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Incidente stradale mortale a Piazza Armerina, in provincia di Enna, lungo la strada provinciale 37, nei pressi di un agriturismo in contrada Gallinica. Due sono i deceduti: Gianmarco Traina e Matteo Maugeri, entrambi di Mirabella Imbaccari e di 20 anni. I feriti, ricoverati all’ospedale di Enna, sono tre: Arianna Orofino, Alessia Venezia, e Gino Rondon, di origini venezuelane. I cinque hanno viaggiato sulla stessa automobile che, per cause in corso di accertamento da parte della Polizia, è uscita fuori strada ed è precipitata in un burrone.

Il coordinatore del movimento “Primavera Empedoclina”, Luigi Gino Grillo, e il responsabile dei quartieri, Giovanni Onida, hanno organizzato un itinerario di incontri con i cittadini, al fine di confrontarsi su quali siano le priorità da inserire nel programma del candidato sindaco Giovanni Hamel. Lo stesso Luigi Gino Grillo afferma: “E’ finito il tempo in cui i candidati scrivevano il ‘libro dei sogni’ sotto forma di programma elettorale. La nostra campagna elettorale è mirata a indicare e risolvere i problemi di Porto Empedocle con la collaborazione degli empedoclini”.

Altro caso di clonazione di bancomat nell’Agrigentino. Un medico di 70 anni di Canicattì si è rivolto ai poliziotti del locale Commissariato, che poi hanno trasmesso gli atti alla Polizia Postale, e ha denunciato quanto accaduto, ovvero di avere subito la sottrazione di oltre 3.600 euro dalla carta di credito. Il medico ha ricevuto un messaggio sul proprio telefono cellulare da parte dell’istituto bancario, che lo ha informato di un pagamento effettuato con la sua carta di 31 euro. Poi ha scoperto altri due addebiti di 2.313 euro e di 1.263 euro.

Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Manfredi Coffari, ha condannato a 1 anni e 4 mesi di reclusione, pena patteggiata, Vincenzo Lattuca, 24 anni, di Favara, arrestato lo scorso 26 giugno a seguito della presunta aggressione a una coppia di vicini di casa, nell’ambito di una contesa per il posteggio delle auto. A Lattuca, difeso dall’avvocato Salvatore Cusumano, sono stati contestati i reati di violazione di domicilio, lesioni personali aggravate e porto ingiustificato di oggetti atti ad offendere. Lui avrebbe sfondato l’ingresso della casa dei vicini e, dopo avere travolto la donna, avrebbe colpito e ferito alla testa il marito con un cacciavite.

Il giudice per le udienze preliminari del Tribunale di Agrigento, Francesco Provenzano, a conclusione del giudizio abbreviato, ha condannato tre imputati, arrestati dalla Squadra Mobile il 27 maggio del 2020 perché colti nel centro storico, in via Garibaldi, a consegnare e a ricevere 50 grammi di cocaina. Sono stati inflitti 6 anni e 6 mesi di reclusione ad Angelo Infantino, 31 anni, di Agrigento, che avrebbe ricevuto la droga, e 4 anni e 4 mesi ciascuno ai palermitani Giampiero Capaci, 39 anni, e Giuseppe Giappone, 29 anni, che l’avrebbero consegnata ad Infantino

Il giudice monocratico del Tribunale di Agrigento, Manfredi Coffari, ha assolto i 20 imputati nell’ambito dell’inchiesta antidroga a Canicattì e dintorni cosiddetta “Brothers”. Gli assolti, anche a fronte delle prescrizione di alcuni capi di imputazione, sono i canicattinesi Diego Cutaia, 37 anni, Salvatore Napoli, 35 anni, Filippo Cutaia, 31 anni, Gioachino Amato, 40 anni, Giuseppe Li Calzi, 72 anni, Salvatore Taibbi, 42 anni, Nicolò Lentini, 30 anni, Luca Giordano, 31 anni, Giuseppe Cutaia, 29 anni, Giuseppe Spampinato, 38 anni, Gioachino Cigna, 28 anni, Danilo Tropia, 29 anni, Gioacchino Montesanto, 38 anni, Giuseppe Cuscio, 46 anni, Antonio Giardina, 50 anni, e Vincenzo Amato, 67 anni. E poi Angelo Ripellino, 34 anni, di Licata, Renato Marchese, 43 anni, di San Cataldo, Gioacchino Stassi, 51 anni, di Palermo, e Mirko Messina, 30 anni, di Caltanissetta. Le indagini risalgono al periodo compreso tra l’aprile del 2012 e il maggio del 2013, e 38 sono stati i presunti episodi di cessione di droga.

Proseguono le arringhe difensive al processo d’Appello sulla presunta trattativa tra Stato e mafia all’epoca delle stragi. L’intervento del difensore di Marcello Dell’Utri.

Lo scorso 7 giugno, al processo di secondo grado in corso innanzi alla Corte d’Assise d’Appello di Palermo nell’ambito dell’inchiesta sulla presunta “trattativa” tra Stato e mafia all’epoca delle stragi, la Procura Generale, a conclusione della requisitoria, ha invocato la conferma delle condanne inflitte in primo grado il 20 aprile del 2018. E dunque, tra gli altri, 12 anni di reclusione a carico dell’ex senatore, Marcello Dell’Utri. Ebbene, adesso, nell’aula bunker del carcere “Pagliarelli” a Palermo, a difesa di Dell’Utri è intervenuto l’avvocato Francesco Centonze, che, tra l’altro, ha affermato: “Siamo di fronte all’eterno ritorno dell’uguale: si possono fare processi penali cambiando la storia, gli attori e le fonti? In questo processo riecco il concorso esterno e il patto politico – mafioso per cui Marcello Dell’Utri è già stato assolto. Di fatto sono 25 anni di processi in cui si ritorna al punto di partenza”. Poi, in riferimento alla sentenza di condanna emessa in primo grado dalla Corte d’Assise, l’avvocato Centonze, rivolgendosi ai giudici, ha proseguito così: “La sentenza di condanna di primo grado è il peggior prodotto del nostro sistema giudiziario perché arriva a una conclusione sganciata da ciò che l’istruttoria dibattimentale ha raggiunto. Quando potremo sentire l’orgoglio di un sistema giudiziario che guarda alle prove e non al libero convincimento dei giudici? Quando potremo essere orgogliosi di un sistema che guarda alla Costituzione come limite, e che disapprova pubblici ministeri che continuano a rendere interviste anche in costanza del processo di secondo grado?”. E poi, nel merito delle finalità della presunta trattativa, l’avvocato ha eccepito: “Non è dimostrato in alcun modo, da nessuno, che dal versante governativo, nel corso di questi 25 anni di processi, ci sia stato un solo provvedimento legislativo, una norma, un codicillo varato dal governo Berlusconi favorevole a Cosa Nostra. Anzi. Siamo solo di fronte a fake news che si ripropongono nel tempo, con cui si ritorna punto e a capo con la storia del concorso esterno. Secondo la Procura Generale, è Marcello Dell’Utri che riferisce ‘all’amico Silvio Berlusconi’ le pressioni che provengono dal ‘popolo’ della criminalità organizzata: insomma riecco di nuovo la storia del patto politico – mafioso avviato nel 1996 per cui Dell’Utri è stato processato e assolto”. E poi, ancora rivolgendosi ai giudici, Centonze ha concluso così: “Tenete da parte il vostro libero convincimento e considerate solo le prove e gli elementi oggettivi per giudicare. Non come fatto nella sentenza di primo grado, che parla di ragioni logico-fattuali, ovvero niente prove, cioè il libero convincimento. Così si entra nell’insondabile. C’è una Procura di questo Paese, Firenze, che lavora ad una storia diversa rispetto a quella del processo a Palermo sulla trattativa. Diversa ed incompatibile. Perché se, secondo quella Procura, Dell’Utri e Berlusconi sono concorrenti nell’ideazione delle stragi, allora dobbiamo prepararci ad un’altra narrazione. E davanti a noi avremo un altro capitolo, e magari diranno che si sono sbagliati, e che Dell’Utri non ha minacciato Berlusconi, ma insieme hanno organizzato le stragi. E’ questo il prologo di una narrazione nuova. E noi aspettiamo di vedere cosa accadrà. Nel frattempo crediamo che spetti a voi decidere, oggi su questo processo, alla luce delle carte e delle prove. Separando l’intimo convincimento da ciò che c’è nelle prove, oltre ogni ragionevole dubbio”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

“Solo attraverso una riorganizzazione ed un maggiore radicamento sul territorio le Camere di Commercio  saranno in grado di rispondere alle esigenze di crescita delle imprese siciliane.
Michele Catanzaro parlamentare regionale del Partito democratico e vicepresidente della commissione Attività produttive,  risponde così alla  proposta di accorpamento degli enti camerali di territori diversi,  come previsto nella bozza di riforma del decreto sostegni bis
“Occorre riaprire un dibattito sugli assetti delle Camere di Commercio in Sicilia  – aggiunge  Catanzaro – per contribuire allo sviluppo delle imprese del nostro territorio e garantire la rappresentanza delle diverse realtà in campo, sia associazioni che territori“.

Una truffa dalle proporzioni ancora più vaste di quelle finora riportate. Una cifra che si aggira attorno a 400.000 euro frutto di una associazione dedita alla truffa promettendo false assunzioni alle Poste. Promesse di assunzioni dietro pagamenti di grosse somme.

L’indagine condotta dalla Procura di Sciacca, coordinata dal magistrato inquirente Michele Marrone (nella foto), ha scoperchiato una pentola contenete denaro estorto in cambio di promesse lavorative che erano solo castelli di sabbia.

La data fissata per la prima udienza del processo (giudizio immediato) è il 22 settembre prossimo. Sono coinvolti Alfonso Caruana, di 44 anni, di Ribera; Sylvia Adamczyk, di 47, polacca; Antonina Campisciano, di 44, di Ribera; Pasqualina Serpico, di 49, di Castelvetrano. Le indagini sono state chiuse e adesso si passa alla fase processuale.

L’impianto accusatorio poggia sulle ipotesi di reato per associazione a delinquere e truffa. Caruana e Adamczyk sono destinatari di misure cautelari ai domiciliari, la Campisciano è tornata in libertà. Il gip, Antonino Cucinella, ha disposto la revoca della misura cautelare su richiesta degli avvocati Giovanni Vaccaro e Giovanni Vassallo e con la Procura che si era pronunciata favorevolmente.

Secondo la magistratura inquirente, il dominus sarebbe Alfonso Caruana. Le indagini sono state sviluppate dalle sezioni di polizia giudiziaria dei carabinieri, della polizia di Stato e della guardia di finanza.

La 49enne Pasqualina Serpico avrebbe svolto il ruolo di “assistenza”, nella sede dell’ufficio in cui presta servizio, alla compilazione delle domande di assunzione. Una gran quantità di documenti che dà l’idea di un disegno criminoso di ampio spettro.

Sono 353 i nuovi casi di coronavirus registrati in Sicilia nelle ultime ventiquattro ore su un totale di 12.079 tamponi processati. Tale dato continua a far salire il tasso di positività che oggi sfiora il 3% (2.92%).

La Sicilia si piazza al secondo posto per numero di contagi giornalieri dietro Lombardia e adesso la zona gialla non sembra essere più una chimera. Nel bollettino odierno non si registrano vittime e i guariti/dimessi sono 171. Attualmente in Sicilia ci sono 4.140 persone positive (+202). Sono 140 i ricoverati con sintomi, 21 in terapia intensiva, uno del giorno

Questi i dati nei Comuni capoluogo: Catania 104; Caltanissetta 74; Agrigento 58; Trapani 38; Enna 30; Ragusa 29; Palermo 15; Siracusa 14; Messina 11