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La festa di San Calogero ad Agrigento e le iniziative di solidarietà: il cappellano militare dei Carabinieri della Sicilia, don Salvatore Falzone, e i militari dell’Arma del Comando provinciale di Agrigento hanno avviato l’operazione “San Calogero 2021”, coinvolgendo Confcommercio e Fipe di Agrigento, l’associazione “Volontari di strada”, l’Associazione nazionale Carabinieri, e l’Anioc, ovvero l’Associazione nazionale insigniti onorificenze cavalleresche. Per tutta la durata dei festeggiamenti saranno raccolti, con una colletta, beni di prima necessità, tra pubblici esercizi, farmacie, negozi di abbigliamento, panettieri, e altri ancora, il tutto da distribuire ai più bisognosi

Con la sentenza dello scorso gennaio 2021, la Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana – ha respinto l’appello proposto dalla Procura Regionale della Corte dei Conti, assolvendo da ogni addebito erariale l’ex Assessore regionale Maria Lo Bello citata in giudizio per avere asseritamente contribuito, con il proprio voto favorevole, in quanto componente della Giunta Regionale, all’adozione della famosa delibera n. 328/2013, così fornendo il proprio apporto alla programmazione ed esecuzione dell’ormai ben noto progetto “Spartacus”, con un addebito alla stessa contestato pari complessivamente a  885.250,00 euro.
Costituitasi in entrambi i gradi di giudizio, con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino, l’ex Assessore Lo Bello aveva contestato l’assenza di qualsivoglia nesso causale tra la suddetta deliberazione n. 328/2013 ed il presunto danno contestato dalla Procura.
Con la medesima sentenza assolutoria resa in appello, la Corte dei Conti ha condannato l’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana al pagamento delle spese giudiziali liquidate nella misura di 4.000,00 euro, oltre rimborso spese generali ed accessori di legge.
Tuttavia, a fronte del persistente mancato pagamento delle suddette spese di giudizio liquidate in suo favore, l’ex Assessore Lo Bello si è vista costretta ad intraprendere una procedura esecutiva nei confronti della medesima Amministrazione regionale dalla stessa presieduta all’epoca dei fatti oggetto del giudizio di responsabilità, al fine di ottenere il pagamento delle somme spettanti.
A seguito dell’avviata procedura esecutiva, è stato richiesto di vincolare presso la Tesoreria Regionale le somme dovute dall’Assessorato Regionale Territorio ed Ambiente della Regione Siciliana nei confronti del suo ex Assessore Maria Lo Bello per effetto della sentenza resa dalla Corte dei Conti – Sezione Giurisdizionale d’Appello per la Regione Siciliana, nella misura di 8.500,00 euro.

“Voglio ricordare a tutti i miei concittadini – scrive in un comunicato stampa il consigliere comunale Roberta Zicari – che per smaltire i rifiuti “ingombranti” e “Raee”, a titolo esemplificativo:
armadi;
tavoli;
mobili vari;
divani, poltrone, sedie;
reti e strutture dei letti;
giocattoli voluminosi;
lampadari;
biciclette;
assi da stiro;
Elettrodomestici;
Frigoriferi;
Televisori
zaini e valigie di grandi dimensioni,
È attivo un servizio Gratuito. Bisogna chiamare il numero verde 800550064, prenotare l’appuntamento e verranno a ritirare questi rifiuti da smaltire direttamente a casa vostra. Vi invito ad utilizzare questo comodo servizio e ad evitare assolutamente l’abbandono in strada dei rifiuti. L’abbandono in strada dei rifiuti, vietato per legge, è un comportamento da condannare duramente: dobbiamo avere più rispetto e cura dell’ambiente e del decoro urbano, lo dobbiamo a noi stessi ed alle future generazioni!
Chi inquina – conclude Roberta Zicari –  mette in pericolo la salute nostra e quella dei nostri figli, nel 2021 non è più ammissibile!”

A Santa Elisabetta, in provincia di Agrigento, i Carabinieri dello locale Stazione hanno denunciato alla Procura un muratore di 48 anni, il quale si sarebbe scagliato contro due coniugi di 50 anni, e li avrebbe aggrediti, minacciati e ingiuriati, mostrando loro i genitali e manifestando così disprezzo. La coppia è stata soccorsa in ospedale. Lui, bracciante agricolo, con 2 giorni di prognosi. E lei, casalinga, con la protesi dentaria rotta. L’aggressore risponderà all’autorità giudiziaria di lesioni, atti osceni, minacce e violazione di domicilio. Gli è stato precauzionalmente sequestrato un fucile da caccia legalmente detenuto.

La Procura di Catania ha chiesto il rinvio a giudizio per istigazione a delinquere a carico dell’ex senatrice della Lega, Angela Maraventano, già candidata a sindaco di Lampedusa. Lei si sarebbe resa responsabile, pubblicamente, di apologia del delitto di associazione mafiosa. In occasione di un suo intervento, il 3 ottobre del 2020, alla manifestazione della Lega a Catania alla vigilia dell’udienza preliminare del caso “Gregoretti” con imputato Matteo Salvini, Angela Maraventano, riferendosi al tema dei flussi migratori, ha affermato testualmente: “Questo governo abusivo, complice di chi traffica carne umana e c’è anche dentro la nostra mafia che ormai non ha più quella sensibilità e quel coraggio che aveva prima, dove sono? Non esiste più perché noi la stiamo completamente eliminando perché nessuno ha più il coraggio di difendere il proprio territorio”. E la Procura di Catania rileva, altrettanto testualmente: “Con quelle affermazioni l’ex senatrice avrebbe riconosciuto alla mafia qualità, come sensibilità e coraggio ed un ruolo di controllo e tutela del territorio, contrapposte a quelle dello Stato, di cui contestava l’azione di contrasto alle associazioni mafiose in cui era imputato, in qualità di ex ministro dell’Interno, Matteo Salvini”.

Il pubblico ministero Claudio Camilleri, a conclusione della requisitoria, ha chiesto al Tribunale di Palermo di condannare a 4 anni di reclusione il già aspirante collaboratore della giustizia agrigentino, Giuseppe Tuzzolino, 41 anni, Tuzzolino è imputato di calunnia a danno dell’avvocato, anche lui agrigentino, Salvatore Pennica. Secondo Tuzzolino, l’avvocato Pennica avrebbe conservato “documenti importanti e compromettenti, anche in tema di mafia, nel proprio computer”. L’avvocato Pennica è parte civile in giudizio tramite l’avvocato Francesco Mirabile. Il prossimo 21 settembre si svolgeranno le arringhe difensive.

Conclusa la requisitoria della Procura Generale di Palermo. Proposti 7 anni e 4 mesi di reclusione per l’ex senatore Antonio D’Alì, imputato in Appello di concorso esterno alla mafia.

Giuseppe Graviano, da Brancaccio Palermo, boss stragista ergastolano, nel marzo del 2016 è intercettato in carcere. Lui conversa con un compagno di cella, ed entrambi sono detenuti al 41 bis. E le parole di Graviano sono: “Poi ci sono cose che io non riesco a capire. C’è quello trapanese, D’Alìa, quello con gli occhi… graziosi. Questo, con quello che cercano, guardami Umbè, sono come la…”. E Giuseppe Graviano, durante “sono come la…”, ha intrecciato le dita delle mani. Ebbene, secondo i magistrati “quello che cercano” è il latitante Matteo Messina Denaro. Antonio D’Alì, in carica al Senato per 24 anni, discendente di un’antica famiglia nobiliare proprietaria della Banca Sicula e delle saline di Trapani, fedele riferimento di Silvio Berlusconi, è stato anche sottosegretario agli Interni dal 2001 al 2006. Nei terreni della sua famiglia, in contrada Zangara a Castelvetrano, ha lavorato come “campiere” don Ciccio Messina Denaro, padre del latitante Matteo. Lui, Antonio D’Alì, è imputato dal 2011 per concorso esterno all’associazione mafiosa. In primo grado, in Tribunale, giudicato in abbreviato, è stato assolto, e per le condotte precedenti al 1994 è intervenuta la prescrizione. In Appello è stato assolto. Poi la Cassazione ha annullato l’assoluzione e ha rinviato il processo ad un’altra sezione di Corte d’Appello. Il secondo processo d’Appello a carico di Antonio D’Alì è attualmente in corso a Palermo, e la Procura Generale, dove avere ottenuto il rinnovo parziale del dibattimento con l’ascolto di nuovi testimoni, ha appena invocato la condanna di D’Alì a 7 anni e 4 mesi di reclusione. Secondo gli inquirenti, Antonio D’Alì avrebbe contributo al sostegno e al rafforzamento di Cosa nostra, offrendo a disposizione dei boss le proprie risorse economiche, e, successivamente, il proprio ruolo istituzionale di senatore della Repubblica e di sottosegretario di Stato. E poi: il politico trapanese, fin dai primi anni ’90, avrebbe intrattenuto rapporti con le cosche e con esponenti di spicco dell’organizzazione mafiosa come il superlatitante Matteo Messina Denaro, Vincenzo Virga e Francesco Pace, cercando l’appoggio elettorale delle “famiglie”, e svolgendo un ruolo fondamentale nella gestione degli appalti per importanti opere pubbliche, dal porto di Castellammare del Golfo agli interventi per l’America’s Cup. I presunti collegamenti mafiosi di D’Alì sono stati citati da diversi pentiti tra cui Antonino Giuffrè, Antonio Sinacori, Francesco Campanella, e Antonino Birrittella, ritenuti attendibili dai giudici d’Appello. Lunedì prossimo, 5 luglio, è attesa l’arringa difensiva.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

Ad Agrigento, al palazzo di giustizia, il giudice monocratico del Tribunale, Giuseppa Zampino, ha riqualificato il reato di stalking aggravato in minaccia aggravata, e ha condannato a 11 mesi di reclusione, pena sospesa, C N, 32 anni, di Favara, difeso all’avvocato Maria Alba Nicotra. Il favarese è stato assolto dal reato di lesioni personali aggravate, e gli è stata revocata la misura degli arresti domiciliari, impostagli il 29 agosto del 2020 a seguito della denuncia dell’ex fidanzata, anche lei di Favara.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Sciacca, Alberto Davico, ha rinviato a giudizio tre imputati nell’ambito dell’inchiesta scaturita dalla tragedia risalente al Carnevale di Sciacca del 22 febbraio 2020, costata la vita al piccolo Salvatore Sclafani, 4 anni, morto dopo essere caduto da un carro allegorico, su cui lo ha appoggiato il padre, durante la sfilata. I tre sono Francesco Sclafani, padre del bambino, Giuseppe Sclafani, presidente dell’associazione culturale “E ora li femmi tu” (che ha costruito il carro “Volere volare” coinvolto nell’incidente) e Giuseppe Corona, presidente della Futuris S.r.l., la società a cui il Comune ha affidato l’organizzazione della manifestazione. Tutti rispondo di omicidio colposo. Prima udienza innanzi al Tribunale di Sciacca il prossimo 12 ottobre.

Stamattina a Favara, la sorpresa di trovare l’immondizia spalancata davanti ai locali dell’ufficio tecnico comunale.

Stasera ad Agrigento, rifiuti gettati dinnanzi al nobile Palazzo del collegio dei Filippini di Agrigento.

Qualcosa non quadra.

Non possono essere sempre le amministrazioni comunali a fare acqua da tutte le parti, adesso scendono in campo pesantemente e con grande responsabilità le ditte che hanno in gestione la raccolta dei rifiuti.

Pensiamo sia arrivato il momento di rivedere il tutto, in vista del prossimo accordo milionario tra le ditte e il comune di Agrigento, in vista di nuove assunzioni, in occasione del lavoro estivo.

Questo è solo l’inizio.

Questo giornale per quanto di propria competenza seguirà da vicino l’evolversi della situazione, che certamente non fa altro che creare problemi ai soliti noti: i cittadini.

Ci rileggeremo tra qualche giorno