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Vi è anche Burgio, in provincia di Agrigento, tra le 24 località italiane che hanno presentato la manifestazione d’interesse al Ministero della Cultura per partecipare al titolo di “Capitale italiana della cultura” per l’anno 2024. E’ quasi identica la distribuzione geografica tra le diverse zone interessate: 7 città al centro, 7 al nord e 10 tra sud e Isole. Adesso tutte le città partecipanti dovranno presentare il proprio progetto che sarà sottoposto alla valutazione di una commissione di sette esperti nella gestione dei beni culturali. La città vincitrice, grazie anche al contributo statale di 1 milione di euro, mostrerà, per il periodo di un anno, i propri caratteri originali che ne determinano lo sviluppo culturale, inteso come motore di progresso dell’intera comunità. Oltre Burgio, in Sicilia ha presentato istanza di partecipazione la città di Siracusa.

Lui coltiva la marijuana, e lei, la moglie, percepisce il reddito di cittadinanza: è quanto ha scoperto la Polizia a Palermo, nel quartiere Pagliarelli. Lui, 27 anni, palermitano, incensurato, è stato arrestato per i reati di coltivazione di marijuana e furto di energia elettrica tramite un allaccio abusivo alla rete pubblica. I poliziotti hanno sequestrato una serra domestica di circa 600 metri quadri, con una piantagione di marijuana composta da 891 piante, per un valore di mercato di circa 200mila euro. Nel frattempo, il giudice che ha convalidato l’arresto ha revocato il beneficio economico del reddito di cittadinanza percepito dalla donna.

E’ morto, in detenzione domiciliare, l’anziano boss mafioso Antonino Bonafede. Ex allevatore, aveva 85 anni.

Nella sua abitazione doveva scontare altri cinque anni di reclusione. Condannato definitivamente per associazione mafiosa, per ragioni di salute gli era stato concesso di uscire dal carcere nel 2017. Il decesso è avvenuto giovedì scorso, ma la notizia è trapelata oggi.
A fine maggio scorso, in virtù un’ulteriore condanna definitiva per violazioni agli obblighi imposti ai condannati mafiosi, il Tribunale di Marsala, a seguito dell’inammissibilità del ricorso dell’imputato dichiarato dalla Cassazione nel febbraio di quest’anno, gli ha confermato il termine della detenzione domiciliare al 2026. Antonino Bonafede era padre dell’ex latitante Natale Bonafede, in carcere con condanna all’ergastolo per omicidi commessi nei primi anni ’90 su ordine della Cupola allora capeggiata da Totò Riina. “Le ultime indagini sulla mafia trapanese, effettuate dal Ros dei Carabinieri – hanno recentemente spiegato gli investigatori – hanno fatto emergere come, a seguito degli arresti dei capi famiglia, i fratelli Rallo Antonino e Vito Vincenzo, la reggenza vacante della Famiglia di Marsala sarebbe stata affidata, nel 2009, proprio all’anziano Uomo d’Onore Antonino Bonafede (“zio Nino”), ritenuto una garanzia anche in virtù dei precedenti rapporti di massima collaborazione con lo storico defunto capo mandamento di Mazara del Vallo, Vito Gondola, con il quale venivano organizzati i summit mafiosi”.
Fu nell’aprile 2018 che la Cassazione rese definitiva la condanna di Antonino Bonafede a 16 anni di carcere (pena “complessiva”, comprendente cioè una precedente condanna a 6 anni già scontata) inflitta l’8 giugno 2015 dal Tribunale di Marsala, e confermata il 13 novembre 2017 dalla Corte d’appello di Palermo, nell’ambito del processo scaturito dall’operazione antimafia dei carabinieri “The Witness”, del 9 marzo 2015.

 

Ventenne del Gambia probabilmente sotto effetto di sostanze stupefacenti, ha incominciato ad infastidire i passanti, tentando anche di denudarsi e dicendo frasi senza senso. I poliziotti della Questura di Agrigento lo hanno poi riportato alla calma. É accaduto in via Manzoni ad Agrigento. Il giovane, già noto alle forze dell’ordine, appena ha visto gli agenti si é scagliato contro di loro. Per questo, poi denunciato a piede libero per l’ipotesi di reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Un ragazzo milanese di 15 anni è morto in mare a Panarea nelle Eolie. I genitori che sull’isola hanno una villa, (sono originari di Milano ma vivono in Svizzera) avevano noleggiato un natante.

Vicino l’isolotto di Lisca Bianca il ragazzino si è tuffato con maschera e pinne. Dopo un po’ non vedendolo più i genitori hanno dato l’allarme. Nel tratto di mare sono giunti i sub del Diving locale che si sono immersi. Hanno iniziato a perlustrare il tratto di mare e hanno rinvenuto il corpo privo di vita.
Probabilmente la vittima ha avuto un malore in acqua. Il corpo del ragazzino è stato trasferito sulla motovedetta della guardia costiera. La morte del ragazzo ha turbato gli abitanti e i vacanzieri presenti sull’isola. La famiglia è molto conosciuta, vive a Panarea da diversi anni e tra la gente c’è dolore immenso. La guardia costiera ha inviato un fascicolo alla procura di Barcellona Pozzo di Gotto. La salma è stata trasferita nella sala mortuaria del cimitero a disposizione dell’autorità giudiziaria

Protezione Civile, forestale, vigili del fuoco, sono mobilitati dalle 18 di questo pomeriggio per controllare le fiamme che sul versante nord ovest della montagna di Erice, che sovrasta la città di Trapani, sta divorando ettari di macchia mediterranea e minacciando alcune abitazioni. Il fuoco, alimentato dal forte vento di libeccio, sta scendendo lungo le pendici fino a Bonagia arrivando a ridosso delle case.

Una villetta è stata investita dalle fiamme ed ha subito alcuni danni prima che riuscissero a intervenire i vigili del fuoco. La strada provinciale 20 è stata chiusa dalle pattuglie della polizia municipale di Erice e Valderice per impedire il transito in direzione di Bonagia.
Il fronte del fuoco sembra muoversi in due direzioni: verso l’alto in direzione della zona a ridosso del bosco demaniale di San Matteo, dove ci sono le stalle dei cavalli e degli asini custoditi dalla Forestale. Verso la costa, invece, le fiamme stanno percorrendo il fianco della montagna in direzione di Pizzolungo. Alcuni abitanti della zona di Santissimo Crocifisso e grotta contrada Emiliana hanno già dovuto lasciare le loro abitazioni

Ad Agrigento, al Villaggio Mosè, lungo il Viale Leonardo Sciascia, un uomo di oltre 80 anni, alla guida della sua automobile, una Opel Corsa, ha investito un giovane di 23 anni intento ad attraversare la strada, e che, a seguito dell’impatto è sbalzato contro il parabrezza dell’auto, addirittura sfondandolo. E’ stato trasportato all’ospedale “San Giovanni di Dio”. Ha subito diversi traumi. Sul posto hanno eseguito i rilievi di rito i poliziotti della Volanti.

E lungo la strada provinciale 32, tra Ribera e Cianciana, per cause in corso di accertamento, si sono scontrati un furgone e un’automobile Fiat 500. Il conducente dell’auto, un uomo di Cianciana, ha subito gravi ferite. Ferito lievemente è il conducente del furgone, un commerciante di Alessandria della Rocca.

In provincia di Caltanissetta, lungo la strada statale 626, nei pressi del bivio per Mazzarino, per cause in corso di accertamento da parte dei carabinieri, sono entrate in collisione tre automobili. E’ morta una donna di 38 anni di Butera, Jessica Luana Sbirziola. Altre due persone sono ferite. Un anziano di 81 anni è stato trasportato in elisoccorso all’ospedale “Sant’Elia” a Caltanissetta in codice rosso. E un uomo di 51 anni è stato soccorso all’ospedale di Mazzarino dove è giunto con un’ambulanza del 118.

Più di 19mila casi registrati nell’ultima settimana. Dopo 15 settimane di discesa, i nuovi positivi al Covid in Italia “hanno ripreso a salire sempre più rapidamente, certificando di fatto l’avvio della quarta ondata: da 5.306 nella settimana 23-29 giugno sino a 19.390 nella settimana 14-20 luglio”.

Così il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, che, dopo gli ultimi dati pubblicati, fa il punto della situazione. “Con l’avvio della quarta ondata – spiega Cartabellotta – la gestione della pandemia e la comunicazione pubblica devono tenere conto di vari aspetti: dinamiche della circolazione del Sars-CoV-2, potenziale impatto della Covid-19 sugli ospedali, efficacia dei vaccini, criticità di fornitura e somministrazione, estensione degli utilizzi del Green pass e nuovi parametri per assegnare i colori alle Regioni”.

In particolare, evidenzia, “la progressiva diffusione della variante Delta sta determinando, come già avvenuto in altri Paesi europei, un’impennata del numero dei contagi, la cui entità è verosimilmente sottostimata dall’insufficiente attività di testing & tracing”.

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“Come si pensa di potere attivare e assicurare un servizio pubblico essenziale, così oneroso ed impegnativo, partendo con un proprio capitale, di appena  20mila euro, e facendo leva su un promesso prestito da 10 milioni euro, ovviamente da restituire alla Regione. Apprezzo il coraggio e lo sforzo dei sindaci, ma mi sembra davvero un falso avvio e un’avventura segnata, le cui conseguenze finiranno, come al solito, per gravare sui cittadini onesti”.  Il consigliere comunale di Agrigento, Pasquale Spataro, interviene sulle tormentata e delicata vicenda che riguarda la costituzione della consortile AICA a cui, a partire dal 2 agosto,  sarà affidata la gestione del servizio idrico integrato nel territorio agrigentino. “Lo scenario che si delinea non è certamente rassicurante – afferma Spataro – le dinamiche prospettate mi lasciano fortemente perplesso e impongono attente e profonde riflessioni. All’orizzonte intravedo insidie e trappole per i cittadini.  Il serio pericolo è rappresentato dal fatto che AICA, in assenza di autonome disponibilità finanziarie, non avrà margini di manovra per far fronte ad eventuali perdite d’esercizio, con il pesante effetto che i Comuni dovranno accollarsi il rischio, scaricando il deficit accumulato sui contribuenti. Questo significherebbe che i cittadini saranno chiamati ad un ulteriore sacrificio, e quindi a farsi carico di un balzello sempre più pesante per garantire la totale copertura del costo del servizio. La Regione Siciliana, di fatto, se ne lava le mani, concedendo un prestito di 10 milioni di euro di cui ne chiede la restituzione, pur consapevole che l’AICA parte con le casse vuote e che i Comuni sono alle prese con bilanci appesantiti e non in grado oggi di supportare nemmeno l’ordinaria amministrazione. Dunque, il grave rischio è che, attraverso la costituzione di questa nuova società – avverte Spataro –  si torni a 20 anni fa, quando l’acqua veniva distribuita seguendo la turnazione a fronte di bollette onerose a carico sempre dei cittadini onesti, quelli che pagano le tasse anche per gli evasori. La classe politica, sia regionale che nazionale, non può e non deve limitarsi a svolgere il ruolo creditizio di banca, quando ha sensibilmente contribuito a dare vita all’attuale situazione che si presenta difficile. Anzi difficilissima e drammatica, il cui pericolo concreto sarà quello di vedere peggiorato il servizio, con inevitabili disagi ma anche con effetti negativi sul tessuto sociale, economico ed occupazionale.  Intanto in via Luigi Sturzo – sottolinea Spataro –  l’acqua viene erogata ogni 10/15 giorni ed in alcune zone del centro storico, come via Barone, proprio dietro il Municipio, scorre dai rubinetti delle case forse due volte a settimana, per un’ora, e nel resto della città saltano i turni senza che nessuno batta ciglio. Gli agrigentini, che non hanno la memoria corta,  si segnino tutto questo e facciano scelte responsabili e consapevoli alla luce dello sfascio totale in cui versano le nostre comunità, cosi tristemente  ridotte da chi, a vario livello, ha responsabilità di governo del territorio”.