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Secondo i dati trasmessi  dall’ASP di Agrigento, nella giornata del 08 settembre, si sono registrati 80 i nuovi casi  e  non ci sono vittime.  Per quanto riportato sul report giornaliero i tamponi eseguiti sono stati 370, i decessi totali rimangono fermi a  327 per la provincia agrigentina, in  aumentano  i ricoveri in ospedale (+3)  e i guariti sono 170.

Negli ospedali agrigentini risultano 39 le persone ricoverate: 23 all’ospedale di Agrigento mentre 16 in quello di Ribera. Altri 8, agrigentini, si trovano ricoverati fuori provincia.  Sono 4 i pazienti che si trovano ricoverati presso le strutture lowcare, 1 in terapia intensiva all’ospedale di Ribera e 2 a Sciacca e 1 presso ex ipab di Canicattì.

La situazione dei comuni della provincia: Agrigento 153 (8 migranti), Alessandria della Rocca 1; Aragona 8; Bivona 3; Burgio 0; Calamonaci 2; Caltabellotta 3; Camastra 1; Cammarata 4; Campobello di Licata 19; Canicattì 162; Casteltermini 22 (20 migranti); Castrofilippo 10; Cattolica Eraclea 2; Cianciana 3; Comitini 0; Favara 142; Grotte 3; Joppolo Giancaxio 0; Licata 223; Lucca Sicula 0; Menfi 39; Montallegro 5; Montevago 2; Naro 14; Palma di Montechiaro 61; Porto Empedocle 64; Racalmuto 15; Raffadali 23; Ravanusa 29; Realmonte 28; Ribera 54; Sambuca di Sicilia 2; San Biagio Platani 6; San Giovanni Gemini 10; Sant’Angelo Muxaro 0; Santa Elisabetta 9; Santa Margherita di Belìce 7; Santo Stefano Quisquina 3; Sciacca 42; Siculiana 56 (39 migranti a Villa Sikania); Villafranca Sicula 0.

Sulle navi quarantena al largo delle coste agrigentine ci sono 110 positivi al covid19.

Un tentato omicidio è avvenuto ieri sera a Gela, in provincia di Caltanissetta, dove una ragazza di 24 anni è stata ferita a colpi di pistola, sorpresa alla guida di una Fiat Panda in compagna di un’amica. Il presunto responsabile è stato individuato e condotto in carcere dalla Polizia. La ragazza, che non è in pericolo di vita, è stata inseguita da uno scooter con a bordo due uomini, ed è stata raggiunta da un proiettile ad un braccio. La 24enne, nel tentativo di sfuggire agli aggressori, ha accelerato ma poco dopo ha avuto uno scontro frontale con un’altra auto. A telefonare al 118 è stato il conducente dell’altra auto. La giovane è stata trasportata all’ospedale “Vittorio Emanuele” ed è ricoverata in Chirurgia.

In attesa di conoscere i contenuti del ddl approvato in giunta da Musumeci, leggendo le dichiarazioni del Presidente e dell’Assessora Baglieri la prima impressione è che non abbiano mai letto la legge vigente 19/15 alla luce della sentenza della Corte Costituzionale n. 93 del 2017. Se così fosse saprebbero che i profili di incostituzionalità introdotti in aula al momento dell’approvazione della legge nel 2015 sono stati cassati dalla Corte, rendendo la legge perfettamente aderente alla legislazione nazionale ed europea in materia di governance. Quello che è mancato in questi anni, malgrado il commissariamento delle ATO prima e delle ATI poi da parte della Regione è una reale volontà di applicarla. Troppe le “sviste” dei Commissari ad acta anche in casi gravissimi come quello di Agrigento, per non parlare della frequenza con cui non hanno ottemperato al mandato di nomina per far entrare a regime la legge.

Quello che il Forum siciliano dei movimenti per l’Acqua e i Beni Comuni teme è che in realtà una nuova legge serva alla Regione per risolvere a vantaggio del gestore del sovrambito super privato  Siciliacque, (per il 75% della multinazionale francese Veolia), la bocciatura delle tariffe applicate, dopo le sentenze del TAR e del CGA.  Tariffe illegittime quanto le delibere di Giunta che le avevano autorizzate. Altro tema per cui una nuova legge sarebbe risolutiva secondo il Presidente è quello di  “un vasto Piano di riqualificazione delle reti di distribuzione e di corretta gestione delle acque”, Piano in realtà già contenuto negli aggiornamenti dei Piani d’ambito delle ATI che la stessa Regione ha finanziato. I gestori d’ambito, auspichiamo pubblici,  potranno attingere ai fondi del PNRR ed a quelli della programmazione EU 2021/27 destinati all’idrico. Ma forse il vero tema è proprio questo, chi gestirà questi ingenti capitali pubblici; enti di diritto pubblico senza finalità di lucro come il Forum siciliano chiede da anni in attuazione dei Referendum Popolari del 2011 e come la legge vigente 19/15 prevede o il super gestore del sovrambito magari in accordo con gli altri privati di cui è creditore? Se a pensare male si indovina, la preoccupazione di tutelare il Bene Comune primario da ulteriori speculazioni e privatizzazioni è fondata. Su questo chiediamo fin d’ora un incontro con il Governo e con tutte le forze politiche all’ARS.

Il delitto di ferragosto, così è stata ribattezzata l’uccisione di Salvatore Lupo all’interno dell’American Snack Bar nella centralissima via IV Novembre a Favara, parrebbe essere arrivato a un punto di svolta.

Le indagini svolte dai Carabinieri, le immagini degli impianti video della zona  e  gli accertamenti tecnici del RIS di Messina hanno chiuso il quadro indiziario.

Per i sostituti Chiara Bisso e Paola Vetro, coordinati dal procuratore capo, Luigi Patronaggio della Procura della Repubblica di Agrigento ad uccidere Salvatore Lupo sarebbe stato Giuseppe Barba (66 anni), ex  suocero e padre di Maria, detta Giusi di cui Salvatore Lupo era separato.

Secondo le immagini acquisite e la ricostruzione degli inquirenti, l’auto di Barba, una Fiat Panda, è stata immortalata sul luogo e nel momento del delitto. Dalle riprese si vede scendere un soggetto da un’autovettura che si era fermata davanti al locale, persone che uscivano di fretta come se scappassero  e poi la risalita in auto del soggetto e la ripartenza dell’autovettura.

Il riscontro piu’ importante è arrivato dalle prove scientifiche del RIS di Messina:  “sono state trovate  tracce importanti di polvere da sparo sul volante dell’autovettura, sul sedile e sulla leva del cambio, di Giuseppe Barba.

I militari dell’Arma, sin da subito avevano seguito la pista dei “dissidi familiari”, ma era solo una supposizione, mancavano gli  elementi di prova oggi riscontrati.

Il movente del delitto sarebbe legato e pregressi contrasti economici e violenti diverbi insorti dopo la separazione tra il Lupo e la moglie, figlia di Giuseppe Barba. Da lì il desiderio di vendetta.

Un altro elemento che non fu sottovalutato dagli inquirenti è la testimonianza del figlio di Lupo, nipote di Barba: in passato aveva mostrato di avere una pistola (ndr una pistola calibro 38, detenuta illegalmente), solo lui lo poteva uccidere.

Tutti questi elementi hanno portato al fermo del 66enne favarese, Giuseppe Barba. Il pericolo di fuga ha giustificato il fermo di oggi – nella sua cassaforte sono stati rinvenuti  grossi quantitativi di denaro per un eventuale fuga. Il favarese può vantare numerose conoscenze e possibilità di trovare rifugio all’estero.

 

 

 

 

 

 

Ci sono posti in Italia in cui non è disponibile il servizio essenziale di guardia medica perché non ci sono medici disponibili.

Tra qualche anno ci saranno seri problemi anche con i medici di base.
Quelli che ci sono – la maggior parte tutti anziani – andranno in pensione e non ci sono sostituti.

Durante la pandemia hanno assunto tutti quelli freschi freschi di laurea senza uno straccio di specializzazione o tirocinio.

Insomma, c’è penuria di figure sanitarie, ed è giusto che chi decida di fare il medico lo faccia con delle competenze di partenza sostanziali.
E fin qui tutto bene, tutto giusto.
Vuoi fare il medico?
Devi essere sufficientemente colto, avere la predisposizione, una cultura di base ampia e devi avere voglia di studiare tanto, ma proprio tanto, perché la medicina è una professione dove il più bravo è semplicemente quello che sbaglia di meno.

E con l’arrivo di settembre e del vino novello, immancabile arriva il test per ammissione alle facoltà di medicina di tutta Italia e a mettere in difficoltà migliaia di studenti è stata la domanda nella quale si chiedeva il significato della parola -udite udite – ZAPOTECA.

È inutile dirvi che non conoscevo questo termine, in 50 anni di vita non l’ho mai letto da nessuna parte, né sentito in nessuno dei diversi ambienti frequentati per lavoro. E così sono andata come tutti a cercarlo e ho trovato questo significato: “declinazione al femminile dell’aggettivo zapoteco che vuol dire “appartenente a una popolazione indigena del Messico centro-meridionale, stanziata nell’attuale stato di Oaxaca”. Zapoteca risulta essere quindi un aggettivo con cui si identifica la popolazione indigena degli Zapotechi e sono tutt’ora esistenti, vivono infatti in una regione del Messico. Chissà se gli indigeni stessi sanno di chiamarsi così.

Ma l’osservazione che accomuna tutte le categorie professionali e tutte le classi sociali, è a cosa servirà mai ad un aspirante medico il significato della parola Zapoteca, come potrebbe mai inficiare la sua carriera e formazione, la non conoscenza di questo vocabolo.

A meno che non si voglia augurare loro di partecipare a tempo perso alla famosa trasmissione di Gerry Scotti.

Cose all’Italiana, insomma … inserire il surreale sempre, ovunque, anche lì dove si decide il futuro (serio e reale) di un paese.

 

 

Violenza inaudita ed inaccettabile quella perpetrata dai talebani sulle donne che in queste ore stanno manifestando a Kabul.

È stato il reporter e giornalista in Afghanistan Zaki Daryabi (che nel 2020 ha vinto un premio internazionale per le sue inchieste contro la corruzione) a pubblicare il video sul suo profilo twitter,  nel quale si vede un talebano che a Kabul frusta letteralmente una giovane donna, di quelle che partecipa alla protesta di questi giorni, la marcia delle Donne che sta andando in scena nella capitale afghana.

Le immagini sono davvero inaudite e sconcertanti. Quando la donna viene colpita molte di loro mettono via i cartelli nelle borse e abbandonano i luoghi.

È stato lo stesso Daryabi a dichiarare in altri suo tweet che secondo alcuni testimoni oculari, i talebani avrebbero arrestato 5 giornalisti di  Etilaatroz, il media di cui lui stesso è caporedattore.

 

 

 

Partiranno Lunedì 13 settembre i lavori di posizionamento delle prime centraline pubbliche di ricarica per veicoli elettrici nel comune di Agrigento, ad opera della Be Charge srl.

Le centraline di ricarica per veicoli elettrici saranno posizionate:

  • Viale Leonardo Sciascia;
  • Via Empedocle (nei pressi del parcheggio adiacente la Porta dei Saccaioli);
  • Via P.S. Mattarella (parcheggio comunale adiacente stazione FS);
  • Viale dei Giardini;
  • Lungomare Falcone e Borsellino.
  • Via Fosse Ardeatine (Villaseta);

saranno oggetto di un successivo intervento le istallazioni delle restanti colonnine elettriche  di Be Charge nei seguenti punti:

  • piazza Vittorio Emanuele (parcheggio lato Questura);
  • Via Esseneto;
  • Via Caduti di Marzabotto;

«La collocazione di queste centraline di ricarica per veicoli elettrici – spiega l’assessore all’energia Gerlando Principato – è un primo passo per rendere la città di Agrigento sempre più smart ed ecosostenibile. Lo stimolo e l’incentivazione all’utilizzo di veicoli elettrici, che non sono inquinanti e quindi garantiscono un maggiore rispetto dell’ambiente a tutti i livelli – conclude Principato – non può prescindere da una minima dotazione di colonnine per la loro ricarica. E’ un servizio che pensiamo sia utile oltre che ai nostri cittadini, anche per i molti turisti che speriamo presto possano tornare a visitare il nostro territorio».

È tornato a riunirsi ieri pomeriggio il coordinamento di quartiere di contrada Ciuccafa, dopo il primo incontro tenutosi lo scorso 18 agosto.
I residenti si sono ritrovati nella piazzetta centrale del quartiere-dormitorio, alla presenza del coordinatore Felice Geraci e del suo coadiutore Giovanni Onida.
Rispetto alla prima riunione si sono aggiunti molti altri cittadini, i quali hanno avanzato alcune proposte ed evidenziato altre problematiche che, a loro dire, meriterebbero ascolto e soluzioni immediate, come, ad esempio, la mancanza di uno spazio ove concentrare attività commerciali di prima necessità e una nuova concezione delle strade di entrata e di uscita per diminuire i rischi connessi alla circolazione.
Le proposte sono state ascoltate dall’avv. Gianni Hamel, candidato sindaco del movimento “Primavera empedoclina”, il quale si è riproposto di tornare nel quartiere per analizzare le doglianze degli abitanti e stabilire quali siano le effettive priorità da risolvere in via immediata.

Altro femminicidio in Sicilia, a Bronte, in provincia di Catania, dove Filippo Asero, 47 anni, ha ucciso la moglie. Lui l’ha sorpresa appena lei è stata fuori dall’automobile, in via Boscia, l’ha afferrata per i capelli e le ha tagliato la gola con una coltellata. La vittima è Ada Rotini, 46 anni, madre di due figli, a lavoro come badante. Dopo averla uccisa lui avrebbe continuato a pugnalarla per poi tentare il suicidio conficcandosi l’arma nel petto. Asero però non è morto ed è stato trasferito con l’elisoccorso all’ospedale Cannizzaro di Catania. I due, proprio ieri, avrebbero dovuto firmare la separazione consensuale nonostante il matrimonio si fosse celebrato soltanto da qualche mese.

Svolta nelle indagini a seguito dell’omicidio di Salvatore Lupo a Favara. Sottoposto a fermo di indiziato di delitto il suocero, Giuseppe Barba.

Il luogo dell’agguato

Svolta nelle indagini a seguito dell’omicidio dell’imprenditore ed ex presidente del Consiglio comunale di Favara, Salvatore Lupo, 45 anni, assassinato a Favara, in via Quattro Novembre, all’interno di un bar, lo scorso 15 agosto. Il procuratore di Agrigento, Luigi Patronaggio, ha sottoposto a fermo di indiziato di delitto Giuseppe Barba, 66 anni, di Favara, suocero di Salvatore Lupo. Ad eseguire il fermo sono stati i Carabinieri della Tenenza di Favara e del Nucleo operativo e radiomobile della Compagnia di Agrigento capitanati da Marco La Rovere. Il movente del delitto sarebbe legato e pregressi contrasti economici e violenti diverbi insorti dopo la separazione tra Lupo e la moglie, figlia di Giuseppe Barba. Barba è indagato di omicidio aggravato perché lo avrebbe commesso per motivi abietti e futili, e dalla premeditazione, e per illegale detenzione e porto in luogo pubblico di una pistola calibro 38. Più nel dettaglio, dalle indagini dei Carabinieri della Tenenza di Favara e della Compagnia di Agrigento, coordinate dai pubblici ministeri titolari dell’inchiesta, Paola Vetro e Chiara Bisso, sarebbe emerso che Giuseppe Barba sarebbe stato a bordo di un’automobile nella zona del delitto e durante le ore in cui è avvenuto. Peraltro l’automobile sarebbe visibile nei pressi del luogo nelle immagini registrate da telecamere di video-sorveglianza. E poi rilevanti tracce di polvere da sparo sono state trovate sulla stessa automobile. Salvatore Lupo sarebbe stato seguito e pedinato fino al bar, dove si è recato per comprare delle vaschette di gelato, e nel locale è stato ucciso con tre colpi di pistola, alla guancia destra, alla spalla destra e a sinistra della testa. Inoltre, il pericolo di fuga ha giustificato il fermo di indiziato di delitto, che è applicato quando ricorrono i requisiti del pericolo di fuga, o di reiterazione del reato o di inquinamento delle prove. In tal caso, la Procura di Agrigento ha ritenuto che Giuseppe Barba, essendo a conoscenza di essere indagato, avrebbe potuto fuggire all’estero.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)