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Ad Agrigento, a San Leone, dopo le diverse e documentate segnalazioni da parte dell’associazione ambientalista “Mareamico”, al mattino di oggi è stato bonificato il tratto di spiaggia dove è stato montato il chiosco Baraonda, distrutto dal mare, con i conseguenti problemi di balneazione per la presenza di resti pericolosi, nascosti sotto la sabbia. I lavori sono stati effettuati a spese del concessionario sotto il controllo da parte del Comune di Agrigento.

Incidente stradale mortale a Messina dove un giovane di 20 anni, Kevin Costantino, alla guida di uno scooter, si è scontrato frontalmente con un’automobile, una Opel Mokka, in via Bonino. L’impatto è stato così violento che lo scooter è rimbalzato contro un tram in sosta. Costantino è stato trasportato con massima urgenza al Policlinico dove è deceduto a causa dei gravi traumi subiti .

“Sono venuti a mancare i rapporti fiduciari che a suo tempo avevano determinato la nomina di Varisano”.

Sono queste le giustificazioni della sindaca Alba, a due mesi dalla fine del suo mandato, alla revoca della nomina dell’assessore.  Per il consigliere Castronovo, che si era speso per l’ingresso in giunta di Varisano, conoscendone le sue capacità ma anche la sua disponibilità ad operare per il bene della comunità, tra i motivi della revoca si celerebbe una sua personale iniziativa,  quella di essere stato il promotore della richiesta della convocazione di un consiglio comunale aperto per affrontare senza demagogie la questione dei precari che da anni aspettano la stabilizzazione. Castronovo precisa che “il Consiglio comunale aperto sarebbe servito a sgombrare il terreno dagli equivoci visto che un membro dell’amministrazione ha insinuato il sospetto che a remare contro la stabilizzazione sarebbero stati gli uffici facendo nomi e cognomi di chi si sarebbe rifiutato di firmare le carte. Quindi un Consiglio comunale aperto con la presenza di amministratori e funzionari avrebbe messo in chiaro lo stato delle pratiche”

. Castronovo ritiene pure che dietro la revoca del mandato assessoriale a Varisano “ci sia il suo mancato voto in consiglio comunale ai due project financing motivato dal fatto che la maggioranza non abbia discusso sulla loro utilità. Castronovo dice di non appartenere a quella categoria di consiglieri che prima bocciano e poi chissà per quali motivi votano favorevolmente”.

C’è pure il fatto che il consigliere Castronovo da tempo chiede alla sindaca e all’assessore di istituire un albo fiduciario delle imprese per consentire a tutti gli imprenditori favaresi e non di partecipare alle gare che vengono bandite dal comune, evitando gli inviti estesi solo a  5 ditte, che conseguentemente portano a ribassi minimi. Lo stesso Castronovo chiede che vengano bloccate le gare in attesa che venga realizzato l’albo fiduciario delle imprese. Tra le sue richieste l’assunzione di manodopera locale, nel rispetto della legge, per i lavori di metanizzazione e un’apertura di dialogo con gli operatori della nettezza urbana.

La decisione è stata presa dalla sindaca Anna Alba che ha revocato il mandato assessoriale che era stato conferito ad Adriano Varisano nel ottobre del 2020.

“Sono venuti a mancare i rapporti fiduciari che a suo tempo avevano determinato la nomina di Adriano Varisano – ha dichiarato la sindaca Alba – per cui adesso ritenuto opportuno revocare il mandato”. L’assessore Varisano, inoltre, come si legge nella determina di revoca della sindaca “non avrebbe perseguito appieno l’indirizzo politico-amministrativo…”

Adriano Varisano era stato suggerito alla sindaca Anna Alba nel corso della rimodulazione della sua Giunta nell’ottobre del 2020 quando da Giunta monocolore Movimento 5 Stelle era passata a Giunta di più ampio respiro, con l’appoggio di consiglieri comunali che fanno parte di altri gruppi politici. Probabilmente su questa decisione avrà influito la decisione presa ufficialmente, anche dai consiglieri che fino a poco tempo fa appoggiavano Anna Alba di schierarsi con altri candidati a sindaco.

Acqua pubblica ma posti di comando per amici. La politica sembra perdere il pelo ma non il vizio. La seduta per la nomina dei tre componenti del Consiglio di Amministrazione della costituenda Azienda Speciale Consortile (che si chiamerà AICA, Azienda Idrica Comuni Agrigentini) è stata rimandata a mercoledì  7. Nulla di fatto, ma appare evidente il tentativo della politica di occupare i posti in Consiglio di Amministrazione. Intanto, c’è tanto “maschilismo” nei curricula. Uno solo è al femminile. Il rischio dell’appartenenza alla politica sembra prevalere sulla meritocrazia. Il dominio della politica nelle scelte del massimo organo istituzionale della costituenda consortile rappresenterebbe il primo passo sbagliato per la gestione del servizio idrico integrato nella nostra provincia.

Tuona il deputato regionale e sindaco di Montevago, Margherita La Rocca Ruvolo. “Non siamo riusciti ad arrivare ad una conclusione, un pò perché i curricula sono arrivati oggi, un pò perché ancora una volta sembra che la politica voglia prendere il sopravvento su scelte che, invece, devono basarsi sulla meritocrazia. La politica deve stare lontano dalla gestione del servizio idrico nella nostra provincia”.

Margherita La Rocca Ruvolo è determinata e lancia un messaggio: “Se si fanno scelte diverse dai meriti dei curricula, sparerò a zero su tutti”. Insomma, La Rocca Ruvolo mette in guardia chi pensa di fare i soliti giochi di spartizione degli incarichi.

“La nostra provincia- continua La Rocca Ruvolo- sta attraversando uno delle crisi più difficili che tocca il bene vitale, l’acqua. Vi erano già due curricula che potevano essere presi in considerazione e dare seguito, ma altri hanno sostenuto che la terna deve essere al completo”.

Insomma, c’è tempo nonostante la crisi drammatica che rischia di fare assetare tutti gli agrigentini.

Filippo Cardinale

Fra i reperti più interessanti trovati in questi anni dai satelliti, vi sono alcune figure gigantesche tracciate sulle montagne o sui campi che si vedono soltanto dall’alto.

Si tratta di alcune facce gigantesche, che somigliano ai geoglifi del Perù ma a differenza dei geoglifi sono assai più grandi e sono tracciati con delle tecniche diverse da come gli uomini hanno fatto i geoglifi.

La più sorprendente di queste facce, si trova in Canada, vicino al lago Alberta.

L’ha trovata per caso un antropologa che stava esaminando delle foto satellitari, questa faccia è lunga 600 metri e larga quasi 400 metri. Questo disegno è stato battezzato il guardiano dei calanchi, perché in questa zona abitano i calanchi una tribù di indiani d’America.

L’antropologa è andata sul posto per studiare questo disegno. Questo disegno è formato da diverse cime di montagna allineate per far comparire i tratti di una faccia di un uomo. Si vedono assai chiaramente gli occhi, il naso e le labbra. Quest’uomo indossa un cappello fatto di piume e ha la fisionomia di un indiano. Sembrerebbe uno sciamano, cioè lo stregone delle popolazioni antiche.

Quest’antropologa e altri studiosi hanno intervista i calanchi. Questi uomini sanno che esiste questo disegno ma dicono che non sono stati loro a farlo. D’altronde sarebbe impossibile che degli uomini primitivi potessero fare un opera di questo genere.

I calanchi hanno detto agli studiosi che questo disegno l’hanno fatto gli dei uomini venuti da cielo. I calanchi sono detti anche PIEDI NERI, perché si dipingono i loro piedi di nero. Questa tradizione deriva dal fatto che essi dicono che i loro dei hanno i piedi neri. Infatti nella zona di Alberta ci sono delle incisioni rupestri dove vi è raffigurato il dio dei calanchi. Questo dio è detto Naapi. Al solito gli scienziati scettici dicono che si tratti di una formazione casuale delle rocce o di un fenomeno di paraedolia. La parola paraedolia vuol dire apparenza. Gli scienziati dicono che l’uomo è portato a interpretare qualunque disegno come una forma familiare, che sia la faccia di un uomo o la sagoma di un animale o una figura geometrica.

La paraedolia a mio parere è una sciocchezza, una figura o somiglia a qualche cosa oppure può avere soltanto una vaga somiglianza. Alcune volte le nuvole posso somigliare a qualcosa di vago, come una pecora o un uccello. Ma in questo caso il guardiano dei calanchi ha la sagoma precisa di un uomo. Questa faccia è disegnata di profilo e presenta tutti i particolari di una faccia di un uomo.

Quindi la somiglianza con la faccia di uomo non può essere casuale. Altri studiosi hanno esaminato al computer questa faccia e ne risulta che questa faccia ha un cranio allungato come i crani che gli indiani facevano di proposito ai loro bambini per farli somigliare ai loro dei.

La pratica del cranio allungato si trova in tutte le parti del mondo, ma è più diffusa presso i Maya, gli Incas e le popolazioni delle Ande. Questa faccia gigantesca non è l’unica ad essere stata trovata in questi anni con il satellite.

Un’altra faccia è comparsa in Ungheria. Quest’altra faccia però, non è formata dalle cime delle montagne ma è formata dai kurgan. I kurgan sono dei piccoli tumoli di terra a forma di piramide che venivano posti sopra le tombe. I kurgan venivano fatti dalle popolazione che venivano dall’asia centrale. In particolare gli Sciti, i Sarmati, gli Ungheresi, gli Unni e gli Avari.

Ma la cosa più straordinaria è che la faccia disegnata in Ungheria somigli a Gesù cristo. Non sono state ancora fatte delle indagini serie sula faccia dell’ungheria, ma in questo caso non si sa se sia un opera degli uomini antichi, di visitatori alieni o ancora, sia un miracolo.

Ma le facce trovate dai satelliti, non sono le prime a essere state trovate sul nostro pianeta.

Intorno al 1990 il geologo italiano Angelo Pitoni, trovò in Sierra Leone e in Guina un enorme formazione che sembra una sagoma di una figura femminile. Questa figura si trova su una parete rocciosa di fronte al mare. Questa figura somiglia ad una donna ed è alta 150 metri. La faccia di questa donna è alta circa 25 metri. La forma degli occhi, del naso e delle labbra sono abbastanza evidenti. Angelo Pitoni ha battezzato questa figura la dama del Mali. Questo nome probabilmente deriva del fatto che nello stato del mali si trova il misterioso popolo dei Dogon. I Dogon adorano dei misteriosi Dei che sarebbero venuti dalla stella Sirio. Anche questa donna come il guardiano dei calanchi indossa una specie di cappello che però somiglia ad una corona. Non tutti gli studiosi sono d’accordo che la dama del Mali sia una figura costruita dagli uomini antichi. Secondo Angelo Pitoni la montagna dove si torva la dama del Mali per effetto del bradisismo si sarebbe sollevata di parecchi metri quindi risalirebbe a un periodo fra i 20000 e i 30000 anni fa. Se questa data è esatta non si sa chi avrebbe fatto questa figura, di certo non le popolazioni nere che si trovano in Serra Leone. Nella stessa zona, Angelo Pitoni ha trovato delle misteriose pietre azzurre, che sono detto le skystone cioè le pietre del cielo. Secondo gli indigni della Sierra Leone queste pietre sarebbero cadute dal cielo. Queste pietre sono state esaminate da diverse geologi e hanno una strana geochimica. In queste pietre ci sarebbero dei minerali associati ad elementi organici e secondo Pitoni queste pietre sarebbero cadute da una astronave aliena. Ma le strutture giganti scolpite sulla roccia non terminano qui. C’è ne sono altre due, queste altre due però, si trovano sul pianete Marte.

Nel 1976 la sonda Vikings giunse sul pianeta Marte per mandare le prime foto di questo pianeta, e tra le centinaia di foto che arrivarono alla nasa, comparve una foto che suscito la meraviglia di tutti gli scienziati. In questa foto comparve una montagna in cui era disegnata la faccia gigantesca di n uomo. La foto fu divulgata in tutto il mondo ma gli scienziati dissero che la faccia era formata da una serie di giochi di luci, quindi era una faccia apparente. Gli ufologici chiaramente non ci vollero credere. Qualche mese dopo fu divulgata un’altra foto in cui la faccia di Marte appariva da un’altra angolazione di profilo. Se la faccia di Marte come hanno detto gli esperti della nasa era un gioco di luci, questa faccia non doveva comparire anche di profilo. Quindi l’immagine era autentica e non era un’apparenza. Negli anni successivi, scienziati e ufologici si sono fatti a guerra a causa di questa faccia di Marte. Tanto più che le sonde lanciate su Marte hanno mandato altre foto in cui sul suolo di Marte sembrano comparire gli oggetti più strani: crani di uomini, muri, piramidi e perfino un oggetto che sembra un tunnel. Negli anni 90 alcuni scienziati della nasa convinsero i loro dirigenti a mandare un’altra sonda su Marte per fotografare la famosa faccia. La sonda fu lanciata ma questa sonda si ruppe qualche giorno prima di arrivare a destinazione. Tre scienziati della nasa si fecero intervistare dal giornale con e dissero in pubblico che la sonda era stata sabotata di proposito dagli agenti della CIA per nascondere  il disegno di Marte, perché questa faccia secondo questi scienziati è stata scolpita dagli extraterrestri. Però qualche anno dopo la nasa mandò un’altra sonda per fotografare questa faccia. La sonda questa volta arrivo su Marte e mando le foto e con grande sorpresa di tutti il disegno non compariva. Che cos’era successo? Alcuni ufologi hanno detto che l’erosione del vento avrebbe rovinato la figura di Marte. Io invece penso che i dirigenti della nasa hanno ritoccato la foto per far credere che la figura di Marte non esista. Questo famoso volto di Marte è lungo circa 2km ed è largo poco più di un km. Ha la forma perfetta di una testa, i due occhi sono allineati e proporzionati, anche il naso e la bocca si trovano nella posizione esatta e sono della proporzione esatta. Però uno di questi due lati di questa faccia somiglia a un leone per questa ragione la faccia di Marte è stata battezzata la sfinge marziana, perché somiglia alle sfinge degli antichi egiziani. Il bello è che nel tempio di abido in Egitto si trova una misteriosa iscrizione in cui si parla del pianeta Marte. Anche la città del Cairo ha una relazione col pianeta Marte. Infatti il nome Cairo vuol dire MARTE.

C’è una relazione fra gli antichi egiziani e il pianeta Marte? Come se non bastasse qualche anno fa i robot che hanno lanciato su Marte hanno fotografato un’altra faccia gigantesca. Quest’altra faccia è meno grande della prima e raffigura la faccia di un uomo che ha dei tratti simile ad uccello. Tutti questi reperti non possono essere opera degli uomini antichi. quindi questi reperti dimostrano che dei visitatori alieni sono venuti sulla terra migliaia di anni fa e per lasciare una testimonianza del loro arrivo hanno scolpito queste facce gigantesche sia sul nostro pianeta che sul pianeta Marte. Se volete farmi delle domande sugli antichi misteri scrivete a questo giornale ed io vi faro sapere le informazioni che desiderate. Vi ricordo che nelle librerie e su Amazon trovate il mio libro “Sirio e il mistero di dio”.

Tony Maniscalco

Su proposta del sindaco, Franco Miccichè, il Comune di Agrigento conferirà un encomio solenne al personale sanitario dell’ospedale “San Giovanni di Dio” impegnato in prima linea nella lotta al covid. Miccichè afferma: “Si tratta di un atto che servirà a manifestare in forma ufficiale la nostra riconoscenza a tutti gli operatori sanitari dell’ospedale, ed in modo particolare a chi ha svolto operazioni di prima linea nell’emergenza covid”. Nella motivazione dell’encomio si leggerà: “ In segno di riconoscimento per l’impegno profuso con professionalità, abnegazione, grande spirito di sacrificio e chiaro senso del dovere nella lunga e difficile lotta contro la pandemia”.

I Carabinieri della stazione di Raffadali hanno arrestato ai domiciliari un uomo di 38 anni, originario della Romania, residente a Raffadali, con precedenti di Polizia, allorchè ha minacciato più volte la sua ex compagna, una casalinga, anche lei di origine romena, di 43 anni, di pubblicare, qualora non avesse ricevuto del denaro, un video pornografico registrato da lui con il telefonino l’anno scorso, quando i due hanno intrattenuto una relazione sentimentale.

La donna, esasperata, si è rivolta ai Carabinieri di Raffadali che hanno subito organizzato una trappola per cogliere in flagranza l’ex fidanzato. E infatti i militari hanno sorpreso l’uomo nella sua abitazione intento ad intascare la somma di 70 euro, appena consegnata a lui dalla donna. All’autorità giudiziaria risponderà di estorsione e revenge porn, ovvero il ricatto a sfondo sessuale. La pena prevista varia da 5 a 10 anni di carcere.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Giuseppe Miceli, ha disposto il non luogo a procedere, perché il fatto non sussiste e per intervenuta prescrizione, a favore di tre marescialli e due imprenditori che avrebbero corrotto i tre esponenti delle forze dell’ordine. In particolare, i tre, in cambio di varie utilità, avrebbero reso ai due imprenditori informazioni riservate su indagini in corso e sulle istruttorie antimafia preliminari alle certificazioni. Gli imputati sono stati Salvatore Trigona, 54 anni, della Guardia di Finanza, Francesco Barba, 58 anni, anche lui della Guardia di Finanza, e Salvatore Manuello, 64 anni, dei Carabinieri, e poi gli imprenditori Angelo Incorvaia, 58 anni, di Canicattì, e Valerio Peritore, 54 anni, di Licata, entrambi legali rappresentanti della Omnia Srl, una società di Licata che opera nel settore dei rifiuti.

La Sicilia devastata dall’emergenza incendi. Musumeci: “Intervenga la Protezione civile nazionale”. Coldiretti: “E’ un progetto criminale”. Ugl e Sadirs: “Omissioni della Regione e della Guardia Forestale”.

La Sicilia brucia, devastata dal fuoco. E non per le fiammate di caldo africano che imperversano. Quasi sempre gli incendi sono appiccati dolosamente da mani ignote. Il presidente della Regione, Nello Musumeci, li definisce “delinquenti”, e poi invoca “il carcere a vita per i piromani”. E lo stesso Musumeci, per fronteggiare l’emergenza, ha proposto una riunione urgente dell’Unità di crisi nazionale della Protezione civile e l’impiego dei soldati dell’Esercito nelle campagne dell’isola. E il presidente afferma: “Abbiamo deliberato la richiesta dello stato di calamità, ma temo che a Roma non abbiano ancora compreso la gravità della situazione. Quanto agli incendi, abbiamo impegnato tutti i nostri uomini e mezzi. Ma da soli, di fronte alla tracotanza dei piromani, possiamo fare ben poco. Ci vorrebbe la galera a vita per questi delinquenti” – conclude. L’allarme fuoco e fiamme in Sicilia è rilanciato da Coldiretti, che denuncia: “Siamo di fronte ad un progetto criminale che sta distruggendo tutta la Sicilia. Non è possibile assistere a questa devastazione continua che evidentemente nasconde interessi. Oltre mille incendi da gennaio in poi in rappresentano una situazione incancrenita. A rischiare non sono solo gli agricoltori. Infatti, gli incendi lambiscono anche i centri urbani, provocano panico e lo spopolamento delle aree interne. Complessivamente negli ultimi giorni in Sicilia, considerando anche il più piccolo focolaio, ci sono stati quasi 150 incendi”. Poi Coldiretti prospetta dei rimedi, e spiega: “Sono circa 400 gli imprenditori agricoli della Coldiretti che hanno aderito alla campagna avviata per porre un freno al fuoco con segnalazioni e azioni di spegnimento, ma la situazione è ormai in piena emergenza e per questo occorre agire con piani di prevenzione efficaci. Oltre al costo degli interventi per l’emergenza, il fuoco causa la perdita di biodiversità per danni alla fauna e alla flora. Nelle aree incendiate sono impedite tutte le attività umane tradizionali, agricole e del bosco, come la raccolta della legna e dei piccoli frutti, a cui si sommano le difficoltà a carico del turismo e dell’agriturismo per il calo delle presenze nelle aree coinvolte”. Ed ancora in riferimento all’emergenza incendi in Sicilia, i sindacati di Ugl e Sadirs puntano il dito contro la Regione e il Comando della Guardia Forestale, perché ancora mancano i direttori delle operazioni di spegnimento, istituiti per legge dal governo Conte, e dei quali il presidente Draghi ha sollecitato di recente l’attivazione. In una lettera che Fulvio Pantano e Carmelo Raineri del Sadirs, e Gerlando Mazza ed Ernesto Lo Verso dell’Ugl, hanno inviato anche al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno, i sindacati spiegano: “Se durante uno spegnimento di incendi, visto che i direttori operano in responsabilità, oltre a dover rispondere di eventuali danni ambientali e materiali, ‘ci scappa il morto’, a finire di fronte all’Autorità giudiziaria come imputato non ci vanno né i politici, né i burocrati, ma il personale che ha svolto le funzioni di direttore con l’aggravante di averlo fatto senza esserne abilitato”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)