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Il sindaco di Agrigento Franco Miccichè passa per l’incarico di portavoce da un giornalista professionista pensionato, a titolo gratuito, ad pubblicista, iscritto all’Albo da poco più di un anno, ma a titolo oneroso. Ancora una volta il sindaco disattende ampiamente le indicazioni  fatte fin da subito due sindacati di categoria, il  SAGI e l’Assostampa, in merito alla questione relativa alla comunicazione istituzionale dell’Ente. La delibera di portavoce per un compenso di 2mila euro lordi al mese fino al prossimo dicembre, per quello che riguarda il SAGI, ” è un assoluto spreco di denaro pubblico – dichiara il segretario nazionale Nino Randisi – . La nomina, se pur legittima rientrando essa nella potestà del sindaco, finisce solo per favorire un amico, essendo l’incarico appunto intuitu personae, ma che non risolve la questione più generale della comunicazione della città capoluogo“. ” Abbiamo sempre invitato Miccichè, nello spirito di proficua collaborazione a valutare la possibilità di procedere con un bando pubblico per la selezione di un giornalista, remunerato secondo contratto, che potesse svolgere le funzioni di addetto stampa sia per l’attività del sindaco e della sua giunta che del consiglio comunale. Ipotesi questa, come si ricorda, condivisa in pieno anche dal presidente dell’assemblea cittadina Giovanni Civiltà”.  “Ancora una volta- conclude Randisi- ricordiamo al sindaco Miccichè che il portavoce , secondo le norme vigenti, non può  scrivere comunicati stampa e diffonderli ai media o sul sito del Comune nè per il capo dell’amministrazione, nè per gli assessori ne tanto meno per il consiglio comunale. Vigileremo come sindacato sulla figura appena incaricata e segnaleremo all’Ordine eventuali abusi”.

 

Nuova stretta sull’obbligatorietà del Green Pass, questa volta tocca al personale esterno che orbita intorno al mondo dell’istruzione: i lavoratori delle mense e delle imprese di pulizia. Il Decreto Legge, che introduce le nuove misure è stato approvato dal Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Mario Draghi, del Ministro dell’istruzione Patrizio Bianchi, del Ministro dell’università e della ricerca Maria Cristina Messa e del Ministro della salute Roberto Speranza, il 09 settembre.

Le nuove misure introdotte per fronteggiare l’emergenza da COVID-19 in ambito scolastico, della formazione superiore e socio sanitario-assistenziale, rimarranno in vigore fino al 31 dicembre prossimo, termine di cessazione dello stato di emergenza.

1. Scuola

Le nuove norme  disciplinano l’accesso in ogni struttura del sistema nazionale di istruzione e di formazione (compresi le strutture in cui si svolgono i corsi serali, i centri per l’istruzione degli adulti, i servizi educativi per l’infanzia, i sistemi regionali di istruzione e Formazione Tecnica Superiore e degli Istituti Tecnico Superiori e il sistema della formazione superiore).

Si applica a chiunque accede a tutte le strutture delle istituzioni scolastiche, educative e formative è tenuto a possedere la Certificazione Verde. Questa disposizione non si applica ai bambini, agli alunni e agli studenti nonché ai frequentanti i sistemi regionali di formazione, ad eccezione di coloro che prendono parte ai percorsi formativi degli Istituti tecnici superiori

Chi controlla sarà il dirigente scolastico e i responsabili di tutte le istituzioni scolastiche, educative e formative hanno il compito di controllare il possesso del Green Pass da parte del lavoratore. Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

2. Università

Si applica a chiunque accede alle strutture del sistema nazionale universitario deve possedere ed è tenuto ad esibire la certificazione verde COVID-19.

I controllori saranno i responsabili delle Università e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica sono tenuti a verificare il rispetto delle prescrizioni. Le verifiche sono svolte a campione con le modalità individuate dalle Università. Nel caso in cui l’accesso alle strutture sia motivato da ragioni di servizio o di lavoro, la verifica sul rispetto delle prescrizioni deve essere effettuata anche dai rispettivi datori di lavoro.

3.  Salute

Vige l’obbligo vaccinale nelle strutture residenziali, socio-assistenziali e sociosanitarie.  
Le nuove norme si applicano a tutti i soggetti che svolgono, a qualsiasi titolo, la propria attività lavorativa nelle strutture residenziali, socio-assistenziali, sociosanitarie e hospice (RSA, strutture per anziani, ecc.).

Sono tenuti ad assicurare il rispetto dell’obbligo vaccinale i responsabili delle strutture e i datori di lavori dei soggetti che a qualunque titolo svolgono attività lavorativa sulla base di contratti esterni. Le modalità di verifica dell’adempimento dell’obbligo saranno definite con un decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri adottato di concerto con il Ministro della salute, sentito il Garante per la protezione dei dati personali.

4. Esenzioni

Le misure del decreto per il personale del mondo scolastico, universitario e socio assistenziale non si applicano ai soggetti esenti dalla campagna vaccinale sulla base di idonea certificazione medica rilasciata secondo i criteri definiti con circolare del Ministero della salute.

 

La nuova disposizione si aggiunge a quelle già in vigore che prevede l’obbligo della certificazione verde nelle seguenti casistiche:

Locali al chiusi: servizi di ristorazione (con consumazione al tavolo e al chiuso); spettacoli aperti al pubblico; musei, luoghi della cultura, mostre e altri istituti; piscine, palestre e centri natatori; sagre e fiere, convegni e congressi; centri termali; centri culturali, centri sociali e ricreativi (solo per le attività al chiuso e dei centri educativi per l’infanzia); sale gioco, sale scommesse, sale bingo e casinò; concorsi pubblici; mense aziendali; ristoranti degli alberghi se si tratta di clienti esterni.

Mezzi di trasporto pubblico: Voli nazionali e internazionali; Autobus che collegano più di due regioni;  Navi e traghetti interregionali (escluso i collegamenti marittimi dello stretto di Messina); Tav, Intercity o Intercity notte.

 

I Carabinieri della Stazione di Canicattì e del Centro Anticrimine Natura di Agrigento hanno denunciato alla Procura della Repubblica il pregiudicato A.P., responsabile di traffico di rifiuti e realizzatore di una discarica nel pieno centro abitato di Canicattì.

I militari, che nell’ultimo periodo avevano ricevuto alcune segnalazioni dai cittadini residenti, si sono imbattuti nella montagna di immondizia, vasta circa 200 mq, accatastata in una piazzola della residenziale via La Loggia.

Data la vicinanza dell’abitazione del sospettato (si tratta del soggetto che i Carabinieri avevano sorpreso a trafficare i rifiuti durante il sequestro in contrada Cazzola dello scorso novembre), i militari hanno immediatamente approfondito, accertando come l’uomo accatastasse in quell’area i rifiuti, molti dei quali speciali e tossici, in attesa di rivenderli.

Presso l’abitazione dell’indagato, nel corso della perquisizione, i Carabinieri hanno trovato una vera e propria piccola azienda del riciclaggio dei rifiuti: le moto ape per trasportare il ferro raccolto in giro, alcune lavatrici parcheggiate in strada in attesa di essere smembrate, gli strumenti – le presse, le frese, le seghe – per tagliare, trasformare e miscelare i rifiuti, una parte dei quali destinata alla rivendita, mentre un’ultima parte smaltita in casa.

Mentre i Carabinieri specialisti del Centro Anticrimine Natura proseguono nell’inventario della mole di rifiuti trovata nella disponibilità di A.P., le aree perquisite sono state sequestrate: Sarà compito dell’Autorità Giudiziaria valutarne la sorte, anche in considerazione dell’eventuale danno ambientale causato dall’indagato con la sua attività totalmente abusiva.

Si è tenuta  all’ARS, presso la Commissione speciale d’indagine e di studio per il monitoraggio dell’attuazione delle leggi e la valutazione degli effetti delle politiche regionali, per la delegificazione e la semplificazione normativa, presieduta dall’On. Carmelo Pullara l’Assemblea Regionale Siciliana , una audizione avente ad oggetto “le nostre scuole e l’assistenza ai ragazzi con disabilità gravi e gravissime”. Presenti all’incontro: l’Assessorato regionale per la famiglia, le politiche sociali ed il lavoro  – Dott. Suraniti Stefano, direttore USR Ufficio scolastico regionale Sicilia – Dott. Greco Rosolino, dirigente generale del Dipartimento regionale della famiglia e delle politiche sociali – Il Dirigente della città metropolitana di Palermo- Il Dirigente ANCI Sicilia – Il Dirigente della Città metropolitana di Catania – Il Dirigente della Città Metropolitana di Messina. – Dott. Raffo Vincenzo, commissario straordinario libero consorzio Agrigento – Dott. Percolla Domenico, commissario straordinario del Libero Consorzio comunale di Siracusa – Dott. Di Fazio Girolamo, commissario straordinario del libero Consorzio di Enna – Ing. Alongi Duilio, commissario straordinario del Libero Consorzio comunale di Caltanissetta – Dott. Cerami Raimondo, commissario straordinario del libero Consorzio comunale di Trapani – Dott. Piazza Salvatore, commissario straordinario del libero Consorzio comunale di Ragusa  – Vincenzo Capomolla SGB  Direttivo nazionale – Sig. Profita Giuseppe, responsabile dell’Associazione famiglie Genesi. On. Maria Anna Caronia – On. Rossana Cannata –On.Nuccio Di Paola – On.Giovanni Di Caro.

SGB ha illustrato la grave situazione venutasi a creare nelle scuole della Sicilia, in particolare nella Città di Trapani, dove è venuta meno l’assistenza ai bambini con disabilità gravi e gravissime e decine di assistenti all’igiene disoccupati. Scuole costrette a chiedere l’intervento delle famiglie, ragazzi costretti a rinunciare alla scuola, genitori che scrivono ai Sindaci, chiedendo il ripristino del servizio.  I Commissari dei Liberi Consorzi,hanno delineato una analitica situazione della realtà siciliana. Ne è scaturito un numero esiguo di alunni aventi diritto, rispetto alla vasta platea della disabilità. Praticamente è disabile chi è in possesso di una certificazione UVM – unità valutativa multidisciplinare –  rilasciata dall’ ASP (art.3 comma 3 legge 104) Solo allora lo studente disabile ha diritto alla figura migliorativa OS – OSA. La stranezza della valutazione è che anche gli altri bambini studenti disabili, rientrano  nell’art.3 comma 3 legge 104. Dopo una lunga disquisizione sulle problematiche emerse, la Commissione ha approvato “l’abolizione”, almeno fino a dicembre la certificazione UVM.  Tutti i bimbi disabili sono figli di questa Terra. Non ci possono essere studenti disabili di prima classe e  di seconda classe – ha ribadito Aldo Mucci – La Commissione ha approvato il documento da trasmettere all’assessorato competente.

 

L’avvocato di Agrigento, Salvatore Pennica, è stato assolto dall’imputazione di oltraggio a magistrato in udienza, con la formula “per non avere commesso il fatto”. Nel corso di uno scontro dialettico durante una udienza innanzi al Giudice di Pace il 6 febbraio del 2015, l’avvocato Pennica avrebbe pronunciato la frase: “Sembriamo a ‘Uomini e donne’, apriamo il codice e non insabbiamo le notizie di reato”. Il magistrato destinatario lo ha denunciato. Al Tribunale di Caltanissetta, competente per materia, il pubblico ministero ha chiesto la condanna di Pennica a 4 mesi. Il giudice Giuseppina Chianetta, condividendo le tesi dei difensori, gli avvocati Alfonso Neri e Giacomo Butera, lo ha, invece, assolto ritenendo che la sua frase rientra nella dialettica processuale.

La Ditta T.C. ha partecipato alla selezione indetta dall’Amministrazione regionale nell’anno 2012 per la concessione di contributi in regime “de minimis” a valere sulla misura 3.2.2.4 del PO FESR Sicilia 2007/2013 volta a promuovere lo sviluppo imprenditoriale orientato alla promozione ed alla valorizzazione della fruizione turistica nei territori comunali della rete ecologica siciliana.
Il bando della procedura in questione indicava all’art. 2, tra gli interventi finanziabili, quelli relativi ad attività ricettive, precisando inoltre che relativamente alle predette attività sarebbero stati ammessi al contributo esclusivamente interventi di “riconversione e riqualificazione edilizia del patrimonio immobiliare già esistente”.
Prima di procedere alla presentazione della domanda di contributo, la Ditta chiedeva al RUP del procedimento se fosse ammissibile a finanziamento un intervento di riqualificazione di un edificio già esistente, ma manchevole degli infissi e delle rifiniture.
Ottenuta risposta affermativa dal RUP, la Ditta T.C. si determinava a presentare la domanda di aiuto.
Con provvedimento n. 617 del 27.06.2014, quindi, l’Amministrazione regionale concedeva il finanziamento richiesto.
La Ditta, dunque, avviava l’investimento programmato, procedendo a richiedere gli acconti previsti dal decreto di finanziamento a fronte di regolare rendicontazione dei lavori eseguiti.
Completati i lavori di riqualificazione, la Ditta presentava domanda di saldo.
Con decreto emesso in data 18.07.2016, l’Amministrazione regionale, preso atto della richiesta di saldo finale inoltrata dalla Ditta T.C. e corredata da tutta la documentazione prevista, disponeva nelle more dell’adozione del decreto definitivo l’erogazione del saldo finale per un importo residuo pari ad €18.903,40.
Senonchè, con nota del marzo 2017, l’Amministrazione regionale comunicava alla Ditta T.C. l’avvio del procedimento di revoca del decreto di concessione del finanziamento di che trattasi.
In particolar modo, l’Amministrazione evidenziava la non ammissibilità a finanziamento dell’intervento, in ragione del fatto che i lavori eseguiti non avrebbero riguardato un immobile già esistente, ma una struttura in corso di realizzazione .
La Ditta interveniva, dunque, nel procedimento con apposita memoria.
Ciononostante, l’Amministrazione confermava il provvedimento di revoca anche alla luce di un ulteriore asserito elemento di criticità rappresentato dalla omessa produzione del certificato di agibilità o abitabilità della struttura, intimando alla Ditta di restituire l’intero importo precedentemente erogato (euro 94.517,00 oltre interessi)
La Ditta quindi, con il patrocinio degli Avv.ti Girolamo Rubino e Lucia Alfieri, ha impugnato innanzi al T.A.R. Palermo il provvedimento di revoca evidenziando molteplici profili di illegittimità e chiedendone, inoltre, la previa sospensione dell’efficacia.
In particolar modo, gli Avvocati Rubino ed Alferi  hanno evidenziato che: 1) l’intervento proposto dalla ditta risultava rispettoso delle previsioni del bando di gara, in quanto aveva riguardato un immobile esistente manchevole soltanto di infissi e rifiniture e non già di significativi elementi strutturali; 2) il provvedimento di revoca non risultava in ogni caso rispettoso del legittimo affidamento ingenerato nella ditta per effetto dei chiarimenti forniti dal RUP; 3) la ditta aveva provveduto a produrre tutta la documentazione richiesta sia al momento della presentazione della domanda di contributo che al momento del collaudo della struttura.
Senonché il T.A.R. Palermo, dopo aver rigettato la richiesta cautelare proposta dalla ditta, ha respinto nel merito il ricorso con sentenza n.1852/2021, asserendo in particolar modo la non ammissibilità a finanziamento dell’intervento ai sensi di quanto previsto dal bando di gara e l’assenza di un legittimo affidamento tutelabile.
La Ditta T.C., dunque, con il patrocinio degli Avv.ti Rubino ed Alfieri, ha impugnato la sentenza del T.A.R. Palermo innanzi al C.G.A., chiedendone la previa sospensione dell’efficacia.
I difensori della Ditta hanno evidenziato sotto più aspetti l’erroneità della sentenza del primo Giudice ribadendo l’ammissibilità a finanziamento dell’intervento di riqualificazione proposto dalla Ditta, nonché l’esistenza di un affidamento qualificato ingenerato nella Ditta in ragione dei chiarimenti forniti dal RUP.
Con ordinanza n. 548/2021, il C.G.A, ritenendo ad un primo esame corrette le tesi difensive degli Avv.ti Rubino ed Alfieri, ha sospeso l’efficacia della sentenza del T.A.R Palermo ed ha altresì fissato “per la trattazione di merito del ricorso l’udienza pubblica del 16 marzo 2022”.
In ragione dell’ordinanza del Consiglio di Giustizia Amministrativa, la Ditta T.C. non dovrà restituire l’importo di euro 94.517,00 oltre interessi, corrispondente al finanziamento precedentemente concesso.

Momenti di ordinaria follia in un tranquillo pomeriggio raffadalese. Forse il 37enne aveva intenzione di seminare il panico ed in parte c’è riuscito. Lui, già noto alle Forze dell’ordine, si è recato nella piazza brandendo un martello contro chicchessia, riuscendo davvero ad impaurire i presenti, increduli di ciò che stavano vedendo.

Subito allertati i Carabinieri i quali prontamente sono giunti sul posto. Tale circostanza ha fatto infuriare di più il raffadalese che è andato in escandescenza. Nel frattempo è arrivata una pattuglia della vicina Joppolo Giancaxio a dare manforte ai colleghi. Non è stato facile affrontare il delinquente che si è scagliato contro i militari i quali, fra mille difficoltà, sono riusciti a disarmarlo.

L’uomo, nel frattempo, ha inveito a calci e pugni contro i militari dell’Arma fino a quanto sono riusciti a bloccarlo definitivamente. Soltanto qualche escoriazione per i Carabinieri.

I militari della Stazione di Joppolo hanno provveduto ad arrestare il facinoroso con l’accusa di violenza, resistenza e minaccia a Pubblico ufficiale. La Procura di Agrigento, nel frattempo, ha disposto che l’uomo venisse trattenuto nelle camere di sicurezza della Compagnia di Agrigento in attesa che venga fissata l’udienza di convalida dell’arresto.

 

 

I Carabinieri della Compagnia di Misilmeri hanno arrestato due palermitani, Giovanni Navarra, 32 anni, e Gianpiero Rubino, 24 anni, indagati di coltivazione e produzione di sostanze stupefacenti. I due, residenti nel quartiere Sperone a Palermo, sono stati sorpresi dai militari in un terreno alla periferia d Bolognetta, intenti ad irrigare una piantagione di marijuana con 140 arbusti. Nel corso dell’operazione sono state denunciate altre due persone anche loro ritenute coinvolte nella coltivazione delle piante. I due arrestati sono ristretti ai domiciliari in attesa dell’udienza di convalida da parte del Tribunale.

A Messina un uomo di 35 anni è stato arrestato perché indagato di divulgazione e detenzione di materiale pedo-pornografico. L’indagine a suo carico da parte della Polizia Postale è stata avviata a seguito di una segnalazione da investigatori degli Stati Uniti. Lui avrebbe usato reti estere per divulgare immagini di pornografia minorile (in alcuni casi anche di vittime in età infantile), e durante la perquisizione personale e informatica sono stati trovati e sequestrati migliaia di file conservati in suoi dispositivi. Il 35enne è stato arrestato in flagranza e posto ai domiciliari con provvedimento già convalidato dal Tribunale. Da accertare adesso sono le modalità di acquisizione del materiale sequestrato.

La Procura della Repubblica di Agrigento, tramite il sostituto procuratore, Chiara Bisso, titolare del fascicolo dell’inchiesta, ha iscritto nel registro degli indagini, come secondo prassi, la donna di 25 anni di Ravanusa che, alla guida della sua automobile Mercedes, lo scorso 18 agosto ha investito il bambino tedesco di 10 anni lungo la via Passeggiata Archeologica, nei pressi del tempio di Giunone. A carico di lei si ipotizza il reato di lesioni personali gravi a fronte di una presunta velocità eccessiva. Chiara Bisso ha inoltre disposto una consulenza tecnica al fine di ricostruire l’esatta dinamica dell’incidente. Consulenti di parte sono stati nominati anche dai familiari del bambino e dalla ravanusana.