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“La mafia voleva uccidere Alfonso Cicero”

 

Il pentito di Caltanissetta Pietro Riggio a verbale: “La mafia voleva uccidere Alfonso Cicero perché dava fastidio ad Antonello Montante”.

Da un verbale contenente le dichiarazioni rese dal pentito di Caltanissetta, Pietro Riggio, al procuratore aggiunto di Caltanissetta, Gabriele Paci, emerge che la mafia avrebbe voluto uccidere l’ex presidente dell’Irsap, Alfonso Cicero, perché avrebbe procurato fastidio all’ex presidente di ConfIndustria Sicilia, Antonello Montante. “Vincenzo Arnone – racconta Riggio – aveva questa questione da risolvere e riferì a me di parlarne con Carmelo Barbieri perché se necessario si poteva arrivare alla situazione più estrema, cioè uccidere Cicero. C’era la necessità di dare una lezione ad Alfonso Cicero, perché stava dando fastidio ad un amico nostro”. Poi Riggio riferisce ai magistrati di un colloquio con Vincenzo Arnone, capomafia all’epoca della famiglia di Serradifalco. Le sue parole: “Gli chiesi chi fosse l’amico a cui Cicero avrebbe recato nocumento, ed Arnone glissò sul nome, dicendo che non era importante che io lo sapessi. A quel punto mi imputai, dicendogli che se voleva che io mi fidassi di lui non poteva tacere il nome della persona che a suo dire Cicero danneggiava. Mi disse che la persona era Montante, che Cicero osteggiava avversandolo nelle politiche industriali che Montane voleva attuare, senza però entrare nel dettaglio. A quel punto dissi ad Arnone che mi sarei dato da fare nel senso da lui indicatomi. Cicero peraltro mi era stato in passato descritto come una persona corretta, che non scendeva a compromessi. Parlai con Barbieri riferendogli l’oggetto del colloquio avuto con Arnone. Lo incontrai a casa sua a Resuttano, una domenica, era il 6 luglio 2008. Barbieri mi disse che dovevo dare seguito alla richiesta di Arnone, perché ne avremmo avuto sicuramente un ‘ritorno’, sia io, per la mia nomina a rappresentante, che la nostra famiglia. Mi disse che se avessi avuto bisogno di qualcosa non avevo da fae altro che chiederglielo. La cosa mi lasciò di sasso perché compresi che intendeva con ciò dirmi che avremmo potuto arrivare alla situazione più estrema, cioè uccidere Cicero. In tal senso interpretai il suo mettersi a disposizione. Due giorni dopo, l’8 luglio 2008, venni arrestato e subito cominciai a collaborare”.

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