minacciato alcune abitazioni in via Grotte di Partanna (la strada a cui si riferiscono queste immagini). Diverse squadre sono al lavoro con le ruspe per liberare le strade dal fango e per cercare di soccorrere i residenti rimasti intrappolati nelle auto o nelle abitazioni. Sul posto anche il consigliere comunale Ottavio Zacco: “I vigili del fuoco sono impegnati nella zona della frana ma le abitazioni sono invase dall’acqua e dal fango. Ho chiesto alla protezione civile di portare le pompe idrovore, la situazione è drammatica”.

Intanto questa mattina gli agenti della polizia municipale di Palermo sono impegnati in via Paruta, nella parte alta di corso Calatafimi: il tratto di strada è allagato ed è stata bloccata l’entrata dei veicoli per permettere l’intervento degli operatori della Rap. A causa del maltempo si è registrato un incidente nel sottopasso in via Belgio con un veicolo che, forse a causa di una pozzangera, è finito contro il guard rail. Sul posto l’infortunistica stradale.

In via Pirandello un grosso albero si è abbattuto sulle auto in sosta invadendo anche parte della strada, per fortuna senza causare danni a persone in transito. Allagamenti anche in via Ugo La Malfa, in via Ernesto Basile, nella zona degli ospedali Civico e Policlinico a Mondello. Allagamenti anche al Borgo Vecchio, all’angolo fra via Archimede e piazza della Pace, dove gli scantinati risultano completamenti allagati e in via Pecori Giraldi, l’acqua ha invaso la corsia dei tram.

Allagamenti anche in provincia

Una lunga notte per i vigili del fuoco impegnati in diversi fronti a causa della forte pioggia che si è abbattuta nel Palermitano. Disagi anche sulla statale 113 tra Villabate e Ficarazzi. Acqua alta anche sulle autostrade Palermo-Catania e Palermo-Mazara del Vallo. A Casteldaccia dove, a causa della furia del maltempo, si è aperta una voragine in via Pietro Nenni. La strada è stata transennata.

I giudici della seconda sezione penale del tribunale di Agrigento, presieduta da Wilma Mazzara, hanno condannato a due anni di reclusione Gerlando Scibetta, 29 anni, imputato di bancarotta allorchè avrebbe occultato o distrutto le scritture contabili per evitare la ricostruzione del volume di affari della sua società di distribuzione alimentare dichiarata fallita nel 2016. La sottrazione dei beni ammonterebbe a circa 35mila euro. La Procura ha proposto la condanna a 4 anni di reclusione.

Una rissa furibonda si è verificata l’altro pomeriggio in via Capitano Ippolito, a Canicattì. Calci e pugni tra due gruppi – uno originario della Romania e l’altro del nord Africa – per motivi riconducibili all’elevato tasso di alcol.

Dalle parole in breve tempo si è passati ai fatti con la zuffa. A segnalarla sono stati alcuni residenti che hanno allertato le forze dell’ordine. Sul posto polizia e carabinieri hanno riportato la calma con non poca fatica.

Lo scorso 26 settembre, una domenica, a Comitini, in provincia di Agrigento, nella centrale piazza Umberto primo, un ragazzo di 18 anni è stato accerchiato, aggredito e picchiato da un branco di giovanotti. Adesso i Carabinieri hanno individuato i presunti responsabili dell’aggressione. Si tratta di dieci studenti di Aragona, di età compresa tra i 17 e i 26 anni, che sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Agrigento e alla Procura per i Minorenni di Palermo, per le ipotesi di reato di lesioni personali gravi, minaccia e danneggiamento in concorso. Il 18enne, a causa delle gravi ferite subite, è stato soccorso in ospedale, dove i sanitari gli hanno diagnosticato la frattura dello scafoide destro, e l’infrazione dello scafoide sinistro. Prognosi di 30 giorni. A seguito della denuncia, i Carabinieri hanno subito indagato fino all’identificazione dei dieci odierni indagati.

La Procura di Agrigento, tramite il pubblico ministero Sara Varazi, ha chiesto al Tribunale l’archiviazione delle indagini a carico dell’imprenditore di Raffadali, Francesco Mangione, 48 anni, indagato di essere stato il mandante dell’omicidio del padre Pasquale, avvenuto il 2 dicembre del 2011, in contrada Modaccamo, strada di campagna fra Raffadali e Cianciana. E’ stato Antonino Mangione, 40 anni, anche lui raffadalese, e che avrebbe partecipato all’organizzazione dell’omicidio, ad accusare l’imprenditore, affermando: “Mi ha chiesto di organizzare l’omicidio del padre, perché andava in giro a molestare donne in paese. Mi diede 5mila euro che spartimmo con Roberto Lampasona e Angelo D’Antona, e altri 1.300 euro li pagò per acquistare la pistola”.