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“Lucio non è un bel vestito da indossare nelle occasioni importanti”

 

Intervista a cuore aperto a Norma Marrocco, sorella di Lucio, marito di Simona Loizzo

 

Mi sono posta delle domande nel corso di questi mesi. Noi giornalisti siamo così. Passiamo mesi e mesi a rimuginare, a porci e a porre domande (non sempre scomode) nella speranza di ricevere delle risposte. Qualche volta ci riusciamo, altre volte no. Questa volta pensavo che le mie domande non avrebbero mai trovato risposta ed invece la Sig.ra Norma Marrocco, sorella del dott. Lucio Marrocco, morto il 7 gennaio di quest’anno nello sgomento di tutti coloro che lo avevano conosciuto, ha accettato con grande serenità di rispondere alle mie domande.

Sig.ra Marrocco, com’è vivere la vita quando si perde un fratello, una persona cara? Come si sopravvive al dolore?

Ho perso una sorella, di cancro.
Si sopravvive. Si fanno i conti con il dolore e si sopravvive.
Ma è difficile sopravvivere alla morte di Lucio. Sono una persona estremamente credente quindi so che rivedrò mio fratello e la sua presenza è forte anche in questo momento della mia vita. Da quando Lucio è morto è diventato il mio compagno quotidiano.
Dire che “la vita non si può e non si deve fermare al 7 gennaio” come ho sentito dire con tanta freddezza a pochi giorni dalla morte di mio fratello, mi sembra assurdo. Io dico che la vita cambia e la mia vita è cambiata moltissimo, completamente, ed è la fede che mi sostiene perché sono sicura che mio fratello lo rincontrerò, sicuramente in un posto migliore rispetto a dove ha vissuto.
A casa ho una foto bellissima di Lucio e ogni giorno quando incontro il suo sguardo non posso non ricordare, non posso non piangere … sento una fitta al cuore. La mia vita va avanti, certo, io e lui siamo una cosa sola, ma ammetto che è difficile, è davvero molto molto difficile.

Come è venuta a sapere della morte di suo fratello e qual è stato il suo primo pensiero, quando ha saputo quel che gli era capitato?

Ho saputo della morte di mio fratello la mattina dell’8 gennaio. Un giorno dopo la sua morte. L’ho saputo da un mio strettissimo familiare (io qui rappresento me e nessun altro) che mi ha chiamata e mi ha detto dell’accaduto. A sua volta questo familiare era venuto a saperlo quando mio fratello veniva portato in obitorio.
La notizia era già apparsa sui social.
Tutti sapevano della morte di Lucio, tranne i suoi familiari stretti.
Anche questa cosa è estremamente triste ed altrettanto dolorosa.
Il primo pensiero che ho avuto e che mi ha completamente sconvolta è stato proprio la morte in sé. Ho capito immediatamente che Lucio non c’era più, ho avvertito una fitta profonda, mi sono sentita persa, mi sono disperata, ho urlato. Ero sconvolta, non ho fatto caso a tutto il resto, ho fatto caso solo al fatto che era successo che mio fratello non c’era più e che non si poteva più tornare indietro.
Il dolore mi ha aggredita, lacerata … è stata ed è una esperienza inenarrabile.

Che tipo di rapporto c’era tra Lucio e la sua famiglia di origine?

Domanda interessante alla quale mi fa molto piacere rispondere. Va sottolineato infatti che Lucio aveva una famiglia di origine. Lucio non è nato a 27 anni ma prima dei 27 anni e il rapporto con la sua famiglia è stato sempre molto buono, perché Lucio era buono. Lui era l’ultimo della famiglia, mia madre aveva 42 anni quando lo partorì; questo fratellino che è arrivato come un dono, come un miracolo. Ricordo benissimo la mattina in cui è nato: sono entrata in camera – perché è nato in casa – era una fredda mattina di dicembre, e ho visto questo bambino bellissimo tra le braccia di mia madre. Siamo cresciuti insieme. Lucio amava profondamente la sua famiglia. Aveva un eccellente rapporto con mio padre, adorava mia madre e quando mamma è scomparsa, Lucio è scoppiato a piangere e davanti alla bara ha detto: “oggi è morta l’unica donna che mi ha veramente capito nella vita”. Amava profondamente tutti noi, ed era profondamente ricambiato da tutti noi. Quindi un bellissimo rapporto, in particolare con il fratello maggiore, rapporto che le distanze geografiche non hanno permesso di coltivare quotidianamente, ma mai si è staccato il filo di amore che ci ha sempre legati tutti.

Qual è stato l’ultimo messaggio ricevuto e cosa vi siete detti l’ultima volta che vi siete sentiti?

Con Lucio non scambiavamo molti messaggi, un po’ perché io non amo molto scrivere su whatsapp. Il 5 dicembre, il giorno del suo compleanno gli ho mandato gli auguri e lui mi ha subito risposto molto affettuosamente – “Grazie Minè” – chiamandomi con il nome con cui mi chiamano a casa. I suoi auguri erano sempre i primi che mi arrivavano, il giorno del mio compleanno che è in febbraio. Poi Lucio ad un certo punto rassicurandoci, ci aveva detto che era un periodo in cui non aveva molta voglia di parlare. Ma io nel tempo ho capito che questo suo comportamento (questa è una mia sensazione) lo aveva attuato come se volesse proteggerci da qualcosa. Non era depresso mio fratello, assolutamente, lavorava tantissimo, mi ha detto che seguiva tutta la campagna del Covid, tant’è che mio fratello ha regalato qualcosa come 1200 ore al suo lavoro che faceva con grandissima passione, ed io (e non solo io) so benissimo che una persona depressa non può lavorare tante ore, non può essere lucido fino alla fine come è stato lui. E sinceramente mi fa molto male pensare al modo sbrigativo e alla facilità con cui si è parlato di depressione riferendosi a Lucio. Questa cosa mi fa molto molto male. Mi diceva che lavorava tanto ma lo faceva con passione e amore. Lui amava il prossimo, ci metteva amore nel curare le persone che soffrivano. Questo era il suo carattere, questa la sua vocazione.
Lui il primo gennaio, quindi poco prima di morire, attraverso un nostro familiare stretto, ci rassicurava dicendo di essere molto impegnato con il lavoro e quindi di stare tranquilli. Ho saputo anche da alcune persone che conosco dell’ambiente nel quale lui è vissuto, che progettava di vedersi in un immediato futuro appena la questione Covid lo avrebbe permesso. Quindi mio fratello aveva dei progetti. Questi i ricordi … parliamo di dicembre scorso e poi del primo gennaio di quest’anno.

Come stava Lucio, in quel periodo? Aveva qualche preoccupazione? Aveva paura di qualcosa?

Mio fratello non ha mai avuto paura di nessuno, credeva nell’Amore tra le persone, non era praticante ma si comportava da vero cristiano.
Mio fratello era una persona seria, onesta, era un grande medico, vero e colto. Ma non si dava delle arie, non era di certo un esibizionista, anche se avrebbe potuto permetterselo. La responsabilità assegnatagli per la gestione dell’emergenza Covid all’Annunziata di Cosenza la viveva fino in fondo, perché mio fratello era un uomo con un forte senso del dovere etico.

Che ragazzo è stato e che uomo è stato prima ancora di cambiare vita e città?

Ho solo bei ricordi … le sue partite a tennis con l’altro fratello che adorava, la sua vita partecipata in casa, i tantissimi amici che Lucio aveva ancora nella sua terra di origine, amici che rivedeva quando tornava a casa e durante quei lunghi periodi dell’assistenza a nostra madre. Era una gioia per tutti quando Lucio arrivava. Mai uno screzio, mai un dissapore. Anche tutte le volte che io sono stata in Calabria, ho passato dei bei momenti con mio fratello.
Era una persona solare, aveva la capacità magnetica di attrarre la simpatia di tutti, di trascinare le altre persone, di farle stare bene. Era amatissimo. In paese, a scuola, all’università. Era amato dalle persone delle aziende che visitava come Medico del Lavoro. Non ho mai visto nessuno come lui capace di entrare in confidenza con tutti, immediatamente. Quelle che per me sono le più belle foto di mio fratello, sono quelle che lo ritraggono con le persone più umili, incontrate anche sui cantieri.
Lucio era un uomo che amava la vita.

Era felice il Dott. Marrocco?

A questa domanda in prima battuta risponderei con le sue stesse parole, quelle sotto una foto di Instagram che lo ritrae mentre cavalca un delfino: “questi cetacei rendono felici anche i più disperati”. Lui era una persona che voleva essere felice, la sua natura lo portava ad essere felice. Poi tante cose sono cambiate ed io non posso rispondere al posto di mio fratello, perché è una domanda talmente intima, ed io ho grande rispetto per chi è in vita e ancor più per chi non può più parlare, ma di sicuro non era un uomo disperato, era un uomo che aveva tutte le carte in regola per essere un uomo felice. Almeno fino ad un certo punto della sua vita.
Di sicuro l’ambiente nel quale è cresciuto nei primi 28 anni della sua esistenza è diverso da quello nel quale ha trascorso l’altra metà. I valori della mia famiglia rispecchiano molto quelli della Ciociaria (terra di San Benedetto, terra di “ora et labora”) di lavoratori, di persone genuine e semplici, con un forte senso della modestia ma anche di grande cultura.
Una cosa ricordo bene perché questo argomento spesso lo abbiamo trattato io e lui: mio fratello cercava l’amore e la felicità è legata all’amore. Se sei amato sei felice.

Lucio era una persona riservata, aveva un amico del cuore, qualcuno con cui si confidava? C’è qualcuno che ad oggi potrebbe sapere qualcosa circa quello che aveva nella testa e nel cuore nei giorni in cui è morto?

Lucio aveva tantissimi amici, ma non parlava della sua vita. Era una persona altruista, che si preoccupava prima di tutto del prossimo. Ho ricevuto testimonianza di affetto da centinaia di persone, persone che non lo vedevano da 30 anni ma che non lo avevano mai dimenticato. Un suo amico dei tempi dell’università è stato uno dei suoi testimoni di nozze e Lucio il suo. Vive in Svizzera.
Ho ricevuto messaggi da tante persone conosciute insieme trenta anni fa, sbigottite dall’evento della sua morte. Nessuno di loro se lo sarebbe mai aspettato. Mio fratello era un Uomo con la U maiuscola.
Però c’era una persona, un amico con il quale Lucio aveva un’apertura particolare e con il quale anche io continuo a sentirmi e che sostiene che Lucio non si fosse mai abituato a certi stili di vita diversi dai princìpi con i quali era cresciuto. Perché noi veniamo da una famiglia che agli occhi di qualcuno potrebbe essere vista come “quella dei morti di fame”. Noi siamo tutti professionisti, venuti su con i sacrifici dei nostri genitori, che erano insegnanti, non solo docenti ma insegnanti di valori. Nostro padre sosteneva sempre l’onestà. Diceva “meglio morire che non essere onesti”. Siamo tutti imbevuti di questo grande valore.

Sig.ra Morrocco, ha visto il corpo di suo fratello dopo la sua morte?

Sì, l’ho visto. Non appena mi è stato comunicato il suo precipitare dal quinto piano che conosco bene, mi ero psicologicamente preparata a vedere un corpo massacrato, sfracellato, sfigurato. Un corpo di circa un metro e 86 con la sua corporatura e il suo peso, arriva al suolo con un impatto a 50 km all’ora. Quando l’ho visto senza vita, ho accusato un malore. Aveva ancora il suo sorriso, non ho visto fratture evidenti, non aveva nulla di particolare. Aveva solo segni come di una colluttazione. Sul lato sinistro della fronte aveva ripetute piccole ferite tutte uguali, l’orecchio sinistro nero, dei graffi sul naso, e aveva lividi come di una presa al polso sinistro. Ma non mi sembrava un corpo di uno che ha avuto un impatto al suolo. Mi ha colpito il sorriso, però. Ho visto un corpo integro di un uomo morto. Ho pensato che Dio gli avesse voluto così bene da farlo atterrare tra le braccia degli angeli.

Cosa è accaduto dopo la sua morte? 

Dopo la sua morte i funerali. Un funerale abbastanza sbrigativo, nel quale si è dato poco spazio alla figura di Lucio. Un funerale dove per fortuna il celebrante ha risottolineato e concluso la messa con una riflessione brevissima ma molto significativa, e guardando la bara ha detto: “il malato al centro, il profitto fuori”.
Dopo la morte continua il dolore.
Non ho la negazione del dolore.
Dopo la sua morte Lucio ha alzato uno tsunami di amore. Centinaia di persone che mi sono state vicine e molti hanno ricordato Lucio tutti allo stesso modo, come un uomo che portava un abito troppo stretto per lui, una corazza che non lo faceva vivere per come era la sua natura.

Se permette vorrei dire un’ultima cosa, vorrei fare un appello:

Vorrei che Lucio riposasse in pace, che venisse lasciato riposare in pace, e che adesso che è morto di lui se ne parlasse solo nella intimità e tra chi lo ha amato profondamente. Perché lui era una persona riservata e discreta, e rispettoso della propria vita e della vita degli altri. Chi vuole ricordare Lucio, lo facesse come facciamo noi fratelli, nel silenzio delle nostre case, nel silenzio dei nostri cuori, nel profondo della nostra anima, perché Lucio non è fenomeno da baraccone, non è un bel vestito da indossare nelle occasioni importanti.
Ora è lì, nella luce di Dio.

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