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In occasione dell’ultima udienza dibattimentale al processo d’Appello sulla presunta “trattativa” Stato – mafia, che si svolge a Palermo, è intervenuto l’avvocato Basilio Milio, difensore del generale del Ros dei Carabinieri, Mario Mori, che, tra l’altro, in sede di contro-replica, ha affermato: “Ogni nostra argomentazione è dimostrata da fatti, da prove. I fatti di questo processo sono già stati oggetto di altri dibattimenti in cui il generale Mori è stato assolto. Si continua a parlare del favoreggiamento di Provenzano, da cui Mori è stato assolto in via definitiva, e lo si inquadra nella cosiddetta trattativa. Il ne bis in idem è evidente dunque”. L’avvocato Milio ha inoltre ricordato la stima di cui godeva Mori, anche fra magistrati come Caselli, Cardella e Luciano Violante, e ha citato la testimonianza di Liliana Ferraro, vicina a Giovanni Falcone al ministero della Giustizia, secondo cui Falcone teneva “in grande considerazione” l’ufficiale del Ros. Mori in primo grado è stato condannato a 12 anni di reclusione.

Abbattimento delle barriere architettoniche, rendere operativa la Consulta delle famiglie dei disabili, la libertà di scelta tra l’assistenza diretta e indiretta tramite assegno di cura, l’impegno a far applicare al Distretto sanitario tutti i servizi e l’assistenza previste dalle normative vigenti.
Queste sono alcune delle richieste contenute nel documento che è stato firmato dall’associazione Senza Limiti di Favara e il candidato sindaco Totó Montaperto.
“Quotidianamente vivo le problematiche agli accessi ai servizi sanitari, socio sanitari e sociali, difficoltà amplificate  per  chi ha disabilità più gravi. Cercheremo, se saremo eletti, di portare avanti le richieste proposte dall’associazione perché si tratta di problemi di vita quotidiana, dichiara il candidato Montaperto.
L’associazione, che da anni si impegna  di fare in modo che i disabili facciano parte del mondo e che non siano considerati un mondo a parte, ha deciso di sottoscrivere questo protocollo con tutti e tre i candidati a sindaco.
“Abbiamo fatto delle richieste normali, non chiediamo soldi, dice il presidente Antonio Sorce. Ci auguriamo che il sindaco che verrà possa dare una svolta a quell’immobilismo al quale siamo stati costretti a vivere. Noi non siamo Invisibili, non ci siamo e vogliamo essere considerati Cittadini”.

L’avvocato Filippo Nasca è il nuovo Commissario straordinario del Comune di Favara. Il presidente della Regione Siciliana, Nello Musumeci, d’intesa con l’assessore agli Enti locali, Marco Zambuto, ha firmato il decreto con cui è stata ufficializzata la nomina dell’avvocato a Commissario straordinario del Comune agrigentino. Nasca sarà in carica fino alle prossime elezioni di ottobre. La decisione si è resa necessaria per la decadenza di sindaco e giunta comunale, dovuta alle dimissioni dell’ex primo cittadino, Anna Alba, dello scorso 3 agosto. Filippo Nasca, 54 anni, originario di Patti in provincia di Messina, è dirigente generale della Regione Siciliana e direttore generale del Fondo pensioni.

E’ morto Angelo Lo Piccolo, uno degli agenti della scorta del giudice Giovanni Falcone. Lo ha reso noto la Questura di Palermo, che scrive: “Ci ha lasciato Angelo Lo Piccolo, il gigante buono che per tanti anni ha guidato la sala operativa nel turno della terza squadra volante. Lascia la moglie Marilisa e due figli. Lo Piccolo lottava da due anni contro un brutto male. Angelo era stato anche uno degli agenti della scorta del Giudice Falcone. Ispettore Superiore sempre sorridente ma di grande fermezza, uno sportivo, un amante della vita sana, che ha sempre messo il suo cuore in tutto quello che ha fatto. Ha lottato come un leone per quasi due anni contro una malattia feroce, che non è mai riuscita a togliergli il sorriso”.

L’amministrazione comunale di Agrigento ha accolto la donazione del busto raffigurante il beato giudice Rosario Angelo Livatino, dell’artista Salvatore Navarra. Su proposta del direttore dell’Accademia di Belle arti “Michelangelo” di Agrigento, Alfredo Prado, il busto sarà collocato in piazza Gallo, adiacente alla scalinata della salita La Lumia e il palazzo comunale ex tribunale di Agrigento. Su un rivestimento di marmo con pietra bianca di Comiso, donato dall’azienda “Francolino Marmi” di Porto Empedocle, il busto bronzeo sarà posto dunque sotto la finestra degli uffici occupati a suo tempo dal giudice Rosario Livatino.

L’amministrazione comunale di Agrigento, retta dal sindaco Franco Miccichè, ha deciso di conferire la “benemerenza civica” al generale di corpo d’armata della Guardia di finanza, Ignazio Gibilaro, originario di Agrigento. Nella motivazione si legge: “Fulgido esempio di rare virtù umane e professionali al servizio delle istituzioni della Repubblica per la difesa dei valori fondanti della Costituzione, della legalità economico-finanziaria del Paese e della sicurezza dei cittadini nel corpo della Guardia di Finanza. In oltre 40 anni di prestigiosa carriera si è distinto, tra l’altro, per la militanza in prima linea nella lotta alla mafia, al fianco dei compianti giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, assurgendo ai vertici dell’amministrazione di appartenenza con il grado di generale di corpo di armata”.

Concluso il dibattimento al processo d’Appello sulla presunta “trattativa” Stato – mafia. I giudici sono in Camera di consiglio. La contro-replica del difensore di Dell’Utri.

Il processo di secondo grado, nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi del ’92 e del ’93, è iniziato il 29 aprile del 2019. E adesso è prossimo al traguardo conclusivo. Innanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Palermo, presieduta dal giudice Angelo Pellino, si è appena svolta l’ultima udienza prima della Camera di Consiglio, adesso riunita per emettere sentenza sui sette imputati di minaccia a Corpo politico dello Stato, ovvero gli ex ufficiali del Ros dei Carabinieri, Mario Mori, Antonio Subranni e Giuseppe De Donno, il pentito Giovanni Brusca, l’ex senatore Marcello Dell’Utri, e i boss Leoluca Bagarella e Antonino Cinà, tutti già condannati in primo grado.

Ebbene, il termine del dibattimento, come secondo prassi processuale, è stato riservato alle eventuali contro-repliche delle parti, dopo la requisitoria della Procura Generale e le arringhe della difesa e delle parti civili costituite in giudizio. E a sfruttare tale occasione è stato uno dei difensori di Marcello Dell’Utri, l’avvocato Francesco Centonze, che, tra l’altro, ha affermato in aula: “Abbiamo assistito a una ritirata silenziosa dell’accusa dal contraddittorio, alla rinuncia sostanziale a confutare le nostre argomentazioni. Siamo di fronte all’eterno ritorno dell’uguale: si possono fare processi penali cambiando la storia, gli attori e le fonti? In questo processo riecco il concorso esterno e il patto politico – mafioso per cui Marcello Dell’Utri è già stato assolto. Di fatto sono 25 anni di processi in cui si ritorna al punto di partenza”. E poi Centonze ha aggiunto: “Invece di uscire dal suo cantuccio, la Procura Generale preferisce restare nella sua zona di conforto. Le argomentazioni dell’accusa sono deduzioni prive di dimostrazioni, insomma si guarda il dito e non la luna. La Procura Generale ci ha intrattenuto su una analisi direi sociologica, casistica e aneddotica sul messaggio mafioso, ma non ha citato fatti, testimonianze o documenti relativi a questo processo”.

E poi, in riferimento al ruolo di Berlusconi, l’avvocato Centonze ha aggiunto: “Il Governo Berlusconi si è opposto a provvedimenti favorevoli all’organizzazione mafiosa e questo emerge documentalmente dalle carte della Presidenza del Consiglio depositate al processo. Quanto a Berlusconi vittima della minaccia che la mafia gli avrebbe fatto tramite Dell’Utri, mai avevo sentito l’accusa dileggiare la vittima di un reato. Ne deduco che Berlusconi non goda dell’apprezzamento della Procura Generale ma, di più, dileggiando l’ex premier, è la stessa Procura a disconoscerne il ruolo di vittima, altrimenti non ironizzerebbe su di lui. Il nostro problema – ha concluso l’avvocato – non è come la minaccia mafiosa si eserciti in generale. Il nostro problema è se Marcello Dell’Utri ha minacciato o no Silvio Berlusconi su indicazione della mafia, o se Vittorio Mangano ha incontrato Dell’Utri e ha portato a Dell’Utri il messaggio della criminalità organizzata su input di Brusca o Bagarella. Rispetto ai fatti dell’imputazione la Procura Generale impone il silenzio”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Nell’anno scolastico appena iniziato, il suono della campanella è stato accompagnato dalle note di “torneremo a scuola”, un motivo musicale nato da un’idea della Polizia di Stato. Arrangiata dal Vice maestro Roberto Granata, interpretata dalla Banda musicale della Polizia di Stato e cantata dai bambini del coro della scuola “Maria Chierichini” di Amelia con la partecipazione di Red Canzian, Torneremo a scuola racconta in musica, le emozioni degli studenti che dopo i mesi difficili della pandemia ripopolano le aule rimaste a lungo vuote a causa del covid.

Oggi finalmente si torna alla normalità anche se bisogna ancora rispettare le misure di protezione anticovid. Ed ecco allora che attraverso il linguaggio universale della musica, la Polizia di Stato festeggia insieme ai più piccoli il rientro in classe. Da anni la Polizia di Stato è vicina agli studenti attraverso numerose iniziative di prossimità, trasmettendo i valori della cultura della legalità e adottando di volta in volta codici di comunicazione diversi, per intercettare il più ampio numero di bambini ed adolescenti.

In questa prospettiva sono nate diverse iniziative, fra queste per i ragazzi più grandi , una vita da social, il pullman azzurro, train to be cool. Parole semplici che toccano il cuore, quelle che compongono la canzone scritta da Giuseppe Anastasi, espressione della gioia dei più piccoli e  di buon auspicio per il nuovo anno scolastico.

La canzone, accompagnata da un video le cui riprese sono state effettuate a Roma nella scuola intitolata a “Giovanni Palatucci”- uno degli eroi della Polizia di Stato- del quartiere San Basilio, è già intonata da tanti alunni delle scuole primarie e si appresta a diventare l’inno degli studenti d’Italia.

Il processo per l’omicidio di Denis Bergamini si farà. 

Isabella Internò l’allora fidanzata del calciatore che quel 18 novembre del 1989 era con lui sulla statale 16 nei pressi del Castello di Roseto Capo Spulico, e che dichiarò che Denis si era suicidato finendo sotto le ruote di un camion che l’aveva poi trascinato per 60 metri,  è stata rinviata a giudizio con l’accusa di omicidio aggravato dalla premeditazione e da futili motivi, in concorso con soggetti ancora ignoti. Lo ha deciso il gup di Castrovillari Fabio Lelio Festa accogliendo la richiesta del pm Luca Primicerio.

La prima udienza del processo è stata fissata per il 25 ottobre prossimo.

In aula non erano presenti né la Internò né la sorella di Bergamini Donata.

Nel corso dell’udienza, l’avvocato Angelo Pugliese, difensore di Isabella Internò, nella sua arringa durata circa tre ore, ha illustrato le tesi della difesa chiedendo il non luogo a procedere per la propria assistita.

La famiglia Bergamini era rappresentata dall’avvocato Fabio Anselmo che si è così espresso subito dopo la decisione:

 

Si scrive un nuovo capitolo. La giustizia ha fatto una inversione di marcia. Grazie soprattutto al procuratore Facciolla che ha avuto il coraggio di far riaprire il caso. […] Una pagina importante e una inversione di marcia estremamente tardivo. 32 anni. 32 anni da quei verbali falsi, che certificavano il traumatismo, lo sfondamento del torace che guarda caso,  collimava con la versione di Isabella Internò e cioè  l’investimento di Denis e il suo trascinamento per 60 metri e seguito di un tuffo suicidario.

Mi inquieta che gli autori di quei verbali di ricognizione cadaverica non possono essere perseguiti. 
Al processo finalmente avremo la possibilità di far entrare in una aula giudiziaria la verità. 
Oggi non è stata condannata Isabella Internò, oggi è una tappa fondamentale, è stata rinviata a giudizio. Abbiamo ottenuto un processo che sembrava non si volesse fare. Sono stato accusato di fare i processi mediatici, ma come si fa senza la presenza dei media nel momento in cui tu rappresenti una verità così surreale e palesemente falsa, cioè che il corpo di Denis è stato investito da un camion, e trascinato per 60 metri senza produrgli alcuna lesione, quando metà addome  (non il torace) ha i segni di sfondamento da parte di una ruota del camion e nessun altro segno. Quando la dottoressa Innamorato dice al signor Conte il poliziotto “il corpo guarda che parla”, lo dice in modo preoccupato, e questa circostanza è stata diciamo fortunata, perché quel corpo ha voluto parlare, e tutto questo lo dobbiamo alla giustizia, nel bene e nel male. 

«Ambiente e salute pubblica. Le discariche stanno diventando un serio problema per i territori. La politica regionale non può risolvere il perenne stato di emergenza spostando i rifiuti da un sito all’altro senza andare alla radice del problema». Il segretario generale della Cisl di Agrigento, Caltanissetta, Enna, Emanuele Gallo lancia l’allarme. «Qui c’è un problema sanitario ma anche di convivenza civile. Va bene la solidarietà tra comuni ed impianti ma un fatto straordinario non può trasformarsi in prassi corrente. La discarica di Lentini si satura e cosa fa la regione? Dirotta a Siculiana, Timpazzo Gela e Cozzo Vuturo i rifiuti prodotti altrove creandovi prevedibili problemi di stoccaggio. Questi siti saranno chiamati a pagare i costi di un problematico smaltimento con conseguente e sensibile aumento della Tari a carico dei contribuenti».

«In tutto ciò non c’è nulla di razionale. Nemmeno l’ennesimo tentativo tampone che fissa in 60 giorni i tempi della “solidarietà” tra discariche. Un termine scolpito sull’acqua, destinato a non essere rispettato. Nostro malgrado – prosegue Emanuele Gallo – dobbiamo  nuovamente intervenire per ribadire che siamo fuori dagli schemi europei. L’Italia è già stata condannata per la deficitaria vigilanza sulle discariche. Nonostante ci sia tempo fino al 2035, anno dal quale solo il 10% dei rifiuti potrà essere conferito in discarica, in Sicilia non si notano azioni o provvedimenti specifici. Non si punta al riciclo dei rifiuti solidi urbani che potrebbe essere abbattuto del 90% avviando efficaci iniziative di economia circolare che sono lavoro e reddito aggiuntivo. Si continuano piuttosto a privilegiare soluzioni estemporanee che mettono i cittadini l’uno contro l’altro senza porsi il problema delle conseguenze ambientali che comporta la saturazione degli impianti».

«L’ampliamento della discarica Timpazzo di Gela sembrava un intervento strategico – rimarca il dirigente cislino – è invece apprendiamo con stupore e rincrescimento che i fondi destinati all’intervento sono stati dirottati altrove. Questo è pensare seriamente al domani? Non credo proprio. Credo piuttosto che i Sindaci dei comuni componenti le Società per la regolamentazione del servizio di gestione dei rifiuti (SRR) di Agrigento, Caltanissetta ed Enna debbano farsi sentire. Già due mesi avevamo auspicato una loro vigorosa azione di contrasto. I provvedimenti regionali continuano ad essere temporanei, inopportuni, pericolosi e penalizzano interi territori. I Sindaci non possono subirli per il rispetto che devono alle comunità che amministrano e ai cittadini meritevoli. In tanti hanno rispettato e continuano a rispettare il ciclo di conferimento dei rifiuti portando sopra il 65% il dato della differenziata».

«Del tema dei rifiuti si prenda reale consapevolezza perché non ammette leggerezze e superficialità. Serve una definita progettualità che ponga la parola fine alle vetuste discariche. In molte parti del mondo la gestione della spazzatura si è trasformata in beneficio economico. I fondi europei sono disponibili per favorire la dovuta inversione di tendenza e riconvertire il processo all’economia circolare. Diversamente – conclude –  Emanuele Gallo continueremo a vivere in uno stato di penalizzante emergenza senza venirne mai fuori».