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A Palermo, innanzi alla Corte d’Appello, la Procura generale ha chiesto la condanna a 2 anni di carcere ciascuno, per omicidio colposo legato alla mancata adozione di misure di sicurezza, di Salvatore Liotta, 51 anni, di Sciacca, e Onofrio Costanza, 79 anni, di Favara, imputati a seguito della morte, il 6 febbraio del 2012, di Domenico Fravolini, 61 anni, di Sciacca, operaio vittima di un incidente sul lavoro nell’impianto della cooperativa “Fornaci Virgilio” allorchè cadde in una vasca di decantazione della calce. Liotta, presidente della società, e Costanza, direttore dei lavori, sono stati assolti in primo grado dal Tribunale di Sciacca. Poi la Procura ha impugnato la sentenza di assoluzione.

Il presidente della Fondazione Teatro Pirandello di Agrigento, Gaetano Aronica, ha scritto una lettera al direttore del Parco della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, e ha rinunciato all’incarico di direttore artistico della rassegna di spettacoli “Un’estate mitica”, in calendario dal prossimo 21 giugno in poi. Gaetano Aronica scrive:

Sono costretto a rinunciare all’incarico, non avendo avuto la possibilità di vagliare, condividere e avallare le scelte artistiche da voi effettuate in relazione al programma degli spettacoli e degli eventi presenti nel cartellone che purtroppo mi è stato presentato in una fase già avanzata e compiuta. Non mi sento né sono stato messo nelle condizioni di poter rappresentare e onorare l’incarico come avrei desiderato. Resta inteso che continuerò a lavorare agli spettacoli da me presentati al Parco dei Templi in qualità di autore, regista e attore al fine di onorare gli impegni presi”.

Una disabile di Agrigento – affetta da un grave disturbo psichiatrico – aveva chiesto, tramite il proprio amministratore di sostegno, di essere ricoverata presso un’apposita Comunità Alloggio, con retta a carico del Comune di Agrigento.

Il Centro di Salute Mentale di Agrigento – anche tenuto conto “delle attuali problematiche di carattere socio – assistenziale” – aveva espresso parere favorevole all’inserimento della disabile “presso una Comunità Alloggio”.

Anche i servizi sociali del Comune di Agrigento avevano espresso parere favorevole all’inserimento in Comunità, tenuto conto della grave patologia da cui la disabile è affetta e dei suoi problemi socio assistenziali, rilevando – addirittura – come l’esigenza del ricovero fosse “indifferibile e urgente”.

Tuttavia, il Responsabile dei Servizi Finanziari del Comune di Agrigento non ha espresso parere contabile favorevole al ricovero, sostenendo che le risorse presenti in bilancio non fossero sufficienti per la copertura della retta annuale.

Pertanto, la disabile – con il patrocinio dell’avv. Girolamo Rubino – ha proposto ricorso per l’annullamento e la sospensione dei provvedimenti con cui il Comune di Agrigento aveva sostanzialmente negato il suo ricovero presso una Comunità Alloggio.

In particolare, l’avv. Rubino ha sostenuto in giudizio che i provvedimenti impugnati fossero illegittimi laddove hanno negato alla disabile il ricovero per ragioni esclusivamente economiche.

Con il ricorso, è stato – altresì – sostenuto che il diritto della persona disabile a usufruire di opportuni interventi assistenziali è riconosciuto da numerose fonti normative, peraltro, l’inserimento dei disabili psichici presso le Comunità alloggio si colloca nei Livelli Essenziali di Assistenza (c.d. LEA)

Il CGA – Presidente Rosanna De Nictolis, Relatore Prof.ssa Maria Immoridno – condividendo le censure dell’avv. Rubino ha rilevato che le “esigenze della finanza pubblica non possono comprimere il nucleo irriducibile del diritto alla salute protetto dalla Costituzione (artt. 32, 2, 3) come ambito inviolabile della dignità umana”

In particolare, il CGA ha rilevato che la ricorrente – essendo affetta da psicopatologia e versando in disagiate condizioni economiche – ha diritto al ricovero presso una comunità alloggio.

Il CGA ha, inoltre, condannato il Comune di Agrigento al pagamento delle spese legali.

I Carabinieri della Stazione di Cianciana, in provincia di Agrigento, hanno arrestato un pregiudicato di 28 anni ritenuto responsabile di maltrattamenti in famiglia, minaccia ed estorsione. L’uomo, già sottoposto agli arresti domiciliari, è stato trasferito nel carcere di Trapani dove sconterà la condanna a 2 anni e 8 mesi di reclusione, così come disposto dalla Procura della Repubblica del Tribunale di Palermo a seguito di reiterate condotte di maltrattamenti e minacce in famiglia.

A Palermo i poliziotti della Squadra Mobile hanno arrestato Carlo Di Liberto, 45 anni, indagato di avere ucciso la sua compagna, Anna Alexandra Hrynkiewicz, 45 anni, polacca, rinvenuta morta il 9 maggio del 2019 in strada, in via Settembrini, nei pressi dell’abitazione della coppia, con una profonda ferita alla testa inferta con un oggetto contundente. Determinanti nelle indagini sono state le testimonianze di tanti vicini di casa, vittime di danneggiamenti alle automobili da parte di Di Liberto, e di contrasti sfociati in querele reciproche

L’ex procuratore generale a Palermo, Scarpinato, ascoltato dalla Commissione antimafia sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio. I dettagli.

L’ex procuratore generale di Palermo, Roberto Scarpinato, è stato ascoltato poco più di tre ore dalla Commissione regionale antimafia, presieduta da Claudio Fava, impegnata in un’inchiesta di approfondimento sul depistaggio delle indagini dopo la strage di via D’Amelio contro il giudice Paolo Borsellino e i poliziotti della scorta. Roberto Scarpinato, rispondendo alle domande dei commissari, tra l’altro ha affermato: “Dopo la caduta del muro di Berlino, e quindi delle protezioni di cui alcuni apparati dello Stato avevano goduto fino ad allora, un gruppo, una ‘supercosa’, come l’ha chiamata Riina, composta da ‘Ndrangheta, Cosa nostra, massoneria, destra eversiva e servizi segreti deviati, avrebbe messo in campo un vero e proprio ‘gioco di guerra’, all’interno del quale è rimasto risucchiato Paolo Borsellino. Lui come altri, tra Dalla Chiesa, Mattarella, La Torre e Falcone. Ma la vicenda di via D’Amelio più di altre mostra, nel contesto di un sistema che puntava a destabilizzare lo Stato per evitare il pericolo di un governo con la sinistra, come Cosa nostra si fosse fatta braccio armato di altri interessi. In quel momento, infatti, in Parlamento era prevalente una maggioranza garantista contraria a convertire in legge il decreto antimafia voluto da Falcone che introdusse l’ergastolo ostativo, e che scadeva il 7 agosto. Pippo Calò aveva comandato a tutti di stare ad aspettare, perché era probabile che il decreto non fosse convertito. Riina decide che non può attendere e che Borsellino deve essere ucciso prima. Il progetto della strage di via D’Amelio subisce un’accelerazione improvvisa, di cui Riina si assume la responsabilità ma che non riesce a spiegare. Ed è qui che è evidente come Cosa nostra si sia mossa per ordini altrui, di fatto contravvenendo ai propri interessi”. E poi, alla domanda: “Ma perché questa fretta di uccidere Borsellino prima del 7 agosto?”, Scarpinato ha risposto: “Perché Borsellino aveva capito. E se avesse messo uno dietro l’altro le cose che aveva capito, lì scoppiava la bomba. Aveva capito tante di quelle cose. Se Borsellino avesse detto: ‘guardate che qui c’è un piano di destabilizzazione che non è stato voluto da Cosa nostra ma da altri’, cosa sarebbe successo in Italia? Doveva essere ucciso in fretta prima che rivelasse il piano eversivo. Falcone, invece, poteva essere ucciso con facilità a Roma, mentre si preferì una strage molto più complessa, sempre per creare un clima di destabilizzazione. La ‘supercosa’ era fatta di apparati dello Stato che si sono mossi in base a interessi non solo nazionali ma anche internazionali. Borsellino sapeva che ci fossero entità esterne a Cosa nostra, ovvero pezzi deviati dello Stato dinnanzi ai quali capisce di non avere scampo e lo annota nell’agenda rossa. Dopo l’esplosione in via D’Amelio, il capitano Arcangioli, indagato e poi prosciolto per non avere commesso il fatto, prende la borsa con dentro l’agenda e percorre 60 metri fino a via Autonomia siciliana. Quello che è inspiegabile è che Arcangioli ritorna indietro con la borsa, e rimette la borsa dentro l’automobile. Di certo l’agenda viene sottratta nei pochi minuti dopo l’esplosione con un coordinamento perfetto”.

 

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

 

La corte d’asssise d’appello, riducendo la pena inflitta in primo grado, ha condannato a 9 anni di carcere ciascuno Salvatrice Spataro, 47 anni, detta Ilenia, e i figli Vittorio e Mario Ferrera, di 23 e 22 anni imputati dell’omicidio di Pietro Ferrera, 45 anni, marito della donna e padre degli altri due imputati. In primo grado avevano avuto 14 anni.

L’uomo fu assassinato a Palermo con 57 coltellate la sera del 14 dicembre 2018, al culmine dell’ennesima lite con la moglie, da lui picchiata e maltrattata per anni cosi’ come i figli. Il giudice aveva escluso l’aggravante della crudelta’.
Salvatrice Spataro e i figli hanno goduto, oltre che delle attenuanti generiche ritenute prevalenti sulle aggravanti, anche dello sconto di pena legato al rito abbreviato. Decisive nel processo non solo le versioni dei tre imputati ma anche le testimonianze raccolte dalla Squadra mobile tra amici, parenti, vicini, conoscenti che hanno aiutato a ricostruire il clima di terrore creato da Piero Ferrera, in casa. Un uomo che usava violenze, soprusi fisici e morali nei confronti dei figli e sessuali ai danni della moglie. Gli imputati erano difesi dall’avvocato Giovanni Castronovo. I tre imputati, che sono ai domiciliari, hanno assistito alla lettura del verdetto. Poi sono usciti e ad accoglierli vi erano decine di amici e familiari che li hanno abbracciati commossi. In mattinata davanti al palazzo di giustizia una cinquantina di persone, ha inscenato un sit in stendendo striscioni per terra che chiedevano giustizia e libertà per Ilenia, Vittorio e Mario. Le donne che hanno atteso la sentenza fuori dal palazzo di giustizia indossavano una maglietta con scritto “Giustizia per Ilenia e libertà per Mario e Vittorio”.

Solo 18 degli 87 indagati per voto di scambio dalla Procura di Termini Imerese sono stati rinviati a giudizio dal gup Valeria Gioeli. Escono dal procedimento denominato “Caputo Salvatore + 86” Mario Caputo, fratello di Salvino attuale parlamentare di Forza Italia, l’assessore regionale al Territorio Toto Cordaro e il deputato nazionale della Lega Alessandro Pagano, oltre all’ex presidente della Regione Totò Cuffaro.

Erano tutti accusati di avere cercato di condizionare il voto comunale nel paese a 30 chilometri da Palermo e le elezioni regionali che si sono svolte nel 2017. A queste ultime consultazioni era candidato Mario Caputo. Secondo la procura di Termini, il fratello Salvino, ex sindaco di Monreale e molto più noto come politico, avrebbe fatto credere di essere lui il candidato, per raccogliere più voti. Cosa che, secondo la procura, avrebbe costituito un inganno ai danni degli elettori, condizionando la loro libertà di voto. Tra i 18 rinviati a giudizio c’è anche Salvino Caputo, andato a processo però per un solo capo di imputazione relativo a una turbativa d’asta, e l’ex sindaco di Termini Imerese Francesco Giunta, anche lui solo per un capo di imputazione. Le accuse di voto di scambio sono cadute. “La Corte di Cassazione e la Cedu – dice l’avvocato Salvino Caputo – hanno stabilito che non possono essere utilizzate le intercettazioni disposte in un’altra inchiesta. In questo caso le intercettazioni erano state richieste per l’inchiesta sui furbetti del cartellino. Il giudice le ha dichiarate inutilizzabili”

Dal primo gennaio al 13 giugno scorso sono state 550 le sanzioni elevate per aver violato la zona a traffico limitato presente in via Atenea, ad Agrigento. Il dato lo riporta il quotidiano La Sicilia in edicola questa mattina. Un crollo delle multe dovute sicuramente alla pandemia da coronavirus che ha limitato spostamenti e circolazioni. Un dato in netto calo rispetto agli ormai lontani mille verbali al mese che rappresentavano una delle più “sicure” entrate per le casse comunali.

Intanto ecco la nuova disposizione per la Ztl dal 12 giugno al 30 giugno: dal lunedì al giovedì effetto festivi e prefestivi la Ztl sarà in vigore dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 20.30. Il venerdì, il sabato e nei prefestivi, invece, la strada sarà chiusa dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 24. Nei festivi, invece, la Ztl sarà in vigore dalle 17.30 alle 24.

Da giovedì 1 luglio e fino a domenica 12 settembre, invece, la Ztl sarà vigente dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 20.30 nei giorni feriali dal lunedì al giovedì. Il venerdì, il sabato e nei prefestivi la zona a traffico limitato sarà invece in vigore dalle 10.30 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 2. Nei festivi, invece, la Ztl sarà solo nel pomeriggio dalle 17.30 alle 2.

Minacciano di chiudere la Valle dei Templi: Cgil, Cisl, Uil, Cobas Codir, Sadir, Ugl e Siad, che lamentano di non aver avuto risposte dopo un incontro, lo scorso 9 giugno, con il direttore del Parco sulle spettanze, ancora non pagate, dovute al personale per il triennio 2018-20. “Una situazione non piu’ sostenibile – dicono i sindacati – dopo l’accorpamento al Parco della Valle dei Templi del Museo Regionale P. Griffo, della Biblioteca Casa natale Luigi Pirandello e altri trenta siti minori (per dimensioni ma non per importanza), la gestione della vigilanza e la fruizione degli stessi, con sole 160 unita’ di personale e’ diventata insostenibile”.

I sindacati chiedono l’intervento dell’assessore ai Beni culturali Alberto Samona’. Nel dichiarare, da subito, lo stato di agitazione, i sindacati si riservano “di utilizzare tutti gli strumenti previsti per legge, e in casi estremi la chiusura dei siti in questione”. Chiedono un incontro urgente con all’assessore e il dirigente generale, “al fine di evitare un danno all’immagine della Sicilia, in un momento in cui il rilancio del turismo e’ uno degli obbiettivi piu’ importanti per l’economia dell’Isola”.