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Faide a Favara e a Palma di Montechiaro

 

Chiesti otto rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta antimafia “Mosaico” a Favara. Notificati 12 avvisi di conclusione indagini per una faida a Palma di Montechiaro.

La Procura di Palermo ha chiesto otto rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta antimafia cosiddetta “Mosaico”, come l’omonima operazione della Squadra Mobile di Agrigento del 15 settembre del 2020, che ha sollevato il velo su tre omicidi, due tentati omicidio e un traffico di armi e droga lungo l’asse tra Favara e Belgio, svelando una faida che sarebbe stata provocata dall’omicidio, il 26 gennaio del 2015, dell’imprenditore di Favara, Carmelo Bellavia, 51 anni. La richiesta di rinvio a giudizio interessa Antonio Bellavia, 48 anni, di Favara e residente in Belgio, Calogero Bellavia, 30 anni, di Favara, Calogero Ferraro, 43 anni, di Favara, Calogero Gastoni, 38 anni, di Agrigento, Carmelo Nicotra, 39 anni, di Favara, Gerlando Russotto, 31 anni, di Favara, Carmelo Vardaro, 44 anni, di Favara, e Vincenzo Vitello, 64 anni, di Favara. E’ stata invece stralciata la posizione di Maurizio Di Stefano, 47 anni, di Favara. Sono tre gli omicidi contestati: quello di Mario Jakelich, il 14 settembre del 2016 in Belgio, contestato ad Antonio e Calogero Bellavia ed a Vardaro, quello di Carmelo Ciffa, ucciso a Favara il 26 ottobre del 2016, contestato ai due Bellavia, e quello di Emanuele Ferraro, ucciso a Favara l’8 marzo del 2018, contestato a Calogero Gastoni. Lo stesso Maurizio Di Stefano sarebbe stato vittima di due tentati omicidio: il primo in occasione dell’omicidio di Jakelich, e il secondo, il 23 maggio del 2017, a Favara, nel magazzino di Carmelo Nicotra, dove lui, e non Nicotra, sarebbe stato la vittima designata. Prima udienza preliminare il 15 giugno.
E la sostituto procuratore di Agrigento, Gloria Andreoli, ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini a carico di 12 indagati di Palma di Montechiaro. Si tratta di Ignazio Rallo, 40 anni, Roberto Onolfo, 29 anni, Angelo Castronovo, 64 anni, Pino Azzarello, 40 anni, Carmelo Pace, 59 anni, Giuseppe Azzarello, 23 anni, Francesco Orlando, 26 anni, Maria Concetta Noemi Oteri, 22 anni, Giacomo Alotto, 62 anni, Gioacchino Gaetano Burgio, 50 anni, Giuseppe Giganti, 44 anni, e Giuseppe Rallo, 32 anni. L’inchiesta, sostenuta da Carabinieri e Squadra Mobile di Agrigento, ruota intorno ad una faida tra famiglie ed agli omicidi di Enrico Rallo, 38 anni, ferito a Palma di Montechiaro il 10 novembre del 2015 e poi morto un mese dopo all’ospedale Civico di Palermo, e a quello di Salvatore Azzarello, 39 anni, ucciso in contrada Burraiti, tra Agrigento, Favara e Naro, il 23 agosto del 2017. Secondo quanto emerso dalle indagini, l’origine della faida risale al furto di un mezzo agricolo nel 2013, che sarebbe stato commesso dai fratelli Ignazio ed Enrico Rallo a danno di Salvatore Azzarello. Azzarello avrebbe ucciso Enrico Rallo, ed Ignazio Rallo, Roberto Onolfo e Giuseppe Rallo avrebbero ucciso Salvatore Azzarello. Ad Angelo Castronovo, già scampato la notte di Capodanno del 1991 alla strage del bar “2000” provocata dal conflitto tra Cosa Nostra e Stidda, è contestata la partecipazione ad entrambi gli omicidi allorchè avrebbe fornito informazioni e atti utili a compiere i due agguati mortali: avrebbe fissato un appuntamento trappola con Enrico Rallo, e poi avrebbe informato Ignazio Rallo su dove trovare Azzarello.

Angelo Ruoppolo (Teleacras)

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