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Dunque, Rosario Livatino sarà beato e la cerimonia di beatificazione si svolgerà domenica 9 maggio, in coincidenza con la data della visita di papa Giovanni Paolo secondo ad Agrigento nel 1993. In Cattedrale alle ore 10 sarà celebrata una messa presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. La celebrazione si svolgerà nel rispetto delle misure per il contrasto e il contenimento della pandemia. L’ingresso in Cattedrale sarà pertanto riservato a una rappresentanza di vescovi, presbiteri, religiosi, autorità, familiari e fedeli, che disporranno di apposito pass. La celebrazione sarà trasmessa in diretta su Rai 1.

Primi incontri istituzionali del commissario della Provincia di Agrigento, Vincenzo Raffo, che ha ricevuto il colonnello Vittorio Stingo, Comandante provinciale dell’Arma dei Carabinieri di Agrigento. Nel corso dell’incontro, il commissario Raffo ha assicurato il massimo grado di collaborazione tra le due Istituzioni in questo particolare periodo emergenziale legato alla pandemia coronavirus, al fine di fornire appropriate risposte ai cittadini per la soluzione delle criticità del territorio provinciale. Il colonnello Stingo ha condiviso l’esigenza di proseguire la collaborazione istituzionale con la Provincia nell’interesse della comunità provinciale.

La campagna vaccinale di massa avviata nelle isole minori siciliane, dai 18 anni in su, e l’intervento del deputato regionale del Partito Democratico, Michele Catanzaro, che afferma: “La campagna vaccinale di massa nelle isole minori può certamente dare una speranza a tante imprese del settore turistico messe in ginocchio dalla crisi, ma per salvare la stagione turistica il presidente Musumeci avrebbe dovuto ascoltare il grido di aiuto degli imprenditori che avevo rilanciato lo scorso febbraio. Era necessario fare scelte coraggiose già nei mesi scorsi, consentendo così alle imprese del settore di programmare la stagione invogliando i turisti a scegliere le nostre isole minori invece di altre Regioni. Speriamo che non sia adesso troppo tardi per recuperare una stagione turistica che in parte è purtroppo già compromessa”.

Grazie a una collaborazione fra il Comune di Agrigento, assessorato alle Pari Opportunità, Centro antiviolenza “Gloria” e il centro antiviolenza “Telefono Aiuto”,  sono state istituite le giornate “Porte Aperte” contro la violenza sulle donne e la discriminazione di genere. Basterà recarsi presso la biblioteca Franco La Rocca di piazza Aldo Moro, nelle giornate dell’ 11 maggio; 11 giugno e 12 luglio per avere assistenza legale, psicologica e di supporto in ambiente riservato e in modo assolutamente gratuito. “Per avere maggiori informazioni – chiarisce l’assessore Roberta Lala che si è impegnata per rendere possibile anche questa iniziativa – sarà possibile telefonare ai numeri 0922/22922 oppure 351/2712588 o ancora 0922/72976 o 380/6390111”

Violazioni alla normativa tributaria per circa 600 milioni di euro sono state accertate dai Finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza nei confronti di una società di Catania, che opera nel settore delle scommesse on line, nel corso di un’indagine che ha portato alla denuncia di due persone per omessa dichiarazione delle imposte sui redditi.
Gli accertamenti hanno riguardato gli anni d’imposta dal 2013 al 2016 e sono stati sviluppati a partire dall’operazione “Doppio gioco” che ha portato, nel febbraio scorso, all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare – disposta dal Gip del Tribunale di Catania, su richiesta della locale Procura – nei confronti di 23 indagati, a vario titolo, per esercizio abusivo di gioco e scommesse, truffa aggravata, autoriciclaggio, condotte aggravate dalla finalità di favorire gli interessi del clan mafioso “Santapaola-Ercolano”, e al sequestro di circa 80 milioni di euro.

L’attività di verifica fiscale ha riguardato una società di diritto maltese che curava, senza autorizzazione, le attività di raccolta delle scommesse, offrendo una vasta gamma di prodotti “on-line”, fra cui scommesse sportive, giochi virtuali, poker live e sale da poker, giochi di abilità, 500 giochi di casinò e 4 casinò dal vivo. Gli investigatori hanno accertato che la operatività della società, curata da due imprenditori catanesi, era in realtà tutta incentrata sul territorio nazionale e, in particolar modo, a Catania, dove è stata accertata la maggiore raccolta di giocate.
Di conseguenza, è stato ricostruito l’intero volume delle puntate, raccolte in Italia grazie a “centri scommesse”, che – seppur formalmente costituiti come ditte individuali – agivano sotto la direzione dei due imprenditori. Gli ingenti profitti venivano poi fatti affluire nei conti della società maltese e, da lì, ulteriormente riciclati nell’acquisito di terreni, fabbricati, società in Italia e in Germania. I due imprenditori – già in carcere per l’operazione “Doppio Gioco” – sono così stati denunciati all’autorità giudiziaria anche per reati tributari. Inoltre, gli accertamenti della Guardia di finanza di Catania hanno consentito di appurare che, nello stesso periodo, la società ha omesso la dichiarazione dell’imposta sulle scommesse per un importo di circa 30 milioni di euro. (ANSA)

Il sindacato Fials comparto 118 ha sollecitato il Commissario straordinario dell’Azienda sanitaria provinciale di Agrigento, Mario Zappia, a provvedere all’attivazione dei tunnel di sanificazione già installati ed inaugurati il 2 febbraio scorso negli ospedali di Agrigento e Sciacca, ma non ancora utilizzabili. “Si tratta – sottolinea il sindacato – di strutture essenziali per sanificare le ambulanze del 118, nonchè gli autisti-soccorritori, gli infermieri e i medici del 118 dopo che hanno effettuato il soccorso di un paziente sospetto o positivo al covid. Peraltro, la mancanza dei tunnel di sanificazione ritarda, a danno degli utenti, il ripristino e l’operatività dei mezzi di emergenza”.

Con ricorso proposto nel 2011, l’ingegnere Manlio Munafò, dipendente regionale, inquadrato nella terza fascia dirigenziale, aveva citato in giudizio la Presidenza e l’Assessorato Regionale Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana al fine di ottenere, tra l’altro, la declaratoria dell’illegittimità della revoca degli incarichi a Dirigente Generale del Dipartimento Ispettorato Tecnico Regionale dell’Assessorato Regionale Lavori Pubblici e del Dipartimento Regionale Ispettorato Lavori Pubblici, nonché nell’ipotesi di ritenuta legittimità della citata revoca, un incarico equivalente a quelli in precedenza ricoperti, vale a dire un incarico di dirigente generale, con correlata percezione delle differenze retributive allo stesso spettanti in ragione dei predetti incarichi.

Avverso la decisione del Tribunale di Palermo, Sez. Lavoro, che, in primo grado, aveva respinto il ricorso proposto dall’Ing. Munafo’, il dirigente regionale, assistito dagli avv.ti Girolamo Rubino e Mario La Loggia, proponeva ricorso innanzi alla competente Corte di Appello di Palermo, censurando l’erroneità della sentenza anche nella parte in cui, avendo escluso l’illegittimità della revoca anticipata degli incarichi dirigenziali generali ricoperti dall’Ing. Munafò, non aveva consequenzialmente ritenuto applicabile la c.d. clausola di salvaguardia prevista dal CCRL di categoria e finalizzata a tutelare il dirigente nell’ipotesi di revoca anticipata dell’incarico di direzione generale mediante l’attribuzione di un incarico equivalente.

I legali Rubino e La Loggia, inoltre, contestavano l’erroneità della pronuncia del Tribunale di Palermo, in funzione di Giudice del Lavoro, laddove aveva dichiarato insussistente il diritto del ricorrente ad ottenere un trattamento retributivo equiparato a quello di un dirigente generale.

Orbene, la Corte di Appello di Palermo, condividendo le tesi difensive formulate in giudizio dagli avv.ti Rubino e La Loggia, in riforma della sentenza resa dal Tribunale di Palermo, dichiarava il diritto del dirigente Munafo’ al conferimento di un ufficio dirigenziale generale o equivalente per un biennio dal decreto di nomina del 20 febbraio 2009 e, per l’effetto, condannava le amministrazioni regionali appellate al pagamento del corrispondente trattamento economico a far data dall’intervenuta revoca oltre interessi legali.

Per la cassazione della suddetta pronuncia resa dalla Corte di Appello di Palermo, proponevano ricorso la Presidenza e l’Assessorato Regionale Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana sulla base di un unico motivo di ricorso incentrato sull’asserita errata interpretazione della clausola di salvaguardia dettata dalle disposizioni del Contratto Collettivo Regionale Collettivo della Dirigenza della Regione Siciliana; ricorso avverso il quale proponeva controricorso con ricorso incidentale il dirigente Munafo’, costituitosi in giudizio nuovamente con il patrocinio dell’Avv. Girolamo Rubino.

Ebbene, la Corte di Cassazione, definitivamente pronunciandosi sull’annosa vicenda, ha dichiarato inammissibile il ricorso principale proposto dalla Presidenza e dall’Assessorato Regionale Infrastrutture e Mobilità della Regione Siciliana, non potendo la Suprema Corte sostituirsi, quale Giudice di legittimità, alle valutazioni sulle disposizioni contrattuali proprie del giudizio di merito.

Per effetto della suddetta definitiva pronuncia resa dalla Corte di Cassazione, andranno dunque corrisposte all’Ing. Manlio Munafò le differenze retributive maturate tenuto conto del trattamento economico in precedenza goduto, non potendo più lo stesso conseguire l’attribuzione dell’incarico dirigenziale generale o equivalente in ragione del tempo oramai trascorso dall’avvenuta nomina nel 2009.

Il Questore di Agrigento, Rosa Maria Iraci, ha imposto 12 Daspo da 1 a 3 anni, ovvero il divieto di partecipazione a manifestazioni sportive, ad altrettanti giovani, nove dei quali sono stati denunciati per reati legati alle sostanze stupefacenti e tre in ambito armi. Inoltre sono stati imposti 3 Dacur, ovvero il divieto di frequentare alcuni esercizi pubblici dove i giovani si sono resi responsabili di condotte violente.

I Carabinieri della Compagnia di Canicattì hanno effettuato un blitz nello storico quartiere di Borgalino dove, nel corso di una perquisizione, hanno sequestrato un ingente quantitativo di marijuana, per un valore di mercato di diverse migliaia di euro. In particolare, tra le numerose case apparentemente abbandonate nel quartiere, in via Suor Maria è stato scoperto un centro di stoccaggio della droga: una parte della marijuana è stata trovata ad essiccare, ed un’altra, più consistente, nascosta nel sottotetto dell’immobile, è stata rinvenuta già confezionata pronta per essere smerciata. Sono stati sequestrati complessivamente 2 chili di marijuana, che adesso saranno campionati ed analizzati dal competente laboratorio del Comando provinciale dei Carabinieri di Agrigento.

Scontro in aula tra accusa e difesa dopo le dichiarazioni di Maurizio Avola sulla strage di via D’Amelio bocciate come false. Ed anche Antonio Ingroia paventa un nuovo depistaggio.

Non accenna a placarsi il fuoco divampato dalla scintilla delle dichiarazioni dell’ex killer mafioso catanese, Maurizio Avola, sulla sua presunta partecipazione alla strage di Via D’Amelio, bocciate come false e depistanti dalla Procura di Caltanissetta, e, in particolare, dal procuratore aggiunto, Gabriele Paci, che, in proposito, ha scritto un’apposita nota stampa spiegando il perché della falsità di quanto dichiarato da Avola. Ciò non è stato ritenuto opportuno dal difensore, l’avvocato Giuseppe Seminara, di due dei tre imputati, i poliziotti Fabrizio Mattei e Michele Ribaudo, entrambi sotto processo per concorso in calunnia aggravata nell’ambito dell’inchiesta sul depistaggio originato dalle false propalazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. Ebbene, l’avvocato Seminara ha invitato il procuratore aggiunto Paci a depositare il verbale relativo alle dichiarazioni di Avola bocciate come false, e si è espresso ritenendo una mancanza di rispetto verso la difesa il mancato deposito degli atti. E poi ha aggiunto: “Invece di pubblicare un comunicato stampa nel quale si ammette di avere ascoltato Avola nel 2020 e di avere effettuato attività di riscontro negative, contestando le contraddizioni nelle dichiarazioni dello stesso Avola, la Procura avrebbe potuto depositare questi atti nel procedimento in corso e metterli a conoscenza delle parti”. Immediata è stata la replica dell’aggiunto Gabriele Paci, che ha controbattuto così: “Parole come mancato rispetto del Tribunale le rimando al mittente. E’ la prima volta che mi capita qualcosa del genere in tanti anni di lavoro. Queste sono offese nei confronti della Procura”. A difesa di Paci è intervenuto il presidente del Tribunale giudicante, Francesco D’Arrigo, che ha affermato: “Il Tribunale non intende entrare nel merito di questa vicenda perché valuta solo elementi che riguardano il processo. Se il procuratore Paci avesse avuto elementi da portare in quest’aula lo avrebbe fatto”. Nel frattempo, dopo il presidente della Commissione regionale antimafia, Claudio Fava, anche l’ex procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, paventa un nuovo depistaggio, e interviene così: “Conosco bene Maurizio Avola, che ho interrogato tante volte da pubblico ministero, e non è la prima volta che ho l’impressione che, per richiamare l’attenzione su di sé, ogni tanto e periodicamente ne spari qualcuna grossa con dichiarazioni eclatanti prive di alcun riscontro che possa attribuirvi un minimo di attendibilità. E questo è l’ennesimo caso. Per il resto, è trasparente il tentativo di ridimensionare il delitto Borsellino quasi fosse stato un banale regolamento di conti fra guardie e ladri. E questo è grave e depistante”.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)