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Agrigento, interrogazione “Pototsky” in consiglio comunale

 

Ad Agrigento l’ex sindaco Lillo Firetto, con i colleghi consiglieri Nello Hamel e Margherita Bruccoleri, hanno presentato una interrogazione consiliare all’Amministrazione comunale nel merito del trasferimento della scultura di Gregory Pototsky. Nell’interrogazione tra l’altro si legge: “Abbiamo chiesto che l’amministrazione giustifichi in modo più approfondito e chiaro le ragioni dello spostamento della scultura da piazzetta Alaimo. Se è stata avviata un’indagine interna della Polizia Locale per gli accertamenti di responsabilità civile e amministrativa sui fatti e quale sia stata la procedura amministrativa adottata dal Comune nel rispetto delle norme regolamentari. E poi se non si ritiene che la mancata autorizzazione della Soprintendenza non determini automaticamente il ripristino della situazione precedente, cioè la ricollocazione della scultura in piazzetta Maria Alaimo, dove era stata precedentemente allocata in presenza dello scultore Gregory Potosky, anziché la collocazione in un magazzino. Infine se non si ritiene di informare il Console Russo sulla destinazione e valorizzazione della scultura, recuperando anche in termini di rapporti istituzionali che sembrano in qualche modo compromessi, nell’unico interesse dell’immagine e della reputazione della città”. del Presidente Mattarella che ha esortato a cambiare rotta “però non a parole”, perchè questa nuova prospettiva, in linea col dettato costituzionale “va garantita nei comportamenti dell’ordinamento con i suoi interventi, le sue regole, le sue procedure, le sue iniziative, e con il comportamento sociale delle altre persone, con la speranza e la fiducia che occorre avere e sviluppare in maniera particolarmente forte”

L’appello del Presidente della Repubblica Mattarella fatto durante la visita ai detenuti del carcere minorile di Nisida costituiscano un insegnamento elevato e profondo di cui essere particolarmente grati. Nella sue parole trovano concretezza i valori costituzionali sull’azione punitiva dello Stato e la funzione rieducativa della pena. Chi ha sbagliato deve assumersi le proprie responsabilità verso l’intera società e portarne il peso secondo ciò che la legge prevede. Ma il Capo dello Stato ha voluto autorevolmente richiamare come nella prospettiva costituzionale la persona rimane sempre qualcosa di più grande dell’errore che pure ha commesso e questo chiama, a sua volta, la società e le stesse Istituzioni ad altrettante responsabilità, necessarie a dare concretezza a questo primato della persona.

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