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Il 18 gennaio del 2020 ha subito un incendio l’automobile di un avvocato di Caltanissetta. Le fiamme, di origine dolosa, estendendosi, hanno bruciato anche un altro mezzo della famiglia. Lo scorso 17 giugno, è stato arrestato Vincenzo Li Calzi, di Canicattì, ritenuto responsabile in concorso con un’altra persona ignota. Ebbene, adesso la persona ignota è stata identificata e arrestata dai Carabinieri. Si tratta di Valentina Garretta, 29 anni di Canicattì. Sarebbe stata lei ad appiccare il fuoco, e Li Calzi l’avrebbe attesa in automobile. Lei è stata registrata dalla video-sorveglianza in un distributore di benzina a Serradifalco intenta a riempire una tanica di benzina che, si ipotizza, è stata usata per l’attentato. A commissionare l’incendio, pagando 400 euro, sarebbe stato un bracciante agricolo di 29 anni originario della Romania e residente a Canicattì, Martin Marisus Vasile, anche lui ristretto in carcere. Ignoto è ancora il movente.

Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trapani, Samuele Corso, accogliendo quanto richiesto dalla Procura, ha archiviato l’indagine a carico della deputata regionale, Marianna Caronia, nell’ambito dell’inchiesta cosiddetta “Mare Monstrum”. Nei confronti di Marianna Caronia, difesa dagli avvocati Ninni Reina e Marco Lo Giudice, il Giudice ha ritenuto di escludere ogni ruolo nella conclusione di un accordo di traffico illecito di influenze, ritenendo non dimostrato alcun intervento diretto da parte dell’indagata su componenti della Commissione parlamentare Trasporti dell’Assemblea Regionale Siciliana o altri soggetti per ostacolare la nomina di un consulente della stessa Commissione che sarebbe stato non gradito dall’armatore Ettore Morace. E la Caronia avrebbe ricevuto per tale atto una buona uscita non congrua di 100mila euro dalla Siremar. Invece i difensori hanno dimostrato che l’onorevole Caronia è stata assunta alla Siremar nel 1991, e che la sua buona-uscita è risultata inferiore e dunque ingiusta per difetto rispetto a quella percepita da altri dipendenti con livello d’inquadramento inferiore.

La Polizia di Stato di Licata ha notificato 4 sanzioni amministrative ai titolari di attività commerciali che non hanno fatto rispettare il divieto di anti assembramento. La predetta attività amministrativa segue l’intervento delle pattuglie del Commissariato di PS che la notte della decorsa domenica era intervenuta in una nota piazza ove insistono diverse attività commerciali perchè non veniva rispettato il distanziamento tra i moltissimi giovani presenti. In quella occasione gli Agenti avevano pure sedato alcune risse tra ragazzi, con lancio di bottiglie all’indirizzo pure delle pattuglie intervenute, ed avevano intimato l’immediata chiusura delle attività commerciali per l’impossibilità di garantire il non assembramento di una moltitudine di giovani, alcuni in preda ai fumi dell’alcool. A seguito di dette sanzioni amministrative i titolari delle predette attività, che sono stati esortati ad una maggiore attenzione delle normative anticovid, saranno segnalati alla Prefettura per la prevista chiusura come conseguenza delle accertate violazioni

Sono in corso di allestimento, e arriveranno in Sicilia entro fine mese, le 13 ambulanze acquistate dalla Regione tramite la Struttura commissariale preposta al potenziamento della rete ospedaliera siciliana, guidata dal presidente Nello Musumeci.

Le ambulanze sono le migliori offerte nell’ambito della gara effettuata dal commissario nazionale e sono attrezzate come unità mobili di rianimazione. I mezzi saranno destinati alle Aziende sanitarie provinciali di: Agrigento, Caltanissetta, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa e Trapani; all’ospedale Civico di Palermo, al Policlinico di Messina, al “Garibaldi” e al “Cannizzaro” di Catania.

Non saranno la panacea di tutti i mali ma l’arrivo di queste ambulanze sicuramente andrà a rattoppare qualche falla che si è verificata nelle strutture ospedaliere. Appena tra mesi fa avevano vibratamente protestato Fsi-Usae, Cobas, Csa, Confintesa e Fials parlando di personale del 118 ridotto all’osso, specie nella Sicilia orientale, peraltro sottopagato e con mezzi di soccorso insicuri. Su questi temi vi fu uno strappo rispetto alle altre organizzazioni sindacali, pesantemente accusate di non fare gli interessi dei lavoratori, in quanto “vorrebbero spadroneggiare, rivolgerebbero il loro interesse sulle adesioni al sindacato, piuttosto, che a quelle che sono le richieste della categoria” si legge nella nota dei sindacati organizzatori della manifestazione.

I sindacati avevano parlato senza mezzi termini della necessità di “potenziare dei punti di sanificazione e l’apertura di presidi di decontaminazione allestiti negli ospedali e mai aperti, motivo per cui ad oggi le ambulanze permarrebbero bloccate in attesa di sanificare, incrementando il rischio di contagi a causa dei lunghi tempi di permanenza con in dosso i dispositivi di protezione contaminati, spesso anche ore”.

Sul fronte della gestione delle ambulanza in Sicilia c’è stata anche una recente operazione di polizia giudiziaria. I carabinieri dei Nas di Catania nel giugno scorso hanno sequestrato 3 ambulanze private che operavano all’esterno dell’ospedale di Caltagirone. Secondo quanto era emerso nella relazione dei militari, i mezzi di soccorso erano privi di autorizzazione sanitaria ed equipaggiati con estintori antincendio scaduti, inoltre sono stati ritenuti “in condizioni di degrado tali da pregiudicare la sicurezza e salubrità dei pazienti trasportati”. Insomma, i rischi corsi dai pazienti sono stati elevati e le indagini sono state avviate dopo una segnalazione giunta ai militari.

La Sicilia brucia, come ogni anno, più di ogni anno. E puntuali scoppiano anche le polemiche sulla gestione delle attività di prevenzione. “Perché la prevenzione a maggio non si è fatta ma è partita solo a luglio, perché il servizio antincendio è allo sfascio, con uomini e mezzi insufficienti ad affrontare l’ondata di caldo e le prevedibili conseguenze”. Lo sostengono la Cgil e la Flai della Sicilia che annunciano la richiesta del sindacato al ministero dell’ambiente di avviare un’attività ispettiva e di verifica “a supporto di una Regione – scrivono in una nota i segretari generali Alfio Mannino e Tonino Russo – che evidentemente da sola non ce la fa ad affrontare il problema”.
I due esponenti sindacali rilevano che “ancora una volta a pesare sulla Sicilia e sul suo patrimonio ambientale, che rischia la devastazione, sono state le difficoltà finanziarie della Regione e la mancanza una seria programmazione da parte di un governo dall’azione politica stagnante, non in grado di individuare le priorità evitando che gli interventi arrivino a tempo scaduto”.

Incertezze sul finanziamento dell’antincendio
Sono stati infatti le incertezze sul finanziamento dell’antincendio, che il governo Musumeci, metteva a carico dei fondi europei in assenza di riprogrammazione tanto da rendere necessarie le variazioni di bilancio, a ritardare l’avvio degli interventi nei boschi. “Ora peraltro – aggiungono Mannino e Russo – è intervenuta una proposta di riforma del settore forestale che non interviene su nessuna delle criticità dell’anti incendio e non prevede un suo rafforzamento in termini di uomini e mezzi”.
Si diano indicazioni alla Regione
Da qui la richiesta del sindacato al Ministero: “Si verifichi lo stato dell’arte – sottolineano Mannino e Russo – con una vera ispezione a cui seguano indicazioni alla Regione, perché il patrimonio ambientale della Sicilia non è solo una questione regionale ma è una questione di carattere nazionale”.

“No alle liste di proscrizione sul personale non vaccinato della pubblica amministrazione”. Lo dicono in una nota congiunta i segretari regionali della Flc Cgil, Adriano Rizza, Cisl Scuola, Francesca Bellia, Uil Scuola, Claudio Parasporo, Snals-Confsal, Michele Romeo e Fgu Gilda Unams, Loredana Lo Re.
“L’ordinanza n. 75 del 7 luglio 2021 – spiegano – con la quale il presidente della regione Siciliana, Nello Musumeci, all’articolo 3 prevede la ricognizione del personale non vaccinato del pubblico impiego, a parere delle scriventi organizzazioni sindacali non tiene in alcun conto le indicazioni espresse dal Garante per la privacy, che ha dichiarato: “Il datore di lavoro non può acquisire, neanche con il consenso del dipendente o tramite il medico competente, i nominativi del personale vaccinato o la copia delle certificazioni vaccinali”.
“L’art. 3 dell’ordinanza sopra citata dunque – aggiungono – contravviene all’attuale disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e alle disposizioni sull’emergenza sanitaria e ciò non è ammissibile. Inoltre l’ordinanza regionale detta disposizioni su una materia, l’obbligo vaccinale appunto, che è di competenza dello Stato secondo quanto stabilito dalla Costituzione”.
“Le scriventi organizzazioni sindacali – prosegue la nota – consapevoli che l’emergenza sanitaria è drammaticamente ancora in atto, ritengono che non può essere certo un’ordinanza regionale a dettare obblighi al personale dipendente del Ministero della Pubblica Istruzione, ordinando al datore di lavoro pubblico ‘di provvedere, nei modi e termini previsti dal CCNL di categoria, ad individuare per l’interessato una differente assegnazione lavorativa’”.
“Inoltre – continuano i sindacati – l’ordinanza, introducendo implicitamente un obbligo di vaccinazione non lecito, non fornisce poi indicazioni chiare circa le modalità applicative delle medesime disposizioni rispetto al ‘chi’ e al ‘come’ renderle operative e arriva addirittura ad immaginare, con il coinvolgimento dei dirigenti scolastici, presidi davanti le istituzioni scolastiche, con la chiara intenzione di individuare chi non è vaccinato. Siamo dunque di fronte ad uno dei soliti provvedimenti confusi del nostro governo regionale”.
“Ma la conseguenza ancora più grave dell’ordinanza – aggiungono – è che crea i presupposti per considerare il personale scolastico come responsabile dei contagi per non essersi vaccinato in massa, dimenticando volutamente che proprio questo personale è stato il destinatario nei mesi scorsi del vaccino Astrazeneca, che ha scoraggiato non poco i lavoratori per le gravi problematiche derivate dalla somministrazione dello stesso”.
“Ribadiamo ancora che solo un atto normativo dello Stato – sottolineano nel documento – potrà prevedere l’obbligatorietà della vaccinazione anti Covid-19 e sino a quando questo non ci sarà si dovrà continuare ad applicare le disposizioni vigenti sulle ‘misure speciali di protezione’ previste per gli ambienti lavorativi (art. 279 del d.lgs. n. 81/2008)”.
“Siamo consapevoli – concludono – che l’adesione massiccia alla campagna vaccinale sia uno degli strumenti per poter riprendere le normali attività di tutti i giorni ma siamo altrettanto certi che, per riprendere a settembre la didattica in presenza in condizioni di sicurezza, occorra la volontà politica di mettere in atto altre misure sostanziali di natura organizzativa sulle quali le organizzazioni sindacali si sono ampiamente pronunciate nei mesi scorsi, ossia quelle legate alla previsione di organici del personale docente e ata adeguati e non sottodimensionati come quelli attuali e all’eliminazione delle classi pollaio”.

L’ex società Girgenti Acque, attualmente commissariata, è stata dichiarata fallita. La curatela fallimentare ha sollecitato il pagamento di oltre 7 milioni di euro di debiti. La liquidità della società ammonta a circa 900mila euro. L’incarico del commissario prefettizio, Gervasio Venuti, che ha già prospettato il collasso del servizio idrico nella provincia agrigentina, scade il prossimo 2 agosto. Nel frattempo il capogruppo del Movimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale, Giovanni Di Caro, afferma: “I nostri appelli al presidente Musumeci per scongiurare una grave crisi idrica nell’Agrigentino sono caduti nel vuoto. Presenterò immediatamente un’interrogazione su questa vicenda, anche in riferimento al costo dell’acqua in Sicilia, che è triplo rispetto ad altre parti in Italia”.

È avvenuto in contrada Burraitotto, a pochi km dalla statale 115 in direzione Camastra-Naro,  nel territorio di Agrigento.

Un inferno di fuoco e fumo, scoppiato all’improvviso da un rogo di sterpaglie di cui si era perso il controllo. Sette animali morti, ossia tre cani, tre galline e un maialino, e poi due auto d’epoca pesantemente danneggiate oltre ai danni al giardino dell’abitazione. Questa la conta dei danni del fuoco che si è esteso fino all’abitazione, e che ha creato panico alla famiglia e ai vicini.

È stato il vento, ad alimentare le fiamme, che sono così arrivate al fabbricato che ospitava gli animali, che non sono riusciti a trovare una vita di uscita. Sul posto i vigili del foco di Villaseta, hanno domato le fiamme ma ci sono volute diverse ore.

 

 

Furto e tentato furto in centro e nella periferia a Canicattì questa notte, con malviventi in azione che in uno dei due casi sono riusciti ad intrufolarsi in una villetta, forzando la serratura della porta di ingresso. Una volta dentro la casa di un 66enne, hanno rovistato dappertutto portandosi via una stufa in legno. Subito è scattata la denuncia.

L’altra vittima è un geometra di 50 anni. I ladri hanno provato ad entrare, ma hanno solo forzato la porta poi sono fuggiti.

 

 

Gabriella Cucchiara, presidente Fipe (Federazione italiana pubblici esercizi) Confcommercio della provincia di Agrigento, interviene nel merito del dibattito sulla imposizione o meno del green pass per accedere ai ristoranti. Cucchiara sottolinena: “per tutti o per nessuno”, e afferma: “Abbiamo vissuto 300 giorni di restrizioni, da ottobre 2020 fino a maggio 2021. Siamo stati chiusi per quasi 7 mesi e in questi 7 mesi, nonostante fossimo chiusi, abbiamo avuto comunque l’impennata di contagi. Se bar e ristoranti erano chiusi vuol dire che le fonti di contagio sono altre. Non possiamo permetterci di essere approssimativi e limitare l’ingresso ai ristoranti per coloro che non hanno il green pass, solo per copiare quanto disposto in Francia. La nostra realtà è ben diversa. Quindi il green pass potrà essere valido solo se sarà esteso a tutte le attività e non solo ai pubblici esercizi. Altrimenti sarebbe solamente discriminatorio e metterebbe di nuovo in grave difficoltà chi sta cercando di far ripartire la propria attività. E’ necessario spingere sui vaccini e responsabilizzare tutti a continuare a seguire le regole del distanziamento, dell’uso delle mascherine, che ad oggi non viene fatto in maniera corretta, e cercare di mantenere bassi i contagi con senso di responsabilità”.