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Chiaro a tutti. Anna Alba non ha esitato un solo istante a dire le cose come stanno. Non ha usato mezzi termini, è stata chiara, concisa e soprattutto decisa.

La politica locale e regionale di Favara se ne fotte altamente. L’allarmante situazione che si è venuta a creare in città (adesso si rischia seriamente l’epidemia) non scalfisce minimamente né la classe politica nè il raggruppamento di imprese che ogni anno si becca milioni e milioni di euro per rendere un servizio… come dire… che è sotto gli occhi di tutti.

Lo sappiamo bene che quando gli operatori ecologici lavorano la città è pulita, ma è in questi momenti drammatici che dovrebbe uscire fuori la sensibilità e soprattutto la responsabilità da parte delle imprese, incapaci, ad ogni costo, di sistemare la grave situazione che si è creata.

L’osso duro, cioè quella parte di operai che tiene ancora oggi in ginocchio la città nonostante il 191, sembra essere più forte dei padroni stessi i quali, a loro volta, proveranno a mettercela tutta non oggi per risolvere il problema rifiuti, ma fra un paio di anni quando in scadenza di contratto dovrà rinnovarsi lo stesso per altri tanti, tanti bei milioncini da incassare.

E poi quelle dicerie, non sappiamo se sono vere o false, secondo le quali alcuni nomi dei protestanti operai non autorizzati a tenere le braccia conserte, li vedremo stampati nelle schede elettorali alle prossime elezioni.

Così come è stato anche detto che appena la sindaca Alba andrà via, loro, gli scioperanti abusivi, inizieranno la raccolta della spazzatura. Se ciò corrispondesse al vero sarebbe una mossa da condannare aspramente da parte di chi, in queste settimane, ha mostrato, forse, toppo “amore” nei confronti di chi sta tenendo in ostaggio una città intera.

Lo stipendio è sacro, lo sappiamo bene, ma è altrettanto sacro e anche drammatico il momento in cui sta vivendo Favara.

E visto che le imprese sono complici degli operai scioperanti non autorizzati e la politica ha solo la necessità di azzannare Anna Alba, chi dovrà risolvere la questione Favara?

Si è reso responsabile di atti gravi nei confronti di un cane uccidendolo barbaramente, trascinandolo, legato ad una corda al suo furgone, postando il tutto sui social network. I carabinieri della Compagnia di Mazara del Vallo hanno tratto in arresto G.D. romeno di 44 anni gravato da precedenti di Polizia e con precedenti di reati di uccisione di animali, detenzione illegale di arma, armi clandestine, alterazioni di armi e detenzione abusiva di armi e munizionamento.

Durante il filmato, inquadrando il povero animale ormai morto, l’uomo commenta il tutto rivolgendosi al proprietario del cane (un vicino di casa) rivendicando il gesto ad un morso che l’animale avrebbe dato alla mano della figlia, e come promesso prima gli ha sparato e poi trascinato legandolo al furgone.

A seguito della denuncia presentata dalla presidente dell’associazione Nazionale protezione animali ONLUS, vista la reazione che la terribile vicenda ha scatenato su varie piattaforme online,  i carabinieri della Compagnia di Mazara, tramite minuziosa attività di indagine, sono riusciti a risalire proprio al 44enne, quale autore dei gravissimi maltrattamenti, acquisendo tutto il materiale, dallo stesso pubblicato, sui social dove oltre al filmato del cane trascinato da un furgone, risultato a lui in uso, si ritraeva spesso in selfie con in mano pistole e munizionamento vario, suscitando l’ira di tantissime persone che hanno lasciato commenti di ogni tipo.

Scattava, venerdì scorso, la perquisizione domiciliare dove l’uomo veniva trovato in possesso di un’arma da fuoco artigianale clandestina;  ottanta cartucce a pallettoni calibro 12;  centotredici  cartucce a “salve” calibro 9, una pistola a “salve” calibro 9 modificata “senza tappo rosso”.

Il tutto è stato posto sotto sequestro. L’uomo è stato tradotto presso la propria abitazione in regime di arresti domiciliari dove è rimasto fino all’udienza di convalida durante la quale è stata disposto l’obbligo di dimora nel comune di Mazara del Vallo e l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Contestualmente è stata sospesa l’erogazione del reddito di cittadinanza.

Le dimissioni della sindaca di Favara Anna Alba rappresentano una sconfitta per tutti. In un territorio delicato come il nostro, con progetti da troppi anni al palo e una classe dirigente che ha sistematicamente fatto prevalere l’interesse di poltrona al bene comune, ci troviamo ancora una volta ad assistere al fallimento della politica a cominciare di quella Governo Regionale. Un fallimento contro il quale mi sono personalmente battuto, al solo scopo di evitare che un’intera comunità pagasse sulla propria pelle le conseguenze disastrose di una disputa politica.
Così il presidente della Commissione speciale di indagine e di studio per il monitoraggio dell’attuazione delle leggi, Carmelo Pullara.
Tutto questo mentre su temi delicatissimi come rifiuti, acqua e stabilizzazione dei precari il Governo Regionale ha lasciato sola la sindaca. Il Comune di Favara, come avevamo previsto nei giorni scorsi, a poche settimane dalla scadenza elettorale, affonda sotto il peso dei rifiuti con i cittadini esasperati e la politica interessata più ad occupare poltrone che alla soluzione dei problemi.
Lo afferma Carmelo Pullara, presidente Commissione speciale all’ARS.

“Abbiamo appreso con grande entusiasmo questa mattina della decisione, dei due tra i più noti locali “San Leonini”, di consentire l’accesso ai locali solo a chi è in possesso del “green pass”. 

Siamo convinti che sia questo l’unico modo per stare al passo con i tempi, consentendo a tutti coloro che lo desiderano di godersi le fantastiche serate estive che il nostro territorio ci offre, ma in totale sicurezza e riducendo di gran lunga il rischio di poter essere contagiati dopo una semplice serata con gli amici.

Noi giovani del comitato Sturzo di I.V. ci sentiamo in dovere di ringraziare chi ha preso questa coraggiosa decisione e desideriamo rivolgere un appello a tutti gli altri locali agrigentini: fatelo anche voi, fate questo atto coraggioso quando necessario, permettendo così ai vostri clienti di poter venire nel vostro locale in totale sicurezza!”

Lo scrive Giorgio Bongiorno, coordinatore di Italia Viva Agrigento

In occasione del 29esimo anniversario della strage di Via D’Amelio, il prossimo lunedì 19 luglio, alle ore 20,30, alla Valle dei templi, presso il tempio di Giunone, si svolgerà l’evento dal titolo “57 giorni, conversazioni in ricordo delle vittime della strage di via d’Amelio”.

Un momento di incontro e di conversazioni in ricordo degli ultimi 57 giorni del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta: Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e  Claudio Traina.

All’evento, promosso dell’Associazione Nazionale Magistrati – Sottosezione di Agrigento, parteciperanno il Sostituto Procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Domenico Gozzo; il Procuratore della Repubblica di Agrigento, Luigi Patronaggio; l’Avv. Silvio Miceli del Foro di Agrigento. Modera l’incontro il giornalista Felice Cavallaro, fondatore della Strada degli Scrittori. Alla commemorazione parteciperà anche l’artista musicale Salvatore Nocera Bracco.

La serata è svolta con il patrocinio gratuito dell’Ente Parco Valle dei Templi e con la collaborazione dell’Associazione Strada degli Scrittori e dell’Ordine degli Avvocati di Agrigento.  L’evento è a ingresso libero ed è aperto a tutta la cittadinanza fino ad esaurimento dei posti disponibili.

Ad Agrigento, domani, venerdì 16 luglio, al palazzo di giustizia in via Mazzini, negli uffici della Procura al quinto piano, alle ore 11 si svolgerà una conferenza stampa relativa ad un tavolo tecnico di servizi riguardante il contrasto dei reati contro gli animali ed il contrasto al randagismo. I soggetti coinvolti dall’iniziativa sono la Procura, con il Procuratore Luigi Patronaggio, il Comune con il Sindaco Francesco Miccichè, il Comandante dei Vigili urbani Gaetano Di Giovanni, e con l’assessore con delega alla Protezione animali, Roberta Lala, ed il Nucleo dei Carabinieri anticrimine Natura con il Tenente Colonnello Vincenzo Castronovo.

Ad Agrigento, domani, venerdì 16 luglio, nel chiostro del Museo archeologico “Griffo”, alle ore 19, nell’ambito della rassegna del teatro dell’Opera dei pupi, si svolgerà un laboratorio didattico sui pupi siciliani dedicato ai bambini, con la compagnia marionettistica Fratelli Napoli di Catania, fondata nel 1921 da don Gaetano Napoli. Il direttore artistico della compagnia, Fiorenzo Napoli, afferma: “Quest’anno ricorrono i cento anni dalla nascita della Marionettistica dei Fratelli Napoli di Catania. E’ ormai universalmente noto che la tradizione dell’Opera dei Pupi, riconosciuta quale patrimonio dell’Unesco, e di cui i Fratelli Napoli sono illustri e riconosciuti alfieri, sia una delle marche d’identità più rappresentative della cultura siciliana. Nel corso degli anni, la compagnia ha saputo adattare l’Opera catanese alle esigenze del pubblico contemporaneo, pur mantenendosi fedele ai codici e alle regole di messinscena della tradizione. Si tratta di un bene culturale prezioso e di grande interesse storico e antropologico, acquisito, conservato e arricchito dai Fratelli Napoli nei loro cento anni di attività”. L’iniziativa è patrocinata dall’Assessorato regionale al Turismo. L’ingresso, dalle ore 18:30, è gratuito.

Il commissario prefettizio dell’ex Girgenti Acque, Gervasio Venuti, interviene ancora una volta nel merito delle gravi difficoltà finanziarie che attanagliano la società, già dichiarata fallita. Lo stesso Venuti afferma: “L’attuale disponibilità finanziaria è assolutamente insufficiente alla gestione del servizio idrico, e la situazione si aggraverà di giorno in giorno dovendo trasferire una quota maggioritaria degli incassi alla gestione fallimentare. Comunque, anche se si incassasse interamente quanto bollettato (e molti utenti hanno già iniziato a non pagare), il rischio crollo sarebbe dietro l’angolo. Il personale protesta, i dirigenti minacciano di dimettersi dall’incarico e la gestione commissariale non ha più capacità di influenza sui fornitori e in buona misura anche sui dipendenti. In particolare i fornitori e le imprese accreditate non sono disponibili a qualsiasi tipo di intervento per rilevanti crediti o danni patiti in conseguenza della dichiarazione di insolvenza. Ad esempio, le imprese che effettuano trasporto con cui sono conferiti i fanghi da depurazione sono tutte indisponibili, per problemi legati ai mancati pagamenti. E si registrano anche diffide di interruzione dei servizi del fornitore di telefonia-internet, di stampa e spedizione delle bollette. Tutto ciò porta a ritenere che il servizio pubblico essenziale possa collassare prima della data del 2 agosto, senza che si possa evitare”.

L’avvocato Annalisa Petitto, che assiste l’ex presidente regionale dell’Irsap, Alfonso Cicero, parte offesa e parte civile al processo sul cosiddetto “Sistema Montante”, è intervenuta così in dibattimento: “In quattro udienze Montante ha detto che le costituzioni di parte civile nei processi per mafia dell’Irsap sarebbero state possibili solo in virtù dell’iscrizione dello stesso Irsap a Confindustria. Abbiamo dimostrato, documenti alla mano, che già prima dell’adesione a Confindustria, avvenuta il 4 aprile del 2014, l’Irsap e i Consorzi Asi della Sicilia, il cui presidente e legale rappresentante era Alfonso Cicero, nel 2013 si erano costituiti parte civile nell’ambito di processi contro Cosa Nostra per reati commessi anche ai danni delle realtà delle aree industriali della Sicilia. Inoltre, l’Irsap aveva adottato la delibera numero 2 del 27 febbraio 2014, determinando uno specifico atto di indirizzo per la costituzione di parte civile dell’ente nei processi contro la criminalità organizzata da cui, peraltro, è scaturita anche la costituzione di parte civile dell’Irsap e del Consorzio Asi di Caltanissetta nel processo antimafia ‘Colpo di grazia’ a Caltanissetta, tra i cui imputati vi è stato anche il collaboratore Dario Di Francesco, ex dipendente dell’Asi di Caltanissetta. Montante non ha dato neanche spiegazioni circa la sua mail inviata a Cicero il 16 settembre 2014, in cui riteneva il pentimento di Dario Di Francesco un falso pentimento perché dietro a questa collaborazione c’era l’imprenditore Pietro Di Vincenzo che lo finanziava. Non ci ha detto da quali fonti giudiziarie traeva tali affermazioni, e ci ha confermato che di questo fatto non ha mai notiziato le Procure. Sebbene per quattro udienze Montante abbia detto che la relazione secretata, depositata da Cicero alla Commissione nazionale antimafia il 10 luglio 2014, sia stata scritta da Cicero e Montante a casa dello stesso Montante, lui non ha saputo riferire neanche uno dei fatti di mafia e delle iniziative contro la mafia che in quella relazione sono contenute, ed è stato costretto a rettificare le sue precedenti dichiarazioni ammettendo di non avere redatto con Cicero la relazione. Su Di Francesco, ex reggente della famiglia mafiosa di Serradifalco che ha fatto dichiarazioni accusatorie sul suo conto, e sul condizionamento degli appalti all’Asi di Caltanissetta per conto di Cosa Nostra, Montante ha detto di averne parlato sin dal 2013, epoca in cui però Di Francesco non era stato neanche arrestato per questi fatti specifici di cui all’operazione ‘Colpo di Grazia’ del marzo 2014.
Per quattro udienze Montante ci ha parlato della rigidità del Codice Etico di Confindustria, in base al quale imprenditori sospettati di connivenze mafiose sarebbero stati da lui cacciati subito dall’associazione datoriale. Abbiamo invece dimostrato che il Codice Etico aveva valore solo per gli ‘altri’, considerato che, nonostante l’indagine per concorso esterno alla mafia, nota già dal 2015, Montante ha continuato a ricoprire ruoli di vertice nazionale e regionale di Confindustria sino al giorno del suo arresto nel 2018”.

Ad Agrigento, al Palazzo Filippini, si è svolto un convegno di studi sulla battaglia di Agrigento, avvenuta dal 12 al 16 luglio del 1943, e terminata con la conquista, da parte delle truppe americane del generale George Patton, delle città di Agrigento e Porto Empedocle. Sono intervenuti i giornalisti Calogero Conigliaro, Totò Fucà, insieme al sindaco di Agrigento, Franco Micciché, e l’Assessore al Turismo, Francesco Picarella. La manifestazione è stata organizzata dall’Associazione Nazionale Bersaglieri e dall’Associazione Culturale SicilStoria, i cui presidenti, Andrea De Castro e Giuseppe Todaro, sono entrambi intervenuti. E’ stata anche inaugurata una mostra, con pannelli raffiguranti i manifesti di propaganda del periodo legato alla seconda guerra mondiale. La mostra sarà visitabile fino al prossimo 24 luglio al palazzo Filippini.